Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma
Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma
HORA ABOAV
Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.
Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).
Techinnàh
SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh)! Nell’immaginario collettivo le mani tendono naturalmente ad unirsi in un intreccio pieno di fede e in uno stringimento sul petto che include anche il cuore. La ת della PREGHIERA תְּפִלָּה (Tefillàh) apre questa parola che termina con una ה femminile e avvezza a determinare il profondo stadio della meditazione e della spiritualità. Esse incorniciano una piccola voce ma che è determinante nello stato supplichevole e cioè chiedere la GRAZIA חֵן (Chen). Anche חֲנִינָה (Chaninàh) è tradotta GRAZIA e condividono la stessa radice di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) ח נ ן. La ח esprime la presenza inquietante dell’impotenza del momento e si rivolge con piena fiducia per ottenere ciò che si chiede con grande umiltà. La doppia נ ricorda il momento difficile in campo ma possiede tutte le qualità per rettificare la situazione e donare un senso di speranza realizzabile con l’aiuto della disponibilità del divino.
!חַנּוּן הַמַּרְֶבֶּה לִסְלֹחַ
(Channùn hammarbèh lislòach).
« Colui che concede la grazia e moltiplica il perdono»!
SUPPLICARE, CHIEDERE MISERICORDIA si esprime nella forma riflessiva לְהִתְחַנֵּן (Lehitchannèn).
A volte non è possibile accogliere la nostra richiesta di misericordia ma non per questo dobbiamo pensare di non essere ascoltati. Mosè ci offre un esempio emozionante all’inizio della Parashàh di Etchannàn, la seconda Parashàh di Deuteronomio, nel tentativo di essere perdonato e di poter entrare nella terra promessa:
וָאֶתְחַנַּן אֶל־ה' בָּעֵת הַהִוא
(Vaetchannàn el – Hashèm ba’et hahì)
«E supplicai verso il Signore in quel tempo» ma il Signore gli rispose chiaramente di smettere di parlare di quell’argomento. E Mosè rimase Mosè mentre saliva sulla cima della VETTA פִּסְגָּה (Pisggàh) per ripetere le Dieci Parole e i comandamenti dell’Eterno.
Un sinonimo importante di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) è בַּקָּשָׁה (Bakkashàh) RICHIESTA. Mi risuonano le parole di Naomi Shemer :
«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי».
(Lu yehì lu yehì, ànna - lu yehì col shennevakkèsh lu yehì).
"Possa essere , possa essere, per favore – possa essere, qualunque cosa chiediamo , possa essere".
L’energia presente è quella di una porta aperta che vibra nella piccola numerazione con la lettera ד. Essa è la lettera che rinnova il patto eterno con l’Onnipotente che è sempre pronto a risanarci.
Il valore energetico semantico totale di תְּחִנָּה invece è 463 e navigare in questo numero, amplierà senz’altro la nostra esperienza e ci permetterà di elaborare più profondamente il suo significato.
Parole essenziali arrivano dai Salmi : 'עֶזְרִי מֵעִים ה (‘Ezrì me’ìm Hashèm 463) IL MIO AIUTO (è) DALL’ETERNO. Saper supplicare è una forma di perdono, di autolegittimazione, un dono; UNA FORZA DELL’ANIMA כֹּחַ הַנֶּפֶשׁ (Coàch hannèfesh 463) che ci porta in quella dimensione in cui riconosciamo (L’) ABBONDANZA DELL’AMORE שֶׁפַע אַהֲבָה (Shefa’ ahavàh 463) e percepiamo che LA LUCE DEL MONDO (è) BUONA PER OGNUNO אוֹר עוֹלָם טוֹב לְכָל אֶחָד (Or ‘olàm tov lechòl echàd 463) senza esclusi. Certo A CONDIZIONE בִּתְנַאִי(Bitnài 463) che noi impariamo a chiedere.
In questi tempi così complessi sento proprio l’esigenza di chiedere che possa arrivare la LIBERAZIONE CON MISERICORDIA NEI NOSTRI GIORNI גְאוּלָה בְּרַחֲמִים בְּיָמֵינוּ (Ghe’ulàh berachamìm beyamènu 463) e l’amore possa sostituire l’odio che giace nascosto nei nostri cuori.
«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי». Amèn!
שבת שלום לכולם!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
Per ordinarlo: https://kiryatsefer.it/prodotto/notte-dei-ricordi-la/
H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:
https://kiryatsefer.it/prodotto/le-voci-delle-parole-ebraiche/
H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).
Berachàh
BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh)! Questa parola esprime anche il senso della PROVVIDENZA. Come la mistica ebraica racconta la sua prima lettera ב riuscì a convincere il Signore ad avere il privilegio di iniziare la תּוֹרָה (Toràh) perché avrebbe portato la BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh) nel mondo e avrebbe insegnato a procedere avanti senza possibilità di dirigersi indietro, come la sua configurazione grafica insegna. Essa ci sprona a renderci consapevolmente contenitori dell’energia divina. È pura interiorità, atta al moto di rinnovamento della ר. La כ aperta sempre al benvenuto, si accompagna al suono della lettera ה che risuona forte nel respiro della preghiera. Guardare la vita, gli altri e se stessi CON OCCHIO BELLO (BUONO) בְּעַיִן יָפָה (Be’ayìn yafàh) 227 è una vera בְּרָכָה (227) ed è Hashèm Stesso che ce la dona PERCHÈ DIO È CON NOI כִּי עִמָּנוּ אֵל (Chi ‘immanu El) 227.
Scritta esattamente, con le stesse lettere, troviamo la parola בְּרֵכָה (Berechàh) che oggi potremo tradurre PISCINA, un contenitore d’ACQUA מַיִם (Mayìm), simbolo di grande potere vitale. Torna in campo la possibilità di una domanda anzi doppia in questo essenziale palindromo: ? מִי ?מַ (מַה ). Chi? Che cosa?
La sua radice ב ר ך (Bet-resh-caf (qui finale)) ci ricorda la parola בֶּרֶךְ GINOCCHIO. Oltre a tutte le qualità che possiamo riconoscere alla benedizione possiamo aggiungerle anche quella della flessibilità. La benedizione diventa un monito per quando ci ritroviamo ad essere rigidi e lontani da essa.
Altra parola importante : בָּרוּך (Baruch) BENEDETTO, la prima di ogni BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh).
Abramo diventerà una BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh) per tutte le famiglie della terra nel capitolo 12 di בְּרֵאשִׁית(Bereshit-Genesi): nel verso 2 questa parola apparirà per la prima volta. Ed è questo il mio augurio per tutti noi: ! וֶהְיֶה בְרָכָה (Vehyèh verachà) DIVENTA UNA BENEDIZIONE!
שבוע טוב לכולם!
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Ta'anìt
DIGIUNO תַּעֲנִית (Ta'anìt)! Stasera inizierà il digiuno del 9 di Av. Il digiuno del 10 di Tevet che rammenta l’inizio dell’assedio di Gerusalemme, come il digiuno del 17 di Tammuz che commemora l’entrata nella città e il DIGIUNO più triste del 9 di Av non si traduce con la parola צוֹם (Tzom), legata al concetto di כַּפָּרָה (Capparàh) ESPIAZIONE, ma con la parola תַּעֲנִית (Ta'anìt) perché sono legati al grande אֵבֶל (ÈVEL) LUTTO per la distruzione del TEMPIO DI GERUSALEMME בֵּית הַמִּקְדָשׁ (Bet-Hammikdàsh), avvenuta proprio in quella data: prima per mano dei babilonesi e dopo dei romani e l’inizio del primo e secondo esilio.
La sua radice è ע־נ־ה (‘Àyin-Nun-He’) che introduce il tema del RISPONDERE, del ritorno e del pentimento. Alcuni la collegano alla radice ע נ י (‘ Àin-Nun-Yod) che amplifica il senso e il tema della sofferenza:
וִיעִינִיתֶם אֶת נַפְשׁוֹתֵיכֶם
(Vi’initèm et nafshotechèm)
«E AFFLIGGERETE LE VOSTRE ANIME».
