Istituto Culturale Ebraico Italiano 

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Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

Biografia e Opere della Dottoressa Hora Aboav – Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante di Ebraico Biblico a Roma

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HORA ABOAV

Psicologa e psicoterapeuta, insegna Ebraico biblico al Centro di Cultura ebraica di Roma.

Educatrice e "Candela della Memoria", ha insegnato alla scuola elementare ebraica Vittorio Polacco" di Roma. Ha inoltre vissuto in Israele, nel kibbutz Revadim. Ha pubblicato Le voci delle parole ebraiche (Nadir Media, 2022). ('Attàh) Adesso. Il tempo delle parole ebraiche (Nadir Media, 2024) e, per Castelvecchi. Crescere con le radici delle parole ebraiche (2020).

Techinnàh

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SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh)! Nell’immaginario collettivo le mani tendono naturalmente ad unirsi in un intreccio pieno di fede e in uno stringimento sul petto che include anche il cuore. La ת della PREGHIERA תְּפִלָּה (Tefillàh) apre questa parola che termina con una ה femminile e avvezza a determinare il profondo stadio della meditazione e della spiritualità. Esse incorniciano una piccola voce ma che è determinante nello stato supplichevole e cioè chiedere la GRAZIA חֵן (Chen). Anche חֲנִינָה (Chaninàh) è tradotta GRAZIA e condividono la stessa radice di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) ח נ ן. La ח esprime la presenza inquietante dell’impotenza del momento e si rivolge con piena fiducia per ottenere ciò che si chiede con grande umiltà. La doppia נ ricorda il momento difficile in campo ma possiede tutte le qualità per rettificare la situazione e donare un senso di speranza realizzabile con l’aiuto della disponibilità del divino.

חַנּוּן הַמַּרְֶבֶּה לִסְלֹחַ

(Channùn hammarbèh lislòach).

« Colui che concede la grazia e moltiplica il perdono»! 

SUPPLICARE, CHIEDERE MISERICORDIA si esprime nella forma riflessiva לְהִתְחַנֵּן (Lehitchannèn).

A volte non è possibile accogliere la nostra richiesta di misericordia ma non per questo dobbiamo pensare di non essere ascoltati. Mosè ci offre un esempio emozionante all’inizio della Parashàh di Etchannàn, la seconda Parashàh di Deuteronomio, nel tentativo di essere perdonato e di poter entrare nella terra promessa: 

וָאֶתְחַנַּן אֶל־ה' בָּעֵת הַהִוא

(Vaetchannàn el – Hashèm ba’et hahì)

«E supplicai verso il Signore in quel tempo» ma il Signore gli rispose chiaramente di smettere di parlare di quell’argomento. E Mosè rimase Mosè mentre saliva sulla cima della VETTA פִּסְגָּה (Pisggàh) per ripetere le Dieci Parole e i comandamenti dell’Eterno.

Un sinonimo importante di SUPPLICA תְּחִנָּה (Techinnàh) è בַּקָּשָׁה (Bakkashàh) RICHIESTA. Mi risuonano le parole di Naomi Shemer : 

«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי».

(Lu yehì lu yehì, ànna - lu yehì col shennevakkèsh lu yehì).

Possa essere , possa essere, per favore – possa essere, qualunque cosa chiediamo , possa essere.

L’energia presente è quella di una porta aperta che vibra nella piccola numerazione con la lettera ד. Essa è la lettera che rinnova il patto eterno con l’Onnipotente che è sempre pronto a risanarci.

Il valore energetico semantico totale di תְּחִנָּה invece è 463 e navigare in questo numero, amplierà senz’altro la nostra esperienza e ci permetterà di elaborare più profondamente il suo significato.

Parole essenziali arrivano dai Salmi : 'עֶזְרִי מֵעִים ה (‘Ezrì me’ìm Hashèm 463) IL MIO AIUTO (è) DALL’ETERNO. Saper supplicare è una forma di perdono, di autolegittimazione, un dono; UNA FORZA DELL’ANIMA כֹּחַ הַנֶּפֶשׁ (Coàch hannèfesh 463) che ci porta in quella dimensione in cui riconosciamo (L’) ABBONDANZA DELL’AMORE שֶׁפַע אַהֲבָה (Shefa’ ahavàh 463) e percepiamo che LA LUCE DEL MONDO (è) BUONA PER OGNUNO אוֹר עוֹלָם טוֹב לְכָל אֶחָד (Or ‘olàm tov lechòl echàd 463) senza esclusi. Certo A CONDIZIONE בִּתְנַאִי(Bitnài 463) che noi impariamo a chiedere.

