Istituto Culturale Ebraico Italiano 

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Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

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HORA ABOAV

Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.

Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).

Estér

ESTÉR אֶסְתֵּר! L’eroina della festa di Purim פּוּרִים che è legata al (Pur) פּוּר SORTE! Ma non solo : è Il miSTeRo della radice סתר (Sàmech-Tav-Resh) che è di scena nel nome della regina ESTÉR אֶסְתֵּר. Il tema di questa radice è il NASCONDIMENTO. Il Signore nasconde “la sua faccia”, il Suo Nome, quando vuole punire il suo popolo “dalla dura cervice”; anche se la sua Provvidenza rimane sempre presente e vigile. A פּוּרִים si legge la MEGHILLÀT ESTÉR מְגִלַּת אֶסְתֵּר (Il Libro (biblico) o rotolo di Ester. La radice della parola מְגִלָּה Meghillàh ג ל ה invece si esprime nel tema della RIVELAZIONE. Avviene proprio un gioco di significanti: LA RIVELAZIONE DEL NASCOSTO! Fino a quando “la regina אֶסְתֵּר” si nasconde נִסְתֶּרֶת (Nisteret)? Il vero nome di questa donna, relegata al silenzio e alla perdita repentina della sua זְהוּת (Zehùt) IDENTITÀ è הֲדַסָּה (Hadassàh) dal termine (Hadàs) הֲדַס MIRTO. Una delle quattro specie del לוּלָב (Lulav) che si benedice a Succòt: cedro, palma, mirto, salice). In pochi versi del capitolo 4 possiamo assistere ad una grande trasformazione: dal ruolo di regina sottomessa, senza patria, a quello di salvatrice del suo popolo. L’angoscia si tramuta in coraggio e presa di coscienza di sé. Finalmente אֶסְתֵּר fa sentire il suo “aroma”! Diventa consapevole e responsabile della sua “missione” ed esprime alta la sua קוֹל VOCE (Kol). 

Prima del giorno di Purìm vero e proprio si fa il “Digiuno di Ester”. È opinione di alcuni che si rammenti il digiuno del 13 di Adar, fatto dagli ebrei quando si radunarono per combattere i nemici mentre per altri ricorda le parole del capitolo 9,31:

לְקַיֵּ֡ם אֶת־יְמֵי֩ הַפֻּרִ֨ים הָאֵ֜לֶּה בִּזְמַנֵּיהֶ֗ם כַּֽאֲשֶׁר֩ קִיַּ֨ם עֲלֵיהֶ֜ם מָרְדֳּכַ֤י הַיְּהוּדִי֙ וְאֶסְתֵּ֣ר הַמַּלְכָּ֔ה וְכַֽאֲשֶׁ֛ר קִיְּמ֥וּ עַל־נַפְשָׁ֖ם וְעַל־זַרְעָ֑ם דִּבְרֵ֥י הַצּוֹמ֖וֹת וְזַֽעֲקָתָֽם׃ 

(Lekayyèm et-yemè happurìm haèlleh bizmannehèm caashèr kiyyàm ‘alehèm Moerdechai hayyehudì veEsttèr hammalcàh vechaashèr kiyyemù ‘al-nafshàm ve’al zar’àm; divre’ hatztzomot veza’akatàm.)

«Per confermare questi giorni di Purìm al tempo fissato, come avevano stabilito per loro Mardocheo l’ebreo e la regina Ester, e come avevano assunto su di loro e per la loro discendenza l’obbligo dei digiuni e dei (giorni) di lamenti».

Noi terremo a mente la forza d’animo di Ester perchè è richiesto tanto coraggio per uscire, da uno spazio di “confort”, all’atto eroico di riconoscerci e comprendere la nostra “missione” nella vita!

(Il digiuno di Ester inizierà domani mattina all'alba e terminerà al tramonto.)

!צום קל וחג פורים שמח

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

Si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/) 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo: https://kiryatsefer.it/prodotto/le-voci-delle-parole-ebraiche/ E’ in ristampa.

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Purìm

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PURIMפּוּרִים (Purìm) SORTI! Questa festa prende il nome dalla parola SORTE פּוּר (Pur) e ricorre il 14 del mese di Adàr, data scelta per SORTE da Hamàn, il persecutore del popolo ebraico nella DIASPORAגָלוּת (Galùt ג ל ה) persiana. Essa viene festeggiata all’insegna della gioia più MANIFESTA גְלוּיָה ( Gheluyàh) in ricordo della salvezza degli ebrei. 

לַיְּהוּדִ֕ים הָֽיְתָ֥ה אוֹרָ֖ה וְשִׂמְחָ֑ה וְשָׂשֹׂ֖ן וִיקָֽר׃

(Layyehudìm hayetàh oràh vesimchàh; vesassòn viykàr. ( Meghillàt Estèr 8,16)

«Per gli ebrei fu LUCE, GIOIA, ALLEGRIA E ONORE.»

A Purìm si legge per due volte il libro di Estèr che è una מְגִלָּה (Meghillàh) ROTOLO, la cui radice è (Ghìmel-Làmed-He’) ג ל ה che si esprime nel tema della RIVELAZIONE, SVELAMENTO.

Il miSTeRo invece abita nella radice ס ת ר (Sàmech-Tav-Resh) che è di scena nel nome della regina ESTÉR אֶסְתֵּר. Il tema di questa radice è il NASCONDIMENTO.

וְאָנֹכִ֗י הַסְתֵּ֨ר אַסְתִּ֤יר פָּנַי֙ בַּיֹּ֣וֹם הַה֔וּא....

(Veanochì hastter asttìr pànai bayyòm hahù… Deuteronomio 31,18) 

«E Io nasconderò il Mio volto in quel giorno». Questo è il verso che secondo il commento dei Maestri si riferisce all’esperienza persiana degli ebrei esiliati.

 Il Signore nasconde “la Sua Faccia”, il Suo Nome , quando vuole punire il Suo popolo “dalla dura cervice”; anche se la sua Provvidenza rimane sempre presente e vigile.

Nel libro di Ester non compare il nome di Hashèm ma la SUA PRESENZA è riconoscibile.

Come già scritto, avviene proprio un gioco di significanti nella denominazione מְגִלַּת אֶסְתֵּר (Meghillàt Estèr) LA RIVELAZIONE DEL NASCONDIMENTO! Un utile suggerimento che ci aiuta a svelare ciò che è nascosto dentro di noi. Torno a ripetere che a Purìm ciò che è richiesto prima di tutto e a voce alta è nascondere qualsiasi incertezza e GIOIREלִשְֹמֹחַ (Lismòach) con tutto il cuore nel godere oggi come allora di un GRANDE MIRACOLO נֵס גָּדוֹל (Nes gadòl).

Nelle città come Roma che è circondata dalle mura, Purìm dura un giorno in più in ricordo della liberazione di Susa, la capitale della Persia e si chiama פּוּרִים שׁוּשַׁן PURÌM SHUSHÀN.

(Quest’anno si festeggerà il prossimo lunedì di sera.)


! שבת שלום וחג פורים שמח 


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H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). Per ordinarlo:

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Cavvanah

INTENZIONE כַּוָּנָה (Cavvanàh)! Qualsiasi cosa noi facciamo, ha bisogno di un ingrediente molto importante che è quello dell’INTENZIONE כַּוָּנָה (Cavvanàh). In ebraico questa parola include la DIREZIONE כִּוּוּן (Chivvùn). 

VERSO DOVE? Verso 'ה! Se commentiamo la parola כַּוָּנָה (Cavvanàh) INTENZIONE, SCOPO, possiamo leggerla anche come PRESENZA, EVOLUZIONE SPIRITUALE e la ה finale ce lo conferma.   

('ה è l’acronimo del nome di Dio che esprime misericordia per non pronunciare il Tetragramma: HASHÉM (Il Nome)).

Ogni parola può stimolare numerosi commenti e la radice כ ו ן (Caf-Vav-Nun) è proprio interessante perché può aprire tutto un altro tema se leggo la ו (Vav) U CUN piuttosto che CAVVEN. 

La radice כ ו ן (CUN) evidenzia ancora di più l’importanza della כַּוָּנָה (Cavvanàh) INTENZIONE perché ci porta al servizio del COHÉN כֹּהֵן il SACERDOTE che conosce e prepara מֵכִין (Mechìn) in modo preciso e CORRETTO (Nachòn) נָכוֹן i precetti divini. 

Una delle prime parole che il bambino pronuncia senza consapevolezza, deriva proprio da questa radice: כֵּן (Chen) SI!

SI! SI ALLA VITA!

Non è un caso che כַּוָּנָה e כֹּהֵן condividano la stessa gematria 81, la medesima della parola אָנֹכִי (Anochì ch gutturale) IO nella sua espressione più elevata e cosciente: un vero LATTE DI MADRE חָלָב אֵם (Chalàv em) anche 81.

