Istituto Culturale Ebraico Italiano 

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Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

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HORA ABOAV

Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.

Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).

Shemà

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ASCOLTA שְׁמַע!

ASCOLTA שְׁמַע! Una parola che risuona nell’animo di ogni ebreo fin dalla nascita. L’invito, precetto di un ascolto che vada oltre!

La porta di questa parola è ש ם che si traduce con NOME (Shem) שֵׁם ma anche con LA’ שָׁם (Sham)! LA’ dove l’ע diventa fonte e percezione visiva fino alle estreme conseguenze dell’esperienza. L’ascolto si apre a una comprensione arcaica e il suono diventa chiaro ed esprimibile: Il Signore Nostro Iddio è UNO.

UNO אֶחָד (ECHAD)! Una parola essenziale!

Uno è Dio e Uno siamo tutti noi.

1 אֶחָד (ECHAD): UNA PORTA PER IL FRATELLO: אח (ach) può significare sia fratello che focolare e (Dalet) ד è una porta. Questa parola (echad) אֶחָד ci invita alla fratellanza e alla collaborazione, unica forma di salute e sopravvivenza.

La preghiera di שְׁמַע יִשְֹרָאֵל (Shemà Israel-Ascolta Israel) ci fa testimoni di questa REALTA’!

La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyàh) della radice ש מ ע vale 410 come la parola קָדוֹשׁ (Kadosh) SACRO, SANTO.

Il re Salomone שְׁלֹמֹה aveva compreso appieno questa qualità perché ha chiesto un לֵב שוֹמֵעַ UN CUORE ASCOLTANTE (Lev shome’a). Un cuore che avesse la capacità di saper discernere ciò che è buono da ciò che ancora non lo è per poter giudicare in modo corretto.

Infine troviamo questa radice anche nel momento straordinario del patto col Signore alle falde del Monte Sinai.

FAREMO e ASCOLTEREMO נַעֲשֶֹה וְנִשְׁמַע (Na’asè venishmà)!

Rimaniamo in ascolto e aperti all’esperienza dell’Uno oltre l’illusione della separatività.

!שבוע טוב לכולם


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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. E’ in ristampa.

H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Yerushalàyim

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GERUSALEMME יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàyim)! Finalmente si festeggia יוֹם יְרוּשָׁלַיִם, il GIORNO di GERUSALEMME (Yom Yerushalàyim). GERUSALEMME יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàyim) la città dei TRE PELLEGRINAGGI, delle tre VOLTE in cui si saliva al Santuario !

Nel salmo 87 questa città viene considerata la madrepatria di tutti gli ebrei anche quelli sparsi nel mondo ma anche di tutti i gentili che riconoscono Il Signore.

Secondo Rashì è lì che hanno avuto origine gli antenati di tutti i popoli in quanto discendenti di Adamo che è stato creato con la terra del monte Moriàh.

Sull’origine del nome יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàim) vi sono diverse interpretazioni.

Nella Toràh (Pentateuco) troviamo sia il nome שָׁלֵם (Shalèm) riferito a Malkitzèdek, suo re, che (Irèh)ה' יִרְאֶה Hashèm PROVVEDERÀ, nome dato da Abramo dopo la legatura di Isacco יִצְחָק (Itzchàk). (Midrash (Commento) Yerushalàim).

C’è chi pensa che le prime tre lettere facciano invece riferimento alla radice semitica י ר ה (Yod-Resh-He’) col significante di י ס ד che fra i suoi significati ha anche quello di mettere le basi, le fondamenta e quindi Gerusalemme non è solo la Città della pace ma ne è anche il FONDAMENTO.

Un altro commento la traduce שָׁלוֹם יְרוּשַת (Yerushàt shalòm) RETAGGIO della PACE.

Un altro ancora porta l’interesse sulla parola שַׁלְוָה (Shalvàh) SERENITÀ, TRANQUILLITÀ INTERIORE e riconosce questa come origine piuttosto che PACE שָׁלוֹם.

Quello che secondo me tutti i commentatori vogliono insegnare è che in questo luogo ci si dovrebbe incontrare in PACE e in SERENITÀ.

I famosi versi 5 e 6 del Salmo 137 insegnano:

אִֽם־אֶשְׁכָּחֵ֥ךְ יְֽרוּשָׁלִָ֗ם תִּשְׁכַּ֥ח יְמִינִֽי

(Im eshcachèch Yerushalàm tishcàch yeminì)

«Se ti dimenticherò o Yerushalàyim, che la mia destra dimentichi (Si paralizzi la mia destra)».

«Si attacchi la mia lingua al palato se non ti ricorderò, se non innalzerò Yerushalàyim quale mia gioia più alta (massima)». 

!שבת שלום לכולם ויום ירושלים שמח 

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Pèrach

FIORE פֶּרַח (Pèrach)! La ח in questa parola viene aiutata da una פ silenziosa ma in piena espressione e trova il coraggio per liberarsi dalle zolle terrene. Un’esplosione con tutta la forza augurale della ר per לִפְרֹחַ (Lifròach) FIORIRE ALLA VITA לַחַיִּים (Lachayyìm)! Un brindisi della natura per tutti noi! צֶבַע (Tzèva’) COLORE, רֵחַ (Rèach) PROFUMO e una sorta di ENTUSIASMO הִתְלַהֲבוּת (Hitlahavùt) naturale al quale non possiamo non connetterci. ENERGIA allo stato puro come l’AMORE אַהֲבָה (Ahavàh)! La פְּרִיחָה (Perichàh) FIORITURA ricorda immediatamente l’immagine della MENORÁH מְנוֹרָה CANDELABRO efflorescente nella sua chiarezza cosciente sul Sinai che appare a Mosè con i suoi calici, bulbi e FIORI פְּרָחִים (Perachìm). Un processo inscritto nel tempo, a suo tempo: né prima né dopo! Non c’è FRUTTO פְּרִי (Perì) senza FIORE פֶּרַח (Pèrach)! La י sostituisce la ח quando diventa nutrimento vero. La forza immanente del divino è presente in ogni manifestazione della Natura טֶבַע (Tèva’). 

La radice פ ר ח è anche sinonimo di צ ל ח che esprime il tema del RIUSCIRE e di ע ו ף, legato al VOLARE. Le lettere di פ ר ח sono le stesse di ר ח ף che ci avvicina al volo e al movimento e di cui è anche un sinonimo. L’esempio più bello ce lo dona Bereshìt-Genesi 1, 2:

וְר֣וּחַ אֱלֹקִים מְרַחֶ֖פֶת עַל־פְּנֵ֥י הַמָּֽיִם  

 (Verùach Elokìm merachèfet ‘al penè hammàyim)

<< E lo Spirito di Dio aleggiante (aleggia) sulla superficie delle acque.>> 

(Traduzione preferita da molti traduttori: ‘aleggiava’ ma io preferisco rispettare il tempo raro della continuità e permanenza.) 