Interessante rilevare che תַּעֲנִית (Ta'anìt) ha il valore energetico semantico 930 proprio uguale alla parola לְנַפְשׁוֹתֵיכֶם (Lenafshotechèm) PER LE VOSTRE ANIME.
La parola תַּעֲנִית (Ta'anìt) appare una sola volta nel תנ''ך (Tav (Toràh)-Nun (Neviìm) Profeti- Caf (Chetuvìm Agiografi) TaNàCh nel libro di Ezra 9, 5-6.
La lettera Tav ת apre e chiude la parola a mo' di richiamo e di segno profondo.
Rifletto sulla parola אֵבֶל (ÈVEL) LUTTO perché mi riporta ad una piccola parola molto usata ma forse non sempre compresa appieno, scritta esattamente con le stesse lettere אַבָל (Avàl) MA. Forse è proprio questa parola ad aprire un varco alla speranza della RICOSTRUZIONE בְּנִיָּה מֵחָדָשׁ (Beniyyàh mechadàsh ב נ ה) di un Luogo unico dove tutti i popoli potranno vivere in pace e riconoscere la regalità dell’Unico Dio.
Questo è il ruolo dei FIGLI בָּנִים (Banìm ב נ ה)!
!צום קל לכולם
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Sèchel
INTELLETTO שֵֹכֶל (Sèchel ch gutturale)! Anche MENTE. Secondo M.E. Artom anche sinonimo di COMPRENSIONE הֲבָנָה (Havanàh), di RAGIONE תְּבוּנָה (Tevunàh) e COMPRENSIONE (del) CUORE תְּפִיסַת לֵב (Tefisàt lev); INGEGNO. Questo termine veste appieno la sua radice ש כ ל (Sin-Caf-Làmed) che ovviamente si muove nel tema dell’intellettualizzazione tout court. La percezione di ABBONDANZA שֶׁפַע (Shèfa’) e piacere è in campo ma dobbiamo fare i conti anche con una radice con gli stessi radicali che col cambio del puntino sulla ש diventa שׁ כ ל (Shin-Caf-Làmed) e ci getta nella privazione e nella perdita. Un bell’esempio ce lo dona il verso 14 del capitolo 43 di Genesi.
וְאֵ֣ל שַׁדַּ֗י יִתֵּ֨ן לָכֶ֤ם רַחֲמִים֙ לִפְנֵ֣י הָאִ֔ישׁ וְשִׁלַּ֥ח לָכֶ֛ם אֶת־אֲחִיכֶ֥ם אַחֵ֖ר וְאֶת־בִּנְיָמִ֑ין וַאֲנִ֕י כַּאֲשֶׁ֥ר שָׁכֹ֖לְתִּי שָׁכָֽלְתִּי׃
(VeEl Shaddày Yittèn lachèm rachamìm lifnè haìsh veshillàch lachèm et achichèm achèr (ch gutt.) veèt-Binyamìn. Vaanì caashèr shachòltti shachàltti).
«E Dio Onnipotente, dia a voi misericordia davanti all’uomo (ispiri a quell’uomo (Giuseppe) pietà) affinché rimandi a voi vostro fratello (l’) altro e Beniamino; E io (quanto a me) fui privato (se devo rimanere privo di figli), fui privato (rimarrò).»
Interessante riflettere che scritta in altra maniera שֶׁכָּל
(Sheccòl) rimanda CHE (è) TUTTO come nei significanti di שֵֹכֶל (Sèchel).
Quanto è importante per noi possedere e sviluppare la nostra CAPACITÀ DI PENSARE שֵֹכֶל (Sèchel) e la nostra logica! Non sempre le nostre funzioni mentali vanno a braccetto con le nostre EMOZIONI רְגָשׁוֹת (Regashòt) per questo ci è richiesto molto sforzo per conoscerle e controllarle. I proverbi (13,15) insegnano che un buon INTELLETTO, INGEGNO שֵֹכֶל (Sèchel) dà GRAZIA חֵן (Chen suono gutt.).
La ש si esprime, espandendosi attraverso i suoi bracci con l’impeto del fuoco che trasforma ed elabora la potenza in atto per comprendere, analizzare e fare sintesi. La כ realizza con successo e la ל istruisce: porta fuori la consapevolezza interiorizzata.
Una parola importante deriva da ש כ ל:
הַשְֹכָּלָה (Hascalàh) ISTRUZIONE, CULTURA, EDUCAZIONE. Se si aggiunge l’articolo, si denomina così anche L’ILLUMINISMO הָהַשְׁכָּלָה (Hahascalàh).
Anche La famosa corrente di pensiero ebraico illuminista prese il nome di הַשְֹכָּלָה HASKALÀH. (Io uso la K solo per la ק ma in questo caso i più usano la k).
“Essa rappresentava uno sforzo da parte dei מַשְֹכִּילִים (Maskìlìm) INTELLETTUALI russi per <> le masse dell’ebraismo russo.” (S. Grayzel)
Daniele insegna:
וְהַ֨מַּשְׂכִּלִ֔ים יַזְהִ֖רוּ כְּזֹ֣הַר הָרָקִ֑יעַ וּמַצְדִּיקֵי֙ הָֽרַבִּ֔ים כַּכּוֹכָבִ֖ים לְעוֹלָ֥ם וָעֶֽד
(Vehammaschilìm yazhìru chezòhar harakì’a, umatzddikè harabbìm
cacochavìm le’olàm va’ed. Daniele 12,3)
«E i saggi rifulgeranno dello splendore del firmamento e coloro che avranno attratti molti alla giustizia saranno come stelle per sempre in eterno.»
D. Disegni elabora ulteriormente e spiega la parola מַשְֹכִּילִים (Maskìlìm):
«E i saggi = maestri degli altri nel bene, fedeli al Signore».
Anche la gematria di הַשְֹכָּלָה 360 equivale energeticamente all’espressione רוּחַ חָכְמָה וּבִינָה (Rùach chochmàh uvinàh) SPIRITO DI SAGGEZZA E DI INTELLIGENZA.
Di fatto il nostro INTELLETTO שֵֹכֶל (Sèchel) è per noi un faro nella notte.
Impariamo a considerare la sua luce per un uso corretto e al servizio del creato.
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Davàr
PAROLA דָבָר (Davàr)! Non è la parola אֲמִירָה (Amiràh) della Creazione (א מ ר) ma è quella parola che risuona nel DESERTO מִדְבָּר (Midbàr) anche in solitudine. דָבָר è anche COSA, AVVENIMENTO, CAUSA, INFORMAZIONE, ARGOMENTO e manifesta altri significanti nell’ambito dell’ espressione verbale ed esperienziale.
Ricordiamo il verso introduttivo alle 10 “PAROLE” דְבָרִים (Devarìm-plurale maschile di PAROLA דָבָר) in שְמוֹת (Esodo 20,1):
וַיְדַבֵּ֣ר אֱלֹקִים אֵ֛ת כָּל־הַדְּבָרִ֥ים הָאֵ֖לֶּה לֵאמֹֽר
(Vaydabbèr Elokìm et col haddevarìm haèlleh lemòr)
«E PARLÒ Dio tutte queste PAROLE, dicendo».
Non si parla di COMANDAMENTI, la cui radice è צ ו ה (Tzàdi-Vav-He’) dalla quale deriva מִצְוָה (Mitzvàh) PRECETTO ma di PAROLE, PURA COMUNICAZIONE che il Signore ha DONATO: HA PARLATO דִבֵּר (Dibbèr) direttamente alla coscienza dei presenti per divenire necessariamente MONITO e PAROLA SALVIFICA. PAROLA דָבָר (davàr) dall’ALTO che continua a NUTRIRE il nostro sè in ogni momento della nostra vita come riverbero lontano e attuale di quelle PAROLE דְבָרִים (Devarìm). “Vera rivoluzione interiore.”(R.Dry)!
