Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma
Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma
HORA ABOAV
Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.
Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).
Gheullàh
REDENZIONE גְּאֻלָּה (Gheullàh)! Anche LIBERAZIONE. Questa parola si muove nel significante della SALVEZZA e per questo Artom traduce גְּאֻלָּה (Gheullàh) anche יְשׁוּעָה (Yeshu’àh). Le parole di Mosè al popolo in Esodo 14,13 confermano attraverso la traduzione di Kushner LIBERAZIONE.
אַל־תִּירָאוּ הִתְיַצְבוּ וּרְאוּ אֶת־יְשׁוּעַת ה' אֲשֶׁר־יַעֲשֶׂה לָכֶם הַיּוֹם
(Al-tiraù hiteyatzvù ureù et-Yeshuàt Hashèm ashèr ya’assèh lachèm (s.gutt.) hayyòm.)
«Non temete! Fermatevi e vedrete la liberazione di Hashèm che farà per voi oggi».
Nel Tanàch si usa poco questo vocabolo che si arricchisce di un altro significato: RISCATTO. Ne è un esempio il capitolo 25 del Levitico, legato al Giubileo che ricorda che le terre appartengono al Signore. Solo ai Leviti è concesso un diritto di גְּאֻלַּ֥ת עוֹלָ֖ם (Gheulàt ‘olàm) RISCATTO ETERNO.
Molte volte studiamo questo costrutto spirituale, accompagnato dall’espressione-sinonimo בִּיאַת הַמַּשִׁיחַ (Biàt hammashìach) La VENUTA DEL MESSIA. Cosa si può fare per redimerci e affrettare la sua venuta? Il popolo d’Israele si è redento ed è stato liberato dall’Egitto e dagli esili dal braccio teso di Hashèm. Come poter afferrarLo senza il timore di perderci e cadere? Solo la speranza di rimanere saldi nell’Amore e nella Volontà divina è la soluzione. Riflettevo sulla diversità delle parole ESILIO גולה (Golàh) e REDENZIONE גאולה (Gheulàh) senza vocali: c’è solo una א che le distingue. La conquista dell’UNITÀ אַחְדוּת (Achdùt) interiore oltre ogni tipo di scissione pericolosa è ciò che libera, redime e salva. La א è la forza che risolve gli opposti e crea la stabilità. La gematria di גאולה ha il valore numerico di 45 come לֵב אֶחָד (Lev echàd) UN CUORE UNO e come UOMO אָדָם (Adàm). Anche nelle parole בֹּר (Bor) e בְּאֵר (Beèr) ambedue POZZO troviamo la stessa differenza. La א ci dona subito l’immagine di un pozzo pieno d’acqua viva mentre la sua assenza ci getta in manifestazioni di morte e prigionia. Anche la בִרְכַּת גְּאֻלָּה (Bircàt gheullàh) BENEDIZIONE DI LIBERAZIONE che si recita dopo lo Shemà’ e prima della ‘Amidàh, si basa sulla piena fede nel Signore.
La parola גְּאֻלָּה inizia con la ג, la lettera dell’espansione espressiva umana che porta fuori dall’inusuale e dà forza e termina con לה che posso interpretare 'לה (Le Hashèm) PER, VERSO HASHÉM nonché avere presente che ogni mio atto è dedito a conquistare la dimensione trascendentale che illumina e che dà quel senso di allineamento che fa sentire vivi e nell’abbondanza. La sua radice ג א ל è un verbo שְׁלֵמִים (Shelemìm) COMPLETI nel senso che possiamo ritrovare presenti in ogni parola derivata i tre radicali. Che una preghiera di gratitudine si elevi verso il nostro גוֹאֵל (Goèl) LIBERATORE, SALVATORE e REDENTORE.
I Chasidìm di Breslav insegnano che הָאַהֲבָה הִיא הַגְּאֻלָּה (Haahavàh hi hagheullàh) L’AMORE è LA REDENZIONE, LA SALVEZZA, LA LIBERAZIONE.
שבת שלום לכולם!
H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. Si trova su Amazon e Kiryat Sefer
H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. In ristampa.
H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).
Chavatzèlet
GIGLIO חֲבַצֶּלֶת (Chavatzèlet)! Anche lo Shiloni traduce così ma si fa un po’ di confusione con questo vocabolo che M. E. Artom traduce שׁוֹשַנָּה (Shoshannàh) che in genere intende ROSA.
אֲנִי חֲבַצֶּלֶת הַשָּׁרוֹן שֹֽׁושַׁנַּת הָעֲמָקִֽים
(Anì chavatzèlet Hasharòn shoshannàt ha’amakìm)
«Io (sono) il giglio dello Sharòn, la rosa delle valli».
L’autore di questo primo verso del secondo capitolo del Cantico dei cantici sembra superare questa dicotomia: il giglio viene definito una rosa della VALLE עֵמֶק (‘Émek); infatti «lo Sharòn è la grande pianura, ricca di vegetazione che si estende lungo la costa del Mediterraneo, a sud del Carmelo, sino a Giaffa» (A. Luzzatto) e la חֲבַצֶּלֶת (Chavatzèlet) viene anche chiamata ROSA DELLO SHARÒN הַשָּׁרוֹן חֲבַצֶּלֶת (Chavatzèlet haSharòn).
Troviamo questa espressione nella preghiera che si recita prima della lettura dei Salmi:
וְעַל יְדֵי אֲמִִירַת תְּהִִלִּים תִּתְעוֹרֵר חֲבַצֶלֶת הַשָּׁרוֹן
(Ve’al yedè amiràt Tehillìm tit’orèr chavatzèlet haSharòn.)
«E attraverso la recitazione dei Salmi fai sorgere la rosa dello Sharòn»
(Trad. Rav S. Bekhor).
Se leggiamo il verso seguente del Cantico torna l’idea della rosa tra le spine e subito si accende dentro di noi l’immagine familiare della ROSA שׁוֹשַנָּה (Shoshannàh) che denominiamo anche וֶרֶד (Vèred).
Nel Tanàch (Bibbia) troviamo solo un’altra citazione in Isaia 35,1 che non lascia dubbi nel tradurre giglio.
וְתָגֵל עֲרָבָה וְתִפְרַח כַּחֲבַצָּלֶת
(Vetagèl ‘aravàh vetifràch cachavatzàlet)
«E gioirà la pianura e fiorirà come un giglio»!
Questo FIORE פֶּרַח (Pèrach) è della famiglia dei narcisi e si trova anche nel deserto. La חֲבַצֶּלֶת per lo più è BIANCA לְבָָנָה(Levanàh) e ci dona purezza ma è anche סְגֻלָּה (Segullàh) VIOLA, וְרֻדָּה (Veruddàh) ROSA e צְהֻבָּה (Tzehubbàh) GIALLA.
Il nome חֲבַצֶּלֶת era molto usato in Israele tanti anni fa ed era noto che influiva sul senso di giustizia e onestà in un assetto esistenziale solido anche se si diceva che le persone chiamate così avevano un grande bisogno di visibilità.
Se elaboriamo questo nome infatti, riconosciamo subito la centralità della צ, la lettera della giustizia e dell’umiltà tra l’energia di תֵּל (Tel) MONTICELLO, COLLE in fondo e il senso INTERNO tra il seno di חֹב (Chov) che apre la parola.