Nella filosofia cinese ci si riferisce al concetto di intenzione, detto anche “IL SUONO DEL CUORE” קוֹל הַלֵּב (Kol hallèv), un flusso che permette allo Spirito che risiede nel cuore, di manifestarsi nelle azioni e nelle parole permeandole di consapevolezza.

QUANTA INTENZIONE כַּוָּנָה (Cavvanàh) PER VIVERE UNA VITA CONSAPEVOLE!

שלום לכולם!

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Amèn 

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AMÈN אָמֵן (Amèn)!

Àlef א è il simbolo dell’UNITÀ e rappresenta l’UNICITÀ di Dio. È il silenzio da ascoltare dentro di noi infatti la sua forma ci riporta alla sagoma dell’orecchio. È la lettera dell’equilibrio e della stabilità: armonizza le polarità. Il pensiero si irradia dal suo centro energetico che ottiene un contatto tra cielo e terra. La Mem מ è legata all’acqua ed è associata all’emozione più profonda: simboleggia l’inconscio e rappresenta il nascosto e il rivelato . È la lettera della domanda e del movimento continuo di una rinascita costante. È una forza centripeta.

La Nun נ ן è la lettera connessa alla fecondità e alla proliferazione femminile; è un canale aperto all’emanazione spirituale dell’anima. Rappresenta l’energia del cervello che si incanala nel corpo.

AMÈN אָמֵן è un SIGILLO di FEDE! La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyàh) di AMÈN אָמֵן è 91 ed è la stessa di מַלְאַךְ ANGELO.

La sua radice di provenienza è proprio א מ ן . 

I temi che la esprimono sono il credere, la fede, la fedeltà nonché l’arte ed altri.

La radice א מ ן è la più femminile: Em-Madre אֵם ne è la porta (le prime 2 lettere) e la נ ן è la lettera di נְקֵבָה (Nekevàh -femminile-femmina).

Parole significative di questa radice: אֱמוּנָה (Emunàh) FEDE, נֶאֱמָנוּת (Neemanùt) FEDELTÀ, אָמָּנוּת (Ommanùt) ARTE, אִמּוּן (Immùn) ALLENAMENTO, אֱמֶת (Emèt) VERITÀ.

שלום לכולם!

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Mishpatìm

LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm)! La sua radice è ש פ ט : la porta del linguaggio ( שָפָָָ(ה (Safà(h)) volta al buono ט . L’espressione פ di fuoco della ש forgia la ט , unica lettera aperta verso l’alto, alla ricerca del bene supremo. ש פ ט la cui gematria è 389 corrisponde a אֲחַפֵּשֹ (Achappès) CERCHERÒ, intenzione al futuro nella prima persona del verbo CERCARE לְחַפֵּשֹ (Lechappès). Siamo nel tema del GIUDICARE infatti c’è chi traduce מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm) semplicemente GIUDIZI o Statuti. Anche Rav M.M.Shneerson traduce con Leggi e fa una differenziazione interessante. Distingue le LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm), le “TESTIMONIANZE” עֵדוּת (‘Edut- עֵדֻיּוֹת ‘Eduyyòt al plurale) e STATUTI חוּקִים (Chukìm). Gli ultimi non possono essere veramente compresi dal nostro intelletto ma vengono realizzati perché sono richiesti da Dio. Le testimonianze possono trovare una spiegazione dentro di noi ma non sono conformi a bisogni riconosciuti e si accettano come decreti divini. Infine le LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm) corrispondono alle esistenziali esigenze private e sociali che naturalmente l’uomo avrebbe dovuto darsi anche se non fossero state sancite dall’Alto. Il valore numerico di LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatìm) è 479 ci collega al loro scopo: הַטּוּב וְהַתּוֹם (Hattùv vehattòm) IL BENE e L’INTEGRITÀ. Torniamo alla parola al singolare: מִשְׁפָּט (Mishpàt) LEGGE, DIRITTO, GIUDIZIO, PROCESSO e anche FRASE. Ricordiamo di dare un giusto peso alle parole che isolate o collegate possono ferire e farci incorrere nell’errore. I nostri maestri ci insegnano continuamente di prenderci la responsabilità di ogni parola che pronunciamo e dell’importanza del silenzio quando non si trovano parole in armonia. La grande saggezza di Salomone lo portò infatti a chiedere …“un cuore ascoltante per GIUDICARE לִשְׁפֹּט (Lishpòt) il tuo popolo per distinguere tra il bene e il male”…. (Re I 3,9) 

לֵ֤ב שֹׁמֵ֙עַ֙ לִשְׁפֹּ֣ט אֶֽת־עַמְּךָ לְהָבִ֖ין בֵּֽין־טֹ֣וב לְרָ֑ע 

(Lev shomè’a lishpòòt et ‘ammecha lehavìn ben tov lerà’). Il popolo di Israele è stato giudicato da numerosi GIUDICI שוֹפְטִים (Shofetìm) e questo è anche il nome del loro libro che si trova nel primo libro dei Profeti Anteriori.

חוֹק ( Chok) è il sinonimo usato più frequentemente per LEGGE!

שבוע טוב לכולם!

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Musàr

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ETICA מוּסָר (Musàr)! Interessante scoprire che questa parola è collegata alla parola יִסּוּר (Yissùr) SOFFERENZA, DOLORE. Ambedue derivano dalla radice י ס ר il cui tema primario è dimostrare con prove o rimproverare o ricevere מוּסָר. Non poteva mancare la ס (Sàmech), la lettera del SOSTEGNO.

Nessuna trasformazione o vera nascita avviene senza la conquista di una profonda consapevolezza.

ETICA מוּסָר (Musàr) ha un valore semantico energetico di 306, lo stesso di E FORMÒ וַיִּצֶר (Vayyitzèr), la prima parola del verso 7 di Genesi che descrive la creazione dell’uomo “pensabile”.

וַיִּיצֶר֩ ה' אֱלֹהִ֜ים אֶת־הָֽאָדָ֗ם עָפָר֙ מִן־הָ֣אֲדָמָ֔ה וַיִּפַּ֥ח בְּאַפָּ֖יו נִשְׁמַ֣ת חַיִּ֑ים וַֽיְהִ֥י הָֽאָדָ֖ם לְנֶ֥פֶשׁ חַיָּֽה׃

(Vayyitzèr Hashèm Elokìm et-haadàm ‘afàr min-haadamàh vayyippàch beappàv nishmàt chayyìm; vayehì haadàm lenèfesh chayyàh.)

«E diede forma il Signore Iddio l’uomo polvere dalla terra e insufflò nelle sue radici l’anima vitale; e fu (divenne) l’uomo un essere vivente (parlante)».

Il rabbino Samson Rafael Hirsh fa un accostamento molto interessante fra questi significanti e insegna che colui che educa all’Etica, dà un’immagine דְמוּת (Demùt) all’anima, colui che produce (una forma) dà una forma צוּרָה (Tzuràh) alla materia. Colui che si occupa di etica, chiede che tutte le qualità formative vengano indirizzate stabilmente verso ovviamente uno scopo etico evolutivo. Io auguro a tutti noi di imparare a dirigerci verso una nuova etica che ci porti direttamente ad essere felici. La QUINTESSENZA הַשְׁגָחָה (Hashgachàh) l’accompagna perennemente. Così Rav Kushner traduce una parola che riguarda l’ATTENZIONE, la PRESENZA PROTETTIVA, l’INTERESSE, lo SGUARDO PERENNE di Dio verso le sue creature e che riguarda il nostro impegno etico. “Dio è come l’inconscio dell’universo, manifesto solo di rado, ma sempre all’opera.” (Hashgachàh) הַשְׁגָחָה viene tradotta anche come ISPEZIONE, CONTROLLO che si mette in atto affinché le mitzvòt מִצְווֹת PRECETTI risultino corrette secondo le regole.

La radice ש ג ח è introdotta dalla ש che incorpora il potere divino. Esso si manifesta con la benevolenza della ג che dà la spinta verso l’alto alla ח per conquistare la vitalità del servizio. 

 Questa radice si esprime nelle costruzioni verbali solo nella forma fattiva e il suo passivo. È evidente il movimento di responsabilità verso l’altro. Il valore numerico di (Hashgachà) הַשְׁגָחָה è 321 come la parola לַאָרֶץ (Laàretz) ALLA TERRA. A questo punto non rimane che sorridere su questa opportunità che ci dona il computo. TERRA אֶרֶץ può farci approdare alla radice ר ו ץ che manifesta il tema del CORRERE e la א all’inizio di parola diventa il motore di questa operosità. La terra nel terzo giorno della Creazione “HA CORSO” per realizzare il comando divino di emergere e diventare “l’asciutto”!            