La parola דָבָר può essere benefica e sacra come quella riservata solo al Sommo Sacerdote כֹּהֵן (Cohèn) nel דְבִיר (Devìr), il luogo più intimo del Santuario: il Kodèsh Hakkodashìm קֹדֶשׁ הַקֳּדָשִׁים (Sancta Sanctorum) ma anche la più temibile che può deflagrare come la PESTE דֶבֶר (Dèver). L’operosità e la capacità di addolcire dell’APE דְבוֹרָה (Devoràh) è necessaria ma è anche pericolosa. Debora, la profetessa che giudicò il popolo ebraico ne è un buon esempio.
L’espressione antica Abracadabra אַבְּרָאכַּדַבְּרָא dimostra la forza della parola nella credenza popolare: אברא (Abra) deriva dalla radice ברא (Creare) כַּ COME e דברא (dabra) (parlare) Come si parla si crea! Fa sorridere pensare che PAROLA דָבָר (davàr) abbia la stessa gematria 206 di קִסּוּם (Kissùm) MAGIA ma è importante ricordare che 206 è anche il valore energetico-semantico di עָצוּם (’Atzùm) POTENTE. Possiamo elaborare ד ב ר come una radice che ABITA דָר (Dar) la ב, la seconda lettera dell’alfabeto che accoglie l’energia dell’א e la mantiene integra, permettendo alla nostra interiorità di ricevere la luce divina ed esprimerla sotto forma di pura benedizione. È questa la “PAROLA” דָבָר che ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà del SERVIRE.
La prima radice ricordata א מ ר DIRE che è il dettame primario creativo di Dio della creazione, viene ad esprimersi alla presenza di “un altro” come insegna Hirsh; ד ב ר PARLARE può essere usato anche da soli.
Ricordiamo che l’ultimo libro della תּוֹרָה prende il nome di “PAROLE דְבָרִים “(Devarìm-Deutoronomio) ed anche la sua prima Parashàh viene denominata così. Il libro di Devarìm דְבָרִים è una vera e propria RIPETIZIONE מִשְׁנָה (Mishnàh) della Toràh.
Le ultime parole di Mosè al suo amato popolo, nel ripetergli gli insegnamenti ricevuti dal Signore, scandiscono tutto il libro e la fine della missione di Mosè. Ogni parola che proferiamo è importante, non lo sottovalutiamo ed è il nostro destino prendercene tutta la responsabilità. Essa ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà di servire. Buone parole a tutti noi.
!שבת שלום לכולם
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Yiràh
TIMORE יִרְאָה (Yiràh)!
La sua radice è י ר א (Yod-Resh-Àlef) e significa TEMERE ma anche relazionarsi con RISPETTO, CONSIDERAZIONE e TIMORE: traduzioni della parola יִרְאָה (Yiràh) oltre PAURA.
É noto che dobbiamo imparare ad amare e temere il Signore.
Proverbi 3,7 ci insegna :
יְרָ֥א אֶת־ה' וְס֣וּר מֵרָֽע
(Yerà et Hashèm vesùr merà’!)
<> Temere il Signore ci allontana dal male!
TIMORE יִרְאָה (Yiràh) e PRODEZZA, CORAGGIO e FORZA גְבוּרָה (Ghevuràh) hanno lo stesso valore semantico 216 e sono in consonanza con l’espressione di Esodo 18, 21 in cui si riconosce che gli uomini valorosi temono Dio.
Ricordiamo le parole di Giacobbe dopo il sogno della scala che esprimono tutto il suo coinvolgimento emotivo a contatto con un’esperienza spirituale straordinaria:
וַיִּירָא֙ וַיֹּאמַ֔ר מַה־נֹּורָ֖א הַמָּקֹ֣ום הַזֶּ֑ה
(Vayyirà vayyomàr :- Mah - norà hammakòm hazzèh)
<>
Frase che troviamo spesso nelle sinagoghe.
Cerchiamo dentro di noi la forza per suscitare il senso dell’incontro profondo.
Si richiede molta attenzione a non confonderla con la radice del VEDERE (Resh-Àlef-He’) ר א ה perché essendo verbi irregolari, molte volte perdono una radicale e possiamo trovare sul Testo solo רא . La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyyàh) 216 è anche lo stesso valore di וַיִּיקָץ (Vayyikàtz) E SI SVEGLIÒ. Un’espressione che svela un momento di vero risveglio e di nuova conquista spirituale: una maturazione improvvisa come accade ai frutti d’ESTATE קַיִץ (Kayìtz).
Così capitò a Giacobbe יַעֲקֹב e al Re Salomone שְלֹמֹה הַמֶּלֶךְ dopo il loro sogno.
La י , prima lettera del Tetragramma, apre la parola TIMORE יִרְאָה (Yiràh) e la proietta nella dimensione del metafisico. Offre un movimento verso l’Alto. È libera e pur essendo la più piccola, può rivelarsi nella sua maestosità e dare alla ר la possibilità di manifestarsi nella forza totalizzante della coscienza. La א ristabilisce ogni qual volta ve ne sia necessità, l’aspirazione equilibrante dell’unità e dell’incontro. Termina la parola, la frequente ה nella sua determinazione femminile. É commovente percepire la parola TIMORE יִרְאָה (Yiràh) al femminile.
Il TIMORE DI DIO 'יִרְאַת ה (Yiràt Hashèm) è una funzione spirituale e deve accompagnarsi anche con הָאַהֲבָה l’AMORE : le due colonne della vera fede. I salmi insegnano: 'רֵאשִׁית חָכְמָה יִרְאַת ה (Reshit chochmàh yiràt HaShèm 111,10) <>
“Timor di Dio non significa per l’ebreo: aver paura di Dio ma aver coscienza della sua inconcepibilità […] Solo attraverso il timore di Dio, l’uomo penetra talmente nell’amore di Dio da non poterne più essere cacciato” (Martin Buber cit. D. Lattes, Aspetti e problemi dell’ebraismo, p.59.)
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Shèfa’
ABBONDANZAשֶׁפַע (Shèfa’)! Legata alla luce אור (Or), ABBONDANZA שֶׁפַע (Shèfa’) è la definizione del flusso energetico che arriva dall’alto.
Per la mistica ebraica ש פ ע (Shin-Pe’-‘Àyin) è una delle radici più significative perché la volontà di Dio è quella di לְהַשְׁפִּיעַ (Lehashppì’a) DARE IN ABBONDANZA alle Sue creature che vengono stimolate alla volontà di RICEVERE לְקַבֵּל (Lekabbèl). קַבָּלָה (Kabbalàh) RICEVUTA è il desiderio di ricevere.
Oggi in genere לְהַשְׁפִּיעַ (Lehashppì’a) viene per lo più tradotto con INFLUENZARE nel senso di convincere, ma in effetti questo significante non dovrebbe essere usato per acquistare potere personale bensì per donare agli altri, imitando l’esercizio della volontà divina.
Questa parola è molto vicina a שֶׁבַע (Shèva’) che traduce il numero SETTE e a שָֹבֵעַ (Savè’a) SAZIO. שֶׁפַע ha lo stesso valore energetico-semantico 450 della parola תֶן (Ten) DAI.
Impariamo a ricevere dal Signore tutta l’abbondanza di questa nostra esistenza! Questo riconoscimento è il nostro primo diritto: quello di esistere nella volontà di Dio.
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Miklàt
RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt)! Al primo sguardo questa parola ci dona una chiara interpretazione: è un מַקֵּל טוֹב (Makkèl Tov) BASTONE BUONO. La ט in chiusura ci tranquillizza: è un bastone di SOSTEGNO תְּמִיחָה (Temichàh) non di aggressione. Nel centro di RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt) troviamo incastonato tra l’emozione della מ e il ruolo difensivo della ט il termine קַל (Kal) FACILE, LEGGERO. Una vera propensione all’aiuto עֶזְרָה (‘Ezràh) e all’ACCOGLIENZA קַבָּלַת פָּנִים (Kabalat panìm). Facilitare l’altro nel momento del bisogno.