Ogni parola apre un mondo di riflessioni e anche חֲבַצֶּלֶת è piena di significanti col suo valore 530 ma scelgo una promessa che è proprio in sintonia con le mie riflessioni: אַצְמִִיחַ לְדָוִִד צֶמַח צְדָקָה (Atzmìach leDavìd tzèmach tzedakàh) FARÒ GERMOGLIARE PER DAVID UNA PIANTA DI GIUSTIZIA (530). Che tutti noi possiamo godere dei grandi doni della vita per sempre.
שלום לכולם!
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Menoràh
CANDELABRO מְנוֹרָה (Menoràh)! Il CANDELABRO d’oro dai sette bracci ci porta subito al tempo dell’edificazione del Santuario nel deserto. Una massa plastica di un solo pezzo senza assemblaggi aggiuntivi nella coerente Unità dell’energia divina.
Può significare la creazione del mondo con lo שַׁבָּת (Shabbat-Sabato) simboleggiato dal fusto mediano ma non solo.
Hirsh percepisce la struttura della מְנוֹרָה (Menoràh) come quella di un albero che fiorisce dalla radice verso l’alto e la cui efflorescenza porta la luce e la chiarezza del soffio divino. I termini che vengono usati sono infatti quelli naturali della fioritura: calici, bulbi e corolle.
Questo simbolismo ci insegna che lo spirito רוּחַ (Rùach) del Signore al centro, fiorirà in “spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore”. Si procede a descrivere le qualità dello spirito dai 2 bracci esterni e sempre due a due verso il centro, riferendosi alle parole di Isaia 11,2.
La מְנוֹרָה accesa è simbolo di fecondazione. Forse non tutti sanno che spetta ai Cohanim כֹּהֲנִים i Sacerdoti preparare le LAMPADE נֵרוֹת (Nerot) ma è IL POPOLO che deve accenderle. נֵר (Ner) al singolare si traduce anche con CANDELA, LUME.
La radice di מנורה e נר è נ ו ר (Nun-Vav-Resh (Nur)) che in aramaico si traduce FUOCO אֵשׁ (Esh) ed ha lo stesso valore semantico di מְנוֹרָה.
Questa radice non si esprime solo nell’illuminare ma contempla anche l’energia continua e potente dell’acqua di un FIUME נָהָר (Nahàr נ ו ר). I due movimenti ricordano l’eterna presenza di Dio che ci accompagna senza sosta.
שבוע טוב לכולם!
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Nèsher
AQUILA נֶשֶׁר (Nèsher)! Il plurale è נְשָׁרִ֔ים (Nesharìm).
“E vi sollevai sulle ali delle AQUILE e vi portai (feci venire) a Me”.
וָֽאֶשָּׂ֤א אֶתְכֶם֙ עַל־כַּנְפֵ֣י נְשָׁרִ֔ים וָֽאָבִ֥א אֶתְכֶ֖ם אֵלָֽי
(Vaessà etchèm ‘al-canfè nesharìm vaavì etchèm (ch gutturale) Elay. (Esodo 19,4)).
L’AQUILA נֶשֶׁר (Nèsher) 550 è in stretta correlazione con l’espressione כַּנְפֵי הַשְּכִינָה (550) LE ALI DELLA SHECHINÀH (PRESENZA DIVINA).
L’AQUILA נֶשֶׁר (Nèsher) è come un MINISTRO, INVIATO (Sar)שָֹר della נ , lettera dell’ANIMA e della FEDELTÀ. Anche una candela נֵר che dona la sua luce, espandendo ovunque il potere della ש 300: lo SPIRITO di DIO רוּחַ אֱלֹקִים (Rùach Elokìm) 300. Posso aggiungere che שָֹר ha le stesse lettere di שָׁר (Shar) colui che CANTA (cantante). Nelle sue altezze l’AQUILA נֶשֶׁר (Nèsher), rappresenta la regalità della solitudine ed anche la leggerezza di chi conosce le leggi del volo.
Nelle Massime dei Padri פִּרְקֵי אָבוֹת (Pirkè Avòt 5,20) c’è un bell’invito da parte di Yehudàh, figlio di Temà:
«Sii vigoroso come una tigre (leopardo), e וְקַל כַּנֶּשֶׁר (Leggero) AGILE come un’AQUILA, veloce come un cervo e forte come un leone per REALIZZARE (fare) la VOLONTÀ di Tuo Padre che è nel cielo». Guardare l’apertura delle ali di un’AQUILA נֶשֶׁר (Nèsher) riempie così tanto lo spazio da farlo sparire. Una gioia infinita nutre allora, ogni nostra cellula tale da far scomparire anche noi stessi. Possiamo solo ringraziare: תּוֹדָה.
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Ishishàh
DONNA אִשָּׁה (Ishshàh)! Il fuoco אֵשׁ diventa אִשָּׁה con l’aggiunta della ה. Quella ה che unita alla י dell’uomo אִישׁ (Ish) forma uno dei Nomi del Signore י-ה. La trasformazione ש del rigore in tenerezza e ricchezza spirituale della ה, portatrice di vita e di passione. Anche tanta sofferenza e responsabilità. C’è molto in questa parola dove s’incontra la potenza della א unificante e שֶֹה (Sèh) cucciolo di agnello o di capretto: fragile e ingenuo ma integro e puro. La DONNA אִשָּׁה 306 può essere dolce come il MIELE דְבָשׁ (Devàsh) 306. Ella può anche ricordarci l’immagine delLA הַמֱּנוֹרָה HAMMENORÀH, pezzo unico d’oro puro 306: la DONNA אִשָּׁה può essere un ‘essere’ di LUCE אור (Or). Ella è più incline al perdono e alla riconciliazione per sua natura : DONNE si traduce נָשִׁים (Nashìm) e vi è una chiara vicinanza con la parola DIMENTICANZA (Neshiyyàh) נְשִׁיָּה .
La DONNA אִשָּׁה nell’ultimo capitolo dei Proverbi dal verso 10 fino alla fine di questa opera salomonica è descritta come אֵשֶׁת חַיִל (Éshet Chàil) DONNA di VALORE, VIRTUOSA. Mi permetto di aggiungere anche Donna SOLDATO חַיָּל (Chayyiàl) per sopravvivere nei momenti più bui della sua storia e della storia dell’umanità! E lo è stata!!
שבוע טוב!
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Shittàh bayeshanìt
MIMOSA שִׁטָּה בַּיְשָׁנִית (Shittàh bayeshanìt)! Traduce M.E. Artom: letteralmente ACACIA TIMIDA. Umiltà, riverenza, rispetto entrano in campo nell’appartenere alla specie degli שִטִּים (Shittìm) ACACIE, usate per la costruzione del Santuario nel deserto.
“וְעָשׂ֥וּ אֲר֖וֹן עֲצֵ֣י שִׁטִּ֑ים... “
(Ve’asù Aròn ‘Atzè shittìm…Esodo 25,10).
E FARETE UN’ARCA DI LEGNI (di alberi) DI ACACIA!
L’ ARCA אֲר֖וֹן (Aròn) nella quale abiterà il SACRO! La Testimonianza di Hashèm! Al di sopra dei suoi Cherubini Hashèm si Manifesterà!