Il Signore ci sostiene e noi operiamo nel suo Nome.


שלום לכולם! 

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'Etz 

ALBERO עֵץ (‘Etz)! Anche אִילָן (Ilàn): parola “poetica” ma meno usata nel quotidiano. Il 12 gennaio 2018 su Facebook, ho dato inizio a questo percorso di “Crescere con le radici delle parole ebraiche” e la prima raffigurazione grafica scelta, fu proprio quella di un ALBERO עֵץ (‘Etz). Radici שָׁרָשִׁים (Shorashìm – radice שֹׁרֶש Shòresh) ben piantate a terra e visibilmente in movimento; numerose FOGLIE עָלִים (‘Alìm - FOGLIA עָלֶה ‘alèh) mature su rami robusti si elevano verso il cielo. Una piccola PIANTA (Tzèmach) צֶמַח verde appena nata, mette in evidenza una radice salda e desiderosa di esprimersi in autonomia. La radice di ALBEROעֵץ (‘Etz) è ע צ ה o ע צ י le stesse lettere della parola עֵצָה (‘Etzàh) CONSIGLIO. Essa evoca lo Spirito di Consiglio רוּחַ עֵצָה (Rùach ‘Etzàh), una delle qualità dello Spirito divino che troviamo nel capitolo 11, 2 di Isaia. La ע, percezione profonda del miracolo della vita trova la legittimazione del cambiamento nella ץ (צ )! 

L’ ALBERO הָעֵץ (Ha‘ètz), la forza creativa della decisione: entra nel mondo della realizzazione, fruttificando ma non solo! Così viene descritto il primo albero: עֵץ פְּרִי (Etz perì) ALBERO da FRUTTO, “facente frutti della loro specie”.  

Molto noti gli alberi del giardino dell’Eden: עֵ֤ץ הַֽחַיִּים֙ (‘Etz hachayyìm) l’ALBERO della VITA e עֵ֕ץ הַדַּ֖עַת טוֹב וָרָֽע ( ‘Etz haddà’at tov var’à) l’ALBERO della CONOSCENZA (di ciò che è) bene e male. 

L’albero della vita עֵ֤ץ הַֽחַיִּים֙ 233: nutrimento eterno e dono di immortalità per l’uomo. Albero dotato dalla qualità divina di superare la polarità e conquistare l’UNITÀ perenne. Non è un caso che il suo valore numerico sia lo stesso di 'אוֹר ה LUCE di HASHÉM 233!

La radice del suo sinonimo אִילָן (Ilàn) è א י ל stesse lettere della parola אֱיָל (Eyàl) FORZA, POTENZA, CORAGGIO e anche di אַיִל (Ayìl) ARIETE, MONTONE! L’energia primordiale dell’essere della א manifesta la י nella sua rivelazione e creano insieme quella produzione di nutrimento e di vita che la ל porta oltre gli orizzonti. ALBERO אִילָן (Ilàn) 91 è come un sigillo di fede אָמֵן AMÉN 91! A differenza di ALBERO עֵץ (‘Etz), אִילָן (Ilàn) non appare nel Tanàch (Bibbia) ed è per lo più usato come albero da frutto. QUERCIA viene tradotta con un termine molto simile: אַלּוֹן (Allòn). 

Facciamo sì che anche le nostre radici siano profonde nella nostra terra ed eleviamo il nostro capo oltre le nuvole per raggiungere la luce eterna.

שבוע טוב לכולם! 

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(Libro in favore dei bambini di Milev Layeled, si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/) 

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Davàr 

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PAROLA דָבָר (Davàr)! Non è la parola אֲמִירָה (Amiràh) della Creazione (א מ ר) ma è quella parola che risuona nel DESERTO מִדְבָּר (Midbàr) anche in solitudine. דָבָר è anche COSA, AVVENIMENTO, CAUSA, INFORMAZIONE, ARGOMENTO e manifesta altri significanti nell’ambito dell’ espressione verbale ed esperienziale.

Ricordiamo il verso introduttivo alle 10 “PAROLE” דְבָרִים (Devarìm-plurale maschile di PAROLA דָבָר) in שְמוֹת (Esodo 20,1): 

וַיְדַבֵּ֣ר אֱלֹקִים אֵ֛ת כָּל־הַדְּבָרִ֥ים הָאֵ֖לֶּה לֵאמֹֽר 

(Vaydabbèr Elokìm et col haddevarìm haèlleh lemòr)

«E PARLÒ Dio tutte queste PAROLE, dicendo». 

Non si parla di COMANDAMENTI, la cui radice è צ ו ה (Tzàdi-Vav-He’) dalla quale deriva מִצְוָה (Mitzvàh) PRECETTO ma di PAROLE, PURA COMUNICAZIONE che il Signore ha DONATO: HA PARLATO דִבֵּר (Dibbèr) direttamente alla coscienza dei presenti per divenire necessariamente MONITO e PAROLA SALVIFICA. PAROLA דָבָר (davàr) dall’ALTO che continua a NUTRIRE il nostro sè in ogni momento della nostra vita come riverbero lontano e attuale di quelle PAROLE דְבָרִים (Devarìm). “Vera rivoluzione interiore.”(R.Dry)!

La parola דָבָר può essere benefica e sacra come quella riservata solo al Sommo Sacerdote כֹּהֵן (Cohèn) nel דְבִיר (Devìr), il luogo più intimo del Santuario: il Kodèsh Hakkodashìm קֹדֶשׁ הַקֳּדָשִׁים (Sancta Sanctorum) ma anche la più temibile che può deflagrare come la PESTE דֶבֶר (Dèver). L’operosità e la capacità di addolcire dell’APE דְבוֹרָה (Devoràh) è necessaria ma è anche pericolosa. Debora, la profetessa che giudicò il popolo ebraico ne è un buon esempio.

 L’espressione antica Abracadabra אַבְּרָאכַּדַבְּרָא dimostra la forza della parola nella credenza popolare: אברא (Abra) deriva dalla radice ברא (Creare) כַּ COME e דברא (dabra) (parlare) Come si parla si crea! Fa sorridere pensare che PAROLA דָבָר (davàr) abbia la stessa gematria 206 di קִסּוּם (Kissùm) MAGIA ma è importante ricordare che 206 è anche il valore energetico-semantico di עָצוּם (’Atzùm) POTENTE. Possiamo elaborare ד ב ר come una radice che ABITA דָר (Dar) la ב, la seconda lettera dell’alfabeto che accoglie l’energia dell’א e la mantiene integra, permettendo alla nostra interiorità di ricevere la luce divina ed esprimerla sotto forma di pura benedizione. È questa la “PAROLA” דָבָר che ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà del SERVIRE.

 La prima radice ricordata א מ ר DIRE che è il dettame primario creativo di Dio della creazione, viene ad esprimersi alla presenza di “un altro” come insegna Hirsh; ד ב ר PARLARE può essere usato anche da soli.

  Ricordiamo che l’ultimo libro della תּוֹרָה prende il nome di “PAROLE דְבָרִים “(Devarìm-Deutoronomio) ed anche la sua prima Parashàh viene denominata così. Il libro di Devarìm דְבָרִים è una vera e propria RIPETIZIONE מִשְׁנָה (Mishnàh) della Toràh. 

Le ultime parole di Mosè al suo amato popolo, nel ripetergli gli insegnamenti ricevuti dal Signore, scandiscono tutto il libro e la fine della missione di Mosè. Ogni parola che proferiamo è importante, non lo sottovalutiamo ed è il nostro destino prendercene tutta la responsabilità. Essa ci distingue dagli animali e ci fa sentire unici nella volontà di servire. Buone parole a tutti noi.

שבת שלום לכולם!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:

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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Hachlamàh 

GUARIGIONEהַחְלָמָה (Hachlamàh)! Una ה , la lettera che rappresenta la divinità e che esprime il suono del respiro si aggiunge alle lettere della parola MALATTIA מַחֲלָה (Machalàh) per rivelare la natura del disagio in campo e superarlo. Un anagramma significativo è חֶמְלָה (Chemlàh) MISERICORDIA. É evidente il messaggio sotteso nella parola MALATTIA מַחֲלָה (Machalàh): la prima sillaba evidenzia una domanda (Mah) מָה Che cosa? Mentre poi חָל (Chal) È ACCADUTO nella 'ה , nella parte spirituale (psichica)? Questa è la domanda che i mistici si sono sempre posti e che ormai si pone anche la medicina moderna. Oggi il legame sottile che esiste fra questi livelli esistenziali non è più sottovalutato. Come abbiamo constatato la radice più arcaica è ח ו ל (Chet-Vav-Làmed) che ci presenta molteplici significanti: vi troviamo il tema del PROFANO e della SABBIA חוֹל (Chol); del VUOTO חָלָל (Chalàl) e dello SPAZIO חָלָל (Chalàl). La malattia evidenzia una perdita di sacralità e di presenza.

