Istituto Culturale Ebraico Italiano 

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Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

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HORA ABOAV

Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.

Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).

Etgàr

SFIDA אֶתְגָּר (Etgàr)! Una parola subito esplicita perché la א apre con la sua capacità iniziatica e come motore della sua radice ת ג ר che abita גר la realizzazione della ת e quindi è in campo il miglior augurio di buona RIUSCITA הַצְלָחָה (Hatzlachàh). Alcuni studiosi ritengono che la א faccia parte della radice: א ת ג ר ma il suo sinonimo הִתְגָּרוּת sembra protendere per la prima tesi. La vera sfida nella vita è comprendere quale sia per ognuno di noi la propria sfida e il desiderio di impegnarci può veramente fare la differenza perché la vita ci metterà alla prova in continuazione e ci sfiderà senza sosta. Avere un buon approccio verso le SFIDE אֶתְגָּרִים (Etggarìm) è la dimostrazione di saper riconoscere che sono la parte essenziale di essere qui. M. Nahon afferma che la vera sfida è non smettere di ricordare la Presenza dell’Eterno in ogni occasione, anche in quelle più “basse” e approfondisce per i ragazzi una perla italiana nell’ambito dell’ETICA מוּסָר (Musàr) ebraica, elaborando “Il Sentiero dei Giusti” מְסִלַּת יְשָׁרִים (Mesillàt Yesharìm. Testo medievale, scritto dal grande Maestro italiano, originario di Padova: Rabbì Moshèh Chayìm Luzzatto, detto Ramchàl (1707-1746). M. C. Luzzatto, Il sentiero dei Giusti, Ed. SAN PAOLO, Milano 2000. 

בְּכָל־דְּרָכֶיךָ דָעֵהוּּ וְהוּא יְיַשֵּׁר אֹרְחֹתֶיךָ

(Bechòl derachècha da’èhu vehù yeyashèr orchotècha. Proverbi 3,6) 

«In ogni tua strada Lo conoscerai ed Egli drizzerà i tuoi sentieri!»

«In tutti i tuoi passi pensa a lui ed Egli appianerà i tuoi sentieri»! (Trad. E. S. Artom).

D’altronde i Salmi (121,4) ricordano di poter contare sulla Sua Presenza sempre:

הִנֵּה לֹא־יָנוּם וְלֹא יִישָׁן 

(Hinnèh lo-yànum velò yishàn)

«Ecco (Certo) non sonnecchia e non dorme». Queste parole esprimono un peso semantico 604 pari al valore numerico di אֶתְגָּר e rafforzano il senso della sfida giornaliera che dovremmo affrontare per realizzare la Volontà divina. Solo così potremmo sperare di raggiungere la LUCE E LA SALVEZZA אוֹר וִישׁוּּעָה (Or viyshu’àh 604). Siamo pronti per la sfida?

Sul post s’intende che la vera sfida è “essere uniti”! 

שבת שלום לכולם!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

Per ordinarlo: https://kiryatsefer.it/prodotto/notte-dei-ricordi-la/

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. E’ in ristampa.

H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

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Elionùt

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TRASCENDENZA עֶלִיוֹנוּת (‘Elionùt)! M. E. Artom sceglie questa traduzione per un vocabolo che traduce anche le parole SUPERIORITAe SUPREMAZIA. È stimolante meditare anche sulle altre traduzioni che egli fa di questo termine: עַל טִבְעִיוּת (‘Al tiv’iyùt), letteralmente SOPRA, OLTRE LA NATURALEZZA, e la parola di origine straniera TRASCENDENZA טְרַנְסְצֶנְדֶּנְטִיּוּת (Teransetzenddentiyyùt). 

La sua radice è ע ל ה cui tema primario è SALIRE e la cui porta è עַל (‘Al) SU. La עֶלִיוֹנוּת (‘Elionùt) è semplicemente l’aspirazione dell’uomo a tendere con il pensiero verso qualcosa di ALTO ed ELEVATO עֶלִיוֹן (‘Eliyòn): salire per avvicinarsi al SUPREMO. È importante ricordare quando gli ebrei morenti, morsi dai serpenti nel deserto guardarono verso il serpente di rame, creato e messo עַל (‘Al) SULLA pertica da Mosè, che li obbligò a guardare לְמַעלָה (Lema’lah) IN ALTO per trovare la salvezza. 

Il Signore innalzò Salomone לְמַעלָה in quanto questo re si mise in ascolto e al servizio del suo popolo. ע ל ה è anche la radice di SALITA עֲלִיָּה (‘Aliyyàh) e si usa per chiunque giunga a GERUSALEMME יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàyim) da tutte le parti del mondo.

שבוע טוב!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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Da: H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

Si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/) 

H. Aboav, “LE VOCI DELLE PAROLE EBRAICHE” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. 

È in ristampa.

H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Ishon 

PUPILLA אִישׁוֹן (Ishon)! Luogo misterioso e vuoto che attraverso il suo nero fa entrare la luce! Una finestra dell’anima! La sua radice א י ש riproduce la parola אִישׁ UOMO (Ish). Voglio ricordare che in essa c’è l’energia del FUOCO אֵש (Esh)! Alcuni commentatori trovano l’origine di questo termine, affermando che ci si riferisce all’immagine dell’uomo davanti che viene riflessa! Curioso commento, non sempre approvato ma di fatto interessante. Cosa c’è di più necessario! Anche la sua gematria 367 lo conferma: è la stessa di אֱנוֹשִׁי (Enoshì) UMANO, ciò che è legato alla natura dell’uomo ma anche שֶל הַלֵּב (Shel hallèv) DEL CUORE. La palpebra la protegge e in genere la PUPILLA אִישׁוֹן (Ishòn) è la parte più preziosa dell’occhio e dell’esperienza umana percettiva. In genere si usa questo vocabolo anche per esprimere la persona più amata. In fondo, anche in italiano si usa dire «sei la mia pupilla»! 

PUPILLA אִישׁוֹן (Ishòn) può significare anche SCOPO o la parte centrale di questo scopo o ancora MEZZANOTTE חֲצוֹת הַלַּיְלָה (Chatzòt hallàylah). בָּבָה (Bavàh) o בָבַת עַיִן (Bavat ‘Àyin) sono i sinonimi più usati di PUPILLA אִישׁוֹן (Ishòn). 

Il termine aramaico בָּבָא (Bavà) si avvicina ai suoi significanti: APERTURA, PORTA, ENTRATA. Il suo sinonimo אֱשׁוּן (Eshùn) invece aggiunge il senso del TEMPO, dell’OSCURITÀ e della NEBBIA. Un'altra parola che ha il corrispettivo valore energetico semantico di אִישׁוֹן (Ishòn) è הַבַּיְּשָׁן (Habbayyeshàn) IL VERGOGNOSO, IL TIMIDO. La timidezza è come una pupilla socchiusa che ha difficoltà a far entrare abbastanza luce per essere felicemente soddisfatta. La timidezza è l’ostacolo primario che nasconde con inesplicabile paura tutta la nostra bellezza e splendore. APRIAMOCI ALLA VITA! SIAMO QUI PER QUESTO! Che lo sguardo si apra a un futuro pieno di prospettive consapevoli.