FIORIRE è come un ALEGGIARE! Il vocabolo FIORE פֶּרַח (Pèrach) appare nella emozionante esperienza della verga fiorita di Aharòn. Grazie תּוֹדָה! Solo questa parola può essere in campo alla vista di un prato fiorito o di un semplice bocciolo! Noi si è là, stessa materia. Vorrei ricordare un verso del poeta israeliano Y.Amichai:

<< מִן הַמָּקוֹם שֶׁבּוֹ אָנוּ צוֹדְקִים לֹא יִצְמְחוּ לְעוֹלָם פְּרָחִים בָּאָבִיב . >>

(Min hammakòm scebo anu tzodekìm lo itzmechù le’olàm perachìm (ch gutturale) baavìv)

<< Dal luogo ove noi vogliamo avere ragione, non germoglieranno mai fiori nella primavera. >> 

 Che una preghiera spontanea fiorisca nel nostro cuore! SEMPRE תָּמִיד (Tamìd)!

שבת שלום!

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Ìmma

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MAMMA אִמָּא (Ìmma)! Che parola!! Il suo valore gematrico 42 si articola in sinergia con i sentimenti naturali di ognuno di noi: 42 è lo stesso valore di הַיְחִידָה (Hayechidàh) L’UNICA! Anche לִבִּי (Libbì) IL MIO CUORE condivide la stessa stretta relazione. Quando rifletto sugli ebrei nel deserto, non posso fare a meno di pensare alla loro tenda אוֹהֵל (Óhel), protetta dall’Eterno che li ha custoditi durante tutto il viaggio ed è bello scoprire che MAMMA אִמָּא ha in comune con la tenda אוֹהֵל (Óhel) lo stesso peso energetico-semantico. Non sto parlando di una semplice persona ma di uno strumento divino di vita. MADRE אֵם (Em) è scritta come אִם (Im) SE. La madre è la condizione della vita! אִמָּא è il luogo che ci ha accolto con amore e ci ha permesso di vedere la luce. Quanto è difficile allontanarsi dalla madre per diventare “luogo” noi stessi!

Forse è una delle ragioni perché LUOGO מָקוֹם (Makòm) sia uno degli appellativi del Signore. MAMMA אִמָּא è una parola di origine aramaica, in effetti è הָאֵם “LA MADRE“: l’articolo che in aramaico è la א in fine parola dopo il nome, in ebraico è l’articolo determinativo הָ הֶ הַ , legato all’inizio del nome che vuole individuare e determinare. (L’articolo indeterminativo non si usa in ebraico.) Anche i nomi di altri componenti della famiglia seguono la stessa prassi: אַבָּא (Abba) BABBO, הָאַב IL PADRE; סַבָּא (Sabba) (הַסָּב hassàv) IL NONNO; סָבְתָּא (Savttà) ( הַסָּבָה hassavàh) LA NONNA.

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Yovèl

GIUBILEO יוֹבֵל (Yovèl)! י ב ל : entriamo nel tema del LASCIARE ANDARE, LIBERARE! יָבֵל (Yavèl) è il SUONO DI GIUBILO che viene suonato dallo יוֹבֵל (Yovèl) che si traduce anche שׁוֹפָר (Shofàr) CORNO (di ovino o caprino) e MONTONE. יוּבַל (Yuvhàl), figlio di Lemech, inventore degli strumenti musicali esprime questo suono liberatorio e curativo. יוֹבֵל (Yovèl) è un trasferimento di proprietà. Una formula antica di richiesta legale per una proclamazione pubblica, atta a convalidare il cambio dell’amministrazione della proprietà. שְׁנַת הַיּוֹבֵל (Shenàt Yovèl) L’ANNO del GIUBILEO è il cinquantesimo anno dopo un ciclo di sette anni sabbatici che viene celebrato nel giorno di כִּפּוּר (Chippùr) con il suono dello שׁוֹפָר . L’anno sabbatico viene chiamato שְׁנַת שְֹמִּטָה (Shenàt shemmitàh) ed è un anno di riposo e liberazione della terra e dei servitori che ricorre ogni sette anni. In questo periodo del conteggio dell’omer סְפִירַת הָעֹמֶר (Sefirat ha’òmer) torna questo moltiplicare sette per sette. È sempre interessante rilevare la capacità del numero שֶׁבַע (Shèv’a) di nutrire e preparare ad una sempre maggiore crescita e conquista coscienziale. Ricordo che שֶׁבַע condivide esattamente le sue lettere con la parola שָֹבֵעַ (Savè’a) SAZIO e la radice ש ב ע con PROMESSA שְׁבוּעָה (Shevu’àh) ed anche naturalmente SETTIMANA שָׁבוּעַ (Shavu’a). Le prescrizioni del Giubileo יוֹבֵל (Yovèl) ebraico si trovano nella parashà di בְּהַר (Behàr) SUL MONTE (Sinai). Esse deliberavano il riposo della terra, la liberazione degli schiavi e la loro emancipazione; la remissione dei debiti e la maggior parte delle proprietà tornava ai padroni iniziali. “Una concezione che ha in sé una carica di Utopia, ma di quelle utopie che preparano un futuro migliore.” (Rav Laras.) 

È importante ricordare La Parola del Signore in riferimento al verso 20 del capitolo 25 di וַיִקְרָא (Vaikrà - Levitico): “E (quando) se direte (Domanderete): - Cosa mangeremo nel settimo anno ché non semineremo e non raccoglieremo il nostro prodotto?” Nel verso 21 Hashem promette: 

וְצִוִּ֤יתִי אֶת־בִּרְכָתִי֙ לָכֶ֔ם בַּשָּׁנָ֖ה הַשִּׁשִּׁ֑ית וְעָשָׂת֙ אֶת־הַתְּבוּאָ֔ה לִשְׁל֖שׁ הַשָּׁנִֽים:

(Vetzivvìti et- birchatì lachèm (suono gutturale) bashshanàh hashshishìt; ve’asàt et hattevuàh lishlòsh hashshanìm:)

“Ed ho (comandato) predisposto LA MIA BENEDIZIONE per voi, nel sesto anno e (essa) farà (produrrà) il suo prodotto per tre anni.

Riflettiamo su quella promessa OGGI הַיּוֹם (Hayyòm), nei nostri giorni e ascoltiamo le parole dentro di noi che con grande fede, inneggiano alla vita e alla ripresa.