La MIMOSA שִׁטָּה בַּיְשָׁנִית (Shittàh bayeshanit) col suo colore giallo solare ricorda l’ORO PURO זָהָב טָהֹר (Zahàv Tahòr) che ricopriva gli עֲצֵ֣י שִׁטִּים in tutti e due i lati. La MIMOSA שִׁטָּה בַּיְשָׁנִית 1086 è in stretta connessione energetica con il סֵפֶר שְׁמוֹת LIBRO DI SHEMOT (Esodo-Nomi) che condivide la sua stessa gematria 1086. Le quattro madri d’Israele insieme: SARA, REBECCA ,RACHELE, LEA שָֹרָה, רִבְקָה, רַחֵל, לֶאָה (Saràh, Rivkàh, Rachèl suono gutt., Leàh) hanno lo stesso valore numerico 1086. È curioso immaginare che la שִׁטָּה בַּיְשָׁנִית MIMOSA sia diventata nel tempo il fiore delle donne. La parola ש ט י ם può diventare un acronimo interessante:
SHALOM שָׁלוֹם (Shalòm), BONTÁ טוּב (Tuv), SALVEZZA יְשוּעָה (Yeshu’àh), OPERA (Melachàh) מְלָאכָה .
Nell’operare per il Bene possiamo trovare la salvezza e la pace!
Ognuno di noi ha un suo modo di pensare ed esprimersi, ognuno segue il suo copione esistenziale e mette in campo una propria METODOLOGIA (Shitàh) שִׁיטָה o segue una SCUOLA DI PENSIERO. È sufficiente aggiungere una י all’ACACIA שִׁטָּה che da elemento vegetale di edificazione, diventi elemento di costruzione metafisico. In questo momento che siamo più alle prese con la nostra immaginazione e creatività è anche utile appropriarsi di un ordine di lavoro adatto e utile alla nostra personalità e alle nostre caratteristiche. Ci sono molti input… cerchiamo di saper separare il grano dalla pula e lasciamola volare lontana da noi sulle ali del passato.
!שבת שלום לכולם
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Dat
RELIGIONE דָת (Dat)! Una porta ד alla realizzazione della ת . Questa parola דָת (Dat) non è di origine semitica ma di origine persiana. Il suo significato primario è stato: LEGGE חוֹק (Chok) ma דָת (Dat) deriva dalla radice antica persiana “Dadan” DARE .La troviamo per lo più infatti nella Meghillàh di Ester, in Daniele e in Ezra e ci ricorda immediatamente l’esilio persiano. É gratificante pensare che alla base della parola RELIGIONE דָת (Dat) ci sia il senso del DARE proprio come nella radice di אַהֲבָה (Ahavàh) AMORE. Se ricordiamo: la א apre אַהֲבָה (Ahavàh) e si esprime come motore dell’energia della radice י ה ב che significa OFFRIRE. Oggi RELIGIONE דָת (Dat) è usata col nuovo significato e coloro che sono legati ad essa e la seguono, si chiamano דָתִיִּים RELIGIOSI (Datiyyìm – דָתִי Datì Religioso). Nella piccola numerazione 4+4= 8 : ח la lettera della VITA , della TRASCENDENZA nonché dell’INFINITO. Nell’ elaborare il valore numerico energetico semantico di דָת (Dat) 404 trovo una grande contiguità con l’espressione מְחוּבָּרִים לַחַיִּים (Mechubarìm lachayyìm) LEGATI ALLA VITA. ח ב ר è la stessa radice di חָבֵר (Chavèr) COMPAGNO, AMICO. Ci sono religioni diverse in tutto il mondo che possono esprimere la loro devozione a Dio. Vorrei soffermarmi su un aspetto della religione che mi appassiona di più: ricercare dentro di me e trovare quella maggiore CONOSCENZA דַעַת capace di farmi sentire ogni giorno migliore. Alimentare la nostra anima in tal senso mi sembra proprio il senso della preghiera e della nostra RELIGIOSITÀ דָתִיּוּת (Datiyyùt).
Se aggiungiamo ע, la lettera dell’esperienza percettiva e della presa di coscienza di un’esistenza sovrannaturale, alla parola דָת (Dat) possiamo comporre la parola CONOSCENZA דַעַת. (H. Aboav 2020 Castelvecchi)
Buona RICERCA!
Sul Post troviamo la parola אשדת (Eshdàt) nella forma di due parole אש דת FUOCO della RELIGIONE ma la possiamo considerare un commento perché nel testo di deuteronomio 33,2 significa “ cascatella-fonte d’acqua”!
שלום לכולם בשמחה גדולה!
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Estér
ESTÉR אֶסְתֵּר! L’eroina della festa di Purim פּוּרִים che è legata al (Pur) פּוּר SORTE! Ma non solo : è Il miSTeRo della radice סתר (Sàmech-Tav-Resh) che è di scena nel nome della regina ESTÉR אֶסְתֵּר. Il tema di questa radice è il NASCONDIMENTO. Il Signore nasconde “la sua faccia”, il Suo Nome, quando vuole punire il suo popolo “dalla dura cervice”; anche se la sua Provvidenza rimane sempre presente e vigile. A פּוּרִים si legge la MEGHILLÀT ESTÉR מְגִלַּת אֶסְתֵּר (Il Libro (biblico) o rotolo di Ester. La radice della parola מְגִלָּה Meghillàh ג ל ה invece si esprime nel tema della RIVELAZIONE. Avviene proprio un gioco di significanti: LA RIVELAZIONE DEL NASCOSTO! Fino a quando “la regina אֶסְתֵּר” si nasconde נִסְתֶּרֶת (Nisteret)? Il vero nome di questa donna, relegata al silenzio e alla perdita repentina della sua זְהוּת (Zehùt) IDENTITÀ è הֲדַסָּה (Hadassàh) dal termine (Hadàs) הֲדַס MIRTO. Una delle quattro specie del לוּלָב (Lulav) che si benedice a Succòt: cedro, palma, mirto, salice). In pochi versi del capitolo 4 possiamo assistere ad una grande trasformazione: dal ruolo di regina sottomessa, senza patria, a quello di salvatrice del suo popolo. L’angoscia si tramuta in coraggio e presa di coscienza di sé. Finalmente אֶסְתֵּר fa sentire il suo “aroma”! Diventa consapevole e responsabile della sua “missione” ed esprime alta la sua קוֹל VOCE (Kol).
Prima del giorno di Purìm vero e proprio si fa il “Digiuno di Ester”. È opinione di alcuni che si rammenti il digiuno del 13 di Adar, fatto dagli ebrei quando si radunarono per combattere i nemici mentre per altri ricorda le parole del capitolo 9,31:
לְקַיֵּ֡ם אֶת־יְמֵי֩ הַפֻּרִ֨ים הָאֵ֜לֶּה בִּזְמַנֵּיהֶ֗ם כַּֽאֲשֶׁר֩ קִיַּ֨ם עֲלֵיהֶ֜ם מָרְדֳּכַ֤י הַיְּהוּדִי֙ וְאֶסְתֵּ֣ר הַמַּלְכָּ֔ה וְכַֽאֲשֶׁ֛ר קִיְּמ֥וּ עַל־נַפְשָׁ֖ם וְעַל־זַרְעָ֑ם דִּבְרֵ֥י הַצּוֹמ֖וֹת וְזַֽעֲקָתָֽם׃
(Lekayyèm et-yemè happurìm haèlleh bizmannehèm caashèr kiyyàm ‘alehèm Moerdechai hayyehudì veEsttèr hammalcàh vechaashèr kiyyemù ‘al-nafshàm ve’al zar’àm; divre’ hatztzomot veza’akatàm.)
«Per confermare questi giorni di Purìm al tempo fissato, come avevano stabilito per loro Mardocheo l’ebreo e la regina Ester, e come avevano assunto su di loro e per la loro discendenza l’obbligo dei digiuni e dei (giorni) di lamenti».