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H. Aboav, “LE VOCI DELLE PAROLE EBRAICHE” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. 

È in ristampa.

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Ken

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NIDO קֵן (Ken)! Quanta poesia in due lettere! Il senso della sacralità della ק è imperante e la נ l’accompagna col monito etico di essere incessantemente alla ricerca della spiritualità più integra e rifiutare la CADUTA נְפִילָה (Nefilàh). Questa è l’energia che guida alla ricerca di un posto sicuro. Per omofonia, sopraggiunge forte il suono del SÌ כֵּן (Chèn)! SÌ alla vita e SÌ al nostro esistere! Restiamo però nello spazio sacro del SACERDOTE כֹּהֵן (Cohèn) e della כְּהֻנָּה (Chehunnàh) SACERDOZIO che derivano dalla stessa radice כ ו ן.

La radice di NIDO קֵן (Ken) ovviamente è diversa e cioè ק נ ן. La ן finale rettifica e insieme alla prima נ, inscrivono nella parola come già intuito, l’acronimo dell’espressione נוּחַ הַנֶּפֶשׁ (Nùach hannèfesh) QUIETE DELL’ANIMA. Nella Toràh troviamo questo vocabolo solo 3 volte. La prima volta troviamo il suo plurale nel dettame divino di esecuzione dell’arca di Noè : קִנִּים (Kinnìm) nel significato di SCOMPARTI. M. E. Artom insegna che metaforicamente questa parola indica anche il LUOGO di NASCITA. In questo caso, il calore permarrà come segno indelebile di amore. È quello che si cerca nella CASA DI FAMIGLIA בֵּית מִשְׁפָּחָה (Bet Mishpachà)! Altro significato di NIDO קֵן (Ken) insieme a מִטָּה (Mittàh) LETTO. Questo termine si usa con un’altra metafora nel significato di CENTRO מֶרְכָּז (Mercàz). È anche usato per indicare la DIMORA DI UN MOVIMENTO GIOVANILE מָעוֹן תְּנוּעַת נֹעַר (Ma’òn tenu’àt noàr).

Nella Parashà di Chi Tetzè כִּי תֵּצֵא « Quando uscirai» in guerra…. Sono le sue prime parole, troviamo un esempio di rispetto verso gli animali di grande respiro anzi commovente. Si riferisce al comportamento dovuto quando potremmo imbatterci su un nido di uccello, sopra un albero o per terra con dentro dei pulcini o nel momento della cova delle uova. 

לֹֹא־תִקַּח הָאֵם עַל־הַבָּנִים

(Lo tikkach haèm ‘al-habanìm). 

«Non prendere la madre sui figli»!

Questa mitzvàh dell’ALLONTANAMENTO, questo comando famoso, viene spiegato in due versi e viene denominato שִׁלּוּחַ הַקֵּן (Shillùach hakkèn). Consideriamo subito la radice ש ל ח che appare raddoppiata :

שַׁלֵּחַ תְּשַׁלַּח אֶת־הָאֵם וְאֶת־הַבָּנִים תִּקַּח־לָךְ לְמַעַן יִיטַב לָךְ וְהַאֲרַכְתָּ יָמִֽים 

(Shallèach teshallàch et-haèm veet –habanìm tikkàch-lach; lemà’an yitàv lach vehaarachttà yamìm).

«Manda via (libera) la madre e prendi i figli per te; affinché sarà del bene per te e prolungherai i giorni (tuoi)».

Questo atto è veramente misericordioso perché le uova e gli uccellini appena nati non sono commestibili e così si salvano tutti. Anche nel libro di Vaykrà c’è il comando di non uccidere il bue e l’agnello nello stesso giorno ed evitare di uccidere il figlio davanti alla madre.

«In effetti l’animale ne soffrirebbe moltissimo e non c’è differenza tra la sofferenza dell’uomo e quella degli altri animali in tale circostanza, giacché l’amore e l’affetto della madre per il figlio non segue la ragione, ma l’azione della facoltà immaginativa, che si trova nella maggior parte degli animali così come si trova nell’uomo». 

Elaborando la gematria di קֵן (Ken) 150 trovo una descrizione molto bella col suo valore semantico-energetico נָוֶוה עוֹז (Navvèh ‘oz scrittura piena.) DIMORA DI FORZA. Quanto lavoro e fatica per la mamma uccello costruire un nido! Quanto amore! Quanti viaggi con il becco pieno! Ci dà un grande esempio di abnegazione e devozione. Chi di noi riesce veramente ad acquisire la dimensione dell’”agape”, l’amore altruistico per eccellenza?

Studiamo la Toràh e cresciamo nella sua luce. 

!שבת שלום לכולם

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Refuàh

MEDICINA רְפוּאָה (Refuàh)! Il suo sinonimo più comune è תְּרוּפָה (Terufàh) e רְפוּאָה è anche tradotta con GUARIGIONE. La radice in campo di questi termini è ר פ א (Resh-Pe’-Àlef). La sua energia riempie l’ottava benedizione della preghiera dell’’Amidàh nella quale si richiede al Signore la guarigione: GUARISCICI רְפָאֵנוּ (Refaènu) 'ה (Hashèm) E SAREMO RISANATI (Venerafè) וְנֵרָפֵא;]…] E PROCURI GUARIGIONE מַרְפֵּא (Marpè) a tutti i nostri mali, a tutti i nostri dolori e a tutte le nostre piaghe. Poiché un Dio risanatore misericordioso e fedele (sei) Tu. Benedetto Tu Hashèm che guarisce i malati del Suo popolo Israele. Infine per due volte troviamo la parola רוֹפֵא (Rofè) DOTTORE, MEDICO, RISANATORE, GUARITORE ma anche il presente di GUARIRE לִרְפֹּא (Lirpò) per il singolare maschile. Come si nota si ripete questa radice per cinque volte come il numero delle volte in cui compare la parola LUCE אוֹר (Or) nel momento della sua creazione e le volte che compare la parola מָן(Man) nel primo episodio che la accoglie. Se elaboriamo la parola MEDICINA רְפוּאָה (Refuàh) si può subito riconoscerla: פֶּה אוֹר (Pèh or) BOCCA DI LUCE. Interessante anche l’elaborazione fatta da G. Lahy sulla radice פ א ר anagramma di ר פ א che ci porta nel tema dello splendore fino a riconoscere la sesta sefiràh che è la BELLEZZA תִּפְאֶרֶת (Tifèret) indice di armonia ed equilibrio. Questa descrizione ci conduce per mano nel tema della vera salute: la luce e la sacralità devono riempire ogni giorno della nostra vita בְּאוֹר הַחַיִּים (Beòr hachayyìm) NELLA LUCE DELLA VITA; e come ci insegna l’espressione וּבְיָדְךָ כֹחַ וּגְבוּרָה (Uveyadechà còach ughevuràh) E NELLA TUA MANO (vi è) FORZA E PRODEZZA che evidenzia lo stesso valore numerico di רְפוּאָה sia nel senso di MEDICINA che di GUARIGIONE e cioè 292. Anche il nome dell’arcangelo רְפָאֵל Refaèl si fregia di questa radice.