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'Anavàh

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UMILTÀ עֲנָוָה (‘Anavàh)! Qualità rara e difficile da mantenere salda e duratura. Forse è la qualità più ardua da affrontare per il nostro ego. La sua radice è ע נ ו (‘Àyin-Nun-Vav) e raffigura per intero la parola עָנָו (‘Ànav) UMILE, al femminile עֲנָוָה (‘Anavàh). Ecco l’unica volta che appare nella Torà e che si riferisce ad un uomo (Numeri 12,3):

וְהָאִ֥ישׁ מֹשֶׁ֖ה [עָנָו כ] (עָנָ֣יו ק) מְאֹ֑ד מִכֹּל֙ הָֽאָדָ֔ם אֲשֶׁ֖ר עַל־פְּנֵ֥י הָאֲדָמָֽה׃ ס

(In parentesi le diverse forme di scrittura כ (כ ת ב scrivere) di lettura ק (ק ר א leggere))

(vehaìsh Moshèh [‘Ànav scritto] (Anàv letto) meòd; miccol haadàm ashèr ‘al-pene’ haadamàh:

«E l’uomo Mosè (è) molto umile; (più) di ogni (altro) uomo che (vive) sulla faccia della terra». 

L’UMILTÀ עֲנָוָה (‘Anavàh) ci facilita il compito di raggiungere il timore di Dio come insegnano i Proverbi (22,4). Essa (131) ci conduce VERSO SU (L’ALTO) אֶל עַל (El ‘Al 131) ed è la rappresentazione interiore del CORAGGIO אֹמֶץ (Òmetz 131) perché accade, quando ci si annulla, nell’operare nel nome di Hashèm. Come asserisce Rav Kotzk, dove c’è l’ego non c’è Dio. (Da “In questo luogo c’era Dio e io non lo sapevo”.) Solo quando si comprende che non saremo mai migliori di un altro, non comprenderemo appieno il significato di עֲנָוָה.

L’עֲנָוָה indirizza il nostro interesse verso l’amore per l’altro.

La ע infatti, portata alle estreme conseguenze, diventa esperienza percettiva pura che si apre alle prospettive di speranza della נ. Essa è alle prese di un moto perpetuo. La ו mantiene il tutto in grande sinergia come fa nel Tetragramma e accoglie la ה in fine di parola che suggella la presenza della spiritualità e del divino.  

Con le stesse lettere della radice ע נ ו (‘Àyin-Nun-Vav) possiamo comporre un’altra radice, suo anagramma: נ ו ע che ci introduce nel tema del MOVIMENTO תְּנוּעָה (Tenu’àh).

Queste tre lettere ע נ ו nell’ordine dell’essere umile corrispondono anche nella forma combinatoria del sessantatreesimo nome di Dio pur trascendendo qualsiasi suo significante. Meditare su di esso, come insegna la mistica ebraica, sviluppa in noi il senso vero dell’apprezzamento: ci concede la consapevolezza di possedere veramente tutto e di riconoscere di esistere nella Luce.

Permettetemi di terminare con una riflessione che amo di Giacomo Leopardi: 

“È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco conto.” (Da “Pensieri”)

שלום לכולם!

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Muda’ùt

CONSAPEVOLEZZA מוּדָעוּת (Muda’ùt)! Nella ricerca di questa parola si incontra anche יְדִיעָה (Yedi’àh M. E. Artom) o תּוֹדָעָה (Todà’àh) COSCIENZA come sinonimo. יְדִיעָה פְּנִימִית :מוּדָעוּת (Yedi’àh penimìt) CONOSCENZA INTERIORE. Ciò che si rileva immediatamente che la radice in campo è sempre י ד ע (Yod-Dàlet-‘Àyin): la presenza della MANO יָד (Yad) dell’esperienza tout court dell’ע: SAPERE, CONOSCERE, PERCEPIRE, SENTIRE, DISTINGUERE, INTUIRE, FARE ATTENZIONE. Anche la conoscenza intima biblica viene espressa con questa energia. La CONSAPEVOLEZZA מוּדָעוּת (Muda’ùt) esprime in primis la nostra PRESENZA נוֹכְחוּת (Nochechùt ch suoni gutturali)! È evidente l’eco di quell’אָנֹכִי (Anochì ch gutt.) IO che ha aperto le dieci parole. Ricordo il commento di Hirsh (Esodo 20,2): 

אֲנִי אָנֹכִי שֶׁלְּךָ

 (Anì Anochì shellechà)

 «IO SONO IL TUO SÈ»!

Essere coscienti e consapevoli non solo della nostra persona ma di quel Sé essenziale che ci permette di conoscerci, diventa la reale fonte di conquista interiore e vera serenità. Ricordare di essere stati creati ad immagine di Dio e che la nostra natura intellettiva è simile a quella divina come ci ha insegnato Rambam, è il nostro compito esistenziale. Non a caso possiamo individuare che la gematria di מוּדָעוּת (Muda’ùt) 526 ci collega al capitolo 1,26 di Genesi כִּדְמוּתֵנוּ (Chidmutènu) lett. COME A SOMIGLIANZA DI NOI 526. 

וַיֹּ֣אמֶר אֱלֹקים נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם בְּצַלְמֵ֖נוּ כִּדְמוּתֵ֑נוּ

(Vayòmer Elokìm: Na’asèh adàm betzalmènu Chidmutènu.)

 «E disse Dio: - Facciamo (l’) uomo a Nostra immagine e simile a Noi».

Noi continuiamo ad abitare quel primo soffio insufflato e continuiamo grazie ad esso a vivere. Non dobbiamo mai dimenticare di essere una scintilla di Dio prima di tutto. (Genesi 2,7)

Interessante analizzare la parola מודעות, nella scrittura piena troviamo l’esortazione: דע מוות (Dà’ mavèt) CONOSCI (LA) MORTE. Un grande stimolo ad essere vivi e a vibrare con la vita.

La מ matrice, rappresenta il nostro inconscio plastico con la sua capacità naturale di rigenerarsi e rinnovarci; le due ו determinano la presenza delle numerose connessioni che ci rendono sempre collegati all’Uno e all’altro. La ו è il simbolo della discesa divina verso il basso e la terza lettera del Tetragramma. Essa ci introduce nella trascendenza. La ד delibera quella crescita che accompagna il risveglio che ci dona la ע. L’ultima lettera ת, sempre femminile in fine parola, si muove nell’intento di conquistare verità e vigilanza.

Elaboriamo infine il valore energetico – numerico di מוּדָעוּת (Muda’ùt) 526 nella piccola numerazione e troviamo laד 4 (526 – 5+2+6 = 13 – 1+3 = 4 ד). Molto stimolante scoprire che la qualità preminente di questa parola sia quella di essere una porta – apertura di trasformazione e di comunicazione. Essa è strumento di scoperta di sé nella conquista dell’autonomia, necessaria per lasciare il consueto e scoprire chi siamo nella presenza divina e nell’avere un לֵב פָּתוּחַ 526 (Lev patùach) CUORE APERTO. La nostra מוּדָעוּת è ciò che produce dentro di noi אוֹשֶׁר וְאַהֲבָה 526 (Òsher veahavàh) FELICITÀ e AMORE; בְּרָכָה וְהַצְלָחָה (Berachà vehatzlachàh) BENEDIZIONE e BUONA RIUSCITA. Buon lavoro di consapevolezza a tutti noi per fa sì che la nostra vita sia veramente nostra.

