Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma
Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma
HORA ABOAV
Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.
Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).
Mitzvàh
PRECETTO, COMANDO מִצְוָה MITZVÀH! La sua radice è צ ו ה (Tzàdi-Vav-He’) COMANDARE, ORDINARE, DECRETARE. La ו collega come sempre il cielo con la terra e in questo caso lo צַדִּיק tzaddìk, il GIUSTO con la divinità, espressa dalla 'ה. I Maestri legano מִצְוָה (Mitzvàh) anche alla radice צ ו ת (Tzàdi-Vav-Tav) che esprime AGGREGAZIONE e UNIONE. Questa è l’aspirazione di tutti coloro che partecipano con gioia alle MITZVOT מִצְווֹת (Mitzvòt) per conquistare quel legame col divino che riempie lo scandire del loro tempo ordinario e sacro. Quando incontriamo questa parola, diventa chiara l’espressione dei nostri maestri che non esiste LIBERTÀ se non nella VOLONTÀ di DIO. Questa ci impone un ulteriore comando di compartecipazione con l’ALTRO: צֶוֶת (Tzèvet) si traduce GRUPPO di PERSONE, SQUADRA che opera insieme per uno scopo comune. Oggi useremmo il termine team, equipe, staff per spiegare velocemente questo vocabolo. Ci aiuta a coniugare questi due significanti della parola מִצְוָה (Mitzvàh) il suo valore numerico che è 141, lo stesso di א ס ף che introduce RACCOGLIERE, RIUNIRE e la parola הַקּוֹל (Hakkòl) LA VOCE 141! È interessante rilevare che anche מַאֲמִין (Maamìn) CREDENTE ((Io) credo, (tu) credi, egli crede) e נֶאֱמָן (Neemàn) FEDELE hanno lo stesso valore semantico-energetico di מִצְוָה (Mitzvàh). Quando ci si VOLGE פּוֹנֶה (Ponèh,141) verso la nostra interiorità e ci si ascolta profondamente, si comprende il passo dei Proverbi 19,16:
…. שֹׁמֵר מִצְוָה שֹׁמֵר נַפְשׁוֹ
(Shomèr mitzvàh, shomèr nafshò)!
“Chi si attiene al comando di Dio preserva se stesso”
(Letteralmente: Chi osserva la מִצְוָה (Mitzvàh), (ש מ ר - שׁוֹמֵר ) OSSERVA,CUSTODISCE, PROTEGGE la propria anima (Vita).
Nel post: מִצְוָה גְדוֹלָה לִהיוֹת בְּשִֹמְחָה תָּמִיד
(Mitzvàh ghedolàh lihiòt besimchàh tamìd)
Una grande Mitzvà (è) ESSERE (IN) NELLA GIOIA SEMPRE.
שבוע טוב!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:
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Shofèt
GIUDICE שוֹפֵט (Shofèt)! Il suo plurale è שוֹפְטִים (Shofetìm)! Il suo sinonimo più diretto è דַיָּן (Dayyàn ד ו ן) ed è uno degli appellativi di Hashèm. La radice di שוֹפֵט è ש פ ט (Shin-Pe’-Tet) e la prima volta che appare nella Torà si esprime in una duplice forma rafforzativa. Essa viene pronunciata dai sodomiti durante la loro aggressione nei confronti di Lot (Genesi19,9):
….הָאֶחָ֤ד בָּֽא־לָגוּר֙ וַיִּשְׁפֹּ֣ט שָׁפֹ֔וט….
(Haechàd bà lagùr vayyishppòt shafòt)
…”(Questi) L’uno viene ad abitare (temporaneamente (ג ו ר)) e (vuole ergersi a giudice) GIUDICA per GIUDICARE…. (Lett. E giudicò per giudicare)”.
La parashàh פָּרָשָׁה di Devarìm (Deuteronomio 16,18-21,9) denominata Shofetìm, prende il nome proprio dalla sua prima parola “ שוֹפְטִים” che introduce il precetto di nominare dei giudici per emettere i verdetti e dei funzionari ( guardie) per metterli in atto:
וְשָׁפְט֥וּ אֶת־הָעָ֖ם מִשְׁפַּט־צֶֽדֶק׃….
(Vehaftù et- ha’àm mishpàt-tzèdek:)
“E (essi) giudicheranno il popolo con giustizia”.
Qui viene usata anche la radice צ ד ק (Tzàdi-Dàlet-Kof) che amplifica il significante di ש פ ט (Shin-Pe’-Tet).
La שׁ con la sua capacità trasformativa fa perlustrare tutte le condizioni per contattare l’energia giusta e fa allontanare dalla corruzione che è in agguato. Essa invita ad usare solo il suo potere divino per permettere alla פ parola di esprimersi a voce alta per il bene comune della ט.
Salomone è ciò che ha chiesto al Signore (Re I 3,9):
לֵ֤ב שֹׁמֵ֙עַ֙ לִשְׁפֹּ֣ט אֶֽת־עַמְּךָ֔ ........
(…Lev shomè’a lishpòt et ‘ammechà…)
…”Un cuore (intelletto) ascoltante (che sappia ascoltare) per giudicare il Tuo popolo…”
Dalla stessa radice ovviamente troviamo GIUDIZIO שִׁפּוּט (Shippùt) che si muove secondo il Rav M.E. Artom nell’area della comprensione, del chiarimento, della saggezza, dell’intelligenza, del consiglio, della prudenza e del verdetto. Egli insegna quindi che emettere un giudizio con leggerezza, inappropriato o gratuito è uno degli agiti quotidiani che avvelenano maggiormente la vita altrui ma di fatto la nostra esistenza. Le Massime dei Padri ci esortano a non giudicare il nostro compagno finché non ci troviamo nelle sue circostanze (2,4). La scelta è imperante sempre e in quelle occasioni si mettono in campo dei GIUDIZI שִֹפּוּטִים (Shipputìm). Anche מִשְׁפָּט (Mishppàt) traduce GIUDIZIO, PROCESSO, LEGGE, DIRITTO, COSTUME e FRASE; TRIBUNALE בֵּית מִשְׁפָּט(Bet-mishpàt) e anche בֵּית דִין (Bet-Din). I PREGIUDIZI מִשְׁפָּטִים קְדוּמִים (Mihpatìm kedumìm)!
Non possiamo non ricordare che il libro che segue quello di Giosuè si chiama שוֹפְטִים GIUDICI e ci narra le imprese dei giudici d’Israele fino all’elezione dei Re. I più famosi sono:
גִדְעוֹן, דְבוֹרָה, יִפְתָּח, שִׁמְשׁוֹן, עֵלִי הַכֹּהֵן, וּשְׁמוּאֵל.
Ghid’òn, Devorà, Yifttàch, Shimshòn, ‘Eli haCohèn, uShemuèl.
Gedeone, Debora, Jefte, Sansone, Eli il sacerdote e Samuele.
Ci chiarisce ulteriormente la figura dello שוֹפֵט 395 la riflessione ghematrica sulla parola ANIMA נְשָׁמָה (Neshamàh) 395. L‘espressione הַנֵּר דוֹלֵק (Hannèr dolèk) LA CANDELA ARDE rivela il suo stesso valore numerico 395 e lo descrive in opera: רַק טוּב וְחֵסֶד (Rak tuv vechèsed) SOLO BONTÀ e MISERICORDIA 395.
שבת שלום לכולם!
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Bàyit
CASA בַּיִת (Bàyit)! Una piccola grande parola! Manifesta appieno la lettera ב בֵּית (Bet) che esprime l’apertura di una casa, archetipo di tutte le dimore. Preserva integra l’energia unificante e potente dell’Alef א. Se amplifichiamo il suo significato, troviamo FAMIGLIA e TRIBÙ e anche DONNA e UTERO.
Nel piccolo conto o piccola gematria dove si riducono i numeri in unità, la parola CASA בַּיִת (Bayìt) vale 7 ( ז 4+1+2= ( 10 י - ת 400 - ב
Questo numero è connesso alla sacralità dello שַׁבָּת (Shabbàt) e alla lettera ז che è legata al RICORDO זֵכֶר (Zechèr ז כ ר ).