In questi tempi così complessi sento proprio l’esigenza di chiedere che possa arrivare la LIBERAZIONE CON MISERICORDIA NEI NOSTRI GIORNI גְאוּלָה בְּרַחֲמִים בְּיָמֵינוּ (Ghe’ulàh berachamìm beyamènu 463) e l’amore possa sostituire l’odio che giace nascosto nei nostri cuori.

«לוּ יְהִי, לוּ יְהִי אָנָּא – לוּ יְהִי, כָּל שֶׁנְּבַקֵּשׁ לוּ יְהִי». Amèn!

שבוע וחודש טוב לכולם!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

Per ordinarlo: https://kiryatsefer.it/prodotto/notte-dei-ricordi-la/

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:

https://kiryatsefer.it/prodotto/le-voci-delle-parole-ebraiche/

H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Par'ò

FARAONE פַּרְעֹה (Par’ò)! Non si conosce la provenienza della sua radice ebraica, si sa che in egizio significa “grande casa”. Questo personaggio ha dimostrato quanto potere costruttivo o distruttivo possa avere in genere il potere politico nella storia di un popolo. Il Faraone ai tempi di Giuseppe riconosce nelle interpretazioni dei suoi sogni la presenza divina ed accoglie i suoi salvifici suggerimenti mentre il faraone della nuova dinastia sceglie la strada della negazione di Hashem. פ ר ע (Pe’-Resh-‘Àyin) è la radice che si avvicina di più a questo vocabolo dai molteplici significati: pagare un debito o vendicarsi, essere puniti, aggredire, distruggere, disturbare, spettinare ecc. פֻּרְעָנוּת (Pur’anùt) è AVVERSITÀ, MALANNO. Anche in ע ר ף (‘Àyin-Resh-Pe’ finale), stesse lettere lette al contrario, permane un senso di distruzione. Se elaboro le lettere di questo termine, trovo che è insita l’espressione עֹרֶף ה' (‘òref Hashèm) CERVICE, NUCA (ad) Hashem. Egli ha girato le spalle al Signore e si è posto contro di Lui: non ha voluto lasciar andar via come richiesto il Suo popolo e ha prodotto un’immane sofferenza anche ai suoi sudditi. Anche il popolo ebraico è stato descritto nel deserto come un popolo dalla “DURA CERVICE” עַם־קְשֵׁה־עֹ֔רֶף (‘Am keshèh ‘òref). Non è sempre facile tacitare i nostri bisogni egoistici e rimanere saldi nella nostra ricerca interiore che ci vuole integri e coerenti. A volte anche noi alimentiamo il nostro faraone interno che risponde solo alle proprie esigenze manipolatorie e tradisce tutti i principi che ci fanno “puri di cuore” nell’ascolto del divino dentro di noi. È ridicolo pensare ad un uomo, pur essendo פַּרְעֹה che possa gareggiare con il Signore e ritenersi “AUTOSUFFICIENTE”. C’è in campo un delirio d’onnipotenza da parte del faraone che lo conduce a miseri discorsi demagogici per convincere e impaurire il suo popolo nei versi 9-11 del primo capitolo di Esodo:

 הָ֥בָה נִֽתְחַכְּמָ֖ה לֹ֑ו 

(Hàva nitchacchemàh lo;) 

“Orsù facciamoci saggi verso di lui.. (siamo furbi nei suoi confronti)” declama il פַּרְעֹה! Nella traduzione più diretta, quel לוֹ (VERSO DI LUI) viene riferito al “popolo dei figli d’Israele”, espressione usata per la prima volta proprio dal פַּרְעֹה. Non è raro che a volte sono proprio i nemici a riconoscerti! Torno a quel לוֹ (verso di Lui). I nostri Maestri insegnano che la vera intenzione del Faraone fosse quella di trovare una soluzione di annientamento nei confronti del popolo ebraico che impedisse al Signore di punirlo, applicando la מִדָּה כְּנֶגֶד מִדָּה (Middàh chenèghed middàh) MISURA CONTRO MISURA. Hashèm infatti aveva promesso che non avrebbe più mandato un diluvio e per questo il faraone scelse l’elemento acqua per uccidere i bambini maschi nel Nilo. È una dura conquista per tutti trovare dentro di noi la vera libertà di pensiero e coerenza coscienziale ma non abbiamo scelta se vogliamo crescere e vivere.