 רְפוּאָה: la ר ci aiuta a prendere consapevolezza del nostro esistere al di là della malattia, agendo sul perpetuo desiderio di ritrovarci di nuovo. La פ segue, legittimando le parole della bocca ma è anche essere פֹּה (pòh) QUI. Esserci, osservarci! La ו trasforma e congiunge alla א che è la voce dell’unità tout court e ci stimola a conquistare la nostra equanimità. La relazione ci fa sani. Chiude la ה, la stessa lettera che nel suo sinonimo di הַחְלָמָה (Hachlamàh) GUARIGIONE incorona le lettere di MALATTIA מַחֲלָה (Malattia) e risana con la sua naturale propensione alla preghiera. La consapevolezza del nostro stato di sofferenza cura e guarisce ed è per questo che il Signore non vuole permettere nel capitolo 6,10 di Isaia che i peccatori vedano, ascoltino, che i loro cuori comprendano; tornino al bene e siano risanati.

Rimaniamo in ascolto e interveniamo senza indugio alle richieste del nostro essere.

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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Emèt

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VERITÀ אֱמֶת (Emèt)! Madre אֵם (Em) della ת. La Verità è la madre di ogni realizzazione, di ogni segno, sigillo o di ogni simbolo di perfezione che ci liberi dalle costrizioni illusorie dell’essere e ci riveli la sua vera natura.

אֵם può anche essere letta אִם (Im) nel significato di FORSE. La condizione per accedere alla realtà più totale che si accompagna alla FEDE אֱמוּנָה (Emunàh). 

La א iniziale di אֱמֶת ci ricorda che TUTTO È UNO אֶחָד (Echàd); senza questa lettera rimarrebbe מֵת (Met) MORTO.

È molto complesso parlare di אֱמֶת e, forse, può aiutarci entrare in un’altra parola che ha il suo stesso valore energetico-semantico 441: בְּמִשְׁפָּטַי (Bemishpàtay) NELLE MIE LEGGI (decreti, giudizi).

La parola che esprime il FALSO è שֶׁקֶר (Shèker).

וְזֹרֵעַ צְדָקָה שֶֹכֶר אֱמֶת 

(Vezorè’a tzedakàh sècher emèt)

«E (chi) semina giustizia (carità) trae una ricompensa di verità» (Proverbi 11,18). 

Una frase di Eraclito risuona: «Chi non si aspetta l’inaspettato, non scoprirà la verità».

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Kèshet

ARCOBALENO קֶשֶׁת (Kèshet)! Il suo nome per intero è קֶשֶׁת בֶּעָנָן (Kèshet be’anàn) UN ARCO NELLA NUVOLA. ַLuce pura che si disperde e si rifrange sulla sua acqua (Mayìm) מַיִם, tingendosi di infinite screziature anche se non tutte percepibili dai nostri occhi. Ciò che è chiaro è che dietro ogni nuvola c’è il SOLE שֶׁמֶשׁ (Shèmesh), il grande SERVITORE שַׁמָּשֹ (Shammàsh) che scalda e nutre tutti noi, SEMPRE תָּמִיד (Tamìd). Per questo l’ARCOBALENO קֶשֶׁת (Kèshet) ci avvicina subito al divino ed è simbolo di Felicità אֹשֶר (Ósher ) e Benedizione בְּרָכָה (Berachàh). שֶׁתֶק (Shֶètek) SILENZIO è un suo anagramma ed è straordinario: chi di noi riesce a parlare davanti a questo spettacolo, legato alla promessa di Hashem a Noè?! ש ת ק (ִלִשְׁתֹּק - stare in silenzio). Attenzione, per assonanza troviamo anche silenzio con la Tet שֶקֶט (Shèket). La forma della ש ricorda l’ARCO קֶשֶׁת (Kèshet) e questo è teso direttamente dall’Alto per ricordarci di noi stessi e di incontrarci בְּקִרְבֵּנוּ dentro di noi, VICINI A NOI (ק ר ב VICINO קָרוֹב Karòv). 

La ק infatti s’inabissa direttamente nelle nostre coscienze e porta la sua sacralità e l’amore per la vita. La ת, simbolo di VERITÁ אֱמֶת (Emèt), permette l’integrazione della nostra coscienza e ci fa liberi. 800 è il valore numerico di ARCO קֶשֶׁת (Kèshet) ma nella piccola numerazione diventa 8 come l’infinito che metaforicamente ci conduce alla SPERANZA תִּקְוָה (Tikvàh) e all’אֵין סוֹף (En-Sòf). È tutto coerente con la letteraח dal peso semantico numerico 8 che liberata dalla barriera iniziale, ci eleva alla TRASCENDENZA e alla VITA. Ho già scritto di שׁרֶשׁ (Shorèsh) RADICE 800 ma è sempre importante ricordarla perché nel suo intento risplende il verso di Giobbe 19,28: 

  וְשֹׁרֶשׁ דָּבָר נִמְצָא בִי…. 

(Veshorèsh davàr nimtzà vi) 

 Lett. “…E LA RADICE DELLA PAROLA SI TROVA IN ME”!

Anche IL FAR ENTRARE GLI OSPITI הַכְנָסַת אוֹרְחִים (Hachnasàt Orchìm ch gutturale) vale 800: accogliamoli nel nostro cuoreלֵב (Lev)!

שלום לכולם!

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Òmetz

CORAGGIO אֹמֶץ (Òmetz)! La qualità del “cuore” da cui deriva la parola italiana CORAGGIO אֹמֶץ (Òmetz), è senz’altro un movimento del sé: l’ego si preoccupa e s’immobilizza facilmente. Per questo è interessante scoprire che CORAGGIO אֹמֶץ (Òmetz) ha lo stesso valore gematrico 131 dell’espressione אֶל עַל (El ‘al) VERSO L'ALTO.

É anche in stretta relazione con la parola כְּאָלֶף (Cheàlef) 131 COME ALEF! Il coraggio possiede il potere unificante dell’א ed esprime il livello sovrumano quando è in campo. C’è un’altra espressione che ha lo stesso peso gematrico 131 e fa conoscere profondamente questa FORZA כֹּחַ (Còach):עַל הַכָּבֹד (‘AL haccavòd) Al di sopra dell’ONORE. Il vero coraggioso אַמִּיץ (Ammìtz) scompare a se stesso: non può sottrarsi alla responsabilità che sente verso l’altro. Per questo non poteva mancare in questa radice א מ ץ la צ come simbolo della GIUSTIZIA צֶדֶק (Tzèdek), perseguita dai CORAGGIOSI אַמִּיצִים (Ammìtzì) in ogni loro impresa. Giobbe insegna che l’uomo che mantiene le sue mani pure, AGGIUNGERÀ CORAGGIO (VALORE) יֹסִ֥יף אֹֽמֶץ (Yosìf Òmetz). Questa è l’unica volta nel Tanàch (Bibbia) ove troviamo questa parola (Giobbe 17,9).