Il suo costrutto בֵּית (Bet) accompagna la denominazione di luoghi importanti: בֵּית הַמִּקְדָשׁ (Bet hammikdàsh) Il SANTUARIO, בֵּית הַכְּנֶסֶת SINAGOGA, TEMPIO (Bet hacchèneset), בֵּית הַסֵּפֶר (Bet hassèfer) la SCUOLA, letteralmente CASA del LIBRO ecc.
Nella preghiera si entra in una casa che giace profonda nel nostro cuore e contiene il ricordo nostalgico di una CASA בַּיִת (Bàyit) altra che è sempre pronta ad accoglierci come nostra vera casa. Tornare a casa!
Non a caso בַּיִת ha lo stesso valore energetico semantico 412 dell’ espressione 'אוֹת ה (OT HE’) LETTERA HE’ ma anche segno, sigillo, prodezza, miracolo della 'ה . Il suono del nostro respiro vibra e risuona col divino.
L’interiorità della ב incontra il metafisico della י in sincronia con il potere realizzante di una coscienza senza costrizioni della ת.
Anche l’ASTUCCIO che contiene le parole sacre dello שְׁמַע Shemà’, relative al precetto della מְזוּזָה MEZUZÀH si chiama בַּיִת. Esso viene collocato al di sopra dei 2/3 dell’altezza dello STIPITE della porta d’ingresso e di ogni stanza dove si vive alla destra di chi entra. Questo uso antico e attuale riempie ogni luogo di BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh) e protezione dall’Alto.
ּוכְתַבְתָּם עַל מְזֻזוֹת בֵּיתֶךָ וּבִשְעָרֶיךָ
(Uchtavtàm ‘al mezuzòt betècha uvish’arècha).
«E le scriverai sugli STIPITI della tua casa e sulle porte delle tue città». (Prima parte dello Shemà’: Deuteronomio 6, 4-9 in particolare 9 nella parashà di Vaetchannàn. Seconda parte dello Shemà’ Deuteronomio 11, 13-21 e in particolare 11,20 nella parashà di ‘E’kev).
Israele, הַבַּיִת (Habbàyit) LA CASA, è di tutti coloro che desiderano vivere lì in PACE שָׁלוֹם SHALÒM!
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Ot
SEGNO אוֹת (ot)! SEGNO di RICONOSCIMENTO, SIMBOLO, SIGILLO, TESTIMONIANZA, MIRACOLO, PRODIGIO fino a giungere al significante di MEDAGLIA מֶדַלְיָה come SEGNO di ECCELLENZA. Parole che designano אוֹת la LETTERA (ebraica), come loro sinonimo. Quanta energia in campo! La א si congiunge alla ת con l’aiuto della ו: La prima e l’ultima lettera insieme nella danza del destino umano. Il cerchio si congiunge per riaprirsi istantaneamente in un tempo senza chiusure dei canali esistenziali ed esperienziali. SEGNI אוֹתוֹת (Otòt) si differenzia nel plurale da אוֹתִיּוֹת (Otiyyòt) LETTERE. Nello Shemà’ il termine SEGNO אוֹת (ot) è prezioso per rendere comprensibile una grande mitzvàh: i תְּפִלִּין (Tefillìn) FILATTERI. Le parole preziose che la precedono devono essere legate “come SEGNO אוֹת sul tuo braccio”: laתְּפִלַּת יָד Tefillàt yad e a seguire: “E siano frontali fra i tuoi occhi”: תְּפִלַּת רֹאשׁ Tefillàt rosh (CAPO). Il braccio e la testa in confluenza fedele per tenere un contatto stretto con la Toràh. Ogni mattina gli uomini si legano queste due scatolette sacre di pelle di animale permesso con l’aiuto di sottili stringhe eccetto nel giorno dello Shabbàt. Esse contengono quattro brani della Toràh. I FILATTERI תְּפִלִּין insieme alla מְזֻּזָה (Mezuzàh) e allo צִיצִית (Tzitzìt) FRANGIA del Tallìt טַלִּית MANTO di preghiera sono definiti OGGETTI ESTERNI.
La gematria 570 (ת 400 +80פ+ 30 ל+10י +נ(ן)50= 570) dei תְּפִלִּין mette in stretto legame con l’espressione: מוֹדֶה אֲנִי לְפָנֶיךָ מֶלֶךְ חַי וְקָיָם (Modèh anì lefanècha mèlech chay vekayàm) RINGRAZIO IO DÌ FRONTE A TE RE VIVENTE ED ESISTENTE!570 (55 + 61+190+90+18+156=570)
In effetti c’è sempre e solo una parola al nostro risveglio: תּוֹדָה Grazie! Le lettere ebraiche אוֹתִיּוֹת (Otiyyòt) sono proprio il SEGNO אוֹת (ot) creativo e comunicativo con l’Alto! Non dimentichiamo il segno אוֹת (Le’olàm) לְעוֹלָם IN ETERNO dello shabbat שַׁבָּת! Chi non ricorda l’אוֹת (Ot) sulla fronte di Caino? Voglio terminare con un ricordo di speranza e salvezza per tutti noi: IL SEGNO-PATTO (Ot-Berit) אוֹת בְּרִית dell’ARCOBALENO che ci rasserena e suscita meraviglia dopo ogni pioggia.
!שבוע טוב לכולם
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Lev
CUORE לֵב (Lev)! Una fra le più piccole e significative parole! La sua radice è ל־ב־ב (Làmed-Vet-Vet). Tutti i giorni si ricorda nella preghiera dello Shemà’ di amare il Signore בְּכָל־לְבָבְךָ֥ (Bechòl levavechà Deuteronomio 6,5) «CON TUTTO IL TUO CUORE».
I Saggi commentano che le due ב ricordano le due parti del cuore: l’inclinazione cattiva e l’inclinazione buona; e ci fanno presente l’eterna battaglia in corso per portare maggiore luce alla parte buona. Nonostante ciò il Signore ci ama senza limiti.
Il valore gematrico di cuore לֵב è 32 come “i sentieri della saggezza” e come il numero dei nostri denti! Come essi triturano e trasformano il nostro cibo così un CUORE Di CARNE לֵב בָּשָֹר (Lev Basàr) tramuta i nostri pensieri egoici, trasformandoli in puri sentimenti.
L’espressione לֵב בָּשָֹר è un cuore aperto alla COMUNICAZIONE: (Levassèr) לְבַשֵֹּר si traduce con COMUNICARE.
וַהֲסִ֨רֹתִ֜י אֶת־לֵ֤ב הָאֶ֙בֶן֙ מִבְּשַׂרְכֶ֔ם וְנָתַתִּ֥י לָכֶ֖ם לֵ֥ב בָּשָֽׂר
(Vahasirotì et lev haèven mibesarchèm venatattì lachèm lev basàr כ ch gutt. Ezechiele 36,26)
«E ho tolto il CUORE DI PIETRA dalla vostra carne e vi ho dato UN CUORE DI CARNE».
Una citazione aramaica molto stimolante è:
רַחֲמָנָא לִבָּא בָּעֵי
(Ràchamàna libà’ bà’è- Harachmàn mevakèsh lev)
IL MISERICORDIOSO CHIEDE (VUOLE) (IL) CUORE.
Lo stesso valore gematrico della parola לֵב (Lev) CUORE che è 32 è espresso da una parola piena di significato כָּבוֹד (Cavòd) GLORIA, che è anche ONORE, RISPETTO.
I Salmi rifulgono della Gloria Divina.
Un complimento ebraico non facilmente traducibile è כָּל הַכָּבוֹד (Col haccavòd) TUTTO L’ONORE e TUTTO IL RISPETTO.
È interessante anche il valore gematrico della sua radice כ ב ד (Caf- Bet-Dàlet) 26 perché ha lo stesso peso semantico del TETRAGRAMMA (26) che a sua volta include il valore energetico di due parole fondamentali: UNO 1 אֶחָד (echàd) 13 e AMORE אַהֲבָה (Ahavàh) 13 (13+13=26).
Questa profonda riflessione dona una grande pace.
Anche un organo importante come il FEGATO כָּבֵד (Cavèd) deriva da questa radice che comprende sia il tema dell’onorare, rispettare che quello dell’appesantire infatti כָּבֵד (Cavèd) significa anche PESANTE.