שבת שלום לכולם!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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Cheèv 

DOLORE כְּאֵב (Cheèv)! L'espressione כְּאֵב כְּאָב (Cheev CheAv) non è molto nota ma rimane pur sempre veritiera. Le due parole sono identiche senza le vocali: 

Un DOLORE (è) COME un PADRE!

La כ (Caf) è la lettera che accoglie.

Essa ci invita ad entrare nel dolore per conoscerlo e non farsi vincere.

Il potere della א (Àlef) è quello di essere il centro dal quale si irradia il desiderio di guarire perché ci lega al cielo e alla nostra interiorità.

La ב (Bet) è proprio la lettera che permette a questa forza di energia primordiale di trovare il posto giusto e di operare in noi.

Questa lettera è BENEDIZIONE בְּרָכָה (BERACHÀH) per questo è la prima lettera della תּוֹרָה (Toràh).

Un DOLORE (è) COME UN PADRE כְּאֵב כְּאָב (Cheèv CheÀv)!

INSEGNA. 

Insegna se lo si ascolta fin da subito!

שלום לכולם!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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TETRAGRAMMA

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Il TETRAGRAMMA ‘ה! Il Nome per eccellenza! Pronunciamo le quattro lettere che compongono il Nome dell’Eterno con l’espressione הַשֵּׁם (Hashèm) IL NOME. «Noi Siamo domande che devono restare domande (P. Levy)», quando ci avviciniamo a questo tema! Ciò che appare subito chiaro è che Egli e il Suo nome sono Uno.

וְהָיָה ה’ לְמֶלֶךְ עַל־כָּל־הָאָרֶץ בַּיּוֹם הַהוּא יִהְיֶה ה’ אֶחָד וּשְׁמוֹ אֶחָד

(Vehayàh Hashèm lemèlech ‘al-col- haàretz bayyòm hahù yihyèh Hashèm echàd ushmò echàd (Zaccaria 14,9))

«E sarà Hashèm (Proclamato) Re su tutta la terra, in quel giorno sarà l’Eterno Uno (il Solo, Unico) e il Suo Nome Uno».