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Yedidùt

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AMICIZIA יְדִידוּת (Yedidùt)! AMICO si traduce יָדִיד (Yadìd) יָד + יָד (Yad +Yad) UNA MANO + UNA MANO. IL valore energetico-semantico di יָד è 14. Le due mani insieme valgono 28 come כֹּחַ (Còach) FORZA. La ד è la porta per l’azione creativa e metafisica della più piccola e intensa lettera: la י che è inclusa in tutte le altre.

Amicizia può essere tradotta anche con חֲבֵרוּת (Chaverùt) dalla radice (Chet-Bet-Resh) ח ב ר il cui tema è LEGARSI, UNIRSI, PARTECIPARE, COMPORRE, ADATTARSI. Così AMICO, COMPAGNO può tradursi anche חָבֵר (Chavèr). Anche il famoso רֵעַ (Re’à) è sinonimo di AMICO, PROSSIMO

                                'וְאָֽהַבְתָּ֥ לְרֵעֲךָ֖ כָּמוֹךָ אֲנִ֖י ה 

(Veahavtà lere’achà camòcha; Anì Hashem. Levitico 19,18). 

“E AMERAI (PER) IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO! IO SONO L’ETERNO” 

È molto interessante ricordare che רֵעַ (Re’à) PROSSIMO, AMICO si scrive con le stesse lettere di רַע (Ra’) MALE.

La radice che accompagna naturalmente tutte queste parole di AMICIZIA יְדִידוּת (Yedidùt) è נ ת ן DARE: un palindromo curioso.

Un segno, un sigillo, una traccia ת (Tav) che separa 2 (nun) נ ן . La prima נ può rappresentare il movimento generoso che passa da una entità all’altra; la seconda, la nun finale ן che rettifica e porta il senso essenziale di giustizia nel giuoco del dare e del ricevere. 

Rimane il dubbio: Chi riceve? Chi dona?

La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyàh) di AMICIZIA יְדִידוּת (Yedidùt) è 434 come l’espressione מַשִׁיחַ בֵּן דָוִיד (Mashìach ben Davìd). Questa parola nel suo significante più profondo avvicina senz’altro l’era messianica. 

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Meduràh

FALÒ מְדוּרָה (Meduràh)! Nel trentatreesimo (33) ל''ג giorno dell’'omer, ricorre un giorno di festa più conosciuto ormai come LAG BA’ÒMER. 

Un giorno di festa e vera GIOIA שִֹמְחָה (Simchàh)! Si usa accendere FALÒ מְדוּרוֹת ovunque e si potranno ammirare le loro lunghe lingue di fuoco che vibreranno all’unisono col cuore e col ricordo più intenso di esperienze passate! Si interrompe il lutto che per tradizione caratterizza questo periodo nel quale morirono una moltitudine di allievi di Rabbì Akiva.

La sua radice è ד ו ר la stessa di GENERAZIONE דוֹר (DOR) e EPOCA. In essa abita דָר (Dar) ABITA la ו. Una מְדוּרָה (Meduràh) risponde alla domanda della מ di come abitare דור (Ladùr) uno spazio spirituale ה attraverso l’energia centrale congiungente della ו. Essa vale 13 nella sua scrittura completa וָאו (Vav) che la unisce all’energia dell’UNO אֶחָד (Echàd) 13 e dell’AMORE אַהַבָה (Ahavàh) 13.

La מְדוּרָה MEDURÀH 255 esprime una rilevante connessione con l’espressione אוֹרִי אֶלְהַב (Orì elhàv) 255 LA MIA LUCE INFIAMMERÒ! Non sono forse le generazioni future che ravvivano il fuoco dei propri avi!? Torniamo a dare forza al nostro ENTUSIASMO הִתְלַהֲבוּת (Hitlahavùt) che con la sua FIAMMA לֶהָבָה (Lahavàh) ci eleverà su nel cielo libero da nuvole!

Secondo il midrash, fu in questo giorno che iniziò a cadere la מָן (Man) Manna! (Rav Y. Shurpin- quest’anno inizierà lunedì sera 4 maggio2026)

שבוע טוב!

ל''ג בעומר שמח!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

Per ordinarlo: https://kiryatsefer.it/prodotto/notte-dei-ricordi-la/

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. In ristampa.

H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

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Ahavàh

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AMORE אַהֲבָה (Ahavàh)! Una parola di grande potenza che vale 13 ed ha lo stesso valore semantico-energetico di אֶחָד (Echàd)1UNO. Insieme, queste due parole valgono 26, che è il valore gematrico del Tetragramma, il nome impronunciabile del Signore: il Nome che manifesta la faccia misericordiosa del divino.

AMORE אַהֲבָה (Ahavàh), secondo Samson RaphaelHirsh, deriva da una radice antica יהב (Yod- Hei- Bet) oggi usata in rare forme che significa OFFRIRE. La הָבָה (Hàvah) della famosa canzone “Hàvah Naghìla” (Orsù gioiamo) deriva anche essa da questa radice e prende il senso “dell’affrettarsi a dare, orsù”. La א (Àlef) non esprime suono ma risuona potente nel suo silenzio primordiale e all’inizio della parola funge da motore: così il significante dell’offrire si espande a dismisura.

Secondo la Mistica ebraica, l’amore è stata ed è la prima legge naturale universale che ha messo in moto e continua a movimentare le illimitate combinazioni delle lettere ebraiche, pure espressioni energetico creative d’informazione.

La struttura di questa parola è molto interessante: la א (Àlef) apre la parola; poi si hanno due ה (He’) anche esse mute ma aspirate come il suono del respiro nella loro espressione del divino. Esse fanno da cornice alla ב (Bet) che accoglie l’energia dell’ Àlef ed è segno indelebile della benedizione che accompagna אַהֲבָה (Ahavàh) (l’) AMORE.

Il valore 13 ricorda anche la parola בַּחַג (Bachàg) NELLA FESTA e 

l’azione יָבֹא (Iavò) VERRÀ. Non esiste vera festività ove la gioia non si accompagni all’amore. Un augurio che faccio a tutti noi è che tutto ciò che verrà, sia nel segno dell’UNO e dell’AMORE.


!שבוע טוב ושלום לכולם

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

(Libro in favore dei bambini di Milev Layeled, si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/) 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). In ristampa.

Sèfer 

LIBRO סֵפֶר (Sèfer)! Questa parola riveste appieno la sua radice ס פ ר (Sàmech-Pe’-Resh) che si muove nei diversi significati del numerare e del raccontare. Essa si esprime agevolmente nelle COSTRUZIONI בִּניָנִים (Binyanìm) verbali ma manca del “fattivo” e del suo passivo, aggiungendo nella forma riflessiva anche una nuova area di significato: לְהִסְתַּפֵּר (Lehisttappèr)TAGLIARSI I CAPELLI.