Al nostro fegato spetta un lavoro davvero faticoso per poter elaborare le nostre pesantezze… non solo alimentari!
Rispettiamolo!
שבת שלום לכולם!
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Sèvel
SOFFERENZA סֵבֶל (Sèvel)! Non poteva mancare la ס (Sàmech)! Essa dà l’avvio a questa parola, aprendoci subito il cuore alla speranza che Hashèm sia sempre Presente col Suo sostegno e appoggio alla ricerca di una ב (Bet- בַּיִת casa) accogliente nel momento del dolore. Essa ci permette di prendere contatto con la nostra interiorità e accogliere la luce divina anche nei momenti più duri perché esprime il segno della benedizione. La ל (Làmed) insegna. Non abbiamo altra scelta o לִסְבֹּל (Lisbòl) SOFFRIRE o prendere coscienza del nostro essere senziente spirituale che va riconosciuto e nutrito. Siamo esseri spirituali pensanti, dotati di parola che agiscono a volte senza il riconoscimento pieno della nostra origine divina e questo ci fa ammalare. È sempre una riflessione importante prendere in considerazione la parola מַחֲלָה Machalàh): 'מַ חָל ה (Ma(h) מה Chal He’) COSA ACCADE nell’anima, nella parte spirituale (psichica)?
Interessante l’espressione סֵבֶל הַיְרֻשָּׁה (Sèvel hayyerushshàh) Lett. Sofferenza dell’eredità: ATAVISMO. Siamo in qualche maniera dipendenti dal concetto atavico della salute e rompere schemi mentali ambientali in linea col costrutto moderno dell’epigenetica, può renderci più sani.
La radice ס ב ל oltre a esprimere appieno ogni forma di SOFFERENZA סֵבֶל (Sèvel), manifesta l’ APPACIFICARSI CON לְהַשְׁלִים עִם(Lehashlìm ‘Im –שָׁלוֹם ) e il POTER CAPIRE. Anche PAZIENZA סַבְלָנוּת (Savlanùt) e סוֹבְלָנוּת (Sovlanùt) SOPPORTAZIONE, derivano dalla stessa radice. Il PAZIENTE סַבְלָן(Savlàn) sostiene con lo spirito ciò che il סַבָּל (Sabàl) FACCHINO sostiene fisicamente. La sofferenza è a braccetto con il DOLORE כְּאֵב (Cheèv) che è COME UN PADRE כְּאַב (Cheàv)!
Il valore numerico di סֵבֶל (92) ci allerta nell’avvicinarci al termine פַּחַד (Pàchad) PAURA sempre 92 perché questo sentimento può indebolirci mentre ricordare חַסְדְךָ LA TUA BONTÀ (92) ci spinge avanti.
Non dimentichiamo come Si presenta il Signore in Esodo 6,7:
וִֽידַעְתֶּ֗ם כִּ֣י אֲנִ֤י ה֙' אֱלֹ֣קֵיכֶ֔ם הַמֹּוצִ֣יא אֶתְכֶ֔ם מִתַּ֖חַת סִבְלֹ֥ות מִצְרָֽיִם׃…..
(…Vida’ttèm chi Anì Elokechèm hammotzì etchèm mittàchat sivlòt Mitzràyim.)
«E riconoscerete che Io sono il Vostro Dio che vi fa uscire dalle SOFFERENZE (fardelli, asservimenti) d’Egitto».
Quanto סֵבֶל (anche סִבְלוּת Sivlùt) ha sostenuto il popolo ebraico prima di riuscire a gridarlo nella giusta maniera e far sì che fosse ascoltato?
Impariamo a chiedere! Solo allora saremo ascoltati.
שלום לכולם!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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Nechamàh
CONSOLAZIONE נֶחָמָה (Nechamàh)! Presenza attiva nell’incontro dell’altro e nei confronti di se stesso nei momenti difficili in cui ci si prende cura dell’anima. Traduciamo נֶחָמָה (Nechamàh) anche come REDENZIONE גְאֻלָּה (Gheullàh) e come RESURREZIONE DEI MORTI: יוֹם הַנֶּחָמָה (Yom hannechamàh) GIORNO DELLA REDENZIONE. La sua porta (le prime due lettere) נח accoglie il significante di נָח riposante , infatti נ ו ח ci introduce al tema del RIPOSARE, TROVARE REQUIE, FACILITARE. Anche il nome Noè נֹחַ (Nòach) deriva da questa radice. Queste lettere נח favoriscono una domanda: ? מָה (Màh). COME SI TROVA IL VERO RIPOSO INTERIORE? Quando ci si arrenderà a comprendere la nostra vera natura divina e la nostra unicità? Non sottovalutiamo che CONSOLAZIONE נֶחָמָה (Nechamàh) è proprio vicino a מְנוּחָה (Menuchàh) RIPOSO, SERENITÀ, PACE: stesse consonanti.
La sua radice quindi è נ ח ם e si esprime oltre a CONSOLARE, a FACILITARE e a TRANQUILLIZZARE nel significante di DESISTERE, TORNARE SULLE PROPRIE DECISIONI e …”stranamente” al DESIDERIO di VENDICARSI? Vi lascio a questa riflessione e a un passo di Isaia (66, 13):
כְּאִ֕ישׁ אֲשֶׁ֥ר אִמּוֹ תְּנַחֲמֶ֑נּוּ כֵּ֤ן אָֽנֹכִי֙ אֲנַ֣חֶמְכֶ֔ם וּבִירֽוּשָׁלִַ֖ם תְּנֻחָֽמוּ Cheìsh ashèr immò tenachamènnu chèn Anochì anachemchèm
uvirushalaim tenuchàmu).
«Come (Al modo che) un uomo è consolato da sua madre così Io vi consolerò e in Gerusalemme avrete (troverete) consolazione».
DIETRO LE NUVOLE C’É SEMPRE IL SOLE! (H. Aboaf 2020)
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Tu Beav
TU BEAV ט"וּ בְּאָב (15 di Av)! Domani ricorre IL GIORNO DELL’AMORE יוֹם הָאַהָבָה (Yom haahavàh)! Il numero 15 si compone con la lettera ט 9 + ו 6 = 15. (Non si usa י10 + ה5 perché sono lettere che formano un Nome divino; avviene anche per il numero 16 che si scrive per la stessa ragione ט"ז 9+7). I nostri maestri hanno affermato che non ci sono stati giorni buoni in Israele come TU BEAV ט"ו באב e il giorno di Chippùr. Il giorno della ricerca, della promessa e del compimento della coppia viene eguagliato al giorno del perdono. Ogni fanciulla usciva a danzare nelle vigne, vestite di bianco con abiti prestati all’insegna della bellezza e della purezza al di là delle differenze. L’amore rende tutti identici. La tradizione racconta che l’uomo è la sua anima: il suo corpo è solo una vestizione. Essa è maschile e femminile nella sua genesi e solo quando s’incarna esprime la mezza parte maschile o la mezza parte femminile. Innamorarsi e accoppiarsi è realizzare la riunione dell’anima primaria. A TU BEAV ט"ו באב (15 di Av) la luna è piena e caratterizza il popolo ebraico. In quel giorno si aprivano le tribù! Occasione straordinaria. I commentatori ci hanno insegnato che la collera di Dio nei confronti del popolo ebraico nel deserto dopo l’episodio sconfortante dei 12 esploratori (9 di Av), si quieta. Hashèm torna a colloquiare con Mosè con amorevolezza proprio in questo giorno. Un giorno di riapertura e promessa di futuro: il giorno designato dalla mistica ebraica come il giorno che vedrà la ricostruzione del Tempio. La gematria di questa data ha un valore di 20 che ci collega alla benevolenza della lettera כ che ricorda l’accoglienza della ב 2 casa, famiglia e della buona riuscita nello scambio. Le parole di Shir Hashirim, il Cantico dei Cantici 3,11 consacra l’energia di questo giorno:
בְּי֣וֹם חֲתֻנָּת֔וֹ וּבְי֖וֹם שִׂמְחַ֥ת לִבּֽוֹ
(Beyòm chatunnatò uveyòm simchàt libò).
«Nel giorno del suo matrimonio e nel giorno della lietezza del suo cuore».