Noi terremo a mente la forza d’animo di Ester perchè è richiesto tanto coraggio per uscire, da uno spazio di “confort”, all’atto eroico di riconoscerci e comprendere la nostra “missione” nella vita!
(Il digiuno di Ester inizierà domani mattina all'alba e terminerà al tramonto.)
!צום קל וחג פורים שמח
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Purìm
PURIMפּוּרִים (Purìm) SORTI! Questa festa prende il nome dalla parola SORTE פּוּר (Pur) e ricorre il 14 del mese di Adàr, data scelta per SORTE da Hamàn, il persecutore del popolo ebraico nella DIASPORAגָלוּת (Galùt ג ל ה) persiana. Essa viene festeggiata all’insegna della gioia più MANIFESTA גְלוּיָה ( Gheluyàh) in ricordo della salvezza degli ebrei.
לַיְּהוּדִ֕ים הָֽיְתָ֥ה אוֹרָ֖ה וְשִׂמְחָ֑ה וְשָׂשֹׂ֖ן וִיקָֽר׃
(Layyehudìm hayetàh oràh vesimchàh; vesassòn viykàr. ( Meghillàt Estèr 8,16)
«Per gli ebrei fu LUCE, GIOIA, ALLEGRIA E ONORE.»
A Purìm si legge per due volte il libro di Estèr che è una מְגִלָּה (Meghillàh) ROTOLO, la cui radice è (Ghìmel-Làmed-He’) ג ל ה che si esprime nel tema della RIVELAZIONE, SVELAMENTO.
Il miSTeRo invece abita nella radice ס ת ר (Sàmech-Tav-Resh) che è di scena nel nome della regina ESTÉR אֶסְתֵּר. Il tema di questa radice è il NASCONDIMENTO.
וְאָנֹכִ֗י הַסְתֵּ֨ר אַסְתִּ֤יר פָּנַי֙ בַּיֹּ֣וֹם הַה֔וּא....
(Veanochì hastter asttìr pànai bayyòm hahù… Deuteronomio 31,18)
«E Io nasconderò il Mio volto in quel giorno». Questo è il verso che secondo il commento dei Maestri si riferisce all’esperienza persiana degli ebrei esiliati.
Il Signore nasconde “la Sua Faccia”, il Suo Nome , quando vuole punire il Suo popolo “dalla dura cervice”; anche se la sua Provvidenza rimane sempre presente e vigile.
Nel libro di Ester non compare il nome di Hashèm ma la SUA PRESENZA è riconoscibile.
Come già scritto, avviene proprio un gioco di significanti nella denominazione מְגִלַּת אֶסְתֵּר (Meghillàt Estèr) LA RIVELAZIONE DEL NASCONDIMENTO! Un utile suggerimento che ci aiuta a svelare ciò che è nascosto dentro di noi. Torno a ripetere che a Purìm ciò che è richiesto prima di tutto e a voce alta è nascondere qualsiasi incertezza e GIOIREלִשְֹמֹחַ (Lismòach) con tutto il cuore nel godere oggi come allora di un GRANDE MIRACOLO נֵס גָּדוֹל (Nes gadòl).
Nelle città come Roma che è circondata dalle mura, Purìm dura un giorno in più in ricordo della liberazione di Susa, la capitale della Persia e si chiama פּוּרִים שׁוּשַׁן PURÌM SHUSHÀN.
(Quest’anno si festeggerà il prossimo lunedì di sera.)
! שבת שלום וחג פורים שמח
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H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). Per ordinarlo:
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Cavvanah
INTENZIONE כַּוָּנָה (Cavvanàh)! Qualsiasi cosa noi facciamo, ha bisogno di un ingrediente molto importante che è quello dell’INTENZIONE כַּוָּנָה (Cavvanàh). In ebraico questa parola include la DIREZIONE כִּוּוּן (Chivvùn).
VERSO DOVE? Verso 'ה! Se commentiamo la parola כַּוָּנָה (Cavvanàh) INTENZIONE, SCOPO, possiamo leggerla anche come PRESENZA, EVOLUZIONE SPIRITUALE e la ה finale ce lo conferma.
('ה è l’acronimo del nome di Dio che esprime misericordia per non pronunciare il Tetragramma: HASHÉM (Il Nome)).
Ogni parola può stimolare numerosi commenti e la radice כ ו ן (Caf-Vav-Nun) è proprio interessante perché può aprire tutto un altro tema se leggo la ו (Vav) U CUN piuttosto che CAVVEN.
La radice כ ו ן (CUN) evidenzia ancora di più l’importanza della כַּוָּנָה (Cavvanàh) INTENZIONE perché ci porta al servizio del COHÉN כֹּהֵן il SACERDOTE che conosce e prepara מֵכִין (Mechìn) in modo preciso e CORRETTO (Nachòn) נָכוֹן i precetti divini.
Una delle prime parole che il bambino pronuncia senza consapevolezza, deriva proprio da questa radice: כֵּן (Chen) SI!
SI! SI ALLA VITA!
Non è un caso che כַּוָּנָה e כֹּהֵן condividano la stessa gematria 81, la medesima della parola אָנֹכִי (Anochì ch gutturale) IO nella sua espressione più elevata e cosciente: un vero LATTE DI MADRE חָלָב אֵם (Chalàv em) anche 81.
Nella filosofia cinese ci si riferisce al concetto di intenzione, detto anche “IL SUONO DEL CUORE” קוֹל הַלֵּב (Kol hallèv), un flusso che permette allo Spirito che risiede nel cuore, di manifestarsi nelle azioni e nelle parole permeandole di consapevolezza.
QUANTA INTENZIONE כַּוָּנָה (Cavvanàh) PER VIVERE UNA VITA CONSAPEVOLE!
שלום לכולם!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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Amèn
AMÈN אָמֵן (Amèn)!
Àlef א è il simbolo dell’UNITÀ e rappresenta l’UNICITÀ di Dio. È il silenzio da ascoltare dentro di noi infatti la sua forma ci riporta alla sagoma dell’orecchio. È la lettera dell’equilibrio e della stabilità: armonizza le polarità. Il pensiero si irradia dal suo centro energetico che ottiene un contatto tra cielo e terra. La Mem מ è legata all’acqua ed è associata all’emozione più profonda: simboleggia l’inconscio e rappresenta il nascosto e il rivelato . È la lettera della domanda e del movimento continuo di una rinascita costante. È una forza centripeta.
La Nun נ ן è la lettera connessa alla fecondità e alla proliferazione femminile; è un canale aperto all’emanazione spirituale dell’anima. Rappresenta l’energia del cervello che si incanala nel corpo.
AMÈN אָמֵן è un SIGILLO di FEDE! La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyàh) di AMÈN אָמֵן è 91 ed è la stessa di מַלְאַךְ ANGELO.
La sua radice di provenienza è proprio א מ ן .
I temi che la esprimono sono il credere, la fede, la fedeltà nonché l’arte ed altri.
La radice א מ ן è la più femminile: Em-Madre אֵם ne è la porta (le prime 2 lettere) e la נ ן è la lettera di נְקֵבָה (Nekevàh -femminile-femmina).
Parole significative di questa radice: אֱמוּנָה (Emunàh) FEDE, נֶאֱמָנוּת (Neemanùt) FEDELTÀ, אָמָּנוּת (Ommanùt) ARTE, אִמּוּן (Immùn) ALLENAMENTO, אֱמֶת (Emèt) VERITÀ.