Il Tetragramma: la י Yod, un punto primordiale che testimonia l’avvenuto ritirarsi dell’Essenza originante, rappresenta proprio la creazione e il metafisico: la saggezza e l’illuminazione intellettuale. È la MANO יָד (Yad)! La He’ è la lettera con la quale in Genesi 2, 4 nella parola בְּהִבָּרְאָם (Behibbareàm) si evince che con la He’ «Creò loro (la terra e i cieli) ». In questo verso la ה risulta più piccola delle altre lettere. Interessante rilevare questa forma diminutiva nei confronti della ה proprio nel suo momento più creativo. Essa manifesta la divinità infatti la ‘ה è la rappresentazione grafica del Tetragramma come acronimo di הַשֵּׁם come già detto sopra! In questa Parola è doppia e incornicia la ו che per la sua forma naturale dona il senso di un movimento verticale che collega il cielo alla terra. Questa lettera infatti congiunge, producendo il senso prezioso della continuità. Se mi soffermo a riflettere sul valore energetico, semantico del Tetragramma trovo una bella relazione tra la ו nella sua scrittura piena וָאו (Vav) che vale 13 e UNO אֶחָד (Echàd) con uguale valore che insieme compongono la gematria del Tetragramma 26 ( י 10 + ה 5 + ו 6 +ה 5 = 26 ). Anche AMORE אַהֲבָה (Ahavàh) corrisponde a 13 e in genere comunica insieme a אֶחָד il desiderio divino di educarci all’amore verso l’uomo e verso la natura oltre al voler essere amato Egli Stesso. Il più bel verso d’amore della Toràh è per me la richiesta di Hashèm di essere amato con tutto il nostro cuore, la nostra anima e le nostre forze. Come Rav Somek insegna, quando un ebreo pronuncia le parole dello Shemà’ Israèl è «come se in un certo senso, gridasse: Padre, Padre!» אָבִי אָבִי (Avì, Avì) PADRE MIO, PADRE MIO ha un valore numerico di 26. Le lettere del Tetragramma ci avvicinano al significante dell’ESSERE ה י ה e in esso ritroviamo il senso del SARÀ, dell’ERA e vi è anche il segno del presente É (Essente) anche se in ebraico è intraducibile. È in campo l’esistenza stessa, intesa come principio di vita assoluto. Un nome intimamente percepito ma non proferibile o cancellabile: la terza parola è esplicita! Il tetragramma viene menzionato anche come שֵׁם הַמְּפֹרָשׁ (Shem hammeforàsh). Uso le parole di Ghershom Sholem per elaborarlo: “Da un lato, il participio passivo מְפֹרָשׁ (Meforàsh) può voler dire sia <>, sia <>, sia infine, semplicemente (cioè secondo le lettere), <>; dall’altro, in questo contesto, può significare anche<> o addirittura <>…” Maimonide scrive <>. Aggiungo che è noto anche come NOME RIVELATO. Solo il Grande Sacerdote declamava l’autentico nome di Dio nella ricorrenza del giorno di Chippur nel Luogo più sacro del Tempio nel קֹדֶש הַקֳּדָשִׁים (Kodèsh Hakkodashìm – Sancta Sanctorum) quando ancora esisteva il Santuario a Gerusalemme. Con la potenza di luce di questo nome, Hashèm promette attraverso le parole di Zaccaria che un giorno tutti i popoli invocheranno insieme il Suo Nome. La mistica ebraica sostiene che il Tetragramma sia la realtà delle dieci Sefiròt e lo elabora profondamente. Infine voglio evidenziare un messaggio dell’Eterno a Isaia (57,15) da tenere sempre presente:

«Poiché così dice l’Alto, l’Elevato che dimora in eterno e Santo è il suo Nome; in luogo alto ed elevato Io abiterò, ma sto con colui che è umile di spirito per far rivivere lo spirito dei modesti e per far rivivere il cuore degli oppressi».

 זוֹ אַהֲבָה (Zo Ahavàh 26) QUESTO (È) AMORE!

Sul post: ה’ אוֹהֵב אוֹתִי (Hashèm ohèv otì) IL SIGNORE MI AMA!!

שבוע טוב לכולם!

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Shèvet

TRIBÙ שֵׁבֶט (Shèvet)! שֵׁבֶט acquista diversi significati: VERGA, BASTONE, RAMO infatti la radice ש ב ט traduce l’atto di BATTERE perché è una parola legata all’AUTORITÀ. Pensiamo al pungolo del pastore. È un segno di sviluppo e collaborazione. Scritto con le stesse lettere di שֵׁבֶט troviamo il quinto mese dell’anno ebraico: שְׁבָט (Shevàt), legato al Capodanno degli alberi. È interessante sapere che שָׁבְּדִטְ (shabedit) in egizio antico vuol dire PAPIRO. L’accezione più nota è collegata al significato della GRANDE FAMIGLIA e nello specifico del popolo ebraico alle 12 tribù שְׁבָטִים (Shevatìm) d’Israele. Scriverò di seguito tutti i nomi dei figli di Giacobbe e Giuseppe, evidenziando la loro radice.

Ruben רְאוּבֵן (Reuvèn) - ר א ה VEDERE. Lett. רְאוּ בֵּן (Reù ben) Vedete un figlio! Lea si sente vista dal Signore nella sua afflizione.

Simone שִׁמְעוֹן (Shim’òn)– ש מ ע ASCOLTARE, ESAUDIRE. Lea si sente ancora ascoltata.

Levi לֵוִי (Levì) – ל ו ה ACCOMPAGNARE. Lea vive questo terzo figlio come possibilità di vero attaccamento da parte di Giacobbe.