In effetti è un LUOGO SICURO e ben DIFESO מָקוֹם בָּטוּחַ וּמוּגָן (Makòm batùach umugàn). Quando si sente la SIRENA אֲזְעָקָה (Az’akàh) si corre ai מִקְלָטִים (Miklatìm) RIFUGI. Questa idea è figlia della Toràh perché sono famose le CITTÀ RIFUGIO עַרֵי מִקְלָט (‘Arè miklàt) di cui parla la parashàh di מַסְעֵי (Mas’è) PARTENZE, TAPPE, VIAGGI.
וְהִקְרִיתֶם לָכֶם עָרִים עָרֵי מִקְלָט תִּהְיֶינָה לָכֶם וְנָס שָׁמָּה רֹצֵחַ מַכֵּה־נֶפֶשׁ בִּשְׁגָגָה׃
( Vehikritèm lachèm ‘arìm ‘arè miklàt tihyèna lachèm; venàs shàmmah rotzèach macchèh-nèfesh bishgagàh).
«E predisporrete per voi delle città, città rifugio saranno per voi; e fuggirà là un omicida colpente-vita per errore (involontariamente)».
Quanto senso di giustizia! Nessuna VENDETTA נְקָמָה (Nekamàh) o punizione. Nessuno spargimento di sangue entro le sei città rifugio per non contaminare la terra condivisa con l’Eterno.
La radice ק ל ט si esprime in altri ambiti e ci offre anche vocaboli importanti come קְלִיטָה (Kelitàh) RICEZIONE, ASSORBIMENTO e INTEGRAZIONE o RICEVITORE מַקְלֵט (Maklèt): ogni apparecchio di ricezione lo è. Anche il termine REGISTRAZIONE הַקְלָטָה (Haklatàh) deriva dalla stessa radice di RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt). Non c’è dubbio che essa dimostra la presenza della consonanza vibrazionale a tutti i livelli perché alla base c’è la manifestazione della rete relazionale cosmica e umana.
Un sinonimo importante di RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt) è מַחָסֶה (Machasèh) e i Salmi ci invitano a riconoscere il grande rifugio che troviamo in Dio proprio con questa radice ח ס ה.
אֵלִי צוּרִי אֶחֱסֶה־בּוֹ
(Elì tzurì echesèh-bo).
«Mio Dio, mia Rocca, in cui mi riparo (mi rifugerò in Lui)».
È divertente trovare una corrispondenza gematrica di מִקְלַט 179 con מִסְעָדָה (Mis’adàh) RISTORANTE. Il rifugio dà il senso di sicurezza che rassicura ma anche nutre con pietanze piene di fiducia e rasserenamento. L’energia della LEGATURA עֲקֵדָה (‘Akedàh 179) entra di soppiatto e amplifica dentro di me la fede ma anche la consapevolezza che abbiamo delle limitazioni e a volte siamo costretti dagli eventi a doverci difendere e trovare protezione qui sulla terra.
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:
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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).
Neshamàh
ANIMA נְשָׁמָה (Neshamàh)! Il terzo livello dell’anima è נְשָׁמָה (Neshamàh), l’anima propriamente detta, l’ANIMA INTELLETTIVA: il soffio della vita insufflato nell’uomo.
Ogni mattina, fra le prime e più belle preghiere di ringraziamento, si rinnova in noi la consapevolezza che la nostra ANIMA נְשָׁמָה (Neshamàh) è PURA טְהוֹרָה (Tehoràh).
Come ci insegna Echà, il terzo libro delle Meghillòt ovvero Le lamentazioni (3,23):
חֲדָשִׁים֙ לַבְּקָרִ֔ים רַבָּ֖ה אֱמוּנָתֶֽךָ
(Chadashìm labbekarìm rabbàh emunatècha)
«(Siamo) nuovi ogni mattino, grande è la Tua Fedeltà (Fede)».
Una parola poetica נֶשֶׁם (Nèshem) che esprime ANIMA, si traduce anche RESPIRO נְשִׁימָה (Neshimàh) dalla radice נ ש ם (Nun-Shin-Mem) RESPIRARE לִנְשֹׁם (Linshòm). Come vedete, è evidente la vicinanza delle parole.
Anche se spesso non ci accorgiamo della presenza dell’anima, ciascuno di noi possiede quella sostanza spirituale che esprime la nostra essenza intima senza alcuna forma corporea.
La mistica ebraica si interessa dei livelli dell’anima.
Oltre נֶפֶשׁ (Nèfesh), רוּחַ (Rùach) e נְשָׁמָה (Neshamàh) vi sono altre due emanazioni più elevate della Luce di Dio: חַיָּה (Chayyàh) ח י ה che introduce il tema della VITA e יְחִידָה (Yechidàh) dalla radice legata all’ UNICITÀ di Dio י ח ד -א ח ד (אֶחָד UNO).
La נֶפֶשׁ (Nefesh), רוּחַ (Ruach) e נְשָׁמָה (Neshamà) di tutte le persone sono connesse e unite in una salda UNITÀ.
Il Signore illumina il cuore e la mente attraverso di esse.
È raro che qualcuno possa giungere alle altre due espressioni dell’anima più elevate.
Un incontro vero di anime produce in noi il contatto più autentico, reale e più soddisfacente della nostra vita.
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nèfesh
ANIMA נֶפֶשׁ (nèfesh)! Anche PERSONA.
Essa è il primo livello dell’ANIMA ed è legata al SANGUE דָם (Dam) come è scritto nella Toràh:
כִּי הַדָּם הוּא הַנָּפֶשׁ
(Chi Haddàm hu hannàfesh. Deuteronomio 12,23)
«Poiché il sangue è l’anima-(vita)».
Se elaboro la parola נֶפֶשׁ (Nèfesh) e prendo la lettera פ (Pe’-BOCCA) che rappresenta la parola e il silenzio e lascio unite la ש e la נ formo la parola (Nash) che in aramaico è sinonimo di אָדָם (Adàm) UOMO. Questa espressione dell’anima è la naturale espressione umana.
La radice נ פ ש (Nun-Pe’-Shin) si apre al tema del silenzio, della pacatezza e del riposo e nella forma verbale rafforzata prende il significato di “RIPOSARSI, TIRARE IL FIATO”.
Bella l’espressione usata per il Signore che aveva cessato la sua opera e si ERA RIPOSATO nel settimo giorno…
וַיִנָּפֵשׁ
(Vainnàfesh - Esodo 31,17).
Questa è la forma dell’anima vegetativa ed è sinonimo di VITA. In Genesi per parlare delle persone che Abramo e Sara avevano portato alla conoscenza del Dio Unico, si usa נֶפֶשׁ (Nèfesh) al singolare, essendo diventati tutti una sola anima, persona legata dallo stesso ideale (Genesi 12,5). Anche quando si ricordano le anime dei morti si fa riferimento a נֶפֶשׁ (Nèfesh).
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Bat
FIGLIA בַּת (Bat)! La ב con tutta la potenza dell’energia ancora presente della א si accompagna a una ת colma di DESIDERIO תַּאֲוָה (Taavàh) di תּוֹרָה. La prima e l’ultima lettera della prima parola: בְּרֵאשִׁית (Bereshìt)!
בַּת אָשְׁרִי (Bat òshrì) FIGLIA DELLA MIA BENEDIZIONE, DELLA MIA FELICITÀ. Il femminile, espresso dalla ת è in campo! La ב in prima postazione che apre il testo sacro, ci offre un altro famoso commento e cioè che unita all’ultima lettera dell’ultima parola di Deuteronomio יִשְרָאֵל (Yisraèl) si forgia la parola לֵב (Lev) CUORE.