Se alla MALATTIA מחלה (Machalàh) aggiungiamo una י, segno del metafisico e del futuro, troviamo una parola straordinariamente importante: PERDONO מְחִילָה (Mechilàh). Un atteggiamento proattivo che ci mantiene sani e gioiosi.

PERDONARE e DANZARE in ebraico si traducono nello stesso modo (Limchòl) לִמְחֹל. La parola DANZA (Machòl) מָחוֹל si apre come domanda esplicita e sotterrane מָה per incontrare la ח (Chet suono gutturale), “barriera” che invita a conquistare la dimensione trascendentale e l’energia femminile. Ed ecco l’incontro con la (vav) ו che unisce il tutto nel desiderio trasformativo. La (Làmed) ל , pungolo, in fine di parola supera lo spazio ordinario e oltrepassa la linea di tutte le altre lettere, portandole verso l’alto.

La DANZA מָחוֹל (Machòl) fa scaturire gioia e desiderio di conoscere nella profonda esperienza interiore meditativa.  

DANZARE È PER-DONARE?

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Chag hailanòt

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LA FESTA DEGLI ALBERI חַג הַאִילָנוֹת (Chag hailanòt)! Stasera è festa! Questa festività viene anche chiamata ט''ו בִּשְׁבָט TU-BISHVAT perché cade il 15 di Shevàt, il quinto mese dell’anno ebraico ed è considerata il CAPODANNO DEGLI ALBERI רֹאשׁ הַשָּנָה לָאִילָנוֹת (Rosh hashshanàh lailanòt). (ט''ו = ו6 +9 ט=15: si evita di mettere י 10 con ה 5 perché verrebbe scritta una delle manifestazioni del Nome Divino.) La parola חַג dalla radice ח ג ג (Chet-Ghìmel-Ghìmel) è collegata alla gioia שִֹמְחָה e al ballo. Non dimentichiamo che l’augurio che scambiamo prima e durante una festa in genere è proprio חַג שָֹמֵחַ (Chag samèach) FESTA LIETA, GIOIOSA. È come se ripetessimo per due volte lo stesso significante. ALBERO al singolare si traduce אִילָן e deriva dalla radice א י ל (Àlef-Yod-Làmed), la stessa di אֱיָל (Eyàl) FORZA, POTENZA, CORAGGIO e di אַיִל (Àyil) MONTONE, ARIETE. L’energia primordiale dell’essere della א manifesta la י nella sua rivelazione e creano insieme quella produzione di nutrimento e di vita che la ל porta oltre gli orizzonti. ALBERO אִילָן (Ilàn) 91 è come un sigillo di fede אָמֵן AMÉN 91! A differenza di ALBERO עֵץ (‘etz), il suo sinonimo più usato, אִילָן (Ilàn) non appare nel Tanàch (Bibbia) ed è per lo più usato come albero da frutto. QUERCIA viene tradotta con un termine molto simile: אַלּוֹן (Allòn). In questo giorno si piantano נ ט ע (Nun-Tet-‘Àyin) gli alberi, per questo questa festa viene chiamata anche נְטִיעָה חַג (Chag neti’àh) Festa della PIANTAGIONE. Essa era legata alle offerte delle decime. Un vero risveglio della vita vegetale: il primo a fiorire è il mandorlo שְׁקֵדִיָּה (Shekediyyàh) che è il simbolo della primavera e precede tutte le altre fioriture. Esso deriva dalla radice ש ק ד (Shin-Kof-Dàlet) e il suo frutto è la mandorla שָׁקֵד (Shakèd). Questa radice introduce il tema della VIGILANZA, dell'essere in prima linea con solerzia e dell’ essere pronto ad intervenire.

Se usiamo le stesse lettere possiamo scoprire che sono le stesse lettere di ק ד ש (Kof-Dàlet-Shin) il cui tema è la SANTITÀ.

 Nella sera di ט''ו בִּשְׁבָט si fa un Seder particolare, ricco di varie specie di frutta, caratteristiche della terra d’Israele: grano, olive, datteri, uva, fico, melograno, cedro, mela, uva, noci, mandorle, carrube, pere, sorbe, mele renette, ciliegie, sorbe rosse, noccioline, nespole e lupini. Si usa bere 4 bicchieri di vino: il primo con solo vino bianco, il secondo, ancora vino bianco ma con un po’ di vino rosso, il terzo bicchiere metà bianco e metà rosso e l’ultimo tutto rosso per ricordare la terra nella ciclicità delle stagioni. Tutto avviene secondo un ORDINE סֵדֶר (Sèder)! Cerchiamo di rimanere stabili come forti alberi che affrontano qualsiasi intemperia e restano saldi.

Sul post: Tu-bishvàt highi’a! Il 15 di Shevàt è arrivato!

חג האלנות שמח ושבוע טוב! 

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Éven nèghef 

PIETRA D’INCIAMPO אֶבֶן נֶגֶף (Éven nèghef)!

PIETRA אֶבֶן (Éven)! La mistica è solita interpretarla come l’unione del legame senza tempo, del continuo gioco generazionale padre-figlio אַב -בֵֵּן (Av-ben). (Meachèd) מְאָחֵד UNISCE ha la sua stessa gematria 53. Questa forma verbale deriva dalla radice א ח ד la stessa di אֶחָד UNO (Echàd). PIETREאֲבָנִים (Avanìm)! Una PIETRA אֶבֶן (Éven) viene deposta sulle tombe dei defunti come segno di vera espressione di rispetto e di sentimento per l’eternità. 

FIGLIO בֵּן (Ben) è la porta di ב נ ה che introduce il tema del COSTRUIRE. 

INCIAMPO נֶגֶף (Nèghef)! Il suo sinonimo più usato è מִכְשׁוֹל (Michshòl). È in campo un ostacolo, un impedimento ma è anche CALAMITÀ ed EPIDEMIA. נ ג ף (Nun- Ghìmel-Pe’) esprime questi temi ma anche COLPIRE e URTARE.

Non so se la PIETRA D’INCIAMPO אֶבֶן נֶגֶף (Éven nèghef), opera di Gunther Demnig in tedesco "STOLPERSTEINE" nasce semplicemente con quest’ultimo significato che ci porta all’inciampo ma come leggiamo, in ebraico è molto di più e accentua la sofferenza della persona amata che è uscita da quel PORTONE שַׁעַר (Shà’ar) dove essa è stata deposta. Una sottile lastra dorata su cui è scritto: “ QUI ABITAVA…… Data di nascita… ARRESTATA….. DEPORTATA A…. MORTA o ASSASSINATA con la data”.

La MEMORIA sopravvive alle generazioni e diventa loro nutrimento.

Che la nostra preghiera sali alta!

Sul post: le PIETRE D’INCIAMPO posate davanti al portone di Santa Maria in Monticelli, 67 a Roma, il 9 gennaio 2012. Lì nel maggio del 1944 abitava mia madre con le sue tre sorelle: Graziella, Letizia e Elvira Spizzichino che non sono più tornate! Le pietre d’inciampo sono state divelte e gettate nella spazzatura il giorno dopo. Sono state ritrovate dai Carabinieri che me le hanno riconsegnate. Ora davanti a quel portone vi sono nuove PIETRE D’INCIAMPO, offerte dall’artista.

שבת שלום לכולם!

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H. Aboav, “LE VOCI DELLE PAROLE EBRAICHE” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). Per ordinarlo:

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Shoàh

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SHOÀH שׁוֹאָה CATASTROFE, ROVINA, DISASTRO! Parola biblica che non appare nella Torà e acquista diverse denominazioni nell’ambito della DESOLAZIONE e DISTRUZIONE nonché DISGRAZIA. 

Questo termine viene usato ormai metaforicamente come קָשֶׁה (Kashèh) DURO e בִּלְתִּי נִסְבָּל (Bilttì nisbbàl) INSOPPORTABILE. Una descrizione che ci ricorda amaramente la schiavitù d’Egitto, perfezionata dalla modernità tecnica! Il famoso verso 11 del capitolo 47 di Isaia risuona chiaro:

 וּבָ֧א עָלַ֣יִךְ רָעָ֗ה לֹ֤א תֵדְעִי֙ שַׁחְרָ֔הּ וְתִפֹּ֤ל עָלַ֙יִךְ֙ הֹוָ֔ה לֹ֥א תוּכְלִ֖י כַּפְּרָ֑הּ וְתָבֹ֨א עָלַ֧יִךְ פִּתְאֹֹֹ֛ם שֹׁוֹאָ֖ה לֹ֥א תֵדָֽעִי׃

(Uva ‘alàyich ra’àh lo tede’ì sha ch ràh vetippòl ‘alàyich hovàh lo tuchelì (ch gutt.) capperàh; vetavò ‘alàyich pittòm SHOÀH lo tedà’yì.)