Ancora oggi in Israele si festeggia questo giorno con grandi manifestazioni d’amore in ogni contesto.
Un detto che rappresenta questo giorno dichiara:
בַּמָּקוֹם שֶׁיֵשׁ בּוֹ אַהֲבָה גְדוֹלָה תָּמִיד יֵשׁ נִסִּים
(Bammakòm sheyyèsh bo ahavàh ghedolàh tamìd yesh nissìm!)
«Nel luogo dove c’è un grande amore, sempre (ci sono) avvengono miracoli»!
ט"וּ בְּאָב שמח לכולם!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:
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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).
Techinnàh
SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh)! Nell’immaginario collettivo le mani tendono naturalmente ad unirsi in un intreccio pieno di fede e in uno stringimento sul petto che include anche il cuore. La ת della PREGHIERA תְּפִלָּה (Tefillàh) apre questa parola che termina con una ה femminile e avvezza a determinare il profondo stadio della meditazione e della spiritualità. Esse incorniciano una piccola voce ma che è determinante nello stato supplichevole e cioè chiedere la GRAZIA חֵן (Chen). Anche חֲנִינָה (Chaninàh) è tradotta GRAZIA e condividono la stessa radice di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) ח נ ן. La ח esprime la presenza inquietante dell’impotenza del momento e si rivolge con piena fiducia per ottenere ciò che si chiede con grande umiltà. La doppia נ ricorda il momento difficile in campo ma possiede tutte le qualità per rettificare la situazione e donare un senso di speranza realizzabile con l’aiuto della disponibilità del divino.
!חַנּוּן הַמַּרְֶבֶּה לִסְלֹחַ
(Channùn hammarbèh lislòach).
« Colui che concede la grazia e moltiplica il perdono»!
SUPPLICARE, CHIEDERE MISERICORDIA si esprime nella forma riflessiva לְהִתְחַנֵּן (Lehitchannèn).
A volte non è possibile accogliere la nostra richiesta di misericordia ma non per questo dobbiamo pensare di non essere ascoltati. Mosè ci offre un esempio emozionante all’inizio della Parashàh di Etchannàn, la seconda Parashàh di Deuteronomio, nel tentativo di essere perdonato e di poter entrare nella terra promessa:
וָאֶתְחַנַּן אֶל־ה' בָּעֵת הַהִוא
(Vaetchannàn el – Hashèm ba’et hahì)
«E supplicai verso il Signore in quel tempo» ma il Signore gli rispose chiaramente di smettere di parlare di quell’argomento. E Mosè rimase Mosè mentre saliva sulla cima della VETTA פִּסְגָּה (Pisggàh) per ripetere le Dieci Parole e i comandamenti dell’Eterno.
Un sinonimo importante di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) è בַּקָּשָׁה (Bakkashàh) RICHIESTA. Mi risuonano le parole di Naomi Shemer :
«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי».
(Lu yehì lu yehì, ànna - lu yehì col shennevakkèsh lu yehì).
"Possa essere , possa essere, per favore – possa essere, qualunque cosa chiediamo , possa essere".
L’energia presente è quella di una porta aperta che vibra nella piccola numerazione con la lettera ד. Essa è la lettera che rinnova il patto eterno con l’Onnipotente che è sempre pronto a risanarci.
Il valore energetico semantico totale di תְּחִנָּה invece è 463 e navigare in questo numero, amplierà senz’altro la nostra esperienza e ci permetterà di elaborare più profondamente il suo significato.
Parole essenziali arrivano dai Salmi : 'עֶזְרִי מֵעִים ה (‘Ezrì me’ìm Hashèm 463) IL MIO AIUTO (è) DALL’ETERNO. Saper supplicare è una forma di perdono, di autolegittimazione, un dono; UNA FORZA DELL’ANIMA כֹּחַ הַנֶּפֶשׁ (Coàch hannèfesh 463) che ci porta in quella dimensione in cui riconosciamo (L’) ABBONDANZA DELL’AMORE שֶׁפַע אַהֲבָה (Shefa’ ahavàh 463) e percepiamo che LA LUCE DEL MONDO (è) BUONA PER OGNUNO אוֹר עוֹלָם טוֹב לְכָל אֶחָד (Or ‘olàm tov lechòl echàd 463) senza esclusi. Certo A CONDIZIONE בִּתְנַאִי(Bitnài 463) che noi impariamo a chiedere.
In questi tempi così complessi sento proprio l’esigenza di chiedere che possa arrivare la LIBERAZIONE CON MISERICORDIA NEI NOSTRI GIORNI גְאוּלָה בְּרַחֲמִים בְּיָמֵינוּ (Ghe’ulàh berachamìm beyamènu 463) e l’amore possa sostituire l’odio che giace nascosto nei nostri cuori.
«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי». Amèn!
שבת שלום לכולם!
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Berachàh
BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh)! Questa parola esprime anche il senso della PROVVIDENZA. Come la mistica ebraica racconta la sua prima lettera ב riuscì a convincere il Signore ad avere il privilegio di iniziare la תּוֹרָה (Toràh) perché avrebbe portato la BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh) nel mondo e avrebbe insegnato a procedere avanti senza possibilità di dirigersi indietro, come la sua configurazione grafica insegna. Essa ci sprona a renderci consapevolmente contenitori dell’energia divina. È pura interiorità, atta al moto di rinnovamento della ר. La כ aperta sempre al benvenuto, si accompagna al suono della lettera ה che risuona forte nel respiro della preghiera. Guardare la vita, gli altri e se stessi CON OCCHIO BELLO (BUONO) בְּעַיִן יָפָה (Be’ayìn yafàh) 227 è una vera בְּרָכָה (227) ed è Hashèm Stesso che ce la dona PERCHÈ DIO È CON NOI כִּי עִמָּנוּ אֵל (Chi ‘immanu El) 227.
Scritta esattamente, con le stesse lettere, troviamo la parola בְּרֵכָה (Berechàh) che oggi potremo tradurre PISCINA, un contenitore d’ACQUA מַיִם (Mayìm), simbolo di grande potere vitale. Torna in campo la possibilità di una domanda anzi doppia in questo essenziale palindromo: ? מִי ?מַ (מַה ). Chi? Che cosa?
La sua radice ב ר ך (Bet-resh-caf (qui finale)) ci ricorda la parola בֶּרֶךְ GINOCCHIO. Oltre a tutte le qualità che possiamo riconoscere alla benedizione possiamo aggiungerle anche quella della flessibilità. La benedizione diventa un monito per quando ci ritroviamo ad essere rigidi e lontani da essa.
Altra parola importante : בָּרוּך (Baruch) BENEDETTO, la prima di ogni BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh).
Abramo diventerà una BENEDIZIONE בְּרָכָה (Berachàh) per tutte le famiglie della terra nel capitolo 12 di בְּרֵאשִׁית(Bereshit-Genesi): nel verso 2 questa parola apparirà per la prima volta. Ed è questo il mio augurio per tutti noi: ! וֶהְיֶה בְרָכָה (Vehyèh verachà) DIVENTA UNA BENEDIZIONE!
שבוע טוב לכולם!
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Ta'anìt
DIGIUNO תַּעֲנִית (Ta'anìt)! Stasera inizierà il digiuno del 9 di Av. Il digiuno del 10 di Tevet che rammenta l’inizio dell’assedio di Gerusalemme, come il digiuno del 17 di Tammuz che commemora l’entrata nella città e il DIGIUNO più triste del 9 di Av non si traduce con la parola צוֹם (Tzom), legata al concetto di כַּפָּרָה (Capparàh) ESPIAZIONE, ma con la parola תַּעֲנִית (Ta'anìt) perché sono legati al grande אֵבֶל (ÈVEL) LUTTO per la distruzione del TEMPIO DI GERUSALEMME בֵּית הַמִּקְדָשׁ (Bet-Hammikdàsh), avvenuta proprio in quella data: prima per mano dei babilonesi e dopo dei romani e l’inizio del primo e secondo esilio.