 M.E. Artom traduce LIBRO סֵפֶר (Sèfer) ma anche אִידָן (Idàn) che è il cuore dell’albero: lo strato interno che intercorre tra la corteccia e l’albero interno. Questa interiorità accende dentro di me l’immagine della fiamma nel cuore del roveto ardente che non si consumava e ospitava la SHECHINAH שְֹכִינָה PRESENZA DI DIO. Questo termine mi ricorda anche אֶדֶן (Édèn) BASAMENTO, FONDAMENTO, ZOCCOLO e per assonanza mi rammenta il giardino dell’עֵדֶן ‘ÉDEN, il giardino del PIACERE e della DELIZIA. Non è un caso che l’anagramma più vistoso di סֵפֶר sia פְּרָס (Peràs) PREMIO. La gematria di סֵפֶר è 340 e questo valore corrisponde alla parola שֵׁם (Shèm) NOME. Questo termine è stato esaminato molto perché include il ricordo di un’antica unità interiore, persa e rimasta come aspirazione eterna di poter superare la scissione che ancora alberga dentro di noi. Il fuoco ש e l’acqua מ riusciranno a conquistare una connivenza creativa? 

La prima volta che appare סֵפֶר nella Toràh è in Deuteronomio e la pronuncia Mosè per parlare dei doveri di un ipotetico re futuro.

וְהָיָ֣ה כְשִׁבְתּוֹ עַל כִּסֵּא מַמְלַכְתּוֹ וְכָתַב לוֹ אֶת־מִשְׁנֵה הַתּוֹרָה הַזֹּאת עַל־סֵפֶר מִלִּפְנֵי הַכֹּהֲנִים הַלְוִיִּם ׃

(Vehayàh cheshivttò ‘al chisè mamlachttò vechatàv lo et-mishnèh hattoràh hazòt ‘al-sèfer millifnè haccohanìm halleviyyìm.)

«E sarà (quando) s’insedierà sul trono del suo regno, scriverà per lui (dovrà scrivere) una seconda copia di questa Legge secondo il LIBRO (che è) davanti ai Sacerdoti e ai Leviti».

Il SEFER HATTORÀH סֵפֶר הַתּוֹרָה IL LIBRO DELLA TORÀ è il libro sacro e per eccellenza del popolo ebraico, il popolo considerato il popolo del Libro e così LIBeRO.

!שבת שלום לכולם

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Atzmaùt 

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INDIPENDENZA עַצְמָאוּת (‘Atzmaùt)! Anche AUTONOMIA! Il nostro primo diritto è quello di ESISTERE לְהִתקַיֵּם (Lehitkayyèm - ESISTENZA קִיּוּם (Kiyyùm)). Tutta la vita, cerchiamo di conquistare la vera comprensione della nostra ESSENZA עַצְמוּת (‘Atzmùt). Senza una completa conquista della nostra realtà mentale, spirituale e coscienziale non possiamo sentirci veramente allineati col nostro sé e con il divino. Un movimento verso l’Alto e con un gioco di parole verso l’Altro! Liberarci (לְהִשְׁתַּחרֵר – ש ח ר ר (radice di 4 radicali) שִׁחְרוּר (Shichrùr) liberazione) da tutte le forme di incesto mentale che limitano il flusso libero dell’energia cosmica nel nostro “ovoide” esistenziale, è il primo vero atto di INDIPENDENZA עַצְמָאוּת (‘Atzmàut)! La sua radice è ע צ ם la stessa di OSSO עֶצֶם (‘Etzem). La mistica ci insegna che l’OSSO עֶצֶם (‘Étzem) è una struttura essenziale per la nostra vitalità che è legata allo SPIRITO רוּחַ (Rùach- SPIRITUALITÀ רוּחָָנִִיּוּת (Ruchaniyyùt)). Si riconosce nell’autonomia uno spirito libero. La gematria riconosce anche alla parola INDIPENDENZA עַצְמָאוּת 607 caratteristiche della LUCE DELL’ANIMA אוֹר הַנְּשָׁמָה (Or hanneshamàh) 607. La ע apre questa parola con il pieno desiderio di svelare e velarsi. Attraverso la capacità di cambiamento profondo della צ, si rintraccia la forza della domanda della מ. La א irrompe in questa parola, estranea alla radice ma motore energico che con la sua forza unificante permette alla ו di esplicare il suo servizio di congiunzione tra il cielo e la terra. In fine di parola, la ת ci indica la strada finale di realizzazione e di libertà.

Percepire la Potenza עָצְמָה (‘Otzmàh) dentro di noi, ci dona la consapevolezza del silenzio interiore che realizza e fa arrenderci all’Assoluto. Facciamo esplodere questa realtà intima con la gioia più grande che possiamo donarci e donare. Riconosciamo che Israele simboleggia questa forza dentro di noi. Auguriamole un buon compleanno.

BUONA FESTA DI YOM ‘ATZMAUT! חַג יוֹם עַצְמָאוּת שָֹמֵחַ(Chag Yom ‘Atzmaùt Samèach)

Sul post: מסיבות יום עצמאות (Messibòt yom ‘atzmaùt) FESTEGGIAMENTI PER YOM HA’ATZMAUT.

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Ziccàron

MEMORIA זִִכָּרוֹן ( Ziccàron)! Anche RICORDO! La radice ז כ ר (Zàyin-Caf-Resh) RICORDARE è una delle radici più presenti infatti il suo valore energetico semantico 227 è lo stesso della parola בְּרָכָה BENEDIZIONE. La ז col suo valore 7 e la stessa pronuncia dell’organo genitale maschile זַיִן (Zain), è il simbolo dello spirito e del combattimento interiore che tende ad illuminare il tutto per mezzo della MENORÀH מְנוֹרָה e a santificare il ricordare lo SHABBAT שַׁבָּת (Shabbàt) . É viva la quarta Parola:

 זָכוֹר אֶת יוֹם הַשַּׁבָּת לְקַדְּשׁוֹ 

(Zachòr et yom hashabbàt lekaddeshò Esodo 20,8) 

«Ricorda il giorno dello Shabbàt per renderlo sacro».  

La כ accoglie il significante di nutrimento della ז (NUTRIRE לָזוּן Lazùn) e rafforza la sua capacità di essere ARMA per riuscire a benedire la ר . Essa, nella sua grande espressione di forza inaugurale è sapiente, nell’insegnarci ogni volta a rimetterci veramente in gioco. É essenziale nella lotta per una sopravvivenza cosciente e unificante. 

La MEMORIA הַזִִּכָּרוֹן (Hazziccaròn) ci permette di nascere di nuovo ogni istante! La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyyàh) di זִכָּרוֹן ִִּè 283 come la parola זְרוֹעַ (Zerò’a) BRACCIO simbolo di FORZA e POTENZA. Anagramma di PIENO e SEMINATO זָרוּעַ (Zarù’a). SEME si traduce זֶרַע (Zèra’). Questa è la forza del seme maschile: non solo materia genetica, ma una pronta informazione generazionale e universale che ci impone responsabilità continua.