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Mishpatìm
LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm)! La sua radice è ש פ ט : la porta del linguaggio ( שָפָָָ(ה (Safà(h)) volta al buono ט . L’espressione פ di fuoco della ש forgia la ט , unica lettera aperta verso l’alto, alla ricerca del bene supremo. ש פ ט la cui gematria è 389 corrisponde a אֲחַפֵּשֹ (Achappès) CERCHERÒ, intenzione al futuro nella prima persona del verbo CERCARE לְחַפֵּשֹ (Lechappès). Siamo nel tema del GIUDICARE infatti c’è chi traduce מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm) semplicemente GIUDIZI o Statuti. Anche Rav M.M.Shneerson traduce con Leggi e fa una differenziazione interessante. Distingue le LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm), le “TESTIMONIANZE” עֵדוּת (‘Edut- עֵדֻיּוֹת ‘Eduyyòt al plurale) e STATUTI חוּקִים (Chukìm). Gli ultimi non possono essere veramente compresi dal nostro intelletto ma vengono realizzati perché sono richiesti da Dio. Le testimonianze possono trovare una spiegazione dentro di noi ma non sono conformi a bisogni riconosciuti e si accettano come decreti divini. Infine le LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm) corrispondono alle esistenziali esigenze private e sociali che naturalmente l’uomo avrebbe dovuto darsi anche se non fossero state sancite dall’Alto. Il valore numerico di LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm) è 479 ci collega al loro scopo: הַטּוּב וְהַתּוֹם (Hattùv vehattòm) IL BENE e L’INTEGRITÀ. Torniamo alla parola al singolare: מִשְׁפָּט (Mishpàt) LEGGE, DIRITTO, GIUDIZIO, PROCESSO e anche FRASE. Ricordiamo di dare un giusto peso alle parole che isolate o collegate possono ferire e farci incorrere nell’errore. I nostri maestri ci insegnano continuamente di prenderci la responsabilità di ogni parola che pronunciamo e dell’importanza del silenzio quando non si trovano parole in armonia. La grande saggezza di Salomone lo portò infatti a chiedere …“un cuore ascoltante per GIUDICARE לִשְׁפֹּט (Lishpòt) il tuo popolo per distinguere tra il bene e il male”…. (Re I 3,9)
לֵ֤ב שֹׁמֵ֙עַ֙ לִשְׁפֹּ֣ט אֶֽת־עַמְּךָ לְהָבִ֖ין בֵּֽין־טֹ֣וב לְרָ֑ע
(Lev shomè’a lishpòòt et ‘ammecha lehavìn ben tov lerà’). Il popolo di Israele è stato giudicato da numerosi GIUDICI שוֹפְטִים (Shofetìm) e questo è anche il nome del loro libro che si trova nel primo libro dei Profeti Anteriori.
חוֹק ( Chok) è il sinonimo usato più frequentemente per LEGGE!
שבוע טוב לכולם!
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H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. E’ in ristampa.
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Musàr
ETICA מוּסָר (Musàr)! Interessante scoprire che questa parola è collegata alla parola יִסּוּר (Yissùr) SOFFERENZA, DOLORE. Ambedue derivano dalla radice י ס ר il cui tema primario è dimostrare con prove o rimproverare o ricevere מוּסָר. Non poteva mancare la ס (Sàmech), la lettera del SOSTEGNO.
Nessuna trasformazione o vera nascita avviene senza la conquista di una profonda consapevolezza.
ETICA מוּסָר (Musàr) ha un valore semantico energetico di 306, lo stesso di E FORMÒ וַיִּצֶר (Vayyitzèr), la prima parola del verso 7 di Genesi che descrive la creazione dell’uomo “pensabile”.
וַיִּיצֶר֩ ה' אֱלֹהִ֜ים אֶת־הָֽאָדָ֗ם עָפָר֙ מִן־הָ֣אֲדָמָ֔ה וַיִּפַּ֥ח בְּאַפָּ֖יו נִשְׁמַ֣ת חַיִּ֑ים וַֽיְהִ֥י הָֽאָדָ֖ם לְנֶ֥פֶשׁ חַיָּֽה׃
(Vayyitzèr Hashèm Elokìm et-haadàm ‘afàr min-haadamàh vayyippàch beappàv nishmàt chayyìm; vayehì haadàm lenèfesh chayyàh.)
«E diede forma il Signore Iddio l’uomo polvere dalla terra e insufflò nelle sue radici l’anima vitale; e fu (divenne) l’uomo un essere vivente (parlante)».
Il rabbino Samson Rafael Hirsh fa un accostamento molto interessante fra questi significanti e insegna che colui che educa all’Etica, dà un’immagine דְמוּת (Demùt) all’anima, colui che produce (una forma) dà una forma צוּרָה (Tzuràh) alla materia. Colui che si occupa di etica, chiede che tutte le qualità formative vengano indirizzate stabilmente verso ovviamente uno scopo etico evolutivo. Io auguro a tutti noi di imparare a dirigerci verso una nuova etica che ci porti direttamente ad essere felici. La QUINTESSENZA הַשְׁגָחָה (Hashgachàh) l’accompagna perennemente. Così Rav Kushner traduce una parola che riguarda l’ATTENZIONE, la PRESENZA PROTETTIVA, l’INTERESSE, lo SGUARDO PERENNE di Dio verso le sue creature e che riguarda il nostro impegno etico. “Dio è come l’inconscio dell’universo, manifesto solo di rado, ma sempre all’opera.” (Hashgachàh) הַשְׁגָחָה viene tradotta anche come ISPEZIONE, CONTROLLO che si mette in atto affinché le mitzvòt מִצְווֹת PRECETTI risultino corrette secondo le regole.
La radice ש ג ח è introdotta dalla ש che incorpora il potere divino. Esso si manifesta con la benevolenza della ג che dà la spinta verso l’alto alla ח per conquistare la vitalità del servizio.
Questa radice si esprime nelle costruzioni verbali solo nella forma fattiva e il suo passivo. È evidente il movimento di responsabilità verso l’altro. Il valore numerico di (Hashgachà) הַשְׁגָחָה è 321 come la parola לַאָרֶץ (Laàretz) ALLA TERRA. A questo punto non rimane che sorridere su questa opportunità che ci dona il computo. TERRA אֶרֶץ può farci approdare alla radice ר ו ץ che manifesta il tema del CORRERE e la א all’inizio di parola diventa il motore di questa operosità. La terra nel terzo giorno della Creazione “HA CORSO” per realizzare il comando divino di emergere e diventare “l’asciutto”!
Il Signore ci sostiene e noi operiamo nel suo Nome.
שלום לכולם!
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'Etz
ALBERO עֵץ (‘Etz)! Anche אִילָן (Ilàn): parola “poetica” ma meno usata nel quotidiano. Il 12 gennaio 2018 su Facebook, ho dato inizio a questo percorso di “Crescere con le radici delle parole ebraiche” e la prima raffigurazione grafica scelta, fu proprio quella di un ALBERO עֵץ (‘Etz). Radici שָׁרָשִׁים (Shorashìm – radice שֹׁרֶש Shòresh) ben piantate a terra e visibilmente in movimento; numerose FOGLIE עָלִים (‘Alìm - FOGLIA עָלֶה ‘alèh) mature su rami robusti si elevano verso il cielo. Una piccola PIANTA (Tzèmach) צֶמַח verde appena nata, mette in evidenza una radice salda e desiderosa di esprimersi in autonomia. La radice di ALBEROעֵץ (‘Etz) è ע צ ה o ע צ י le stesse lettere della parola עֵצָה (‘Etzàh) CONSIGLIO. Essa evoca lo Spirito di Consiglio רוּחַ עֵצָה (Rùach ‘Etzàh), una delle qualità dello Spirito divino che troviamo nel capitolo 11, 2 di Isaia. La ע, percezione profonda del miracolo della vita trova la legittimazione del cambiamento nella ץ (צ )!