La sua radice è ע־נ־ה (‘Àyin-Nun-He’) che introduce il tema del RISPONDERE, del ritorno e del pentimento. Alcuni la collegano alla radice ע נ י (‘ Àin-Nun-Yod) che amplifica il senso e il tema della sofferenza:
וִיעִינִיתֶם אֶת נַפְשׁוֹתֵיכֶם
(Vi’initèm et nafshotechèm)
«E AFFLIGGERETE LE VOSTRE ANIME».
Interessante rilevare che תַּעֲנִית (Ta'anìt) ha il valore energetico semantico 930 proprio uguale alla parola לְנַפְשׁוֹתֵיכֶם (Lenafshotechèm) PER LE VOSTRE ANIME.
La parola תַּעֲנִית (Ta'anìt) appare una sola volta nel תנ''ך (Tav (Toràh)-Nun (Neviìm) Profeti- Caf (Chetuvìm Agiografi) TaNàCh nel libro di Ezra 9, 5-6.
La lettera Tav ת apre e chiude la parola a mo' di richiamo e di segno profondo.
Rifletto sulla parola אֵבֶל (ÈVEL) LUTTO perché mi riporta ad una piccola parola molto usata ma forse non sempre compresa appieno, scritta esattamente con le stesse lettere אַבָל (Avàl) MA. Forse è proprio questa parola ad aprire un varco alla speranza della RICOSTRUZIONE בְּנִיָּה מֵחָדָשׁ (Beniyyàh mechadàsh ב נ ה) di un Luogo unico dove tutti i popoli potranno vivere in pace e riconoscere la regalità dell’Unico Dio.
Questo è il ruolo dei FIGLI בָּנִים (Banìm ב נ ה)!
!צום קל לכולם
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Sèchel
INTELLETTO שֵֹכֶל (Sèchel ch gutturale)! Anche MENTE. Secondo M.E. Artom anche sinonimo di COMPRENSIONE הֲבָנָה (Havanàh), di RAGIONE תְּבוּנָה (Tevunàh) e COMPRENSIONE (del) CUORE תְּפִיסַת לֵב (Tefisàt lev); INGEGNO. Questo termine veste appieno la sua radice ש כ ל (Sin-Caf-Làmed) che ovviamente si muove nel tema dell’intellettualizzazione tout court. La percezione di ABBONDANZA שֶׁפַע (Shèfa’) e piacere è in campo ma dobbiamo fare i conti anche con una radice con gli stessi radicali che col cambio del puntino sulla ש diventa שׁ כ ל (Shin-Caf-Làmed) e ci getta nella privazione e nella perdita. Un bell’esempio ce lo dona il verso 14 del capitolo 43 di Genesi.
וְאֵ֣ל שַׁדַּ֗י יִתֵּ֨ן לָכֶ֤ם רַחֲמִים֙ לִפְנֵ֣י הָאִ֔ישׁ וְשִׁלַּ֥ח לָכֶ֛ם אֶת־אֲחִיכֶ֥ם אַחֵ֖ר וְאֶת־בִּנְיָמִ֑ין וַאֲנִ֕י כַּאֲשֶׁ֥ר שָׁכֹ֖לְתִּי שָׁכָֽלְתִּי׃
(VeEl Shaddày Yittèn lachèm rachamìm lifnè haìsh veshillàch lachèm et achichèm achèr (ch gutt.) veèt-Binyamìn. Vaanì caashèr shachòltti shachàltti).
«E Dio Onnipotente, dia a voi misericordia davanti all’uomo (ispiri a quell’uomo (Giuseppe) pietà) affinché rimandi a voi vostro fratello (l’) altro e Beniamino; E io (quanto a me) fui privato (se devo rimanere privo di figli), fui privato (rimarrò).»
Interessante riflettere che scritta in altra maniera שֶׁכָּל
(Sheccòl) rimanda CHE (è) TUTTO come nei significanti di שֵֹכֶל (Sèchel).
Quanto è importante per noi possedere e sviluppare la nostra CAPACITÀ DI PENSARE שֵֹכֶל (Sèchel) e la nostra logica! Non sempre le nostre funzioni mentali vanno a braccetto con le nostre EMOZIONI רְגָשׁוֹת (Regashòt) per questo ci è richiesto molto sforzo per conoscerle e controllarle. I proverbi (13,15) insegnano che un buon INTELLETTO, INGEGNO שֵֹכֶל (Sèchel) dà GRAZIA חֵן (Chen suono gutt.).
La ש si esprime, espandendosi attraverso i suoi bracci con l’impeto del fuoco che trasforma ed elabora la potenza in atto per comprendere, analizzare e fare sintesi. La כ realizza con successo e la ל istruisce: porta fuori la consapevolezza interiorizzata.
Una parola importante deriva da ש כ ל:
הַשְֹכָּלָה (Hascalàh) ISTRUZIONE, CULTURA, EDUCAZIONE. Se si aggiunge l’articolo, si denomina così anche L’ILLUMINISMO הָהַשְׁכָּלָה (Hahascalàh).
Anche La famosa corrente di pensiero ebraico illuminista prese il nome di הַשְֹכָּלָה HASKALÀH. (Io uso la K solo per la ק ma in questo caso i più usano la k).
“Essa rappresentava uno sforzo da parte dei מַשְֹכִּילִים (Maskìlìm) INTELLETTUALI russi per <> le masse dell’ebraismo russo.” (S. Grayzel)
Daniele insegna:
וְהַ֨מַּשְׂכִּלִ֔ים יַזְהִ֖רוּ כְּזֹ֣הַר הָרָקִ֑יעַ וּמַצְדִּיקֵי֙ הָֽרַבִּ֔ים כַּכּוֹכָבִ֖ים לְעוֹלָ֥ם וָעֶֽד
(Vehammaschilìm yazhìru chezòhar harakì’a, umatzddikè harabbìm
cacochavìm le’olàm va’ed. Daniele 12,3)
«E i saggi rifulgeranno dello splendore del firmamento e coloro che avranno attratti molti alla giustizia saranno come stelle per sempre in eterno.»
D. Disegni elabora ulteriormente e spiega la parola מַשְֹכִּילִים (Maskìlìm):
«E i saggi = maestri degli altri nel bene, fedeli al Signore».
Anche la gematria di הַשְֹכָּלָה 360 equivale energeticamente all’espressione רוּחַ חָכְמָה וּבִינָה (Rùach chochmàh uvinàh) SPIRITO DI SAGGEZZA E DI INTELLIGENZA.
Di fatto il nostro INTELLETTO שֵֹכֶל (Sèchel) è per noi un faro nella notte.
Impariamo a considerare la sua luce per un uso corretto e al servizio del creato.
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Davàr
PAROLA דָבָר (Davàr)! Non è la parola אֲמִירָה (Amiràh) della Creazione (א מ ר) ma è quella parola che risuona nel DESERTO מִדְבָּר (Midbàr) anche in solitudine. דָבָר è anche COSA, AVVENIMENTO, CAUSA, INFORMAZIONE, ARGOMENTO e manifesta altri significanti nell’ambito dell’ espressione verbale ed esperienziale.
Ricordiamo il verso introduttivo alle 10 “PAROLE” דְבָרִים (Devarìm-plurale maschile di PAROLA דָבָר) in שְמוֹת (Esodo 20,1):
וַיְדַבֵּ֣ר אֱלֹקִים אֵ֛ת כָּל־הַדְּבָרִ֥ים הָאֵ֖לֶּה לֵאמֹֽר
(Vaydabbèr Elokìm et col haddevarìm haèlleh lemòr)
«E PARLÒ Dio tutte queste PAROLE, dicendo».
Non si parla di COMANDAMENTI, la cui radice è צ ו ה (Tzàdi-Vav-He’) dalla quale deriva מִצְוָה (Mitzvàh) PRECETTO ma di PAROLE, PURA COMUNICAZIONE che il Signore ha DONATO: HA PARLATO דִבֵּר (Dibbèr) direttamente alla coscienza dei presenti per divenire necessariamente MONITO e PAROLA SALVIFICA. PAROLA דָבָר (davàr) dall’ALTO che continua a NUTRIRE il nostro sè in ogni momento della nostra vita come riverbero lontano e attuale di quelle PAROLE דְבָרִים (Devarìm). “Vera rivoluzione interiore.”(R.Dry)!