La porta di א מ ץ è א מ (Em) Madre: la stessa di א מ ן (Amèn) la radice della FEDE אֱמוּנָה (Emunàh). É proverbiale il CORAGGIO אֹמֶץ (Ometz) della MADRE אֵם (Em) che è anche condizione della vita (אִם (Im) –SE). E’ famoso l’ordine dato dal Signore a Giosuè יְהוֹשֻׁעַ (Yehoshù’a) quando sostituì Mosè alla guida del popolo ebraico: חֲזַק וֶאֱמַץ (Chazak VeEmMaTZ) “ (SII) FORTE e CORAGGIOSO (VALOROSO)….”! (Giosuè 1, 9)

Ricordiamo infine che Mosè ci ha insegnato nell’esperienza del roveto che CONOSCERE לַָדַעַת (Ladà’at) è un atto di coraggio.

שבוע טוב!

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Rachamìm

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MISERICORDIA רַחֲמִים (Rachamìm)! Utero (Rechèm) רֶחֶם: spazio di carne e sangue nel liquido nutritivo che protegge e ama. Parola che viene a conquistare la pluralità per esprimere la MISERICORDIA pietosa di Dio (Rachamìm) UTERI. La misericordia di Dio è come quella di una madre אֵם (Em). Lego questo concetto espresso in ebraico a אֵמְפָּתִיָה (Empàtiah) - אֵם (Em) e la parola greca pathos, “emozione” e “passione” – e ne comprendo appieno il significante. Mettersi nei panni dell’altro e “nelle sue scarpe” è mettersi in contatto con il nostro cuore e con quello dell’altro e in questa vera accoglienza torniamo ad essere una sola entità. Non è facile anche se dovrebbe essere istintivo, come accade ai bambini quando piangono o ridono. Anche le lettere di questa radice ר ח ם (Resh-Chet -Mem) ce lo insegnano: per poter accedere a questo spazio ELEVATO רָם (Ram) dobbiamo superare la ח (Chet), la “barriera” che potrebbe ostacolarci, immobilizzandoci nell’indecisione e nell’indifferenza verso un’attività spirituale-vitale. Oltre le sue limitazioni la ח può elevarci alla trascendenza, alla grazia divina e alla vita. La forza della ר inaugurale aiuta la ח a superare gli ostacoli che impediscono il flusso naturale del qui e ora. Il sostegno della ם finale, potenza rigeneratrice dell’acqua, permetterà di realizzare nuovi progetti esistenziali. Se infatti leggo רֶחֶם (Rèchèm), al contrario, trovo la parola מָחָר (Machàr). Con un gioco di lettere è possibile prendere contatto con la MATERIA חֹמֶר (Chòmer) e desiderare di trascenderla per sentirci tutt’uno con l’universo. Forse è per questo che Abramo ha lasciato l'ASINO חֲמֹר (Chamòr) alle falde del monte Morià prima della legatura di Isacco.

Anche BOICOTAGGIO חֶרֶם (Chèrem) si manifesta con le stesse lettere e invita a superare i nostri moti distruttivi che ricordano il tema di questa radice ח ר ם che si esprime anche con ANATEMA, MESSA AL BANDO o SCOMUNICA.

Tutte le parole elencate ovviamente esprimono lo stesso valore gematrico 248.

MISERICORDIA viene anche tradotta con חֶסֶד (Chèsed): ח ס ד . Abramo per tradizione è connesso a חֶסֶד, la misericordia divina legata alla bontà. Il nome Abramo ha un valore numerico di 248 come L’AMPIEZZA DI CUORE רוֹחָב לֵב (Rochàv lev), GENEROSITÀ. Egli è il padre di una moltitudine di popoli e se ne prende tutta la responsabilità. Il חָסִיד (Chasìd) è il PIO e i חֲסִידִים (Chasidìm) sono i PII, che abbiamo anche conosciuto nell’espressione esteriore dei cernecchi . חֲסִידָה (Chasidàh) è la PIA al femminile ma anche CICOGNA. E’ singolare risalire alla sua gematria che ha lo stesso valore numerico dell’espressione BUONA TERRA אֲדָמָה טוֹבָה (Adamà tovàh). חֶסֶד è proprio come una buona terra, una terra pia e generosa al servizio dell’umanità. Si narra che il mondo sia sostenuto in ogni epoca da 36 GIUSTI צַדִּיקִים (Tzaddikìm) che operano nell’ombra, ma anche da tutte quelle persone che posseggono un senso vero di giustizia צֶדֶק (Tzèdek). La radice di questa parola è צ ד ק. La parola צְדָקָה (Tzedakàh) mette in luce la nostra parte profonda di giustizia che viene accompagnata dalla ה (He’) in fine parola. Ma essa non si traduce solo con CARITÀ ma anche con OPERA BUONA ed è sinonimo di גְמִילוּת חֶסֶד (Ghemilùt chèsed): può significare anche GENEROSITÀ, VERITÀ, SALVEZZA, VITTORIA e BUONA RIUSCITA. Alcuni autori traducono חֶסֶד anche GRAZIA. Lawrence Kushner conosce bene il significato di צְדָקָה:«Dato che materia e spirito appartengono allo stesso ordine cosmico, dato che il sacro si trova nella realtà fisica, allora anche il denaro può santificare» .

Infine חֶמְלָה (Chemlàh) MISERICORDIA è un sinonimo di רַחֲמִים. Il nostro cuore è pronto?

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H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. E’ in ristampa.

H. Aboaf,”עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Midràsh 

COMMENTO מִדְרָשׁ MIDRÀSH! Questo termine ci conduce al tema dello studio, della spiegazione, dell’interpretazione dei testi sacri ebraici o semplicemente a un racconto che affini la nostra coscienza attraverso la trasmissione orale di tali argomenti.

La radice di מִדְרָשׁ (Midràsh) o דְרָשָׁה (Derashàh) che ha un significato molto simile è ד ר ש (Dàlet-Resh-Shin). IL NUTRIMENTO - SENO שָֹד DELLA ר.

Queste tre lettere esprimono l’ultima parola della prima metà della תּוֹרָה (Toràh-Pentateuco)דָּרֹשׁ (Daròsh) e la prima parola della seconda metà (Daràsh) דָרַשׁ . (Levitico 10,16)

Questa ripetizione דָּרַשֹ דָּרֹש (Daròsh Daràsh) diventa un segno forte per capire appieno l’energia del suo significato: RICERCARE, ANALIZZARE, COMMENTARE, SPIEGARE, STUDIARE e tanto altro. Si tratta di un forte messaggio ebraico il dovere di approfondire qualsiasi tema sacro per poterlo comprendere pienamente e poter fare la Volontà dell’Eterno.

Il valore 504 di ד ר ש è lo stesso di לָדַעַת (Ladà’at - י ד ע) SAPERE e anche dell’espressione PER LA TESTIMONIANZA לַעֵדֻת 

(La’edùt ע ו ד).

Le stesse lettere שֹ ר ד scritte all’inverso ci introducono al tema della SOPRAVVIVENZA:לִשְֹרֹד (Lisròd) SOPRAVVIVERE. 

Ogni nostro giorno, ogni nostro passo ci fanno testimoni della nostra e dell’altrui realtà. Cresciamo solo se riconosciamo consapevolmente di essere un NOI che è UNO.