Il nome più usato con la nostra parola è BATIA בַּתְיָה (Batyàh) בת-י-ה FIGLIA DI HASHÈM. Troviamo nelle Cronache I anche il nome בִּתְיָה Bityàh, la figlia del faraone che adottò Mosè, posto da sua sorella a galleggiare sulle acque del Nilo e trovato mentre ella si bagnava con le ancelle. Una בַּת del destino del popolo ebraico.
Il plurale di בַּת (Bat) è בָּנוֹת (Banòt) e la sua forma costruttiva è בְּנוֹת- (Benòt). Quest’ultima versione la troviamo anche nel Tanàch per indicare esattamente il termine COSTRUIRE (ב נ ה ). Anche nel suo maschile בֵּן (Ben) FIGLIO è visibile questa radice della quale è la porta . È la naturale predisposizione dei figli e delle figlie di costruire il FUTURO עָתִיד (‘Atìd) anche per i PADRI אָבוֹת (Avòt). Mi trattengo ad elaborare la parola עָתִיד: עת יד (‘Et yad) TEMPO VICINO. Alla portata di MANO יָד (Yad).
C’è un episodio nella Parashàh di Pinchàs che narra la storia delle cinque FIGLIE DI TZELOFCHAD בְּנוֹת צְלָפְחָד (Benòt Tzelofchàd) e della loro impresa. Una rivoluzione tutta al femminile! Esse osano affrontare il giudizio di tutta l’adunanza d’Israele per perorare la loro causa: difendere il diritto alla terra ed eredità del padre morto senza figli maschi per ricordare il suo nome. Il Signore riconosce la loro richiesta giusta e decreta un nuovo sistema di regole relative all’eredità delle terre, includendo anche le figlie come legittime eredi, pur mantenendo la terra nell’ambito della stessa tribù. Antiche e vere suffragette.
כֵּן בְּנוֹת צְלָפְחָד דֹּבְרֹת
(Chen benòt Tzelofchàd dovròt)
«Si (è giusto quello che) le figlie di Tzelofchàd dicono (dicenti).»
Vorrei soffermarmi ad analizzare i nomi dei personaggi di questa storia così moderna.
צְלָפְחָד, scopriamo due significati: צֵל (Tzel) OMBRA e פַּחַד (Pàchad) PAURA. Sono evidenti segnali di cattiva coscienza ed errori propri anche se le figlie spiegano che non ha partecipato alla ribellione di Koràch. Ci sono autori che si riferiscono anche al nome di un fiore e pianta medica: צֶלֶף קוֹצָנִי (Tzèlef kotzanì) (Il ) CAPPERO.
מַחְלָה Machlàh . A prima lettura, potremmo riconoscere appieno מַחֲלָה (Machalàh) MALATTIA ma c’è un senso di moto che accomuna tutti e cinque i nomi e quindi si può volgere la ricerca verso la radice ח ו ל nella sua forma rafforzativa מְחוֹלֶלֶת (Mecholèlet) DANZANTE (Colei che danza).
נֹעָה No’àh. Qui il MOVIMENTO תְּנוּעָה (Tenuàh) è imperante! נ ו ע è la radice del MUOVERSI tout court.
חָגְלָה Choglàh. Con la radice ח ג ל torna il senso del movimento in circolo.
מִלְכָּה Milcàh – una REGINA מַלְכָּה (Malcàh) ma anche legata al CAMMINARE ה ל ך .
תִּרְצָה Tirtzàh – VORRÀ (Tirtzèh) תִרְצֶה . Il desiderio di realizzazione è manifesto in ogni sua azione.
È ormai palese che la malattia è uno stato di immobilità; e le cinque donne invece vengono considerate istruite e sagge nell’ armonia della ה che indica loro la strada per procedere insieme.
La parola בַּת ci ha donato l’emozione del vero senso dell’osare e di credere nella possibilità di cambiare gli avvenimenti. Questa è sempre stata una qualità del femminile forse perché porta nuova vita e le fa spazio.
שבת שלום לכולם!
H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
(Libro in favore dei bambini di Milev Layeled, si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/)
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo
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Ònesh
PUNIZIONE עֹנֶשׁ (Ònesh)! Che cosa s’intende per vera PUNIZIONE (Ònesh)? Una condanna הַרְשָׁעָה (Harsha’àh) o una condizione di PROVA נִסָּיוֹן (Nissayòn)? Una possibilità di comprendere il proprio errore e porci rimedio o un’ARRESA כְּנִיעָה (Cheni’àh). Un’esperienza di crescita ed evoluzione se non si resta imbrigliati nella rabbia e nell’offesa ma si è volti a riflettere sul proprio errore solo con il desiderio della RIPARAZIONE תִּקּוּן (Tikkùn) e del raggiungimento di una nuova COMPRENSIONE הֲבָנָה esistenziale.
Per i bambini piccoli è sconsigliata la punizione proprio perché limita la vera comprensione dell’accaduto che va condiviso e compreso.
Mi sono sempre chiesta se gli esploratori che oggi chiameremo מְרָגְּלִים (Meragghelìm), con le loro tribù abbiano compreso il loro peccato e abbiano vissuto appieno gli anni del deserto con la consapevolezza di vivere una giusta PUNIZIONE עֹנֶשׁ (Ònesh), volta a far riconoscere il disegno divino in tutte le Sue manifestazioni prima che il popolo ebraico, sopravvissuto, potesse entrare nella terra promessa.
מֵֵ֭ה’ מִֽצְעֲדֵי־גֶ֥בֶר כּוֹנָ֗נוּ וְדַרְכּוֹ יֶחְפָּֽץ
(MeHashèm mitzadè-ghèver conànu vedarccò yechppàtz).
«I passi dell’uomo sono resi sicuri dall’Eterno, quando Egli gradisca la sua condotta». (Trad. D. Lattes)
La ע apre questa parola e le dona l’energia dell’esperienza percettiva tout court e le prospetta una visione chiara della Realtà. Non poteva mancare la נ, lettera dell’anima ma anche della CADUTA נְפִילָה (Nefilàh). Mai arrendersi perché la ש è vicina e potrebbe farci conoscere la corruzione piuttosto che il potere divino che è in ognuno di noi. A noi la scelta!
Troviamo il termine עֹנֶשׁ (Ònesh) solo due volte nel Tanàch: Re II 23, 33 e nel verso 19 del capitolo 19 dei Proverbi. Sinonimi di עֹנֶשׁ (Ònesh) indicati nella Concordanza sono גְּמוּל, דִּין, מוּסָר, מִשְׁפָּט (Ghemùl, din, musàr, mishppàt) INDENNIZZO, DIRITTO, RIMPROVERO, PROCESSO e altri.
Vado ad esplorare il territorio gematrico di questa parola che vale 420 per riflettere ancora più a fondo. L’espressione con lo stesso valore energetico semantico che viene ad ostacolare il lavoro di espiazione è proprio essere אוֹגְרֵי הַנְּקָמָה (Ogrè hannekamàh) ACCUMULATORI DELLA VENDETTA.
Questo sentimento blocca qualsiasi tipo di riflessione proattiva perché rigetta subito contro l’altro sentimenti di rabbia che chiudono qualsiasi buon senso. È ovvio che in questo caso sto riferendomi a questioni di risarcimento o giuridici, nonché di tradimenti emotivi. Perché chi può punirci se non la vita o il Signore? E quanto dobbiamo imparare a mettere in campo la salutare “autocritica”!?