«E ti ha colto il malanno senza che tu te ne accorgessi, ti è sopraggiunta un’irreparabile sciagura, ti ha colpito una SHOÀH שׁוֹאָה CATASTROFE inavvertita, improvvisa» (Trad. D. Lattes). 

SHOÀH שׁוֹאָה è una parola ben diversa da OLOCAUSTO עוֹלָה ‘Olàh che ricorda il SACRIFICIO levitico che andava completamente bruciato sull’altare e che poteva essere offerto anche in gruppo o individualmente. La radice di שׁוֹאָה è ש א ה (Shin-Àlef-He’): siamo nel tema della distruzione che suscita disperazione. Si sente il silenzio assoluto, mancando le parole per narrare l’inenarrabile e una grande nostalgia nei confronti della vita לְּהִשְׁתָּאוֹת (Lehishttaòt). 

La radice di עוֹלָה è ע ל ה (‘Àin-Làmed-He’) SALIRE, ELEVARSI. Un sacrificio gradito al Signore! Una miniserie televisiva del 1978 americana raccontò la SHOÀH שׁוֹאָה col titolo Holocaust che è la sua traduzione in inglese. Da allora è rimasto incollato questo nome che spesso è usato nel giorno della Memoria, il 27 gennaio anche da persone colte che ricoprono un incarico pubblico.

Voglio arricchire questo post con il dodicesimo articolo di fede di Rambam che in questi giorni viene cantato in molte commemorazioni:

אֲנִי מַאֲמִין בֶּאֱמוּנָה שְׁלֵמָה בְּבִיאַת הַמָּשִׁיחַ וְאַף עַל פִּי שֶׁיִּתְמַהְמֵהַּ עִם כָּל זֶה אֲחַכֶּה לּוֹ בְּכָל יוֹם שֶׁיָּבוֹא.

(Anì maamìn beemunàh shelemàh bevìàt hammashìach. Veaf ‘al pì sheyyitmahmehha, ‘im col zèh achacchèh-llo bechòl yom sheyyavò.)

<>.

Proviamo ad ascoltare in silenzio e a contattare il nostro cuore per colmare questa vibrazione terrificante e riempirla della MEMORIA זִכָּרוֹן(Ziccaròn) con il più grande rispetto.

Ieri 27 gennaio 2026יוֹם הַשּׁוֹאָה (Yom hashshoàh)!

שלום!

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Tzippiyyàh

ASPETTATIVA צִפִּיָּה (Tzippiyyàh)! Tutti i nostri maestri ci hanno insegnato che fluire con la VITA, accoglierla e accettarla in tutte le sue espressioni, ci aiuta ad acquisire leggerezza e saggezza.

Non è facile… perché noi abbiamo sempre molte ASPETTATIVE צִיפִּיּוֹת (Tzippiyyòt) verso noi stessi e verso gli altri.

In ebraico la stessa radice צ פ ה (Tzàdi-Pe’-He’) nella forma rafforzativa ci inoltra nel tema di AVERE SPERANZA, ASPETTATIVA ma anche del COPRIRE.

La federa per coprire i cuscini si chiama צִפָּה (Tzippàh) ma anche צִפִּית (Tzippìt) e come potete constatare sono parole vicine ad ASPETTATIVA צִפִּיָּה (Tzippiyyàh) tanto che in ebraico le ultime due si esprimono al plurale con la stessa forma: צִיפִּיּוֹת (Tzippiyyòt). C’è in ebraico un motto di spirito molto significativo e divertente che la saggezza popolare ha coniato con questo detto:

 'צִיפִּיּוֹת הֵן רַק לַכָּרִיוֹת'

(Tzippiyyiòt hen rak lacharyyòt) 

“LE ASPETTATIVE (FEDERE) (SONO) SOLO PER I CUSCINI”!! Quanta sapienza!

ASPETTATIVA צִפִּיָּה (Tzippiyyàh) ha come sinonimo ovviamente SPERANZA תִּקְוָה (Tikvàh) ma vorrei provare a riflettere: a mia percezione, è che la prima sia più concentrata sulle nostre vite quotidiane e sulle nostre fragilità umane mentre la seconda, come già scritto, ci permette di manifestare il desiderio di incontrarsi in quel Luogo Uno che trascende lo spazio e il tempo e dona all’uomo il senso del trascendentale. Un altro sinonimo infatti è צְפִיָּה (Tzefiyyàh) che si può tradurre con הִתְבּוֹנְנוּת (Hitbonenùt) CONTEMPLAZIONE e con vari significanti, legati all’osservazione.

La radice צ פ ה / צ פ י si muove quindi nel territorio dello aspettare, sperare, coprire, guardare, rivelare ed altro ancora.

Nella parola צִפִּיָּה la צ apre la parola, rappresentando la meta che ci si prefigge e subito dopo la segue una פ che è pronta ad esprimersi con tutte le sue forze. Chiude l’espressione י - ה che esprime la divinità come sigillo spirituale in campo sia maschile י che femminile ה perché in effetti ci rimanda ad un senso di fede profondo più che a smarrirci di fronte ad un desiderio insano dell’ego di metterci in gara per vincere a tutti i costi o sperare in un aiuto che non sia dall’Alto.

Non è un caso che nella piccola numerazione il suo valore numerico sia 5 ה, la lettera della divinità. Perlustriamo ora la sua gematria che risulta essere 185. Entriamo פְּנִימָה (Penimàh 185) DENTRO e facciamo risuonare nelle pieghe profonde del nostro essere le parole del Cantico dei Cantici (6,3):

אֲנִ֤י לְדוֹדִי֙ וְדוֹדִ֣י לִ֔י

(Anì leDodì veDodì li 185)

«Io per il Mio amato e il Mio amato per me».

שבוע טוב לכולם!

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Moshèh

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MOSÈ מֹשֶׁה (Moshèh)! L’unico grande Maestro! L’appellativo più usato nei suoi confronti è proprio MOSHÈH RABENU מֹשֶׁה רַבֵּנוּ NOSTRO MAESTRO come afferma N. Crivelli in una conversazione personale: «È

il più fedele discepolo del Maestro, Ribbonò shel ‘olàm». MOSHÈH È IL PROFETA DI ISRAELE נָבִיא יִשְֹרָאֵל (Navì Yisràel).

וְדִבֶּר ה' אֶל־מֹשֶׁה פָּנִים אֶל־פָּנִים כַּאֲשֶׁר יְדַבֵּר אִישׁ אֶל־רֵעֵהוּ

(Vedibèr Hashèm el-Moshèh panìm el-panìm caashèr yedabèr ish el-r’èhu).

«E parlò Hashèm verso Mosè faccia a faccia come parlerà (se parlasse) un uomo verso il suo prossimo». 

Se leggo questo nome al contrario, trovo הַשֵּׁם (Hashèm) IL NOME che mi conduce con naturalezza al Tetragramma così ricordato e pronunciato ed anche conferma la Sua presenza: שָׁם ה' (Sham Hashèm). Alla sua nascita Moshèh porterà con sé tanta luce e speranza nel buio della schiavitù. Sua madre Yochèvedיוֹכֶבֶד lo aveva visto BUONO טוֹב e Rashì spiega il collegamento di questa parola proprio con la LUCE אור(Or):

נִתְמַלֵּא הַבַּיִת כֻּלּוֹ אוֹרָה 

(Nitmallè habàyt cullò oràh)

 «…SI È RIEMPITA LA CASA TUTTA DI LUCE». Anche di GIOIA aggiungo perché חֶדְוָה (Chedvàh) è suo sinonimo e ci dona שִֹמְחָה

(Simchàh).

«La luce è la qualità del Creatore, la qualità della totale ed assoluta dazione. È la legge dell’amore e del bene».

Il nome Moshè appare nel secondo capitolo dopo la scomparsa dei NOMI שְׁמוֹת (Shemòt) dei figli di Giacobbe ma sullo sfondo della casa di Levì.

Non si ricorda il nome datogli dai genitori יְקוּתִיאֵל (Yekutièl) SPERANZA IN DIO, FEDE IN DIO, ma rimarrà sempre il nome Mosè, datogli da Bithiàh, la figlia del faraone .

וַתִּקְרָא שְׁמוֹ מֹשֶׁה וַתֹּאמֶר כִּי מִן־הַמַּיִם מְשִׁיתִהוּ

(Vattikrà shemò Moshèh vattòmer:- Chi min-hammàyim meshitìhu).