L’ ALBERO הָעֵץ (Ha‘ètz), la forza creativa della decisione: entra nel mondo della realizzazione, fruttificando ma non solo! Così viene descritto il primo albero: עֵץ פְּרִי (Etz perì) ALBERO da FRUTTO, “facente frutti della loro specie”.
Molto noti gli alberi del giardino dell’Eden: עֵ֤ץ הַֽחַיִּים֙ (‘Etz hachayyìm) l’ALBERO della VITA e עֵ֕ץ הַדַּ֖עַת טוֹב וָרָֽע ( ‘Etz haddà’at tov var’à) l’ALBERO della CONOSCENZA (di ciò che è) bene e male.
L’albero della vita עֵ֤ץ הַֽחַיִּים֙ 233: nutrimento eterno e dono di immortalità per l’uomo. Albero dotato dalla qualità divina di superare la polarità e conquistare l’UNITÀ perenne. Non è un caso che il suo valore numerico sia lo stesso di 'אוֹר ה LUCE di HASHÉM 233!
La radice del suo sinonimo אִילָן (Ilàn) è א י ל stesse lettere della parola אֱיָל (Eyàl) FORZA, POTENZA, CORAGGIO e anche di אַיִל (Ayìl) ARIETE, MONTONE! L’energia primordiale dell’essere della א manifesta la י nella sua rivelazione e creano insieme quella produzione di nutrimento e di vita che la ל porta oltre gli orizzonti. ALBERO אִילָן (Ilàn) 91 è come un sigillo di fede אָמֵן AMÉN 91! A differenza di ALBERO עֵץ (‘Etz), אִילָן (Ilàn) non appare nel Tanàch (Bibbia) ed è per lo più usato come albero da frutto. QUERCIA viene tradotta con un termine molto simile: אַלּוֹן (Allòn).
Facciamo sì che anche le nostre radici siano profonde nella nostra terra ed eleviamo il nostro capo oltre le nuvole per raggiungere la luce eterna.
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Davàr
PAROLA דָבָר (Davàr)! Non è la parola אֲמִירָה (Amiràh) della Creazione (א מ ר) ma è quella parola che risuona nel DESERTO מִדְבָּר (Midbàr) anche in solitudine. דָבָר è anche COSA, AVVENIMENTO, CAUSA, INFORMAZIONE, ARGOMENTO e manifesta altri significanti nell’ambito dell’ espressione verbale ed esperienziale.
Ricordiamo il verso introduttivo alle 10 “PAROLE” דְבָרִים (Devarìm-plurale maschile di PAROLA דָבָר) in שְמוֹת (Esodo 20,1):
וַיְדַבֵּ֣ר אֱלֹקִים אֵ֛ת כָּל־הַדְּבָרִ֥ים הָאֵ֖לֶּה לֵאמֹֽר
(Vaydabbèr Elokìm et col haddevarìm haèlleh lemòr)
«E PARLÒ Dio tutte queste PAROLE, dicendo».
Non si parla di COMANDAMENTI, la cui radice è צ ו ה (Tzàdi-Vav-He’) dalla quale deriva מִצְוָה (Mitzvàh) PRECETTO ma di PAROLE, PURA COMUNICAZIONE che il Signore ha DONATO: HA PARLATO דִבֵּר (Dibbèr) direttamente alla coscienza dei presenti per divenire necessariamente MONITO e PAROLA SALVIFICA. PAROLA דָבָר (davàr) dall’ALTO che continua a NUTRIRE il nostro sè in ogni momento della nostra vita come riverbero lontano e attuale di quelle PAROLE דְבָרִים (Devarìm). “Vera rivoluzione interiore.”(R.Dry)!
La parola דָבָר può essere benefica e sacra come quella riservata solo al Sommo Sacerdote כֹּהֵן (Cohèn) nel דְבִיר (Devìr), il luogo più intimo del Santuario: il Kodèsh Hakkodashìm קֹדֶשׁ הַקֳּדָשִׁים (Sancta Sanctorum) ma anche la più temibile che può deflagrare come la PESTE דֶבֶר (Dèver). L’operosità e la capacità di addolcire dell’APE דְבוֹרָה (Devoràh) è necessaria ma è anche pericolosa. Debora, la profetessa che giudicò il popolo ebraico ne è un buon esempio.
L’espressione antica Abracadabra אַבְּרָאכַּדַבְּרָא dimostra la forza della parola nella credenza popolare: אברא (Abra) deriva dalla radice ברא (Creare) כַּ COME e דברא (dabra) (parlare) Come si parla si crea! Fa sorridere pensare che PAROLA דָבָר (davàr) abbia la stessa gematria 206 di קִסּוּם (Kissùm) MAGIA ma è importante ricordare che 206 è anche il valore energetico-semantico di עָצוּם (’Atzùm) POTENTE. Possiamo elaborare ד ב ר come una radice che ABITA דָר (Dar) la ב, la seconda lettera dell’alfabeto che accoglie l’energia dell’א e la mantiene integra, permettendo alla nostra interiorità di ricevere la luce divina ed esprimerla sotto forma di pura benedizione. È questa la “PAROLA” דָבָר che ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà del SERVIRE.
La prima radice ricordata א מ ר DIRE che è il dettame primario creativo di Dio della creazione, viene ad esprimersi alla presenza di “un altro” come insegna Hirsh; ד ב ר PARLARE può essere usato anche da soli.
Ricordiamo che l’ultimo libro della תּוֹרָה prende il nome di “PAROLE דְבָרִים “(Devarìm-Deutoronomio) ed anche la sua prima Parashàh viene denominata così. Il libro di Devarìm דְבָרִים è una vera e propria RIPETIZIONE מִשְׁנָה (Mishnàh) della Toràh.
Le ultime parole di Mosè al suo amato popolo, nel ripetergli gli insegnamenti ricevuti dal Signore, scandiscono tutto il libro e la fine della missione di Mosè. Ogni parola che proferiamo è importante, non lo sottovalutiamo ed è il nostro destino prendercene tutta la responsabilità. Essa ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà di servire. Buone parole a tutti noi.
שבת שלום לכולם!
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Hachlamàh
GUARIGIONEהַחְלָמָה (Hachlamàh)! Una ה , la lettera che rappresenta la divinità e che esprime il suono del respiro si aggiunge alle lettere della parola MALATTIA מַחֲלָה (Machalàh) per rivelare la natura del disagio in campo e superarlo. Un anagramma significativo è חֶמְלָה (Chemlàh) MISERICORDIA. É evidente il messaggio sotteso nella parola MALATTIA מַחֲלָה (Machalàh): la prima sillaba evidenzia una domanda (Mah) מָה Che cosa? Mentre poi חָל (Chal) È ACCADUTO nella 'ה , nella parte spirituale (psichica)? Questa è la domanda che i mistici si sono sempre posti e che ormai si pone anche la medicina moderna. Oggi il legame sottile che esiste fra questi livelli esistenziali non è più sottovalutato. Come abbiamo constatato la radice più arcaica è ח ו ל (Chet-Vav-Làmed) che ci presenta molteplici significanti: vi troviamo il tema del PROFANO e della SABBIA חוֹל (Chol); del VUOTO חָלָל (Chalàl) e dello SPAZIO חָלָל (Chalàl). La malattia evidenzia una perdita di sacralità e di presenza.