Giuda יְהוּדָה (Yehudàh)– ה ד ה RINGRAZIARE, TRIBUTARE OMAGGIO. Lea è più serena. 

Dan דָּן (Dan) – ד ו ן GIUDICARE. Rachele sente di aver ricevuto giustizia attraverso la sua ancella Bilhàh.

Naftalì נַפְתָּלִי (Naftalì) – פ ת ל LOTTARE, intrecciare, contorcersi. Rachele sente di aver lottato con Lea attraverso Bilhàh e di aver vinto.

Gadגָּד (Gad) –ג ד ד TAGLIARE. La SORTE גָּד è come un’incisione netta e veloce. Lea, attraverso Zilpàh, la sua ancella, torna a sentirsi nella buona sorte.

Asher אָשֵׁר (Ashèr) – א ש ר ESSERE FELICI, CONFERMARE. Lea è felice attraverso Zilpàh.

Issachàr יִשָֹּשכָר (Yissachàr) – ש כ ר RICOMPENSARE, premiare. Lea vive il quinto figlio come una vera ricompensa. יֵשׁ שָֹכָר (Yesh sachàr) C’É UNA RICOMPENSA.

Zevulùn זְבֻלוּן (Zevulùn) – ז ב ל – DIMORARE. Lea al sesto figlio sente che Giacobbe starà finalmente con lei.

Giuseppe יוֹסֵף (Yosèf) – י ס ף – AGGIUNGERE. Rachele partorisce finalmente il suo primo figlio ma già spera e chiede un secondo figlio. 

Giuseppe non prenderà possesso della terra ma lo faranno i suoi due figli: 

Manasse מְנַשֶּׁה (Menashèh) – נ ש ה - DIMENTICARE. Giuseppe è grato verso il Signore che gli ha permesso di dimenticare la sua sofferenza.

Efraim אֶפְרָיִם (Efràyim) – פ ר ה - FRUTTIFICARE. Giuseppe ringrazia per aver avuto figli.

Beniamino בִּנְיָמִין (Binyamìn). Rachele lo chiama בֶּן אוֹנִי (Ben onì) FIGLIO DEL MIO DOLORE. Giacobbe invece lo chiamò בִנְיָמִין (Dal testo senza il daghèsh – Genesi 35,18) Vinyamìn. בֵּן יָמִין (Ben Yamìn) FIGLIO DELLA MIA DESTRA (lett.). Nella Parashàh di שְׁמוֹת (Shemòt) NOMI vengono ricordati tutti i nomi dei figli di GIACOBBE.

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Ezràch

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AIUTO עֶזְרָה (‘Ezràh)! ע ז ר AIUTARE, APPOGGIARE, SPRONARE, FACILITARE nonché SOCCORRERE e SALVARE. La ע occhio-sorgente che portata all’estreme conseguenze diventa pura percezione esperienziale, accompagna la ז e la ר che insieme formano la parola זָר (Zar) STRANIERO. Questa radice ci porta in automatismo a soccorrere e a conoscere parti di noi sconosciute, bisognose di AIUTO עֶזְרָה. Siamo tutti UNO. Interessante elaborare un’altra parola, scritta esattamente come AIUTO עֶזְרָה : עֲזָרָה (‘Azaràh) che era il CORTILE del SANTUARIO הַמִּקְדָשׁ בֵּית (Bet-Hammikdàsh-TEMPIO) dove si pregava insieme con cuore integro. I nostri saggi insegnano che da lì nasce questa parola infatti nel salmo 20, 3 è scritto: 

יִשְׁלַח עֶזְרְךָ מִקֹּדֶשׁ   

(Yshlàch ‘ezrechà Mikkodesh)

«Ti manderà l’aiuto dal Luogo Sacro».

 In Ezechiele troviamo tradotto עֲזָרָה anche con ALTARE. Il sinonimo naturale di AIUTO עֶזְרָה è עֵזֶר (‘Ézer). Famosa la riflessione divina nel constatare la solitudine dell’uomo e la decisione di creare la donna come AIUTO ADEGUATO A LUI עֵ֖זֶר כְּנֶגְדּוֹ (‘Ézer chenegdò); letteralmente AIUTO עֵ֖זֶר come כְּ di fronte נֶגֶד a luiֹו (Genesi 2,18). DI FRONTE נֶגֶד si traduce anche con CONTRO. Rashì risolve questo enigma, commentando che il significante di questo verso dipende dalla meritevole collaborazione dell’uomo o dal suo non meritarselo. Pace o guerra è nelle sue mani. Ciò che è chiaro è che עֵזֶר (‘Ézer) è riconosciuto come appellativo della DONNA אִשָּׁה (Ishshàh).