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Satàn
AVVERSARIO שָֹטָן (Satàn)! NEMICO, anche se il termine più usato per questi vocaboli, senza dubbio è אוֹיֵב (Oyèv) ma non era semplice trovare una soluzione di traduzione della parola שָֹטָן (Satàn) perché in italiano risulta immediatamente in una forma che allontana dal contesto ebraico. Avrei potuto scegliere anche ACCUSATORE מְקַטְרֵג (Mekatrèg) o ancora שוֹנֵא (Sonè) COLUI CHE ODIA. Il שָֹטָן è l’Angelo che corrompe l’uomo e lo porta sulla “via della perdizione” e del peccato ma può essere considerato anche come lo יֶצֶר הָרָע (Yètzer harà’) L’ ISTINTO CATTIVO stesso. A questo proposito l’espressione kabalista סִטְרָא אַחְרָא (Sitrà achrà) ALTRO LATO NASCOSTO ci pone un grande quesito: stiamo parlando di dentro di noi o fuori di noi? Il verso straordinariamente chiaro di Isaia ci impone la conoscenza del fatto che il Signore ha creato il tutto e lo ha creato anche dentro di noi il tutto.
יוֹצֵר אוֹר וּבורֵא חֹשֶׁךְ עֹשֶׂה שָׁלוֹם וּבוֹרֵא רָע אֲנִי ה' עֹשֶׂה כָל־אֵלֶּה
(Yotzèr or uvorè choshèch ‘osèh shalòm uvorè ra’ Anì Hashèm ‘osèh col-èlle.)
«Colui che forma la luce e crea (il) buio, Colui che fa (la) pace e crea il male, Io il Signore faccio tutte queste (cose).»
Mantenerci integri nel nostro lavoro illuminante dell’esperienza del sé, ci permette di non perdere il contatto con la nostra vera natura esistenziale.
Nella Toràh la parola שָֹטָן (Satàn) appare per due volte , unicamente nella parashàh di Balàk e si manifesta con l’energia del deviare: OSTACOLO e come AVVERSARIO. L’Angelo di Hashèm appare all’ASINA אָתוֹן (Atòn) e apre l’episodio famoso che dona all’asina la parola.
La שֹ (Sin) apre ed è evidente che è in campo una vera lotta per il potere: si saprà contrastare la corruzione e superare il PECCATO חֵטא (Chet)? Come vediamo, ci sono punti luce e ombre nella stessa lettera: la ט lettera centrale presagisce un buono e lieto fine e non fa perdere d’animo ma l’abbiamo appena incontrata in una parola che tende all’errore. Anche la ש può condurci nella splendida radice di ש נ ה che esprime il cambiamento e la vera trasformazione ma può irrigidirsi, cambiando la ה in א diventa ש נ א ODIARE. La נ (Nun) infine può tradire la sua più grande qualità che è la lealtà e far cadere in trappola; in sua presenza la speranza può venire offuscata e l’anima messa a dura prova. L’energia semantico-energetica del שָֹטָן che ha il valore di 359 ci ricorda che è un’essenza dove NON C’E’ MISERICORDIA אֵין רַחֲמִים (En rachamìm 359).
L’ODIO שִֹנְאָה è un’altra personificazione della שִֹטְנָה (Sitnàh-ש ט ן) che è, MALDICENZA מַלְשִׁינוּת (Malshinùt), CALUNNIA עֲלִילָה (‘alilàh), הַאֲשָׁמָה (Haashamàh) ACCUSA, דִבְרֵי אֵיבָה (Divrè evàh) OSTILITÀ e מְרִיבָה (Merivàh) DISPUTA. Insomma tutti gli elementi per accendere gli istinti primordiali aggressivi e uscire per affrontare lotte o vere guerre. In campo è la divisione tout court! Il traguardo è sempre lo stesso: superare e trascendere gli opposti.
Pensare che רָע (Ra’) MALE è scritto in modo identico di רֵעַ (Rea’) COMPAGNO, PROSSIMO, AMICO insegna come la dualità va risolta.
Portare luce dove è ancora buio vuol dire superare il nostro (Shippùt) שִׁפּוּט GIUDIZIO interno che ci penalizza senza pietà e non ci permette di conoscerci profondamente. Esso è il nostro vero שָֹטָן (Satàn) BLOCCO esistenziale, pieno dei nostri demoni.
Interessante il commento di un mio lettore: «Il superamento del nostro pre-giudizio interiore, il “nostro SaTaN (ש ט ן ), sta nel “riordinarlo” nella sequenza NaTaSH (נ ט ש ) che ci permette di ABBANDONARlo.
“Il superamento del nostro pre-giudizio interiore, il “nostro” SaTaN (שטן), sta nel “riordinarlo” nella sequenza NaTaSh (נ ט ש) che ci permette di abbandonarlo».
Non facciamoci impaurire! La vittoria è sicura se sapremo rimanere presenti a noi stessi e sapremo affrontare l’arduo percorso della consapevolezza.
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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Rùach
SPIRITO רוּח (Rùach)! רוּחַ esprime il secondo livello dell’ANIMA e significa SPIRITO, SOFFIO, VENTO fino ad essere un sinonimo di ARIA. Secondo la mistica ebraica i tre livelli dell’anima corrispondono alle tre funzioni respiratorie. La respirazione cellulare e organica avviene attraverso il sangue di נֶפֶש (Nèfesh); la circolazione dell’aria attraverso gli organi preposti alla respirazione è di רוּחַ (Rùach) e il movimento inspiratorio ed espiratorio appartiene aנְשָׁמָה (Neshamàh). Tutte parole che mettono in atto un grande movimento sottile nell’ambito emozionale e spirituale.
Da רוּחַ (Ruach) ha origine la parola SPIRITUALITÀ רוּחָנִיּוּת (Ruchaniyyùt).
La radice di רוּחַ (Rùach) è ר ו ח che introduce il tema dell’espansione e del distanziare fino ad alleggerire, arieggiare e portare beneficio.
La prima volta che appare questa parola è per rivelare la “prima Manifestazione della Potenza Creatrice di Dio” che si librava sulla superficie delle acque (Genesi 1,2).
וְר֣וּחַ אֱלֹקִים מְרַחֶ֖פֶת עַל־פְּנֵ֥י הַמָּֽיִם
(Verùach Elokìm merachèfet ‘al penè hammàyim.)
«E lo Spirito di Dio aleggia ((è) aleggiante) sulla faccia delle ACQUE».
La Profezia è stata concessa dallo SPIRITO SANTO, SACRO רוּחַ הַקֹּדֶשׁ (Rùach hakkòdesh). Così risuonarono le ultime parole poetiche del Re David:
ר֥וּחַ ה' דִּבֶּר־בִּ֑י וּמִלָּתוֹ עַל־לְשֹוֹנִֽי
(Rùach Hashèm dibbèr-bi; umillatò ‘al- leshonì.)
«Lo Spirito del Signore ha parlato in me (‘grazie’ a me) e la sua parola è sulla mia lingua».
Non dimentichiamo di riconoscere questo spirito in noi, ogni volta che manifestiamo all’altro l’espressione più intima del nostro essere.
שבוע טוב לכולם!
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Paràh
MUCCA פָּרָה (Paràh)! Questo ANIMALE DOMESTICO QUADRUPEDE בְּהֵמָה (Behemàh) è טְהוֹרָה (Tehoràh) PURO ed è sempre stato vicino ai nomadi ebrei. Essa fa parte della famiglia dei bovini la cui carne בָּשָֹר (Basàr) è PERMESSA כָּשֵׁר (Cashèr). Infatti è ruminante, ha il piede diviso in due e l’unghia fessa. Anche la PECORA כִּבְסָה (Chivsàh) è un animale puro mentre il CAVALLO סוס (Sus) o il MAIALE חֲזִיר (Chazìr) o la LEPRE אַרְנֶבֶת (Arnèvet) sono animali טְמֵאִים (Temeìm) IMPURI.
La prima volta che troviamo la parola פָּרָה al plurale פָּרוֹת (Paròt) MUCCHE , fanno parte del DONO מִנְחָה (Minchàh) che Giacobbe prepara per l’incontro con Esaù. Ben più famose sono le sette mucche dei sogni del faraone: פָּרוֹת יְפוֹת מַרְאֶה וּבְרִיאֹת בָּשָֹר (Paròt yefòt marèh uvriòt basàr) Vacche belle di aspetto e grasse e quelle che salivano dopo di esse רָעוֹת מַרְאֶה וְדַקּוֹת בָּשָֹר (Ra’òt marèh vedakkòt basàr) brutte d’aspetto e magre.