Se alla MALATTIA מחלה (Machalàh) aggiungiamo una י, segno del metafisico e del futuro, troviamo una parola straordinariamente importante: PERDONO מְחִילָה (Mechilàh). Un atteggiamento proattivo che ci mantiene sani e gioiosi.
PERDONARE e DANZARE in ebraico si traducono nello stesso modo (Limchòl) לִמְחֹל. La parola DANZA (Machòl) מָחוֹל si apre come domanda esplicita e sotterrane מָה per incontrare la ח (Chet suono gutturale), “barriera” che invita a conquistare la dimensione trascendentale e l’energia femminile. Ed ecco l’incontro con la (vav) ו che unisce il tutto nel desiderio trasformativo. La (Làmed) ל , pungolo, in fine di parola supera lo spazio ordinario e oltrepassa la linea di tutte le altre lettere, portandole verso l’alto.
La DANZA מָחוֹל (Machòl) fa scaturire gioia e desiderio di conoscere nella profonda esperienza interiore meditativa.
DANZARE È PER-DONARE?
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Chag hailanòt
LA FESTA DEGLI ALBERI חַג הַאִילָנוֹת (Chag hailanòt)! Stasera è festa! Questa festività viene anche chiamata ט''ו בִּשְׁבָט TU-BISHVAT perché cade il 15 di Shevàt, il quinto mese dell’anno ebraico ed è considerata il CAPODANNO DEGLI ALBERI רֹאשׁ הַשָּנָה לָאִילָנוֹת (Rosh hashshanàh lailanòt). (ט''ו = ו6 +9 ט=15: si evita di mettere י 10 con ה 5 perché verrebbe scritta una delle manifestazioni del Nome Divino.) La parola חַג dalla radice ח ג ג (Chet-Ghìmel-Ghìmel) è collegata alla gioia שִֹמְחָה e al ballo. Non dimentichiamo che l’augurio che scambiamo prima e durante una festa in genere è proprio חַג שָֹמֵחַ (Chag samèach) FESTA LIETA, GIOIOSA. È come se ripetessimo per due volte lo stesso significante. ALBERO al singolare si traduce אִילָן e deriva dalla radice א י ל (Àlef-Yod-Làmed), la stessa di אֱיָל (Eyàl) FORZA, POTENZA, CORAGGIO e di אַיִל (Àyil) MONTONE, ARIETE. L’energia primordiale dell’essere della א manifesta la י nella sua rivelazione e creano insieme quella produzione di nutrimento e di vita che la ל porta oltre gli orizzonti. ALBERO אִילָן (Ilàn) 91 è come un sigillo di fede אָמֵן AMÉN 91! A differenza di ALBERO עֵץ (‘etz), il suo sinonimo più usato, אִילָן (Ilàn) non appare nel Tanàch (Bibbia) ed è per lo più usato come albero da frutto. QUERCIA viene tradotta con un termine molto simile: אַלּוֹן (Allòn). In questo giorno si piantano נ ט ע (Nun-Tet-‘Àyin) gli alberi, per questo questa festa viene chiamata anche נְטִיעָה חַג (Chag neti’àh) Festa della PIANTAGIONE. Essa era legata alle offerte delle decime. Un vero risveglio della vita vegetale: il primo a fiorire è il mandorlo שְׁקֵדִיָּה (Shekediyyàh) che è il simbolo della primavera e precede tutte le altre fioriture. Esso deriva dalla radice ש ק ד (Shin-Kof-Dàlet) e il suo frutto è la mandorla שָׁקֵד (Shakèd). Questa radice introduce il tema della VIGILANZA, dell'essere in prima linea con solerzia e dell’ essere pronto ad intervenire.
Se usiamo le stesse lettere possiamo scoprire che sono le stesse lettere di ק ד ש (Kof-Dàlet-Shin) il cui tema è la SANTITÀ.
Nella sera di ט''ו בִּשְׁבָט si fa un Seder particolare, ricco di varie specie di frutta, caratteristiche della terra d’Israele: grano, olive, datteri, uva, fico, melograno, cedro, mela, uva, noci, mandorle, carrube, pere, sorbe, mele renette, ciliegie, sorbe rosse, noccioline, nespole e lupini. Si usa bere 4 bicchieri di vino: il primo con solo vino bianco, il secondo, ancora vino bianco ma con un po’ di vino rosso, il terzo bicchiere metà bianco e metà rosso e l’ultimo tutto rosso per ricordare la terra nella ciclicità delle stagioni. Tutto avviene secondo un ORDINE סֵדֶר (Sèder)! Cerchiamo di rimanere stabili come forti alberi che affrontano qualsiasi intemperia e restano saldi.
Sul post: Tu-bishvàt highi’a! Il 15 di Shevàt è arrivato!
חג האלנות שמח ושבוע טוב!
H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
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H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). Per ordinarlo:
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Éven nèghef
PIETRA D’INCIAMPO אֶבֶן נֶגֶף (Éven nèghef)!
PIETRA אֶבֶן (Éven)! La mistica è solita interpretarla come l’unione del legame senza tempo, del continuo gioco generazionale padre-figlio אַב -בֵֵּן (Av-ben). (Meachèd) מְאָחֵד UNISCE ha la sua stessa gematria 53. Questa forma verbale deriva dalla radice א ח ד la stessa di אֶחָד UNO (Echàd). PIETREאֲבָנִים (Avanìm)! Una PIETRA אֶבֶן (Éven) viene deposta sulle tombe dei defunti come segno di vera espressione di rispetto e di sentimento per l’eternità.
FIGLIO בֵּן (Ben) è la porta di ב נ ה che introduce il tema del COSTRUIRE.
INCIAMPO נֶגֶף (Nèghef)! Il suo sinonimo più usato è מִכְשׁוֹל (Michshòl). È in campo un ostacolo, un impedimento ma è anche CALAMITÀ ed EPIDEMIA. נ ג ף (Nun- Ghìmel-Pe’) esprime questi temi ma anche COLPIRE e URTARE.
Non so se la PIETRA D’INCIAMPO אֶבֶן נֶגֶף (Éven nèghef), opera di Gunther Demnig in tedesco "STOLPERSTEINE" nasce semplicemente con quest’ultimo significato che ci porta all’inciampo ma come leggiamo, in ebraico è molto di più e accentua la sofferenza della persona amata che è uscita da quel PORTONE שַׁעַר (Shà’ar) dove essa è stata deposta. Una sottile lastra dorata su cui è scritto: “ QUI ABITAVA…… Data di nascita… ARRESTATA….. DEPORTATA A…. MORTA o ASSASSINATA con la data”.
La MEMORIA sopravvive alle generazioni e diventa loro nutrimento.
Che la nostra preghiera sali alta!
Sul post: le PIETRE D’INCIAMPO posate davanti al portone di Santa Maria in Monticelli, 67 a Roma, il 9 gennaio 2012. Lì nel maggio del 1944 abitava mia madre con le sue tre sorelle: Graziella, Letizia e Elvira Spizzichino che non sono più tornate! Le pietre d’inciampo sono state divelte e gettate nella spazzatura il giorno dopo. Sono state ritrovate dai Carabinieri che me le hanno riconsegnate. Ora davanti a quel portone vi sono nuove PIETRE D’INCIAMPO, offerte dall’artista.