La parola זָכָר (Zachàr) MASCHILE traduce anche RICORDÒ e la parola נְשִׁיָּה DIMENTICANZA (Neshiàh) è legata alle donneנָשִׁים (Nashìm)!

Oggi in Israele si celebra יוֹם הַזִּבָּרוּן (Yom Hazziccaròn) IL GIORNO DEL RICORDO in memoria di tutti coloro che sono caduti per la nascita dello Stato d’Israele e per la sua sopravvivenza. C’è stata una cerimonia col suono dello shofàr o della sirena dappertutto.

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Kehillàh

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COMUNITÀ קְהִלָּה (Kehillàh)! Questa parola ci porta ad approfondire il nome del libro dell’ECCLESIASTE קֹהֶלֶת (Kohèlet) perché deriva dalla radice ק ה ל (Kof- He’- Làmed) che significa CONVOCARE, RIUNIRE e alcuni interpreti lo associano alla funzione di Salomone che era solito לִקְהֹל (Likhòl) ASSEMBLARE il popolo. Se elaboriamo questa radice, troviamo la parola FACILE, LEGGERO קַל (Kal), accompagnata dalla 'ה che introduce lo spirituale. É molto più semplice, sintonizzarsi nella preghiera e nella lettura sacra insieme al קָהָל Pubblico (Kàhal) della propria COMUNITÀ קְהִלָּה (Kehillàh)!

Auguro ad ogni קְהִלָּה (Kehillàh) del mondo di aspirare ad una COMUNITÀ UNIVERSALE che convochi יִקְהַל (Yikhàl) ogni creatura nell’intento comune di riconoscere l’UNITÀ di Dio. 

Nel post: קהילה זה כח (Kehilàh (scrittura piena senza vocalizzazione)) ze còach) UNA COMUNITÀ È FORZA!

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Hodayàh

GRATITUDINE הוֹדָיָה (Hodayàh)! Una parola che ha diverse traduzioni. Ho scelto questa perché è un’espressione specifica per DIRE GRAZIE A DIO insieme a LODE e a ELOGIO. Mettiamo in risalto le ultime due lettere ה –י: sono le stesse che siamo abituati a leggere nella parola הַלְלוּיָהּ (Haleluyàhh) LODE al SIGNORE e che esprimono una delle manifestazioni del nome di Dio. La parola אֵשׁ (Esh) FUOCO è l’elemento fondante delle parole אִישׁ (Ish) UOMO e אִשָּׁה (Ishshàh) DONNA. Come potete notare ritroviamo le due lettere in rilievo: nell’uomo la י, descritta in questo caso dai mistici come ORIGINE, PADRE, MASCHILE e la ה, MADRE, FEMMINILE e CORPO. Nella sacra unione della coppia il fuoco arde nella celebrazione del divino. Ricordiamo che sono due delle lettere del Tetragramma. Il resto della parola GRATITUDINE הוֹדָיָה (Hodayàh) ovviamente ricorda תּוֹדָה (Todàh) GRAZIE! Il suo sinonimo più simile è הוֹדָאָה (Hodaàh) GRATITUDINE , RICONOSCENZA, riconoscimento delle proprie azioni. 

Altri sinonimi: אֲסִירוּת תּוֹדָה (Asirùt todàh), הַכָּרַת תּוֹדָה (Haccaràt Todàh). La GRATITUDINE הוֹדָיָה (Hodayàh) LEGA saldamente e obbliga il cuore all’attitudine eterna di RICONOSCERE e ricordare la generosità dell’Alto e dell’altro.

La sua gematria גִימַטְרִיָּה 30 corrisponde al nome יְהוּדָה Yehudàh che deriva dalla stessa radice di תּוֹדָה. Abbiamo già elaborato il nome del quarto figlio di Lea che diventa una porta ד per ogni EBREO יְהוּדִי (Yehudì) nell’energia del Tetragramma.

 Anche la lettera ל מ ד (Làmed) vale 30 ed è la radice per antonomasia dello STUDIO, dell’INSEGNAMENTO e dell’APPRENDIMENTO. 

È questo il momento in cui il tempo scompare e scompare il nostro ego! Momento magico dove apprendiamo direttamente dal nostro sé e dentro di noi può mantenersi integra una sola parola תּוֹדָה (Todàh) GRAZIE . Quando siamo pieni di GRATITUDINE הוֹדָיָה (Hodayàh) possiamo finalmente riconoscerci felici. STUDIAMO!

שבת שלום לכולם!

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Mayìm

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ACQUA מַיִם (ACQUE Mayìm)! L’acqua ricorda! È la memoria della LUCE אוֹר di Dio che si manifesta sul piano fisico, come insegnano i nostri mistici, e permette di conoscere, essendo un archivio fin dal primo giorno della creazione quando appare in Genesi 1,2:

        הַמָּֽיִם׃ וְר֣וּחַ אֱלֹקִים מְרַחֶ֖פֶת עַל־פְּנֵ֥י ……

 (…veRùach Elokìm merachèfet (ch gutturale) ‘al-penè hammàyim.)

“…E lo Spirito di Dio aleggia sulla faccia delle ACQUE. “ 

 Emoziona riconoscere il verbo al nostro “presente” che ci dona il tempo del verbo ebraico della continuità e della permanenza, ricordando il qui ed ORA, ADESSO: l’ עַתָּה(‘Attàh). Questa consapevolezza ci porta a considerare l’acqua come il luogo per eccellenza dove bagnarsi in Lui e trovare naturale dimora. Tutta l’Omeopatia si basa su questo principio mnemonico. L’acqua è vita: ci insegna e continua a guidarci anche se rimane la sostanza più misteriosa e incomprensibile. L’acqua purifica e ci mantiene sani. Se ne conosce tutta la potenza attraverso la descrizione della sua formula chimica H2 O ma qui arriva lo stop: 2 מם e 1 י. Il termine ACQUA מַיִם (Mayìm) in molte lingue antiche mantiene il suono arcaico “m” in principio della parola e nel proto sinaitico si esprime con il flusso dell’acqua come la emme corsiva in movimento. Lo conferma anche la gematria di מַיִם il cui valore è 90 come l'espressione una GRANDE MAMMA אִמָּא גְדוֹלָה (Imma ghedolàh). Non ho trovato la radice riconosciuta di מַיִם ma נ ו ר conferma la sua identità con la luce perché essa non si esprime solo nell’illuminare ma contempla anche l’energia continua e potente dell’acqua di un FIUME נָהָר (Nahar נ ו ר ). מַיִם 90 rammenta il valore numerico della צ (Tzàdi 90), la lettera della giustizia e è come la MANNA (Man 90)מַן , il pane miracoloso, caduto dal cielo. La Torà viene paragonata all’acqua proprio perché scende da un luogo alto verso uno basso per “irrigarlo” e benedirlo. Nel secondo giorno della creazione Dio separa le acque superiori dalle acque inferiori e questa dualità si mantiene nella forma plurale di questo termine e si riconosce anche nella parola שָׁמַיִם che ricorda che LÀ (c’è) ACQUA שָׁם מַיִם (Sham mayìm). Anche nella parola שֶׁמֶשׁ (Shèmesh) SOLE è presente l’energia dell’acqua מ tra due fuochi.