Il פַּר (Par) è il maschio della פָּרָה. La ה chiude questa parola e ne determina il femminile. L’unione della פ con la ר ci invita a sentire l’opulenza del FRUTTO פְּרִי (Perì) e in genere dell’energia del FRUTTIFICARE פ ר ה.
È in campo la manifestazione פ della ר nella sua capacità di rinnovarsi all’infinito.
Chi di noi non si è nutrito con il generoso LATTE חָלָב (Chalàv) della ?פָּרָה
La Toràh ci dona un esempio di statuto molto particolare nei confronti della nostra parola: la פָּרָה אֲדֻמָּה (Paràh addumàh) MUCCA ROSSA. Un esempio eclatante di una LEGGE, STATUTO חוֹק (Chok) di cui non se ne comprende il significato e che chiaramente offre il senso di fede, richiesto al popolo ebraico. Nessuna domanda ma solo adempimento della parola divina per il nostro bene. פָּרָה אֲדֻמָּה vale 335, stesso valore dell’espressione אוֹר בָּאָפֵילָה (Or baafelàh) LUCE NELL’OSCURITÀ . Di fatto la sua cenere rendeva puro chi si fosse contaminato.
La MUCCA פָּרָה (Paràh) 285 al pascolo è veramente paragonabile a una PERLA DI RE פְּנִינָה מֶלֶךְ (Peninàh mèlech 285)!
Che il BIANCO לָבָן (Lavàn) del suo DONO שַׁי (Shai) ci ricordi la purezza e ci stimoli ad essere generosi e proattivi in ogni situazione della nostra vita.
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Kàyitz
ESTATE קָיִץ (Kàyitz)! La STAGIONE עוֹנָה (‘Onàh) delle vacanze ma non solo! La stagione della calura e della MIETITURA קָצִיר (Katzìr). La sua radice ק ו ץ (Kutz) esprime il trascorrere dell’estate e della maturazione ma manifesta anche il senso dell’averne abbastanza. Forse per questo, scritto con le medesime lettere troviamo קוֹץ (Kotz) SPINA. Un significato interessante legato all’ ESTATE קָיִץ (Kàyitz) lo insegna il cap.40 al verso 10 di Geremia che la lega alla raccolta della frutta insieme al vino e all’olio. Quando si parla di questo tempo ci si riferisce infatti alla maturazione dei fichi o ai giorni del sole. Il sinonimo aramaico di קָיִץ è קַיִט (Kàyit) dal quale deriva la parola קַיְטָא (kàyta) dal significato più moderno di luogo di villeggiatura estivo fino all’uso attuale per denominare in ebraico le colonie estive per i bambini קַיטָנָה (Kaytanàh). Un altro significato importante della radice ק ו ץ è SVEGLIARSI. Abbiamo già riflettuto sul risveglio di Giacobbe dopo il sogno della scala. וַיִּקַץ (Vayyikàtz) E SI SVEGLIÒ (Genesi 28,16). Un nuovo stato di consapevolezza accolse il terzo padre di Israele che riuscì a superare ogni velo illusorio e incontrò il divino in tutta la sua realtà veritiera. Una improvvisa maturazione come avviene in qualsiasi risveglio ed “illuminazione”. Non poteva mancare la ק, la lettera del sacro, caratteristica nel permettere la penetrazione del divino nelle sue creature e al suo disvelamento. La ו come sempre facilita questo movimento profondo, collegandola alla ץ che è feconda nella sublimazione e nella conquista della sapienza. La gematria di ESTATE קָיִץ (Kàytz) è 200. È in campo l’energia mentale della ר 200 che dà il via all’azione e al mettere in pratica la missione. Per questo è interessante associare questo valore numerico con l’espressione בְּצֵל הַחָכְמָה (Betzèl hachochmàh) ALL’OMBRA DELLA SAGGEZZA 200 e all’insegna della LEGGE della NATURA חוֹק הַטֵּבַע (Chok hattèva’). Ricordiamo che è la stessa gematria della LEGGE DI DIO חוֹק אֱלֹקִים 200 (Chok Elokìm 114+86 ק è al posto di ה quindi vale 5). Siamo nel tempo giusto!
!שבוע טוב לכולם
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. E’ in ristampa.
H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).
Etgàr
SFIDA אֶתְגָּר (Etgàr)! Una parola subito esplicita perché la א apre con la sua capacità iniziatica e come motore della sua radice ת ג ר che abita גר la realizzazione della ת e quindi è in campo il miglior augurio di buona RIUSCITA הַצְלָחָה (Hatzlachàh). Alcuni studiosi ritengono che la א faccia parte della radice: א ת ג ר ma il suo sinonimo הִתְגָּרוּת sembra protendere per la prima tesi. La vera sfida nella vita è comprendere quale sia per ognuno di noi la propria sfida e il desiderio di impegnarci può veramente fare la differenza perché la vita ci metterà alla prova in continuazione e ci sfiderà senza sosta. Avere un buon approccio verso le SFIDE אֶתְגָּרִים (Etggarìm) è la dimostrazione di saper riconoscere che sono la parte essenziale di essere qui. M. Nahon afferma che la vera sfida è non smettere di ricordare la Presenza dell’Eterno in ogni occasione, anche in quelle più “basse” e approfondisce per i ragazzi una perla italiana nell’ambito dell’ETICA מוּסָר (Musàr) ebraica, elaborando “Il Sentiero dei Giusti” מְסִלַּת יְשָׁרִים (Mesillàt Yesharìm. Testo medievale, scritto dal grande Maestro italiano, originario di Padova: Rabbì Moshèh Chayìm Luzzatto, detto Ramchàl (1707-1746). M. C. Luzzatto, Il sentiero dei Giusti, Ed. SAN PAOLO, Milano 2000.
בְּכָל־דְּרָכֶיךָ דָעֵהוּּ וְהוּא יְיַשֵּׁר אֹרְחֹתֶיךָ
(Bechòl derachècha da’èhu vehù yeyashèr orchotècha. Proverbi 3,6)
«In ogni tua strada Lo conoscerai ed Egli drizzerà i tuoi sentieri!»
«In tutti i tuoi passi pensa a lui ed Egli appianerà i tuoi sentieri»! (Trad. E. S. Artom).
D’altronde i Salmi (121,4) ricordano di poter contare sulla Sua Presenza sempre:
הִנֵּה לֹא־יָנוּם וְלֹא יִישָׁן
(Hinnèh lo-yànum velò yishàn)
«Ecco (Certo) non sonnecchia e non dorme». Queste parole esprimono un peso semantico 604 pari al valore numerico di אֶתְגָּר e rafforzano il senso della sfida giornaliera che dovremmo affrontare per realizzare la Volontà divina. Solo così potremmo sperare di raggiungere la LUCE E LA SALVEZZA אוֹר וִישׁוּּעָה (Or viyshu’àh 604). Siamo pronti per la sfida?
Sul post s’intende che la vera sfida è “essere uniti”!
שבת שלום לכולם!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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Elionùt
TRASCENDENZA עֶלִיוֹנוּת (‘Elionùt)! M. E. Artom sceglie questa traduzione per un vocabolo che traduce anche le parole SUPERIORITAe SUPREMAZIA. È stimolante meditare anche sulle altre traduzioni che egli fa di questo termine: עַל טִבְעִיוּת (‘Al tiv’iyùt), letteralmente SOPRA, OLTRE LA NATURALEZZA, e la parola di origine straniera TRASCENDENZA טְרַנְסְצֶנְדֶּנְטִיּוּת (Teransetzenddentiyyùt).