שבת שלום לכולם!
H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020.
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Shoàh
SHOÀH שׁוֹאָה CATASTROFE, ROVINA, DISASTRO! Parola biblica che non appare nella Torà e acquista diverse denominazioni nell’ambito della DESOLAZIONE e DISTRUZIONE nonché DISGRAZIA.
Questo termine viene usato ormai metaforicamente come קָשֶׁה (Kashèh) DURO e בִּלְתִּי נִסְבָּל (Bilttì nisbbàl) INSOPPORTABILE. Una descrizione che ci ricorda amaramente la schiavitù d’Egitto, perfezionata dalla modernità tecnica! Il famoso verso 11 del capitolo 47 di Isaia risuona chiaro:
וּבָ֧א עָלַ֣יִךְ רָעָ֗ה לֹ֤א תֵדְעִי֙ שַׁחְרָ֔הּ וְתִפֹּ֤ל עָלַ֙יִךְ֙ הֹוָ֔ה לֹ֥א תוּכְלִ֖י כַּפְּרָ֑הּ וְתָבֹ֨א עָלַ֧יִךְ פִּתְאֹֹֹ֛ם שֹׁוֹאָ֖ה לֹ֥א תֵדָֽעִי׃
(Uva ‘alàyich ra’àh lo tede’ì sha ch ràh vetippòl ‘alàyich hovàh lo tuchelì (ch gutt.) capperàh; vetavò ‘alàyich pittòm SHOÀH lo tedà’yì.)
«E ti ha colto il malanno senza che tu te ne accorgessi, ti è sopraggiunta un’irreparabile sciagura, ti ha colpito una SHOÀH שׁוֹאָה CATASTROFE inavvertita, improvvisa» (Trad. D. Lattes).
SHOÀH שׁוֹאָה è una parola ben diversa da OLOCAUSTO עוֹלָה ‘Olàh che ricorda il SACRIFICIO levitico che andava completamente bruciato sull’altare e che poteva essere offerto anche in gruppo o individualmente. La radice di שׁוֹאָה è ש א ה (Shin-Àlef-He’): siamo nel tema della distruzione che suscita disperazione. Si sente il silenzio assoluto, mancando le parole per narrare l’inenarrabile e una grande nostalgia nei confronti della vita לְּהִשְׁתָּאוֹת (Lehishttaòt).
La radice di עוֹלָה è ע ל ה (‘Àin-Làmed-He’) SALIRE, ELEVARSI. Un sacrificio gradito al Signore! Una miniserie televisiva del 1978 americana raccontò la SHOÀH שׁוֹאָה col titolo Holocaust che è la sua traduzione in inglese. Da allora è rimasto incollato questo nome che spesso è usato nel giorno della Memoria, il 27 gennaio anche da persone colte che ricoprono un incarico pubblico.
Voglio arricchire questo post con il dodicesimo articolo di fede di Rambam che in questi giorni viene cantato in molte commemorazioni:
אֲנִי מַאֲמִין בֶּאֱמוּנָה שְׁלֵמָה בְּבִיאַת הַמָּשִׁיחַ וְאַף עַל פִּי שֶׁיִּתְמַהְמֵהַּ עִם כָּל זֶה אֲחַכֶּה לּוֹ בְּכָל יוֹם שֶׁיָּבוֹא.
(Anì maamìn beemunàh shelemàh bevìàt hammashìach. Veaf ‘al pì sheyyitmahmehha, ‘im col zèh achacchèh-llo bechòl yom sheyyavò.)
<>.
Proviamo ad ascoltare in silenzio e a contattare il nostro cuore per colmare questa vibrazione terrificante e riempirla della MEMORIA זִכָּרוֹן(Ziccaròn) con il più grande rispetto.
Ieri 27 gennaio 2026יוֹם הַשּׁוֹאָה (Yom hashshoàh)!
שלום!
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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025.
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Tzippiyyàh
ASPETTATIVA צִפִּיָּה (Tzippiyyàh)! Tutti i nostri maestri ci hanno insegnato che fluire con la VITA, accoglierla e accettarla in tutte le sue espressioni, ci aiuta ad acquisire leggerezza e saggezza.
Non è facile… perché noi abbiamo sempre molte ASPETTATIVE צִיפִּיּוֹת (Tzippiyyòt) verso noi stessi e verso gli altri.
In ebraico la stessa radice צ פ ה (Tzàdi-Pe’-He’) nella forma rafforzativa ci inoltra nel tema di AVERE SPERANZA, ASPETTATIVA ma anche del COPRIRE.
La federa per coprire i cuscini si chiama צִפָּה (Tzippàh) ma anche צִפִּית (Tzippìt) e come potete constatare sono parole vicine ad ASPETTATIVA צִפִּיָּה (Tzippiyyàh) tanto che in ebraico le ultime due si esprimono al plurale con la stessa forma: צִיפִּיּוֹת (Tzippiyyòt). C’è in ebraico un motto di spirito molto significativo e divertente che la saggezza popolare ha coniato con questo detto:
'צִיפִּיּוֹת הֵן רַק לַכָּרִיוֹת'
(Tzippiyyiòt hen rak lacharyyòt)
“LE ASPETTATIVE (FEDERE) (SONO) SOLO PER I CUSCINI”!! Quanta sapienza!
ASPETTATIVA צִפִּיָּה (Tzippiyyàh) ha come sinonimo ovviamente SPERANZA תִּקְוָה (Tikvàh) ma vorrei provare a riflettere: a mia percezione, è che la prima sia più concentrata sulle nostre vite quotidiane e sulle nostre fragilità umane mentre la seconda, come già scritto, ci permette di manifestare il desiderio di incontrarsi in quel Luogo Uno che trascende lo spazio e il tempo e dona all’uomo il senso del trascendentale. Un altro sinonimo infatti è צְפִיָּה (Tzefiyyàh) che si può tradurre con הִתְבּוֹנְנוּת (Hitbonenùt) CONTEMPLAZIONE e con vari significanti, legati all’osservazione.
La radice צ פ ה / צ פ י si muove quindi nel territorio dello aspettare, sperare, coprire, guardare, rivelare ed altro ancora.
Nella parola צִפִּיָּה la צ apre la parola, rappresentando la meta che ci si prefigge e subito dopo la segue una פ che è pronta ad esprimersi con tutte le sue forze. Chiude l’espressione י - ה che esprime la divinità come sigillo spirituale in campo sia maschile י che femminile ה perché in effetti ci rimanda ad un senso di fede profondo più che a smarrirci di fronte ad un desiderio insano dell’ego di metterci in gara per vincere a tutti i costi o sperare in un aiuto che non sia dall’Alto.
Non è un caso che nella piccola numerazione il suo valore numerico sia 5 ה, la lettera della divinità. Perlustriamo ora la sua gematria che risulta essere 185. Entriamo פְּנִימָה (Penimàh 185) DENTRO e facciamo risuonare nelle pieghe profonde del nostro essere le parole del Cantico dei Cantici (6,3):
אֲנִ֤י לְדוֹדִי֙ וְדוֹדִ֣י לִ֔י
(Anì leDodì veDodì li 185)
«Io per il Mio amato e il Mio amato per me».
שבוע טוב לכולם!
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