La parola דָבָר può essere benefica e sacra come quella riservata solo al Sommo Sacerdote כֹּהֵן (Cohèn) nel דְבִיר (Devìr), il luogo più intimo del Santuario: il Kodèsh Hakkodashìm קֹדֶשׁ הַקֳּדָשִׁים (Sancta Sanctorum) ma anche la più temibile che può deflagrare come la PESTE דֶבֶר (Dèver). L’operosità e la capacità di addolcire dell’APE דְבוֹרָה (Devoràh) è necessaria ma è anche pericolosa. Debora, la profetessa che giudicò il popolo ebraico ne è un buon esempio.
L’espressione antica Abracadabra אַבְּרָאכַּדַבְּרָא dimostra la forza della parola nella credenza popolare: אברא (Abra) deriva dalla radice ברא (Creare) כַּ COME e דברא (dabra) (parlare) Come si parla si crea! Fa sorridere pensare che PAROLA דָבָר (davàr) abbia la stessa gematria 206 di קִסּוּם (Kissùm) MAGIA ma è importante ricordare che 206 è anche il valore energetico-semantico di עָצוּם (’Atzùm) POTENTE. Possiamo elaborare ד ב ר come una radice che ABITA דָר (Dar) la ב, la seconda lettera dell’alfabeto che accoglie l’energia dell’א e la mantiene integra, permettendo alla nostra interiorità di ricevere la luce divina ed esprimerla sotto forma di pura benedizione. È questa la “PAROLA” דָבָר che ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà del SERVIRE.
La prima radice ricordata א מ ר DIRE che è il dettame primario creativo di Dio della creazione, viene ad esprimersi alla presenza di “un altro” come insegna Hirsh; ד ב ר PARLARE può essere usato anche da soli.
Ricordiamo che l’ultimo libro della תּוֹרָה prende il nome di “PAROLE דְבָרִים “(Devarìm-Deutoronomio) ed anche la sua prima Parashàh viene denominata così. Il libro di Devarìm דְבָרִים è una vera e propria RIPETIZIONE מִשְׁנָה (Mishnàh) della Toràh.
Le ultime parole di Mosè al suo amato popolo, nel ripetergli gli insegnamenti ricevuti dal Signore, scandiscono tutto il libro e la fine della missione di Mosè. Ogni parola che proferiamo è importante, non lo sottovalutiamo ed è il nostro destino prendercene tutta la responsabilità. Essa ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà di servire. Buone parole a tutti noi.
!שבת שלום לכולם
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Yiràh
TIMORE יִרְאָה (Yiràh)!
La sua radice è י ר א (Yod-Resh-Àlef) e significa TEMERE ma anche relazionarsi con RISPETTO, CONSIDERAZIONE e TIMORE: traduzioni della parola יִרְאָה (Yiràh) oltre PAURA.
É noto che dobbiamo imparare ad amare e temere il Signore.
Proverbi 3,7 ci insegna :
יְרָ֥א אֶת־ה' וְס֣וּר מֵרָֽע
(Yerà et Hashèm vesùr merà’!)
<> Temere il Signore ci allontana dal male!
TIMORE יִרְאָה (Yiràh) e PRODEZZA, CORAGGIO e FORZA גְבוּרָה (Ghevuràh) hanno lo stesso valore semantico 216 e sono in consonanza con l’espressione di Esodo 18, 21 in cui si riconosce che gli uomini valorosi temono Dio.
Ricordiamo le parole di Giacobbe dopo il sogno della scala che esprimono tutto il suo coinvolgimento emotivo a contatto con un’esperienza spirituale straordinaria:
וַיִּירָא֙ וַיֹּאמַ֔ר מַה־נֹּורָ֖א הַמָּקֹ֣ום הַזֶּ֑ה
(Vayyirà vayyomàr :- Mah - norà hammakòm hazzèh)
<>
Frase che troviamo spesso nelle sinagoghe.
Cerchiamo dentro di noi la forza per suscitare il senso dell’incontro profondo.
Si richiede molta attenzione a non confonderla con la radice del VEDERE (Resh-Àlef-He’) ר א ה perché essendo verbi irregolari, molte volte perdono una radicale e possiamo trovare sul Testo solo רא . La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyyàh) 216 è anche lo stesso valore di וַיִּיקָץ (Vayyikàtz) E SI SVEGLIÒ. Un’espressione che svela un momento di vero risveglio e di nuova conquista spirituale: una maturazione improvvisa come accade ai frutti d’ESTATE קַיִץ (Kayìtz).
Così capitò a Giacobbe יַעֲקֹב e al Re Salomone שְלֹמֹה הַמֶּלֶךְ dopo il loro sogno.
La י , prima lettera del Tetragramma, apre la parola TIMORE יִרְאָה (Yiràh) e la proietta nella dimensione del metafisico. Offre un movimento verso l’Alto. È libera e pur essendo la più piccola, può rivelarsi nella sua maestosità e dare alla ר la possibilità di manifestarsi nella forza totalizzante della coscienza. La א ristabilisce ogni qual volta ve ne sia necessità, l’aspirazione equilibrante dell’unità e dell’incontro. Termina la parola, la frequente ה nella sua determinazione femminile. É commovente percepire la parola TIMORE יִרְאָה (Yiràh) al femminile.
Il TIMORE DI DIO 'יִרְאַת ה (Yiràt Hashèm) è una funzione spirituale e deve accompagnarsi anche con הָאַהֲבָה l’AMORE : le due colonne della vera fede. I salmi insegnano: 'רֵאשִׁית חָכְמָה יִרְאַת ה (Reshit chochmàh yiràt HaShèm 111,10) <>
“Timor di Dio non significa per l’ebreo: aver paura di Dio ma aver coscienza della sua inconcepibilità […] Solo attraverso il timore di Dio, l’uomo penetra talmente nell’amore di Dio da non poterne più essere cacciato” (Martin Buber cit. D. Lattes, Aspetti e problemi dell’ebraismo, p.59.)
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Shèfa’
ABBONDANZAשֶׁפַע (Shèfa’)! Legata alla luce אור (Or), ABBONDANZA שֶׁפַע (Shèfa’) è la definizione del flusso energetico che arriva dall’alto.
Per la mistica ebraica ש פ ע (Shin-Pe’-‘Àyin) è una delle radici più significative perché la volontà di Dio è quella di לְהַשְׁפִּיעַ (Lehashppì’a) DARE IN ABBONDANZA alle Sue creature che vengono stimolate alla volontà di RICEVERE לְקַבֵּל (Lekabbèl). קַבָּלָה (Kabbalàh) RICEVUTA è il desiderio di ricevere.
Oggi in genere לְהַשְׁפִּיעַ (Lehashppì’a) viene per lo più tradotto con INFLUENZARE nel senso di convincere, ma in effetti questo significante non dovrebbe essere usato per acquistare potere personale bensì per donare agli altri, imitando l’esercizio della volontà divina.
Questa parola è molto vicina a שֶׁבַע (Shèva’) che traduce il numero SETTE e a שָֹבֵעַ (Savè’a) SAZIO. שֶׁפַע ha lo stesso valore energetico-semantico 450 della parola תֶן (Ten) DAI.
Impariamo a ricevere dal Signore tutta l’abbondanza di questa nostra esistenza! Questo riconoscimento è il nostro primo diritto: quello di esistere nella volontà di Dio.
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Miklàt
RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt)! Al primo sguardo questa parola ci dona una chiara interpretazione: è un מַקֵּל טוֹב (Makkèl Tov) BASTONE BUONO. La ט in chiusura ci tranquillizza: è un bastone di SOSTEGNO תְּמִיחָה (Temichàh) non di aggressione. Nel centro di RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt) troviamo incastonato tra l’emozione della מ e il ruolo difensivo della ט il termine קַל (Kal) FACILE, LEGGERO. Una vera propensione all’aiuto עֶזְרָה (‘Ezràh) e all’ACCOGLIENZA קַבָּלַת פָּנִים (Kabalat panìm). Facilitare l’altro nel momento del bisogno.