La domanda più importante rimane quella del salmo 121,1: 

מֵ֝אַ֗יִן יָבֹ֥א עֶזְרִֽי

(Meàin iavò ‘èzrì)

«Da dove verrà il mio aiuto»? 

עֶ֭זְרִי מֵעִ֣ם ה' עֹ֝שֵׂ֗ה שָׁמַ֥יִם וָאָֽרֶץ׃ 

(‘èzrì me’ìm Hashèm ‘osèh shamàyim vaàretz)

«Il mio aiuto verrà dal Signore, Facente il cielo e la terra»! 

(Salmi 121,2.)

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Chiddùsh 

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RINNOVAMENTO הִתְחַדְּשׁוּת (Hitchaddeshùt)! Anche חִדּוּשׁ (Chiddùsh)! Siamo nel campo di una RIGENERAZIONE, in primis nel territorio del desiderio e della volontà e pian piano nella progettazione della realizzazione. La radice in campo è ח ד ש (Chet-Dàlet-Shin). Tutto dipende dalla trasformazione iniziale della ח che nasce come ostacolo, interrata ben salda a terra, imprigionata nei suoi schemi rigidi e cieca di fronte alle possibilità della י (Yod) che s ‘inerpica verso l’alto sulla sua parete superiore a sinistra. È sufficiente un tiepido soffio di apertura verso il nuovo חָדָשׁ (Chadàsh) per produrre significanti ben noti di questa lettera che ci introduce all’energia dell’infinito col suo valore numerico di 8. La vita fiorisce, immettendoci in un programma di semplice operatività e permettendoci l’accesso a quella dimensione trascendentale che ci trasforma in veri esseri senzienti, vivi nella grazia divina. Un vero “viaggio senza fine tra i campi di ombra e luce” canta Naomi Shemer nel suo canto intitolato proprio הִתְחַדְּשוּת (Hitchaddeshùt). Il resto della radice propone il termine שָׁד (Shad) MAMMELLA letto all’inverso e il senso del nutrimento tout court diventa realtà. 

Marc-Alain Ouaknin si sofferma su חִדּוּש (Chiddùsh), definendola «parola che apre e illumina un mondo, proponendosi come un nuovo modo di ordinare il mondo. Tale apertura non è che una possibilità d’apertura: questo perché si parla di un mondo e non del mondo» 

Queste parole esercitano una grande influenza e sollecitano ad operare non solo ovviamente nel campo linguistico-artistico ma in ogni settore della nostra vita quotidiana. Ognuno di noi cerchi dentro di sé quell’ENTUSIASMO הִתְלַהֲבוּת (Hitlahavùt) che ci riempie immediatamente di gioia e di vitalità, infatti la FIAMMA לֶהָבָה (Lehavàh) è la parola più rappresentativa del suo significato profondo che ci ricorda che DIO è dentro di noi. 

Ogni volta che l’ENTUSIASMO הִתְלַהֲבוּת (Hitlahavùt) guida i nostri passi, è il miracolo della vita e della passione che מִתְחַדֵּשׁ (Mitchaddèsh) SI RINNOVA continuamente. Conosciamo bene le parole del Kohèlet (Ecclesiaste 1,9) e comprendiamo che potrebbero limitare questa partecipazione attiva ma l’intento attuale è proprio quello di usarle per vestirle di nuovo significato:

מַה־שֶּֽׁהָיָה֙ ה֣וּא שֶׁיִּהְיֶ֔ה וּמַה־שֶּׁנַּֽעֲשָׂ֔ה ה֖וּא שֶׁיֵּעָשֶׂ֑ה וְאֵ֥ין כָּל־חָדָ֖שׁ תַּ֥חַת הַשָּֽׁמֶשׁ

(Mah-shehayàh hu sheyyihyèh umàh-shennà’asàh hu sheyye’asèh; veen col-chadàsh tàchat hashàmesh)

«Quello che è stato è pure quello che sarà; ciò che si è fatto si tornerà a fare ancora, perché non c’è nulla di nuovo sotto il sole» (Trad. D. Lattes). 