«E lo chiamò Mosè e disse:- Poiché dall’acqua l’ho fatto uscire (l’ho tratto) ». Interessante rilevare che il valore gematrico del nome משה sia 345 come la parola הַמִּצְרִי (Hammitzrì) L’EGIZIANO.

La radice מ ש ה appare solo altre due volte nel Tanàch con la parola יַמְשֵׁנִי (Yamshèni) MI HAI TRATTO, legata sempre all’acqua.

 Moshèh è da alcuni considerato la forma ebraicizzata d’una parola egiziana che probabilmente voleva significare «Figlio del Nilo» ed affermano che questa radice è proprio stata coniata da lì. Altri lo considerano un diminutivo di un nome egiziano, tipo Tutmose o quale contrazione di Mo -WeShè che vorrebbe dire: l’acqua è quella che t’ha guardato e quindi «Salvato dall’ acqua» . È interessante rilevare che il nome מושה nella sua scrittura piena ci fa pensare ad un participio presente-un presente da noi tradotto TRAENTE-TRAE in una forma attiva. È inscritto nel suo nome già il suo progetto esistenziale di TRARRE fuori dall’Egitto e dalle acque del Mar Rosso nonché Mare dei Giunchi? Come i nostri Maestri insegnano , è riconosciuta una affinità col Mashìach infatti in Shemòt Rabbà si legge che Mosè è corretto, preposto alla REDENZIONE, LIBERAZIONE מֹשֶׁה מְתֻקָּן לַגְּאֻלָּה (Moshè metukkàn lagheullàh). Questo forte legame viene rivelato anche attraverso una delle tante spiegazioni della מ che rappresenta il rivelato nella figura di Mosè e della ם finale che raffigura il nascosto proprio attraverso l’entità dell’Unto; legati insieme dall’energia dell’acqua della Genesi, definita LUCE DELLA MISERICORDIA אוֹר רַחֲמִים (Or rachamìm). שָׁם ה' (Sham He’) Lì c’è (la) He’! La trascendenza, la grazia divina e la vita sono inscritte in questo nome.

L’iniziazione di Mosè avviene nel terzo capitolo dell’Esodo e si accompagna a due radici ר א ה e ס ו ר AVVICINARSI per VEDERE. Per ben 6 volte in tre versi troviamo la radice ר א ה ed è proprio per la presenza di Mosè, desideroso di conoscere il fenomeno sublime del roveto ardente che si avvicina al fuoco eterno e incorruttibile. Assiste all’imperturbabilità dell’Eterno ed è riconosciuto per nome:

מֹשֶׁה מֹשֶׁה וַיֹּאמֶר הִנֵּנִי                          

      (Moshèh Moshèh! Vayyomèr: - Hinnèni!)

«Mosè, Mosè! E (Mosè) rispose: - Eccomi»!

Appare di nuovo dopo tanto silenzio, la Parola dei Padri!

Moshè era molto UMILE עָנָו (‘Anàv). Si riconosceva pesante (lento) nella bocca e impacciato: pesava ogni parola? Troviamo diversi appellativi nei suoi confronti: עֶבֶד הָאֱלֹקִים, אִישׁ הָאֱלֹקִים (‘Èved Elokìm, Ish Elokìm) SERVO DI DIO, UOMO DI DIO.

Egli non sapeva che la pelle del suo volto fosse diventata raggiante e sprigionava raggi di luce dopo essere stato al cospetto dell’Eterno sul monte Sinai per quaranta giorni e quaranta notti.

Non c’è dubbio che Mosè è lo scrittore della Toràh!  

וַיִּכְתֹּב מֹשֶׁה אֵת כָּל־דִּבְרֵי ה'

(Vaychttòv Moshèh et col-divrè Hashèm).

«E scrisse Mosè tutte le parole dell’Eterno». 345 rivela anche la parola הַסֵּפֶר (Hassèfer) IL LIBRO e il suo anagramma הַפְּרָס (Haperàs) IL PREMIO.

“Nell’albero sefirotico Mosè è riconosciuto legato a דַעַת (Da’at) LA CONOSCENZA e a נֶצַח (Netzàch) L’ETERNITA’ per aver promulgato la legge divina che è eterna”. 

 Il nome משה apre una domanda interessante: מה ש? (Mah shin?) Che cosa è la Shin? Mi giunge prepotente l’energia del SOLE שֶׁמֶשׁ (Shèmesh): שָׁם שׁ (Shàm Shin) Là (c’è) la Shin. Moshè è un “sole” che splende sul popolo con il potere divino per bastone e con l’energia del fuoco insieme all’acqua per realizzare la parola di Dio e far elevare il Suo popolo dalla dura cervice oltre la schiavitù.

Non dimentichiamo mai che “Vi è un’emanazione di Moshèh in ogni ebreo in tutte le generazioni”.  

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Règhesh

SENTIMENTO רֶגֶשׁ (Réghesh)! Esso è un PONTE גֶשֶׁר (Ghésher). 

É il ponte che possiamo creare fra di noi nell’accettare il diritto di esistere dell’altro. Stesso peso e stessa energia semantica 503.

Nella Bibbia non si trova la parola PONTE גֶשֶׁר (Ghèsher). La prima volta che compare una radice con queste tre lettere nella תּוֹרָה (Toràh) è ג ר ש (Ghìmel-Resh-Shin) che introduce il tema del CACCIARE.

וַיְגָ֖רֶשׁ אֶת־הָֽאָדָ֑ם

( Vaygàresh Et Adàm. Genesi 3,24).

«E (Il Signore) cacciò Adamo».

Spero che chi ha coniato questo nuovo vocabolo, abbia voluto aggiungere un’energia di speranza all’uomo con la parola PONTE גֶשֶׁר (Ghèsher).

A volte c’è un gioco strano e interessante fra le lettere di molte parole. Per esempio possiamo riflettere sulla parola PAURA פַּחַד (Pàchad) che letta al contrario diventa IMPULSO, SPINTA דַחַף (Dachàf). Quanti di noi provano la paura di essere RESPINTI ?

È importante che sia presente un’amabile גִישָה ACCOMPAGNAMENTO, RELAZIONE, strumento di AVVICINAMENTO. Se aggiungo ad essa una פ che è simbolo della parola ma anche del sorriso e dell’apertura, trovo פְּגִישָׁה (Peghishàh) INCONTRO. Che cosa è una פְּגִישָׁה senza il רֶגֶשׁ SENTIMENTO, senza l’espressione di queste funzioni?

שלום לכולם!

H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled. Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).  

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

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H. Aboav, “LE VOCI DELLE PAROLE EBRAICHE” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). Per ordinarlo:

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Techinnàh

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SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh)! Nell’immaginario collettivo le mani tendono naturalmente ad unirsi in un intreccio pieno di fede e in uno stringimento sul petto che include anche il cuore. La ת della PREGHIERA תְּפִלָּה (Tefillàh) apre questa parola che termina con una ה femminile e avvezza a determinare il profondo stadio della meditazione e della spiritualità. Esse incorniciano una piccola voce ma che è determinante nello stato supplichevole e cioè chiedere la GRAZIA חֵן (Chen). Anche חֲנִינָה (Chaninàh) è tradotta GRAZIA e condividono la stessa radice di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) ח נ ן. La ח esprime la presenza inquietante dell’impotenza del momento e si rivolge con piena fiducia per ottenere ciò che si chiede con grande umiltà. La doppia נ ricorda il momento difficile in campo ma possiede tutte le qualità per rettificare la situazione e donare un senso di speranza realizzabile con l’aiuto della disponibilità del divino.

חַנּוּן הַמַּרְֶבֶּה לִסְלֹחַ

(Channùn hammarbèh lislòach).

« Colui che concede la grazia e moltiplica il perdono»! 

SUPPLICARE, CHIEDERE MISERICORDIA si esprime nella forma riflessiva לְהִתְחַנֵּן (Lehitchannèn).

A volte non è possibile accogliere la nostra richiesta di misericordia ma non per questo dobbiamo pensare di non essere ascoltati. Mosè ci offre un esempio emozionante all’inizio della Parashàh di Etchannàn, la seconda Parashàh di Deuteronomio, nel tentativo di essere perdonato e di poter entrare nella terra promessa: 

וָאֶתְחַנַּן אֶל־ה' בָּעֵת הַהִוא

(Vaetchannàn el – Hashèm ba’et hahì)

«E supplicai verso il Signore in quel tempo» ma il Signore gli rispose chiaramente di smettere di parlare di quell’argomento. E Mosè rimase Mosè mentre saliva sulla cima della VETTA פִּסְגָּה (Pisggàh) per ripetere le Dieci Parole e i comandamenti dell’Eterno.