In effetti è un LUOGO SICURO e ben DIFESO מָקוֹם בָּטוּחַ וּמוּגָן (Makòm batùach umugàn). Quando si sente la SIRENA אֲזְעָקָה (Az’akàh) si corre ai מִקְלָטִים (Miklatìm) RIFUGI. Questa idea è figlia della Toràh perché sono famose le CITTÀ RIFUGIO עַרֵי מִקְלָט (‘Arè miklàt) di cui parla la parashàh di מַסְעֵי (Mas’è) PARTENZE, TAPPE, VIAGGI.
וְהִקְרִיתֶם לָכֶם עָרִים עָרֵי מִקְלָט תִּהְיֶינָה לָכֶם וְנָס שָׁמָּה רֹצֵחַ מַכֵּה־נֶפֶשׁ בִּשְׁגָגָה׃
( Vehikritèm lachèm ‘arìm ‘arè miklàt tihyèna lachèm; venàs shàmmah rotzèach macchèh-nèfesh bishgagàh).
«E predisporrete per voi delle città, città rifugio saranno per voi; e fuggirà là un omicida colpente-vita per errore (involontariamente)».
Quanto senso di giustizia! Nessuna VENDETTA נְקָמָה (Nekamàh) o punizione. Nessuno spargimento di sangue entro le sei città rifugio per non contaminare la terra condivisa con l’Eterno.
La radice ק ל ט si esprime in altri ambiti e ci offre anche vocaboli importanti come קְלִיטָה (Kelitàh) RICEZIONE, ASSORBIMENTO e INTEGRAZIONE o RICEVITORE מַקְלֵט (Maklèt): ogni apparecchio di ricezione lo è. Anche il termine REGISTRAZIONE הַקְלָטָה (Haklatàh) deriva dalla stessa radice di RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt). Non c’è dubbio che essa dimostra la presenza della consonanza vibrazionale a tutti i livelli perché alla base c’è la manifestazione della rete relazionale cosmica e umana.
Un sinonimo importante di RIFUGIO מִקְלַט (Miklàt) è מַחָסֶה (Machasèh) e i Salmi ci invitano a riconoscere il grande rifugio che troviamo in Dio proprio con questa radice ח ס ה.
אֵלִי צוּרִי אֶחֱסֶה־בּוֹ
(Elì tzurì echesèh-bo).
«Mio Dio, mia Rocca, in cui mi riparo (mi rifugerò in Lui)».
È divertente trovare una corrispondenza gematrica di מִקְלַט 179 con מִסְעָדָה (Mis’adàh) RISTORANTE. Il rifugio dà il senso di sicurezza che rassicura ma anche nutre con pietanze piene di fiducia e rasserenamento. L’energia della LEGATURA עֲקֵדָה (‘Akedàh 179) entra di soppiatto e amplifica dentro di me la fede ma anche la consapevolezza che abbiamo delle limitazioni e a volte siamo costretti dagli eventi a doverci difendere e trovare protezione qui sulla terra.
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:
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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).
Neshamàh
ANIMA נְשָׁמָה (Neshamàh)! Il terzo livello dell’anima è נְשָׁמָה (Neshamàh), l’anima propriamente detta, l’ANIMA INTELLETTIVA: il soffio della vita insufflato nell’uomo.
Ogni mattina, fra le prime e più belle preghiere di ringraziamento, si rinnova in noi la consapevolezza che la nostra ANIMA נְשָׁמָה (Neshamàh) è PURA טְהוֹרָה (Tehoràh).
Come ci insegna Echà, il terzo libro delle Meghillòt ovvero Le lamentazioni (3,23):
חֲדָשִׁים֙ לַבְּקָרִ֔ים רַבָּ֖ה אֱמוּנָתֶֽךָ
(Chadashìm labbekarìm rabbàh emunatècha)
«(Siamo) nuovi ogni mattino, grande è la Tua Fedeltà (Fede)».
Una parola poetica נֶשֶׁם (Nèshem) che esprime ANIMA, si traduce anche RESPIRO נְשִׁימָה (Neshimàh) dalla radice נ ש ם (Nun-Shin-Mem) RESPIRARE לִנְשֹׁם (Linshòm). Come vedete, è evidente la vicinanza delle parole.
Anche se spesso non ci accorgiamo della presenza dell’anima, ciascuno di noi possiede quella sostanza spirituale che esprime la nostra essenza intima senza alcuna forma corporea.
La mistica ebraica si interessa dei livelli dell’anima.
Oltre נֶפֶשׁ (Nèfesh), רוּחַ (Rùach) e נְשָׁמָה (Neshamàh) vi sono altre due emanazioni più elevate della Luce di Dio: חַיָּה (Chayyàh) ח י ה che introduce il tema della VITA e יְחִידָה (Yechidàh) dalla radice legata all’ UNICITÀ di Dio י ח ד -א ח ד (אֶחָד UNO).
La נֶפֶשׁ (Nefesh), רוּחַ (Ruach) e נְשָׁמָה (Neshamà) di tutte le persone sono connesse e unite in una salda UNITÀ.
Il Signore illumina il cuore e la mente attraverso di esse.
È raro che qualcuno possa giungere alle altre due espressioni dell’anima più elevate.
Un incontro vero di anime produce in noi il contatto più autentico, reale e più soddisfacente della nostra vita.
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nèfesh
ANIMA נֶפֶשׁ (nèfesh)! Anche PERSONA.
Essa è il primo livello dell’ANIMA ed è legata al SANGUE דָם (Dam) come è scritto nella Toràh:
כִּי הַדָּם הוּא הַנָּפֶשׁ
(Chi Haddàm hu hannàfesh. Deuteronomio 12,23)
«Poiché il sangue è l’anima-(vita)».
Se elaboro la parola נֶפֶשׁ (Nèfesh) e prendo la lettera פ (Pe’-BOCCA) che rappresenta la parola e il silenzio e lascio unite la ש e la נ formo la parola (Nash) che in aramaico è sinonimo di אָדָם (Adàm) UOMO. Questa espressione dell’anima è la naturale espressione umana.
La radice נ פ ש (Nun-Pe’-Shin) si apre al tema del silenzio, della pacatezza e del riposo e nella forma verbale rafforzata prende il significato di “RIPOSARSI, TIRARE IL FIATO”.
Bella l’espressione usata per il Signore che aveva cessato la sua opera e si ERA RIPOSATO nel settimo giorno…
וַיִנָּפֵשׁ
(Vainnàfesh - Esodo 31,17).
Questa è la forma dell’anima vegetativa ed è sinonimo di VITA. In Genesi per parlare delle persone che Abramo e Sara avevano portato alla conoscenza del Dio Unico, si usa נֶפֶשׁ (Nèfesh) al singolare, essendo diventati tutti una sola anima, persona legata dallo stesso ideale (Genesi 12,5). Anche quando si ricordano le anime dei morti si fa riferimento a נֶפֶשׁ (Nèfesh).
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Satàn
AVVERSARIO שָֹטָן (Satàn)! NEMICO, anche se il termine più usato per questi vocaboli, senza dubbio è אוֹיֵב (Oyèv) ma non era semplice trovare una soluzione di traduzione della parola שָֹטָן (Satàn) perché in italiano risulta immediatamente in una forma che allontana dal contesto ebraico. Avrei potuto scegliere anche ACCUSATORE מְקַטְרֵג (Mekatrèg) o ancora שוֹנֵא (Sonè) COLUI CHE ODIA. Il שָֹטָן è l’Angelo che corrompe l’uomo e lo porta sulla “via della perdizione” e del peccato ma può essere considerato anche come lo יֶצֶר הָרָע (Yètzer harà’) L’ ISTINTO CATTIVO stesso. A questo proposito l’espressione kabalista סִטְרָא אַחְרָא (Sitrà achrà) ALTRO LATO NASCOSTO ci pone un grande quesito: stiamo parlando di dentro di noi o fuori di noi? Il verso straordinariamente chiaro di Isaia ci impone la conoscenza del fatto che il Signore ha creato il tutto e lo ha creato anche dentro di noi il tutto.
יוֹצֵר אוֹר וּבורֵא חֹשֶׁךְ עֹשֶׂה שָׁלוֹם וּבוֹרֵא רָע אֲנִי ה' עֹשֶׂה כָל־אֵלֶּה
(Yotzèr or uvorè choshèch ‘osèh shalòm uvorè ra’ Anì Hashèm ‘osèh col-èlle.)