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Yòfi

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BELLEZZA יֹֹֹפִי (Yòfi)! Una פ tra due י! La manifestazione dell’espressione umana ad impronta del divino! La bellezza ferma l’attimo nel respiro più consapevole del qui ed ora e rende l’esperienza eterna. 

BELLEZZA יֹפִי (Yòfi) 100 è come interpretare וְאָנֹכִי אַהֲבָה (Veanochì ahavàh כ ch gutturale) E IO (SONO) AMORE! 

Chi riesce a scoprire il senso trascendente del BELLO יָפֶה (Yafèh - י פ ה), acquista il vero senso della gratitudine e del desiderio di operare in questo mondo all’insegna del BUONO טוֹב (Tov). 

La BELLEZZA יֹפִי (Yofi)100 forgia un CUORE SAGGIO לֵב חָכָם (Lev chachàm), un cuore che sia pronto a rigenerarsi sia su un piano fisico che coscienziale. 

Come non collegare alla bellezza, il senso di sacralità della ק che vale 100? Essa è una chiamata che assale per attrazione e non ti abbandona fino a che non ti arrendi al tuo ruolo esistenziale evolutivo.

 “I saggi della verità”, cioè gli studiosi della Kabalàh traducono BELLEZZA con תִּפְאֶרֶת (Tifèret) anche se nel Tanàch traduciamo questo vocabolo con GLORIA, MAGNIFICENZA. 

תִּפְאֶרֶת (Tifèret) è una delle sefiròt: essa sintetizza e risolve il movimento di גְּבוּרָה (Ghevuràh) FORZA, RIGORE e חֶסֶד (Chèsed) CLEMENZA, MISERICORDIA, propendendo per quest’ultima. Essi insegnano che תִּפְאֶרֶת (Tifèret - פ א ר) ha in sé due tinte, il bianco e il rosso; è interessante collegare il colore rosa alla bellezza! È anche stimolante riconoscere che la radice פ א ר è l’anagramma di ר פ א GUARIRE. La bellezza è una vera medicina che cura il nostro spirito!

La BELLEZZA יֹפִי (Yòfi) 100 porta in campo l’invito espresso ad Abramo da Hashèm:<< לֶךְ לְךָ! >>100 <> (o VATTENE! Lech lechà ch gutturale)! Un movimento che deve portare אַבְרָם (Avràm) verso quella scoperta di sé, in sé che gli dia la capacità di poter distinguere la BELLEZZA della presenza divina in ogni cosa. 

Non poteva mancare con il valore di 100 il nome di uno dei fiori più belli: l’ORCHIDEA סַחְלָב (sachlàv). Il cuore parla לֵב סָח! (Lev sach) “Realizziamo il perfetto equilibrio fra ispirazione ed espressione.” (R. Assagioli)

 שבוע טוב לכולם!

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Avìv 

TORÀH תּוֹרָה! Questo è il TEMPO DEL DONO DELLA NOSTRA TORÀH זֶמָן מַתָּן תּוֹרָתֵנוּ (Zemàn mattàn Toratènu). È il tempo di ricordare la prima e l’ultima parola delle DIECI PAROLE:

 לְרֵעֶךָ אָנֹכִי  

(Anochì lere’ècha)

 IO PER IL TUO PROSSIMO! 

Questo è il tempo הַזֶּמָן (Hazzemàn) di festeggiare שָׁבוּעוֹת SHAVU’ÒT e cogliere le sue PRIMIZIE בּכּוּרִים (Biccurìm) coi loro profumi e sapori. SETTIMANA שָׁבוּעַ (Shavùa’), il suo plurale è שָבוּעוֹת SHAVU’ÒT. La sua radice è la stessa del numero SETTE: שֶׁבַע (shèva’). 

שִׁבְעָ֥ה שָׁבֻעֹ֖ת תִּסְפָּר 

(Shiv’àh shavuòt tispòr! Deuteronomio 16, 9)

«Sette settimane conterai!»

Da Pesach a Shavuot ci sono proprio sette settimane. Il dono della Torà viene accompagnata dall’energia della PROMESSA שְׁבוּעָה (Shevu’àh) e della שֹבַע SAZIETÀ, ABBONDANZA (Sòva’). (Shèva’) שֶׁבַע SETTE e שָֹבֵעַ SAZIO (Savèa’) come vedete si scrivono con le stesse lettere anche se la שׁ cambia suono.

 TORÀH תּוֹרָה! Questa parola ha suscitato l’attenzione di commentatori di tutti i tempi.

È stata tradotta come INSEGNAMENTO e FONDAMENTO dalla radice י ר ה (Yod-Resh-He’) ma si esplica anche con la radice del CONCEPIMENTO

ה ר ה (He’-Resh-He’); o ancora con ulteriori significanti: LEGGE, LUCE, FONTE e altri.

Il suo valore gematrico è 611 e sono molto interessanti alcune espressioni con lo stesso valore: אֲלֹקִים כָּאן תָּמִיד (Elokìm can Tamìd ) DIO (È) QUI SEMPRE. רָצוֹן בּוֹרֵאנוּ (Ratzòn Borènu) La VOLONTÀ del NOSTRO CREATORE.

La ת dà inizio a questo nome sacro, esprimendo tutta la conoscenza della Sua verità e indicandoci il cammino per una libera realizzazione della Sua parola. La ו congiunge, nel suo progetto esistenziale di essere elemento di unione, la ר che rappresenta il potere divino. La ה in finale accetta il suo mandato di dirigere la sua energia nella nostra vita spirituale e mondana. La תּוֹרָה è per tutti una guida vitale per crescere e maturare. Essa è dentro di noi ed è “vicina” sempre!

שבת שלום וחג שבועות שמח!

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Shemà

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ASCOLTA שְׁמַע!

ASCOLTA שְׁמַע! Una parola che risuona nell’animo di ogni ebreo fin dalla nascita. L’invito, precetto di un ascolto che vada oltre!

La porta di questa parola è ש ם che si traduce con NOME (Shem) שֵׁם ma anche con LA’ שָׁם (Sham)! LA’ dove l’ע diventa fonte e percezione visiva fino alle estreme conseguenze dell’esperienza. L’ascolto si apre a una comprensione arcaica e il suono diventa chiaro ed esprimibile: Il Signore Nostro Iddio è UNO.

UNO אֶחָד (ECHAD)! Una parola essenziale!

Uno è Dio e Uno siamo tutti noi.

1 אֶחָד (ECHAD): UNA PORTA PER IL FRATELLO: אח (ach) può significare sia fratello che focolare e (Dalet) ד è una porta. Questa parola (echad) אֶחָד ci invita alla fratellanza e alla collaborazione, unica forma di salute e sopravvivenza.

La preghiera di שְׁמַע יִשְֹרָאֵל (Shemà Israel-Ascolta Israel) ci fa testimoni di questa REALTA’!

La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyàh) della radice ש מ ע vale 410 come la parola קָדוֹשׁ (Kadosh) SACRO, SANTO.