Altresì la kabbalàh differenzia il movimento delle acque: “Le acque femminili indicano gli atti d’amore spontanei che salgono dall’uomo a Dio; mentre le acque maschili indicano il flusso dell’influenza e della grazia divina da Dio all’uomo.” La parola מַיִם, due מ matrice-grembo, incorniciano la י, che rappresenta la creazione e il metafisico e ci permettono di leggere la domanda מִי (Mi?) CHI da ambedue i versi. La lettera della domanda per antonomasia, accompagnata dalla ה diventa מַה (Ma?) CHE COSA? L’energia arcaica del nostro inconscio è in campo con tutta la sua potenza espressiva.

 Rabbì Schneur Zalman di Liadi usa il verso di Proverbi 27:19 per “accendere la luce dell’amore”:

כַּ֭מַּיִם הַפָּנִ֣ים לַפָּנִ֑ים כֵּ֤ן לֵֽב־הָ֝אָדָ֗ם לָאָדָֽם׃

(Cammayìm happanìm lappanìm; chen lev-haadàm laadàm:)

“Come l’acqua (riflette) la faccia alla faccia, così il cuore dell’uomo all’uomo”. L’acqua è l’elemento che ci ha accuditi amabilmente fin dall’inizio ed è strumento di comprensione anche in queste parole che vogliono insegnarci a rendere generoso e tenero il nostro cuore nel riconoscere e amare l’altro.

Infine vorrei ricordare che tra i settantadue Nomi di Dio, il sessantunesimo ו מ ב è il Nome che rappresenta l’ACQUA e che “aiuta a ripristinare il suo stato originale divino e incorrotto”. (Y. Berg)

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Yonàh

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COLOMBA יוֹנָה (Yonàh)! La sua immagine bianco-candida con il ramoscello di ulivo זַיִת (Zayìt) nel becco che torna da Noè, è senz’altro scolpita dentro di noi come simbolo di PACE שָׁלוֹם e RITORNO ALLA VITA חַיִּים (Chayyìm). Colomba יוֹנָה (Yonàh) 71 vale come l’espressione כֹּחַ הַלֵּב (Còach hallèv) LA FORZA DEL CUORE che rivela FEDELTÀ נֶאֱמָנוּת (Neemanùt), inscritta nella sua missione. Le lettere del Tetragramma con questa energia femminile della נ si apre a prospettive di SPERANZA תִּקְוָה (Tikvàh). Una vera VISIONE חָזוֹן (Chazòn) 71! I mistici insegnano che la נ sia l’origine di tutte le anime. È anche noto che Colomba יוֹנָה (Yonàh) sia un vezzeggiativo per riferirsi all’affetto e all’amore verso una donna. Non si deve però dimenticare la sua ingenuità e la fragilità del suo volo che a volte deve affrontare correnti contrarie. Infatti in הוֹשֵעַ (Hoshè’a) 7,11 la metafora della Colomba יוֹנָה (Yonàh) viene usata per evidenziare la sprovvedutezza di Efraìm (Israele) che si fida dei nemici. Gli esperti ci dicono che la colomba “magica” che appare dal vuoto cilindro non sia in genere una colomba ma un תּוֹר (Tor) TORTORA, volatile della stessa famiglia degli יוֹנִיִּים (Ionyyìm) I columbidi. Non è definibile la sua radice. La Colomba יוֹנָה (Yonàh) si accomuna spesso a

 י נ ה dal significato di OPPRIMERE, INGANNARE, FUGGIRE : in Tzefaniàh 3,1 si parla di Gerusalemme come la “città (depressa) ingannatrice הָעִיר הַיּוֹנָה (Ha’ir hayonàh)“! י נ ה è vicina alla fuga di Giona יוֹנָה (Yonàh) il profeta, figlio di Amittài che nutrendo un amore assoluto per Israele, tentò di sottrarsi al comando divino. Il libro con il suo nome si legge nel sacro giorno di Chippùr perché fa riflettere sull’importanza e la necessità del PENTIMENTO תְּשׁוּבָה (Teshuvàh). Esso offre purezza e candore alla nostra anima come quella immagine iniziale della Colomba יוֹנָה (Yonàh) che ci addestra a rimanere fedeli al tempo del divino.

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Attàh

TU אַתָּה (Attàh)! Un canto ebraico che amavo insegnare ai bambini tanti anni fa affermava:

! אֲנִי וְאַתָּה נְשָׁנֶה אֶת הָעוֹלָם

(Anì veAttàh neshanèh et ha’olàm!)

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“Lo hanno detto già prima (di noi) ma non importa”, INSIEME בְּיַחַד (Beyàchad) ci riusciremo! È bello scoprire dopo anni di studio che la parola TU אַתָּה (Attàh) abbia lo stesso valore numerico 406 dell’espressione (Ci) SARÀ LA PACE! יִהיֶה שָׁלוֹם (Yihyèh Shalòm).

La prima א e ultima lettera ת insieme sigillate dalla ה.

Il primo impulso vitale trova la realizzazione attraverso la presa di coscienza divina: ‘אֶת ה (Et Hashèm) CON HASHEM! O espressione portata all'estrema conseguenza che parli di Hashèm Stesso (אֶת come funzione del complemento oggetto).

È la seconda parola delle benedizioni in genere:… בָּרוּךְ אַתָּה (Barùch Attàh) BENEDETTO TU….. Ma è anche la più bella espressione di accoglienza: BENEDETTO TU (sia)!

TU אַתָּה (Attàh), lo troviamo nella Toràh anche con diversa punteggiatura: אָתָּה . La prima volta che Dio si rivolge direttamente ad Adamo è questa versione che viene usata (Genesi 3,11):

….? וַיֹּ֕אמֶר מִ֚י הִגִּ֣יד לְךָ֔ כִּ֥י עֵירֹ֖ם אָ֑תָּה

(Vayyòmer mi higghìd lechà chi ‘eròm àttah?….)

<> (Chi ti ha detto che è una vergogna se sei nudo).

In aramaico queste lettere א ת ה esprimono il movimento del VENIRE.

TU al femminile אַתְּ (At) ci indica la prima volta che il dialogo verticale fra Dio e l’uomo, diventa orizzontale:

: כִּ֛י אִשָּׁ֥ה יְפַת־מַרְאֶ֖ה אָֽתְּ ….