«Colui che forma la luce e crea (il) buio, Colui che fa (la) pace e crea il male, Io il Signore faccio tutte queste (cose).»
Mantenerci integri nel nostro lavoro illuminante dell’esperienza del sé, ci permette di non perdere il contatto con la nostra vera natura esistenziale.
Nella Toràh la parola שָֹטָן (Satàn) appare per due volte , unicamente nella parashàh di Balàk e si manifesta con l’energia del deviare: OSTACOLO e come AVVERSARIO. L’Angelo di Hashèm appare all’ASINA אָתוֹן (Atòn) e apre l’episodio famoso che dona all’asina la parola.
La שֹ (Sin) apre ed è evidente che è in campo una vera lotta per il potere: si saprà contrastare la corruzione e superare il PECCATO חֵטא (Chet)? Come vediamo, ci sono punti luce e ombre nella stessa lettera: la ט lettera centrale presagisce un buono e lieto fine e non fa perdere d’animo ma l’abbiamo appena incontrata in una parola che tende all’errore. Anche la ש può condurci nella splendida radice di ש נ ה che esprime il cambiamento e la vera trasformazione ma può irrigidirsi, cambiando la ה in א diventa ש נ א ODIARE. La נ (Nun) infine può tradire la sua più grande qualità che è la lealtà e far cadere in trappola; in sua presenza la speranza può venire offuscata e l’anima messa a dura prova. L’energia semantico-energetica del שָֹטָן che ha il valore di 359 ci ricorda che è un’essenza dove NON C’E’ MISERICORDIA אֵין רַחֲמִים (En rachamìm 359).
L’ODIO שִֹנְאָה è un’altra personificazione della שִֹטְנָה (Sitnàh-ש ט ן) che è, MALDICENZA מַלְשִׁינוּת (Malshinùt), CALUNNIA עֲלִילָה (‘alilàh), הַאֲשָׁמָה (Haashamàh) ACCUSA, דִבְרֵי אֵיבָה (Divrè evàh) OSTILITÀ e מְרִיבָה (Merivàh) DISPUTA. Insomma tutti gli elementi per accendere gli istinti primordiali aggressivi e uscire per affrontare lotte o vere guerre. In campo è la divisione tout court! Il traguardo è sempre lo stesso: superare e trascendere gli opposti.
Pensare che רָע (Ra’) MALE è scritto in modo identico di רֵעַ (Rea’) COMPAGNO, PROSSIMO, AMICO insegna come la dualità va risolta.
Portare luce dove è ancora buio vuol dire superare il nostro (Shippùt) שִׁפּוּט GIUDIZIO interno che ci penalizza senza pietà e non ci permette di conoscerci profondamente. Esso è il nostro vero שָֹטָן (Satàn) BLOCCO esistenziale, pieno dei nostri demoni.
Interessante il commento di un mio lettore: «Il superamento del nostro pre-giudizio interiore, il “nostro SaTaN (ש ט ן ), sta nel “riordinarlo” nella sequenza NaTaSH (נ ט ש ) che ci permette di ABBANDONARlo.
“Il superamento del nostro pre-giudizio interiore, il “nostro” SaTaN (שטן), sta nel “riordinarlo” nella sequenza NaTaSh (נ ט ש) che ci permette di abbandonarlo».
Non facciamoci impaurire! La vittoria è sicura se sapremo rimanere presenti a noi stessi e sapremo affrontare l’arduo percorso della consapevolezza.
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Bat
FIGLIA בַּת (Bat)! La ב con tutta la potenza dell’energia ancora presente della א si accompagna a una ת colma di DESIDERIO תַּאֲוָה (Taavàh) di תּוֹרָה. La prima e l’ultima lettera della prima parola: בְּרֵאשִׁית (Bereshìt)!
בַּת אָשְׁרִי (Bat òshrì) FIGLIA DELLA MIA BENEDIZIONE, DELLA MIA FELICITÀ. Il femminile, espresso dalla ת è in campo! La ב in prima postazione che apre il testo sacro, ci offre un altro famoso commento e cioè che unita all’ultima lettera dell’ultima parola di Deuteronomio יִשְרָאֵל (Yisraèl) si forgia la parola לֵב (Lev) CUORE.
Il nome più usato con la nostra parola è BATIA בַּתְיָה (Batyàh) בת-י-ה FIGLIA DI HASHÈM. Troviamo nelle Cronache I anche il nome בִּתְיָה Bityàh, la figlia del faraone che adottò Mosè, posto da sua sorella a galleggiare sulle acque del Nilo e trovato mentre ella si bagnava con le ancelle. Una בַּת del destino del popolo ebraico.
Il plurale di בַּת (Bat) è בָּנוֹת (Banòt) e la sua forma costruttiva è בְּנוֹת- (Benòt). Quest’ultima versione la troviamo anche nel Tanàch per indicare esattamente il termine COSTRUIRE (ב נ ה ). Anche nel suo maschile בֵּן (Ben) FIGLIO è visibile questa radice della quale è la porta . È la naturale predisposizione dei figli e delle figlie di costruire il FUTURO עָתִיד (‘Atìd) anche per i PADRI אָבוֹת (Avòt). Mi trattengo ad elaborare la parola עָתִיד: עת יד (‘Et yad) TEMPO VICINO. Alla portata di MANO יָד (Yad).
C’è un episodio nella Parashàh di Pinchàs che narra la storia delle cinque FIGLIE DI TZELOFCHAD בְּנוֹת צְלָפְחָד (Benòt Tzelofchàd) e della loro impresa. Una rivoluzione tutta al femminile! Esse osano affrontare il giudizio di tutta l’adunanza d’Israele per perorare la loro causa: difendere il diritto alla terra ed eredità del padre morto senza figli maschi per ricordare il suo nome. Il Signore riconosce la loro richiesta giusta e decreta un nuovo sistema di regole relative all’eredità delle terre, includendo anche le figlie come legittime eredi, pur mantenendo la terra nell’ambito della stessa tribù. Antiche e vere suffragette.
כֵּן בְּנוֹת צְלָפְחָד דֹּבְרֹת
(Chen benòt Tzelofchàd dovròt)
«Si (è giusto quello che) le figlie di Tzelofchàd dicono (dicenti).»
Vorrei soffermarmi ad analizzare i nomi dei personaggi di questa storia così moderna.
צְלָפְחָד, scopriamo due significati: צֵל (Tzel) OMBRA e פַּחַד (Pàchad) PAURA. Sono evidenti segnali di cattiva coscienza ed errori propri anche se le figlie spiegano che non ha partecipato alla ribellione di Koràch. Ci sono autori che si riferiscono anche al nome di un fiore e pianta medica: צֶלֶף קוֹצָנִי (Tzèlef kotzanì) (Il ) CAPPERO.
מַחְלָה Machlàh . A prima lettura, potremmo riconoscere appieno מַחֲלָה (Machalàh) MALATTIA ma c’è un senso di moto che accomuna tutti e cinque i nomi e quindi si può volgere la ricerca verso la radice ח ו ל nella sua forma rafforzativa מְחוֹלֶלֶת (Mecholèlet) DANZANTE (Colei che danza).
נֹעָה No’àh. Qui il MOVIMENTO תְּנוּעָה (Tenuàh) è imperante! נ ו ע è la radice del MUOVERSI tout court.
חָגְלָה Choglàh. Con la radice ח ג ל torna il senso del movimento in circolo.
מִלְכָּה Milcàh – una REGINA מַלְכָּה (Malcàh) ma anche legata al CAMMINARE ה ל ך .
תִּרְצָה Tirtzàh – VORRÀ (Tirtzèh) תִרְצֶה . Il desiderio di realizzazione è manifesto in ogni sua azione.
È ormai palese che la malattia è uno stato di immobilità; e le cinque donne invece vengono considerate istruite e sagge nell’ armonia della ה che indica loro la strada per procedere insieme.
La parola בַּת ci ha donato l’emozione del vero senso dell’osare e di credere nella possibilità di cambiare gli avvenimenti. Questa è sempre stata una qualità del femminile forse perché porta nuova vita e le fa spazio.
שבת שלום לכולם!
H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
(Libro in favore dei bambini di Milev Layeled, si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/)
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