Il re Salomone שְׁלֹמֹה aveva compreso appieno questa qualità perché ha chiesto un לֵב שוֹמֵעַ UN CUORE ASCOLTANTE (Lev shome’a). Un cuore che avesse la capacità di saper discernere ciò che è buono da ciò che ancora non lo è per poter giudicare in modo corretto.

Infine troviamo questa radice anche nel momento straordinario del patto col Signore alle falde del Monte Sinai.

FAREMO e ASCOLTEREMO נַעֲשֶֹה וְנִשְׁמַע (Na’asè venishmà)!

Rimaniamo in ascolto e aperti all’esperienza dell’Uno oltre l’illusione della separatività.

!שבוע טוב לכולם


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Yerushalàyim

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GERUSALEMME יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàyim)! Finalmente si festeggia יוֹם יְרוּשָׁלַיִם, il GIORNO di GERUSALEMME (Yom Yerushalàyim). GERUSALEMME יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàyim) la città dei TRE PELLEGRINAGGI, delle tre VOLTE in cui si saliva al Santuario !

Nel salmo 87 questa città viene considerata la madrepatria di tutti gli ebrei anche quelli sparsi nel mondo ma anche di tutti i gentili che riconoscono Il Signore.

Secondo Rashì è lì che hanno avuto origine gli antenati di tutti i popoli in quanto discendenti di Adamo che è stato creato con la terra del monte Moriàh.

Sull’origine del nome יְרוּשָׁלַיִם (Yerushalàim) vi sono diverse interpretazioni.

Nella Toràh (Pentateuco) troviamo sia il nome שָׁלֵם (Shalèm) riferito a Malkitzèdek, suo re, che (Irèh)ה' יִרְאֶה Hashèm PROVVEDERÀ, nome dato da Abramo dopo la legatura di Isacco יִצְחָק (Itzchàk). (Midrash (Commento) Yerushalàim).

C’è chi pensa che le prime tre lettere facciano invece riferimento alla radice semitica י ר ה (Yod-Resh-He’) col significante di י ס ד che fra i suoi significati ha anche quello di mettere le basi, le fondamenta e quindi Gerusalemme non è solo la Città della pace ma ne è anche il FONDAMENTO.

Un altro commento la traduce שָׁלוֹם יְרוּשַת (Yerushàt shalòm) RETAGGIO della PACE.

Un altro ancora porta l’interesse sulla parola שַׁלְוָה (Shalvàh) SERENITÀ, TRANQUILLITÀ INTERIORE e riconosce questa come origine piuttosto che PACE שָׁלוֹם.

Quello che secondo me tutti i commentatori vogliono insegnare è che in questo luogo ci si dovrebbe incontrare in PACE e in SERENITÀ.

I famosi versi 5 e 6 del Salmo 137 insegnano:

אִֽם־אֶשְׁכָּחֵ֥ךְ יְֽרוּשָׁלִָ֗ם תִּשְׁכַּ֥ח יְמִינִֽי

(Im eshcachèch Yerushalàm tishcàch yeminì)

«Se ti dimenticherò o Yerushalàyim, che la mia destra dimentichi (Si paralizzi la mia destra)».

«Si attacchi la mia lingua al palato se non ti ricorderò, se non innalzerò Yerushalàyim quale mia gioia più alta (massima)». 

!שבת שלום לכולם ויום ירושלים שמח 

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Pèrach

FIORE פֶּרַח (Pèrach)! La ח in questa parola viene aiutata da una פ silenziosa ma in piena espressione e trova il coraggio per liberarsi dalle zolle terrene. Un’esplosione con tutta la forza augurale della ר per לִפְרֹחַ (Lifròach) FIORIRE ALLA VITA לַחַיִּים (Lachayyìm)! Un brindisi della natura per tutti noi! צֶבַע (Tzèva’) COLORE, רֵחַ (Rèach) PROFUMO e una sorta di ENTUSIASMO הִתְלַהֲבוּת (Hitlahavùt) naturale al quale non possiamo non connetterci. ENERGIA allo stato puro come l’AMORE אַהֲבָה (Ahavàh)! La פְּרִיחָה (Perichàh) FIORITURA ricorda immediatamente l’immagine della MENORÁH מְנוֹרָה CANDELABRO efflorescente nella sua chiarezza cosciente sul Sinai che appare a Mosè con i suoi calici, bulbi e FIORI פְּרָחִים (Perachìm). Un processo inscritto nel tempo, a suo tempo: né prima né dopo! Non c’è FRUTTO פְּרִי (Perì) senza FIORE פֶּרַח (Pèrach)! La י sostituisce la ח quando diventa nutrimento vero. La forza immanente del divino è presente in ogni manifestazione della Natura טֶבַע (Tèva’). 

La radice פ ר ח è anche sinonimo di צ ל ח che esprime il tema del RIUSCIRE e di ע ו ף, legato al VOLARE. Le lettere di פ ר ח sono le stesse di ר ח ף che ci avvicina al volo e al movimento e di cui è anche un sinonimo. L’esempio più bello ce lo dona Bereshìt-Genesi 1, 2:

וְר֣וּחַ אֱלֹקִים מְרַחֶ֖פֶת עַל־פְּנֵ֥י הַמָּֽיִם  

 (Verùach Elokìm merachèfet ‘al penè hammàyim)

<< E lo Spirito di Dio aleggiante (aleggia) sulla superficie delle acque.>> 

(Traduzione preferita da molti traduttori: ‘aleggiava’ ma io preferisco rispettare il tempo raro della continuità e permanenza.) 

FIORIRE è come un ALEGGIARE! Il vocabolo FIORE פֶּרַח (Pèrach) appare nella emozionante esperienza della verga fiorita di Aharòn. Grazie תּוֹדָה! Solo questa parola può essere in campo alla vista di un prato fiorito o di un semplice bocciolo! Noi si è là, stessa materia. Vorrei ricordare un verso del poeta israeliano Y.Amichai:

<< מִן הַמָּקוֹם שֶׁבּוֹ אָנוּ צוֹדְקִים לֹא יִצְמְחוּ לְעוֹלָם פְּרָחִים בָּאָבִיב . >>

(Min hammakòm scebo anu tzodekìm lo itzmechù le’olàm perachìm (ch gutturale) baavìv)

<< Dal luogo ove noi vogliamo avere ragione, non germoglieranno mai fiori nella primavera. >> 

 Che una preghiera spontanea fiorisca nel nostro cuore! SEMPRE תָּמִיד (Tamìd)!

שבת שלום!

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Ìmma

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MAMMA אִמָּא (Ìmma)! Che parola!! Il suo valore gematrico 42 si articola in sinergia con i sentimenti naturali di ognuno di noi: 42 è lo stesso valore di הַיְחִידָה (Hayechidàh) L’UNICA! Anche לִבִּי (Libbì) IL MIO CUORE condivide la stessa stretta relazione. Quando rifletto sugli ebrei nel deserto, non posso fare a meno di pensare alla loro tenda אוֹהֵל (Óhel), protetta dall’Eterno che li ha custoditi durante tutto il viaggio ed è bello scoprire che MAMMA אִמָּא ha in comune con la tenda אוֹהֵל (Óhel) lo stesso peso energetico-semantico. Non sto parlando di una semplice persona ma di uno strumento divino di vita. MADRE אֵם (Em) è scritta come אִם (Im) SE. La madre è la condizione della vita! אִמָּא è il luogo che ci ha accolto con amore e ci ha permesso di vedere la luce. Quanto è difficile allontanarsi dalla madre per diventare “luogo” noi stessi!