  (….Chi Ishshàh yefàt marèh AT)

<<….Chè sei una donna di bell’aspetto TU!>>

 È Abramo che parla con Sara in Egitto (Genesi 12,11).

TU אַתְּ (At) ha un valore energetico-semantico di 401 che equivale all’espressione אִשָּׁה יָפָה (Yshshàh yafàh) BELLA DONNA. È auspicabile pensare che ogni volta che ci si riferisce a un TU femminile si veda solo BELLEZZA יֹפִי (Yofi).

שבת שלום לכולם!

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Sèder

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ORDINE סֵדֶר (Sèder)! Parola che ricalca appieno la sua radice ס ד ר , ci immette in un sistema ORDINATO מְסֻדָּר (Mesuddàr) sia da un punto di vista cronologico, posizionale che esistenziale. Non dimentichiamo l’ORDINE del PRINCIPIO סֵדֶר ברֵאשִׁית (Sèder Bereshìt) con il quale il Signore ha creato in piena libertà, imponendo leggi naturali benevole per l’universo! Non mi meraviglio che il termine “cosmos” in greco si traduca ORDINE. Il riflessivo di ס ד ר è לְהִסְתַּדֵּר (Lehisttadder) e significa TROVARE IL PROPRIO POSTO, sistemarsi. Questo compito esperienziale è una funzione evolutiva di primaria importanza perché ci indica la strada per la realizzazione nostra e degli altri che ci accompagnano. ORDINE סֵדֶר (Seder) è un elemento sintropico che può aiutare l’universo intero al di sopra di ogni giudizio come atto d’AMORE אַהֲבָה (Ahavàh). L’ espressione (beseder) בְּסֵדֶר (È) in ordine, VA BENE riconosce e supporta. Quando siamo “in ordine” ci sentiamo bene. L’ORDINE סֵדֶר (Sèder) è un sostegno. Non poteva mancare la ס appoggio. Posso leggere infatti: סדר: דָר ס (Dar sàmech) ABITA SÀMECH. Il famoso Rabbì ‘Akivà (עֲקִיבָא) ci insegna che dobbiamo leggere questa lettera סוֹמֵךְ מַךְ (Somèch Mach) come colui che sostiene il bisognoso. In tutto il mondo si può usare lo stesso libro di preghiere che viene chiamato סִדּוּר תְּפִלָּה Siddur Tefillàh perché segue per lo più lo stesso סֵדֶר ordine. 

Il ” סֵדֶר “ (Sèder) più conosciuto è la cena che commemora la prima sera di פֶּסַח Pèsach (Pasqua) che sta avvicinandosi alla fine. (Si usa celebrare il Seder in DIASPORA גוֹלָה (Golàh) , גָלוּת (Galùt) anche la seconda sera e da stasera vivremo gli ultimi due giorni di Mo'èd. In Israele invece terminerà domani sera). Vorrei ricordare anche i סְדָרִים (Sedarìm) (ORDINI) di Rosh-hashanàh e quello di Tu-Bishvat. 

Facciamo attenzione alla differenza fra ס ד ר ORDINARE, SISTEMARE o METTERE A POSTO e צ ו ה ORDINARE nell’accezione di COMANDARE!!

חג פסח שמח! 

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Avìv 

PRIMAVERA אָבִיב (Avìv) ! L’epoca della fioritura e della fanciullezza. ILVENTO DI PRIMAVERA אֲבִיביּוּת (Aviviùt) ci incoraggia a vestirci del NUOVO חָדָשׁ ( ח ד שChadàsh ) per distaccarci dal vecchio יָשָׁן (Yashàn). È il tempo naturale del RINNOVAMENTO הִתְחַדְּשׁוּת (Hitchaddeshùt) nella vibrazione stessa della vita che si rinnova intorno a noi. I nostri giorni di PRIMAVERA אָבִיב (Avìv) ci impongono cambiamenti radicali sia nelle nostre abitudini che nella conduzione della nostra quotidianità. In breve, tutto ci spinge a reinventarci. La sua radice è א ב ב (Àlef-Bet-Bet).

Ecco אָבִיב: אָב בִּי (Av bì) UN PADRE IN ME! Una forza creativa che da seme diventa germoglio e trasforma la tristezza in gioia. La primavera è come un padre buono che ci aiuta a superare le paure e gli attaccamenti che limitano la nostra crescita. Ricordiamo che אָב come insegnano i mistici, fu la prima combinazione vibratoria delle lettere א ב dopo l’esplosione della “Luce Infinita”. Il desiderio di quelle 22 scintille di ricongiungersi all’UNITÀ ORIGINARIA, produsse la legge dell’AMORE אֲהַבָה (Ahavàh) che guidava questa naturale attrazione fra di loro. Se leggo אָב al contrario, trovo בָּא (Bà) VENIENTE, ARRIVANTE. Il primo movimento! L’energia unificante della א viene accolta dal ventre della ב, dimora ampia che sa mantenere integra la sua potenza. La י anch’essa 1 nella piccola numerazione come la א porta il tutto nella realtà fisica e viene benedetta dall’ultima ב. L’arrivo della primavera è collegata alla festa di Pesach, la festa della libertà. Dal suo secondo giorno contiamo l’עֹמֶר (‘Òmer), una misura d’orzo, per sette settimane fino alla festa di Shavuot: סְפִירַת הָעֹמֶר (Sefiràt ha’òmer - ס פ ר CONTARE). Di sera benediciamo il CONTEGGIO סְפִירָה(Sefiràh) del giorno e della settimana in cui ci troviamo. L’attesa della promulgazione della Toràh riempie i nostri cuori e ci ordina di RINNOVARE לְחַדֵּשׁ (Lechaddèsh). Da notare l’assonanza con la radice della sacralità e della santificazione ק ד שe l’invito a לְקַדֵּש (Lekaddèsh) SANTIFICARE in noi il patto divino. Tutti noi dovremmo riscoprire la missione che abbiamo nei confronti della vita come ci hanno insegnato i nostri Maestri. Voglio riportare alla nostra attenzione un verso di Bereshit-Genesi che ci chiede di essere RESPONSABILI del nostro mondo con una NUOVA consapevolezza, insegnataci fin dall’inizio…. 

: וּלְשָׁמְרָֽהּ וַיִּקַּ֛ח ה' אֱלֹקִים אֶת־הָֽאָדָ֑ם וַיַּנִּחֵ֣הוּ בְגַן־עֵ֔דֶן לְעָבְדָ֖הּ

(Vayykkàch Hashèm Elokìm et Adàm; Vayyannichèhu vegàn- ‘Éden le’ovdàhh uleshomràhh)

 «E prese il Signore Iddio l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden perché lo lavorasse e lo CUSTODISSE, (PROTEGGESSE)».

חֲזַק וֶאֱמַץ ! (Chazak Veemàtz) “(Sii) forte e coraggioso (valoroso)”! (Giosuè 1, 9).

שבוע טוב לכולם!

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