Un sinonimo importante di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) è בַּקָּשָׁה (Bakkashàh) RICHIESTA. Mi risuonano le parole di Naomi Shemer : 

«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי».

(Lu yehì lu yehì, ànna - lu yehì col shennevakkèsh lu yehì).

Possa essere , possa essere, per favore – possa essere, qualunque cosa chiediamo , possa essere.

L’energia presente è quella di una porta aperta che vibra nella piccola numerazione con la lettera ד. Essa è la lettera che rinnova il patto eterno con l’Onnipotente che è sempre pronto a risanarci.

Il valore energetico semantico totale di תְּחִנָּה invece è 463 e navigare in questo numero, amplierà senz’altro la nostra esperienza e ci permetterà di elaborare più profondamente il suo significato.

Parole essenziali arrivano dai Salmi : 'עֶזְרִי מֵעִים ה (‘Ezrì me’ìm Hashèm 463) IL MIO AIUTO (è) DALL’ETERNO. Saper supplicare è una forma di perdono, di autolegittimazione, un dono; UNA FORZA DELL’ANIMA כֹּחַ הַנֶּפֶשׁ (Coàch hannèfesh 463) che ci porta in quella dimensione in cui riconosciamo (L’) ABBONDANZA DELL’AMORE שֶׁפַע אַהֲבָה (Shefa’ ahavàh 463) e percepiamo che LA LUCE DEL MONDO (è) BUONA PER OGNUNO אוֹר עוֹלָם טוֹב לְכָל אֶחָד (Or ‘olàm tov lechòl echàd 463) senza esclusi. Certo A CONDIZIONE בִּתְנַאִי(Bitnài 463) che noi impariamo a chiedere.

In questi tempi così complessi sento proprio l’esigenza di chiedere che possa arrivare la LIBERAZIONE CON MISERICORDIA NEI NOSTRI GIORNI גְאוּלָה בְּרַחֲמִים בְּיָמֵינוּ (Ghe’ulàh berachamìm beyamènu 463) e l’amore possa sostituire l’odio che giace nascosto nei nostri cuori.

«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי». Amèn!

שבוע וחודש טוב לכולם!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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Par'ò

FARAONE פַּרְעֹה (Par’ò)! Non si conosce la provenienza della sua radice ebraica, si sa che in egizio significa “grande casa”. Questo personaggio ha dimostrato quanto potere costruttivo o distruttivo possa avere in genere il potere politico nella storia di un popolo. Il Faraone ai tempi di Giuseppe riconosce nelle interpretazioni dei suoi sogni la presenza divina ed accoglie i suoi salvifici suggerimenti mentre il faraone della nuova dinastia sceglie la strada della negazione di Hashem. פ ר ע (Pe’-Resh-‘Àyin) è la radice che si avvicina di più a questo vocabolo dai molteplici significati: pagare un debito o vendicarsi, essere puniti, aggredire, distruggere, disturbare, spettinare ecc. פֻּרְעָנוּת (Pur’anùt) è AVVERSITÀ, MALANNO. Anche in ע ר ף (‘Àyin-Resh-Pe’ finale), stesse lettere lette al contrario, permane un senso di distruzione. Se elaboro le lettere di questo termine, trovo che è insita l’espressione עֹרֶף ה' (‘òref Hashèm) CERVICE, NUCA (ad) Hashem. Egli ha girato le spalle al Signore e si è posto contro di Lui: non ha voluto lasciar andar via come richiesto il Suo popolo e ha prodotto un’immane sofferenza anche ai suoi sudditi. Anche il popolo ebraico è stato descritto nel deserto come un popolo dalla “DURA CERVICE” עַם־קְשֵׁה־עֹ֔רֶף (‘Am keshèh ‘òref). Non è sempre facile tacitare i nostri bisogni egoistici e rimanere saldi nella nostra ricerca interiore che ci vuole integri e coerenti. A volte anche noi alimentiamo il nostro faraone interno che risponde solo alle proprie esigenze manipolatorie e tradisce tutti i principi che ci fanno “puri di cuore” nell’ascolto del divino dentro di noi. È ridicolo pensare ad un uomo, pur essendo פַּרְעֹה che possa gareggiare con il Signore e ritenersi “AUTOSUFFICIENTE”. C’è in campo un delirio d’onnipotenza da parte del faraone che lo conduce a miseri discorsi demagogici per convincere e impaurire il suo popolo nei versi 9-11 del primo capitolo di Esodo:

 הָ֥בָה נִֽתְחַכְּמָ֖ה לֹ֑ו 

(Hàva nitchacchemàh lo;) 

“Orsù facciamoci saggi verso di lui.. (siamo furbi nei suoi confronti)” declama il פַּרְעֹה! Nella traduzione più diretta, quel לוֹ (VERSO DI LUI) viene riferito al “popolo dei figli d’Israele”, espressione usata per la prima volta proprio dal פַּרְעֹה. Non è raro che a volte sono proprio i nemici a riconoscerti! Torno a quel לוֹ (verso di Lui). I nostri Maestri insegnano che la vera intenzione del Faraone fosse quella di trovare una soluzione di annientamento nei confronti del popolo ebraico che impedisse al Signore di punirlo, applicando la מִדָּה כְּנֶגֶד מִדָּה (Middàh chenèghed middàh) MISURA CONTRO MISURA. Hashèm infatti aveva promesso che non avrebbe più mandato un diluvio e per questo il faraone scelse l’elemento acqua per uccidere i bambini maschi nel Nilo. È una dura conquista per tutti trovare dentro di noi la vera libertà di pensiero e coerenza coscienziale ma non abbiamo scelta se vogliamo crescere e vivere.

שבת שלום לכולם!

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TETRAGRAMMA

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Il TETRAGRAMMA ‘ה! Il Nome per eccellenza! Pronunciamo le quattro lettere che compongono il Nome dell’Eterno con l’espressione הַשֵּׁם (Hashèm) IL NOME. «Noi Siamo domande che devono restare domande (P. Levy)», quando ci avviciniamo a questo tema! Ciò che appare subito chiaro è che Egli e il Suo nome sono Uno.

וְהָיָה ה’ לְמֶלֶךְ עַל־כָּל־הָאָרֶץ בַּיּוֹם הַהוּא יִהְיֶה ה’ אֶחָד וּשְׁמוֹ אֶחָד

(Vehayàh Hashèm lemèlech ‘al-col- haàretz bayyòm hahù yihyèh Hashèm echàd ushmò echàd (Zaccaria 14,9))

«E sarà Hashèm (Proclamato) Re su tutta la terra, in quel giorno sarà l’Eterno Uno (il Solo, Unico) e il Suo Nome Uno».

Il Tetragramma: la י Yod, un punto primordiale che testimonia l’avvenuto ritirarsi dell’Essenza originante, rappresenta proprio la creazione e il metafisico: la saggezza e l’illuminazione intellettuale. È la MANO יָד (Yad)! La He’ è la lettera con la quale in Genesi 2, 4 nella parola בְּהִבָּרְאָם (Behibbareàm) si evince che con la He’ «Creò loro (la terra e i cieli) ». In questo verso la ה risulta più piccola delle altre lettere. Interessante rilevare questa forma diminutiva nei confronti della ה proprio nel suo momento più creativo. Essa manifesta la divinità infatti la ‘ה è la rappresentazione grafica del Tetragramma come acronimo di הַשֵּׁם come già detto sopra! In questa Parola è doppia e incornicia la ו che per la sua forma naturale dona il senso di un movimento verticale che collega il cielo alla terra. Questa lettera infatti congiunge, producendo il senso prezioso della continuità. Se mi soffermo a riflettere sul valore energetico, semantico del Tetragramma trovo una bella relazione tra la ו nella sua scrittura piena וָאו (Vav) che vale 13 e UNO אֶחָד (Echàd) con uguale valore che insieme compongono la gematria del Tetragramma 26 ( י 10 + ה 5 + ו 6 +ה 5 = 26 ). Anche AMORE אַהֲבָה (Ahavàh) corrisponde a 13 e in genere comunica insieme a אֶחָד il desiderio divino di educarci all’amore verso l’uomo e verso la natura oltre al voler essere amato Egli Stesso. Il più bel verso d’amore della Toràh è per me la richiesta di Hashèm di essere amato con tutto il nostro cuore, la nostra anima e le nostre forze. Come Rav Somek insegna, quando un ebreo pronuncia le parole dello Shemà’ Israèl è «come se in un certo senso, gridasse: Padre, Padre!» אָבִי אָבִי (Avì, Avì) PADRE MIO, PADRE MIO ha un valore numerico di 26. Le lettere del Tetragramma ci avvicinano al significante dell’ESSERE ה י ה e in esso ritroviamo il senso del SARÀ, dell’ERA e vi è anche il segno del presente É (Essente) anche se in ebraico è intraducibile. È in campo l’esistenza stessa, intesa come principio di vita assoluto. Un nome intimamente percepito ma non proferibile o cancellabile: la terza parola è esplicita! Il tetragramma viene menzionato anche come שֵׁם הַמְּפֹרָשׁ (Shem hammeforàsh). Uso le parole di Ghershom Sholem per elaborarlo: “Da un lato, il participio passivo מְפֹרָשׁ (Meforàsh) può voler dire sia <>, sia <>, sia infine, semplicemente (cioè secondo le lettere), <>; dall’altro, in questo contesto, può significare anche<> o addirittura <>…” Maimonide scrive <>. Aggiungo che è noto anche come NOME RIVELATO. Solo il Grande Sacerdote declamava l’autentico nome di Dio nella ricorrenza del giorno di Chippur nel Luogo più sacro del Tempio nel קֹדֶש הַקֳּדָשִׁים (Kodèsh Hakkodashìm – Sancta Sanctorum) quando ancora esisteva il Santuario a Gerusalemme. Con la potenza di luce di questo nome, Hashèm promette attraverso le parole di Zaccaria che un giorno tutti i popoli invocheranno insieme il Suo Nome. La mistica ebraica sostiene che il Tetragramma sia la realtà delle dieci Sefiròt e lo elabora profondamente. Infine voglio evidenziare un messaggio dell’Eterno a Isaia (57,15) da tenere sempre presente:

«Poiché così dice l’Alto, l’Elevato che dimora in eterno e Santo è il suo Nome; in luogo alto ed elevato Io abiterò, ma sto con colui che è umile di spirito per far rivivere lo spirito dei modesti e per far rivivere il cuore degli oppressi».

 זוֹ אַהֲבָה (Zo Ahavàh 26) QUESTO (È) AMORE!

Sul post: ה’ אוֹהֵב אוֹתִי (Hashèm ohèv otì) IL SIGNORE MI AMA!!

שבוע טוב לכולם!

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Shèvet

TRIBÙ שֵׁבֶט (Shèvet)! שֵׁבֶט acquista diversi significati: VERGA, BASTONE, RAMO infatti la radice ש ב ט traduce l’atto di BATTERE perché è una parola legata all’AUTORITÀ. Pensiamo al pungolo del pastore. È un segno di sviluppo e collaborazione. Scritto con le stesse lettere di שֵׁבֶט troviamo il quinto mese dell’anno ebraico: שְׁבָט (Shevàt), legato al Capodanno degli alberi. È interessante sapere che שָׁבְּדִטְ (shabedit) in egizio antico vuol dire PAPIRO. L’accezione più nota è collegata al significato della GRANDE FAMIGLIA e nello specifico del popolo ebraico alle 12 tribù שְׁבָטִים (Shevatìm) d’Israele. Scriverò di seguito tutti i nomi dei figli di Giacobbe e Giuseppe, evidenziando la loro radice.

Ruben רְאוּבֵן (Reuvèn) - ר א ה VEDERE. Lett. רְאוּ בֵּן (Reù ben) Vedete un figlio! Lea si sente vista dal Signore nella sua afflizione.

Simone שִׁמְעוֹן (Shim’òn)– ש מ ע ASCOLTARE, ESAUDIRE. Lea si sente ancora ascoltata.

Levi לֵוִי (Levì) – ל ו ה ACCOMPAGNARE. Lea vive questo terzo figlio come possibilità di vero attaccamento da parte di Giacobbe.

Giuda יְהוּדָה (Yehudàh)– ה ד ה RINGRAZIARE, TRIBUTARE OMAGGIO. Lea è più serena. 

Dan דָּן (Dan) – ד ו ן GIUDICARE. Rachele sente di aver ricevuto giustizia attraverso la sua ancella Bilhàh.

Naftalì נַפְתָּלִי (Naftalì) – פ ת ל LOTTARE, intrecciare, contorcersi. Rachele sente di aver lottato con Lea attraverso Bilhàh e di aver vinto.

Gadגָּד (Gad) –ג ד ד TAGLIARE. La SORTE גָּד è come un’incisione netta e veloce. Lea, attraverso Zilpàh, la sua ancella, torna a sentirsi nella buona sorte.

Asher אָשֵׁר (Ashèr) – א ש ר ESSERE FELICI, CONFERMARE. Lea è felice attraverso Zilpàh.

Issachàr יִשָֹּשכָר (Yissachàr) – ש כ ר RICOMPENSARE, premiare. Lea vive il quinto figlio come una vera ricompensa. יֵשׁ שָֹכָר (Yesh sachàr) C’É UNA RICOMPENSA.

Zevulùn זְבֻלוּן (Zevulùn) – ז ב ל – DIMORARE. Lea al sesto figlio sente che Giacobbe starà finalmente con lei.

Giuseppe יוֹסֵף (Yosèf) – י ס ף – AGGIUNGERE. Rachele partorisce finalmente il suo primo figlio ma già spera e chiede un secondo figlio. 

Giuseppe non prenderà possesso della terra ma lo faranno i suoi due figli: 

Manasse מְנַשֶּׁה (Menashèh) – נ ש ה - DIMENTICARE. Giuseppe è grato verso il Signore che gli ha permesso di dimenticare la sua sofferenza.

Efraim אֶפְרָיִם (Efràyim) – פ ר ה - FRUTTIFICARE. Giuseppe ringrazia per aver avuto figli.

Beniamino בִּנְיָמִין (Binyamìn). Rachele lo chiama בֶּן אוֹנִי (Ben onì) FIGLIO DEL MIO DOLORE. Giacobbe invece lo chiamò בִנְיָמִין (Dal testo senza il daghèsh – Genesi 35,18) Vinyamìn. בֵּן יָמִין (Ben Yamìn) FIGLIO DELLA MIA DESTRA (lett.). Nella Parashàh di שְׁמוֹת (Shemòt) NOMI vengono ricordati tutti i nomi dei figli di GIACOBBE.

שבת שלום לכולם!

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Ezràch

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AIUTO עֶזְרָה (‘Ezràh)! ע ז ר AIUTARE, APPOGGIARE, SPRONARE, FACILITARE nonché SOCCORRERE e SALVARE. La ע occhio-sorgente che portata all’estreme conseguenze diventa pura percezione esperienziale, accompagna la ז e la ר che insieme formano la parola זָר (Zar) STRANIERO. Questa radice ci porta in automatismo a soccorrere e a conoscere parti di noi sconosciute, bisognose di AIUTO עֶזְרָה. Siamo tutti UNO. Interessante elaborare un’altra parola, scritta esattamente come AIUTO עֶזְרָה : עֲזָרָה (‘Azaràh) che era il CORTILE del SANTUARIO הַמִּקְדָשׁ בֵּית (Bet-Hammikdàsh-TEMPIO) dove si pregava insieme con cuore integro. I nostri saggi insegnano che da lì nasce questa parola infatti nel salmo 20, 3 è scritto: 

יִשְׁלַח עֶזְרְךָ מִקֹּדֶשׁ   

(Yshlàch ‘ezrechà Mikkodesh)

«Ti manderà l’aiuto dal Luogo Sacro».

 In Ezechiele troviamo tradotto עֲזָרָה anche con ALTARE. Il sinonimo naturale di AIUTO עֶזְרָה è עֵזֶר (‘Ézer). Famosa la riflessione divina nel constatare la solitudine dell’uomo e la decisione di creare la donna come AIUTO ADEGUATO A LUI עֵ֖זֶר כְּנֶגְדּוֹ (‘Ézer chenegdò); letteralmente AIUTO עֵ֖זֶר come כְּ di fronte נֶגֶד a luiֹו (Genesi 2,18). DI FRONTE נֶגֶד si traduce anche con CONTRO. Rashì risolve questo enigma, commentando che il significante di questo verso dipende dalla meritevole collaborazione dell’uomo o dal suo non meritarselo. Pace o guerra è nelle sue mani. Ciò che è chiaro è che עֵזֶר (‘Ézer) è riconosciuto come appellativo della DONNA אִשָּׁה (Ishshàh).

La domanda più importante rimane quella del salmo 121,1: 

מֵ֝אַ֗יִן יָבֹ֥א עֶזְרִֽי

(Meàin iavò ‘èzrì)

«Da dove verrà il mio aiuto»? 

עֶ֭זְרִי מֵעִ֣ם ה' עֹ֝שֵׂ֗ה שָׁמַ֥יִם וָאָֽרֶץ׃ 

(‘èzrì me’ìm Hashèm ‘osèh shamàyim vaàretz)

«Il mio aiuto verrà dal Signore, Facente il cielo e la terra»! 

(Salmi 121,2.)

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