Forse è una delle ragioni perché LUOGO מָקוֹם (Makòm) sia uno degli appellativi del Signore. MAMMA אִמָּא è una parola di origine aramaica, in effetti è הָאֵם “LA MADRE“: l’articolo che in aramaico è la א in fine parola dopo il nome, in ebraico è l’articolo determinativo הָ הֶ הַ , legato all’inizio del nome che vuole individuare e determinare. (L’articolo indeterminativo non si usa in ebraico.) Anche i nomi di altri componenti della famiglia seguono la stessa prassi: אַבָּא (Abba) BABBO, הָאַב IL PADRE; סַבָּא (Sabba) (הַסָּב hassàv) IL NONNO; סָבְתָּא (Savttà) ( הַסָּבָה hassavàh) LA NONNA.

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Yovèl

GIUBILEO יוֹבֵל (Yovèl)! י ב ל : entriamo nel tema del LASCIARE ANDARE, LIBERARE! יָבֵל (Yavèl) è il SUONO DI GIUBILO che viene suonato dallo יוֹבֵל (Yovèl) che si traduce anche שׁוֹפָר (Shofàr) CORNO (di ovino o caprino) e MONTONE. יוּבַל (Yuvhàl), figlio di Lemech, inventore degli strumenti musicali esprime questo suono liberatorio e curativo. יוֹבֵל (Yovèl) è un trasferimento di proprietà. Una formula antica di richiesta legale per una proclamazione pubblica, atta a convalidare il cambio dell’amministrazione della proprietà. שְׁנַת הַיּוֹבֵל (Shenàt Yovèl) L’ANNO del GIUBILEO è il cinquantesimo anno dopo un ciclo di sette anni sabbatici che viene celebrato nel giorno di כִּפּוּר (Chippùr) con il suono dello שׁוֹפָר . L’anno sabbatico viene chiamato שְׁנַת שְֹמִּטָה (Shenàt shemmitàh) ed è un anno di riposo e liberazione della terra e dei servitori che ricorre ogni sette anni. In questo periodo del conteggio dell’omer סְפִירַת הָעֹמֶר (Sefirat ha’òmer) torna questo moltiplicare sette per sette. È sempre interessante rilevare la capacità del numero שֶׁבַע (Shèv’a) di nutrire e preparare ad una sempre maggiore crescita e conquista coscienziale. Ricordo che שֶׁבַע condivide esattamente le sue lettere con la parola שָֹבֵעַ (Savè’a) SAZIO e la radice ש ב ע con PROMESSA שְׁבוּעָה (Shevu’àh) ed anche naturalmente SETTIMANA שָׁבוּעַ (Shavu’a). Le prescrizioni del Giubileo יוֹבֵל (Yovèl) ebraico si trovano nella parashà di בְּהַר (Behàr) SUL MONTE (Sinai). Esse deliberavano il riposo della terra, la liberazione degli schiavi e la loro emancipazione; la remissione dei debiti e la maggior parte delle proprietà tornava ai padroni iniziali. “Una concezione che ha in sé una carica di Utopia, ma di quelle utopie che preparano un futuro migliore.” (Rav Laras.) 

È importante ricordare La Parola del Signore in riferimento al verso 20 del capitolo 25 di וַיִקְרָא (Vaikrà - Levitico): “E (quando) se direte (Domanderete): - Cosa mangeremo nel settimo anno ché non semineremo e non raccoglieremo il nostro prodotto?” Nel verso 21 Hashem promette: 

וְצִוִּ֤יתִי אֶת־בִּרְכָתִי֙ לָכֶ֔ם בַּשָּׁנָ֖ה הַשִּׁשִּׁ֑ית וְעָשָׂת֙ אֶת־הַתְּבוּאָ֔ה לִשְׁל֖שׁ הַשָּׁנִֽים:

(Vetzivvìti et- birchatì lachèm (suono gutturale) bashshanàh hashshishìt; ve’asàt et hattevuàh lishlòsh hashshanìm:)

“Ed ho (comandato) predisposto LA MIA BENEDIZIONE per voi, nel sesto anno e (essa) farà (produrrà) il suo prodotto per tre anni.

Riflettiamo su quella promessa OGGI הַיּוֹם (Hayyòm), nei nostri giorni e ascoltiamo le parole dentro di noi che con grande fede, inneggiano alla vita e alla ripresa.

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'Anavàh

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UMILTÀ עֲנָוָה (‘Anavàh)! Qualità rara e difficile da mantenere salda e duratura. Forse è la qualità più ardua da affrontare per il nostro ego. La sua radice è ע נ ו (‘Àyin-Nun-Vav) e raffigura per intero la parola עָנָו (‘Ànav) UMILE, al femminile עֲנָוָה (‘Anavàh). Ecco l’unica volta che appare nella Torà e che si riferisce ad un uomo (Numeri 12,3):

וְהָאִ֥ישׁ מֹשֶׁ֖ה [עָנָו כ] (עָנָ֣יו ק) מְאֹ֑ד מִכֹּל֙ הָֽאָדָ֔ם אֲשֶׁ֖ר עַל־פְּנֵ֥י הָאֲדָמָֽה׃ ס

(In parentesi le diverse forme di scrittura כ (כ ת ב scrivere) di lettura ק (ק ר א leggere))

(vehaìsh Moshèh [‘Ànav scritto] (Anàv letto) meòd; miccol haadàm ashèr ‘al-pene’ haadamàh:

«E l’uomo Mosè (è) molto umile; (più) di ogni (altro) uomo che (vive) sulla faccia della terra». 

L’UMILTÀ עֲנָוָה (‘Anavàh) ci facilita il compito di raggiungere il timore di Dio come insegnano i Proverbi (22,4). Essa (131) ci conduce VERSO SU (L’ALTO) אֶל עַל (El ‘Al 131) ed è la rappresentazione interiore del CORAGGIO אֹמֶץ (Òmetz 131) perché accade, quando ci si annulla, nell’operare nel nome di Hashèm. Come asserisce Rav Kotzk, dove c’è l’ego non c’è Dio. (Da “In questo luogo c’era Dio e io non lo sapevo”.) Solo quando si comprende che non saremo mai migliori di un altro, non comprenderemo appieno il significato di עֲנָוָה.

L’עֲנָוָה indirizza il nostro interesse verso l’amore per l’altro.

La ע infatti, portata alle estreme conseguenze, diventa esperienza percettiva pura che si apre alle prospettive di speranza della נ. Essa è alle prese di un moto perpetuo. La ו mantiene il tutto in grande sinergia come fa nel Tetragramma e accoglie la ה in fine di parola che suggella la presenza della spiritualità e del divino.  

Con le stesse lettere della radice ע נ ו (‘Àyin-Nun-Vav) possiamo comporre un’altra radice, suo anagramma: נ ו ע che ci introduce nel tema del MOVIMENTO תְּנוּעָה (Tenu’àh).