La sua radice è ע ל ה cui tema primario è SALIRE e la cui porta è עַל (‘Al) SU. La עֶלִיוֹנוּת (‘Elionùt) è semplicemente l’aspirazione dell’uomo a tendere con il pensiero verso qualcosa di ALTO ed ELEVATO עֶלִיוֹן (‘Eliyòn): salire per avvicinarsi al SUPREMO. È importante ricordare quando gli ebrei morenti, morsi dai serpenti nel deserto guardarono verso il serpente di rame, creato e messo עַל (‘Al) SULLA pertica da Mosè, che li obbligò a guardare לְמַעלָה (Lema’lah) IN ALTO per trovare la salvezza.
Il Signore innalzò Salomone לְמַעלָה in quanto questo re si mise in ascolto e al servizio del suo popolo. ע ל ה è anche la radice di SALITA עֲלִיָּה (‘Aliyyàh) e si usa per chiunque giunga a GERUSALEMME יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàyim) da tutte le parti del mondo.
שבוע טוב!
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Si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/)
H. Aboav, “LE VOCI DELLE PAROLE EBRAICHE” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022.
È in ristampa.
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Ishon
PUPILLA אִישׁוֹן (Ishon)! Luogo misterioso e vuoto che attraverso il suo nero fa entrare la luce! Una finestra dell’anima! La sua radice א י ש riproduce la parola אִישׁ UOMO (Ish). Voglio ricordare che in essa c’è l’energia del FUOCO אֵש (Esh)! Alcuni commentatori trovano l’origine di questo termine, affermando che ci si riferisce all’immagine dell’uomo davanti che viene riflessa! Curioso commento, non sempre approvato ma di fatto interessante. Cosa c’è di più necessario! Anche la sua gematria 367 lo conferma: è la stessa di אֱנוֹשִׁי (Enoshì) UMANO, ciò che è legato alla natura dell’uomo ma anche שֶל הַלֵּב (Shel hallèv) DEL CUORE. La palpebra la protegge e in genere la PUPILLA אִישׁוֹן (Ishòn) è la parte più preziosa dell’occhio e dell’esperienza umana percettiva. In genere si usa questo vocabolo anche per esprimere la persona più amata. In fondo, anche in italiano si usa dire «sei la mia pupilla»!
PUPILLA אִישׁוֹן (Ishòn) può significare anche SCOPO o la parte centrale di questo scopo o ancora MEZZANOTTE חֲצוֹת הַלַּיְלָה (Chatzòt hallàylah). בָּבָה (Bavàh) o בָבַת עַיִן (Bavat ‘Àyin) sono i sinonimi più usati di PUPILLA אִישׁוֹן (Ishòn).
Il termine aramaico בָּבָא (Bavà) si avvicina ai suoi significanti: APERTURA, PORTA, ENTRATA. Il suo sinonimo אֱשׁוּן (Eshùn) invece aggiunge il senso del TEMPO, dell’OSCURITÀ e della NEBBIA. Un'altra parola che ha il corrispettivo valore energetico semantico di אִישׁוֹן (Ishòn) è הַבַּיְּשָׁן (Habbayyeshàn) IL VERGOGNOSO, IL TIMIDO. La timidezza è come una pupilla socchiusa che ha difficoltà a far entrare abbastanza luce per essere felicemente soddisfatta. La timidezza è l’ostacolo primario che nasconde con inesplicabile paura tutta la nostra bellezza e splendore. APRIAMOCI ALLA VITA! SIAMO QUI PER QUESTO! Che lo sguardo si apra a un futuro pieno di prospettive consapevoli.
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Ken
NIDO קֵן (Ken)! Quanta poesia in due lettere! Il senso della sacralità della ק è imperante e la נ l’accompagna col monito etico di essere incessantemente alla ricerca della spiritualità più integra e rifiutare la CADUTA נְפִילָה (Nefilàh). Questa è l’energia che guida alla ricerca di un posto sicuro. Per omofonia, sopraggiunge forte il suono del SÌ כֵּן (Chèn)! SÌ alla vita e SÌ al nostro esistere! Restiamo però nello spazio sacro del SACERDOTE כֹּהֵן (Cohèn) e della כְּהֻנָּה (Chehunnàh) SACERDOZIO che derivano dalla stessa radice כ ו ן.
La radice di NIDO קֵן (Ken) ovviamente è diversa e cioè ק נ ן. La ן finale rettifica e insieme alla prima נ, inscrivono nella parola come già intuito, l’acronimo dell’espressione נוּחַ הַנֶּפֶשׁ (Nùach hannèfesh) QUIETE DELL’ANIMA. Nella Toràh troviamo questo vocabolo solo 3 volte. La prima volta troviamo il suo plurale nel dettame divino di esecuzione dell’arca di Noè : קִנִּים (Kinnìm) nel significato di SCOMPARTI. M. E. Artom insegna che metaforicamente questa parola indica anche il LUOGO di NASCITA. In questo caso, il calore permarrà come segno indelebile di amore. È quello che si cerca nella CASA DI FAMIGLIA בֵּית מִשְׁפָּחָה (Bet Mishpachà)! Altro significato di NIDO קֵן (Ken) insieme a מִטָּה (Mittàh) LETTO. Questo termine si usa con un’altra metafora nel significato di CENTRO מֶרְכָּז (Mercàz). È anche usato per indicare la DIMORA DI UN MOVIMENTO GIOVANILE מָעוֹן תְּנוּעַת נֹעַר (Ma’òn tenu’àt noàr).
Nella Parashà di Chi Tetzè כִּי תֵּצֵא « Quando uscirai» in guerra…. Sono le sue prime parole, troviamo un esempio di rispetto verso gli animali di grande respiro anzi commovente. Si riferisce al comportamento dovuto quando potremmo imbatterci su un nido di uccello, sopra un albero o per terra con dentro dei pulcini o nel momento della cova delle uova.
לֹֹא־תִקַּח הָאֵם עַל־הַבָּנִים
(Lo tikkach haèm ‘al-habanìm).
«Non prendere la madre sui figli»!
Questa mitzvàh dell’ALLONTANAMENTO, questo comando famoso, viene spiegato in due versi e viene denominato שִׁלּוּחַ הַקֵּן (Shillùach hakkèn). Consideriamo subito la radice ש ל ח che appare raddoppiata :
שַׁלֵּחַ תְּשַׁלַּח אֶת־הָאֵם וְאֶת־הַבָּנִים תִּקַּח־לָךְ לְמַעַן יִיטַב לָךְ וְהַאֲרַכְתָּ יָמִֽים
(Shallèach teshallàch et-haèm veet –habanìm tikkàch-lach; lemà’an yitàv lach vehaarachttà yamìm).
«Manda via (libera) la madre e prendi i figli per te; affinché sarà del bene per te e prolungherai i giorni (tuoi)».
Questo atto è veramente misericordioso perché le uova e gli uccellini appena nati non sono commestibili e così si salvano tutti. Anche nel libro di Vaykrà c’è il comando di non uccidere il bue e l’agnello nello stesso giorno ed evitare di uccidere il figlio davanti alla madre.
«In effetti l’animale ne soffrirebbe moltissimo e non c’è differenza tra la sofferenza dell’uomo e quella degli altri animali in tale circostanza, giacché l’amore e l’affetto della madre per il figlio non segue la ragione, ma l’azione della facoltà immaginativa, che si trova nella maggior parte degli animali così come si trova nell’uomo».
Elaborando la gematria di קֵן (Ken) 150 trovo una descrizione molto bella col suo valore semantico-energetico נָוֶוה עוֹז (Navvèh ‘oz scrittura piena.) DIMORA DI FORZA. Quanto lavoro e fatica per la mamma uccello costruire un nido! Quanto amore! Quanti viaggi con il becco pieno! Ci dà un grande esempio di abnegazione e devozione. Chi di noi riesce veramente ad acquisire la dimensione dell’”agape”, l’amore altruistico per eccellenza?
Studiamo la Toràh e cresciamo nella sua luce.
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