Queste tre lettere ע נ ו nell’ordine dell’essere umile corrispondono anche nella forma combinatoria del sessantatreesimo nome di Dio pur trascendendo qualsiasi suo significante. Meditare su di esso, come insegna la mistica ebraica, sviluppa in noi il senso vero dell’apprezzamento: ci concede la consapevolezza di possedere veramente tutto e di riconoscere di esistere nella Luce.

Permettetemi di terminare con una riflessione che amo di Giacomo Leopardi: 

“È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco conto.” (Da “Pensieri”)

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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Muda’ùt

CONSAPEVOLEZZA מוּדָעוּת (Muda’ùt)! Nella ricerca di questa parola si incontra anche יְדִיעָה (Yedi’àh M. E. Artom) o תּוֹדָעָה (Todà’àh) COSCIENZA come sinonimo. יְדִיעָה פְּנִימִית :מוּדָעוּת (Yedi’àh penimìt) CONOSCENZA INTERIORE. Ciò che si rileva immediatamente che la radice in campo è sempre י ד ע (Yod-Dàlet-‘Àyin): la presenza della MANO יָד (Yad) dell’esperienza tout court dell’ע: SAPERE, CONOSCERE, PERCEPIRE, SENTIRE, DISTINGUERE, INTUIRE, FARE ATTENZIONE. Anche la conoscenza intima biblica viene espressa con questa energia. La CONSAPEVOLEZZA מוּדָעוּת (Muda’ùt) esprime in primis la nostra PRESENZA נוֹכְחוּת (Nochechùt ch suoni gutturali)! È evidente l’eco di quell’אָנֹכִי (Anochì ch gutt.) IO che ha aperto le dieci parole. Ricordo il commento di Hirsh (Esodo 20,2): 

אֲנִי אָנֹכִי שֶׁלְּךָ

 (Anì Anochì shellechà)

 «IO SONO IL TUO SÈ»!

Essere coscienti e consapevoli non solo della nostra persona ma di quel Sé essenziale che ci permette di conoscerci, diventa la reale fonte di conquista interiore e vera serenità. Ricordare di essere stati creati ad immagine di Dio e che la nostra natura intellettiva è simile a quella divina come ci ha insegnato Rambam, è il nostro compito esistenziale. Non a caso possiamo individuare che la gematria di מוּדָעוּת (Muda’ùt) 526 ci collega al capitolo 1,26 di Genesi כִּדְמוּתֵנוּ (Chidmutènu) lett. COME A SOMIGLIANZA DI NOI 526. 

וַיֹּ֣אמֶר אֱלֹקים נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם בְּצַלְמֵ֖נוּ כִּדְמוּתֵ֑נוּ

(Vayòmer Elokìm: Na’asèh adàm betzalmènu Chidmutènu.)

 «E disse Dio: - Facciamo (l’) uomo a Nostra immagine e simile a Noi».

Noi continuiamo ad abitare quel primo soffio insufflato e continuiamo grazie ad esso a vivere. Non dobbiamo mai dimenticare di essere una scintilla di Dio prima di tutto. (Genesi 2,7)

Interessante analizzare la parola מודעות, nella scrittura piena troviamo l’esortazione: דע מוות (Dà’ mavèt) CONOSCI (LA) MORTE. Un grande stimolo ad essere vivi e a vibrare con la vita.

La מ matrice, rappresenta il nostro inconscio plastico con la sua capacità naturale di rigenerarsi e rinnovarci; le due ו determinano la presenza delle numerose connessioni che ci rendono sempre collegati all’Uno e all’altro. La ו è il simbolo della discesa divina verso il basso e la terza lettera del Tetragramma. Essa ci introduce nella trascendenza. La ד delibera quella crescita che accompagna il risveglio che ci dona la ע. L’ultima lettera ת, sempre femminile in fine parola, si muove nell’intento di conquistare verità e vigilanza.

Elaboriamo infine il valore energetico – numerico di מוּדָעוּת (Muda’ùt) 526 nella piccola numerazione e troviamo laד 4 (526 – 5+2+6 = 13 – 1+3 = 4 ד). Molto stimolante scoprire che la qualità preminente di questa parola sia quella di essere una porta – apertura di trasformazione e di comunicazione. Essa è strumento di scoperta di sé nella conquista dell’autonomia, necessaria per lasciare il consueto e scoprire chi siamo nella presenza divina e nell’avere un לֵב פָּתוּחַ 526 (Lev patùach) CUORE APERTO. La nostra מוּדָעוּת è ciò che produce dentro di noi אוֹשֶׁר וְאַהֲבָה 526 (Òsher veahavàh) FELICITÀ e AMORE; בְּרָכָה וְהַצְלָחָה (Berachà vehatzlachàh) BENEDIZIONE e BUONA RIUSCITA. Buon lavoro di consapevolezza a tutti noi per fa sì che la nostra vita sia veramente nostra.

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Yedidùt

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AMICIZIA יְדִידוּת (Yedidùt)! AMICO si traduce יָדִיד (Yadìd) יָד + יָד (Yad +Yad) UNA MANO + UNA MANO. IL valore energetico-semantico di יָד è 14. Le due mani insieme valgono 28 come כֹּחַ (Còach) FORZA. La ד è la porta per l’azione creativa e metafisica della più piccola e intensa lettera: la י che è inclusa in tutte le altre.

Amicizia può essere tradotta anche con חֲבֵרוּת (Chaverùt) dalla radice (Chet-Bet-Resh) ח ב ר il cui tema è LEGARSI, UNIRSI, PARTECIPARE, COMPORRE, ADATTARSI. Così AMICO, COMPAGNO può tradursi anche חָבֵר (Chavèr). Anche il famoso רֵעַ (Re’à) è sinonimo di AMICO, PROSSIMO

                                'וְאָֽהַבְתָּ֥ לְרֵעֲךָ֖ כָּמוֹךָ אֲנִ֖י ה 

(Veahavtà lere’achà camòcha; Anì Hashem. Levitico 19,18). 

“E AMERAI (PER) IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO! IO SONO L’ETERNO” 

È molto interessante ricordare che רֵעַ (Re’à) PROSSIMO, AMICO si scrive con le stesse lettere di רַע (Ra’) MALE.

La radice che accompagna naturalmente tutte queste parole di AMICIZIA יְדִידוּת (Yedidùt) è נ ת ן DARE: un palindromo curioso.

Un segno, un sigillo, una traccia ת (Tav) che separa 2 (nun) נ ן . La prima נ può rappresentare il movimento generoso che passa da una entità all’altra; la seconda, la nun finale ן che rettifica e porta il senso essenziale di giustizia nel giuoco del dare e del ricevere. 

Rimane il dubbio: Chi riceve? Chi dona?

La גִימַטְרִיָּה (Ghìmatriyàh) di AMICIZIA יְדִידוּת (Yedidùt) è 434 come l’espressione מַשִׁיחַ בֵּן דָוִיד (Mashìach ben Davìd). Questa parola nel suo significante più profondo avvicina senz’altro l’era messianica. 

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