Lattes si chiede se questa filosofia così pessimistica possa essere legata ad un tempo o a un luogo in cui viveva l’autore e non nega la possibilità di acquisire l’idea di un mondo più proficuo e “virtuoso” che possa aprirsi incessantemente al NUOVO חָדָשׁ. Spero che il suo anagramma: il SOSPETTO חֲשָׁד (Chashàd) di fallimento e vacuità rimanga sempre lontano da noi. C’è qualcosa che invece il libro di Echàh ci insegna essere sempre uguale sotto il sole: 

חֲדָשִׁים֙ לַבְּקָרִ֔ים רַבָּ֖ה אֱמוּנָתֶֽךָ

(Chadashìm labbekarìm rabbàh emunatècha - Lamentazioni 3,23)

«Nuovi (siamo) nei mattini grande è la Tua fedeltà»!

«I segni della tua grande lealtà si rinnovano ogni mattina». (Trad. A. Luzatto).

Questo verso ci immette nella naturalezza del nuovo nella nostra vita fin dal risveglio mattutino di ogni nostro giorno e questo è uno sprone meraviglioso a rimetterci in moto, a reinventarci e a ringraziare.

Se cambio lo shevà patàch ֲ in shevà kamàtz ֳ di חֲדָשִׁים (Chadashìm) NUOVI individuo MESI חֳדָשִׁים (Chodashìm). Tutto è sempre in movimento sia nel tempo che nello spazio.  

Alcuni filologi traducono חָדָשׁ NUOVO, PURO, GIOVANE, FRESCO, PULITO, SPLENDENTE e ח ד ש viene avvicinata alla radice di suono quasi simile a ק ד ש (Kof-Dàlet-Shin): la radice del SACRO e del SANTO. Per omofonia, nei confronti della parola חִדּוּשׁ (Chiddùsh), troviamo la parola שִׁדּוּךְ (Shiddùch) che è UN ACCORDO DI MATRIMONIO. Un significato che non ha bisogno di spiegazioni per essere accolto nel nostro contesto.

Non può mancare in questo studio della parola RINNOVAMENTO הִתְחַדְּשוּת (Hitchaddeshùt) uno sguardo attraverso il suo peso semantico-energetico che ci offre la sua gematria e cioè il suo valore numerico che è 1123. Ho trovato un‘espressione donata da Rambam con lo stesso valore 1123 che insegna che מַפְתֵּחַ הַגְּאוּלָה אֵצֶל מַשִׁיחַ בֵּן דָוִד (Mafttèach hagheulàh ètzel Mashìach ben Davìd - Qui viene usata la scrittura piena ma in genere si vocalizza senza la vav: גְאֻלָּה). LA CHIAVE PER LA REDENZIONE (è) PRESSO (IL) MASHÌACH, FIGLIO DI DAVID. Siamo noi nel nostro desiderio di conoscerci, migliorare ed empatizzare con l’altro senza sosta che creiamo le condizioni per affrettare il tempo messianico dove regnerà la pace fra le genti. Ezechiele invita la Casa d’Israele (18,31):

וַעֲשׂ֥וּ לָכֶ֛ם לֵ֥ב חָדָ֖שׁ וְר֣וּחַ חֲדָשָׁ֑ה 

(Va’asù lachèm lev chadàsh verùach chadashàh)

«Fatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo»!

RINNOVIAMOCI! נִתְחַדֵּשׁ (Nitchaddèsh)!

שבוע טוב לכולם!

Voglio avvertire i miei compagni di viaggio che sono interessati che negli ultimi mesi ho pubblicato le parole nuove sul mio sito:

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

Per ordinarlo: https://kiryatsefer.it/prodotto/notte-dei-ricordi-la/

H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:

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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Shechinàh

PRESENZA DIVINA שְׁכִינָה (Shechinàh)! La Shechinàh è la PRESENZA DIVINA che trova DIMORA מִשְׁכָּן (Mishccàn) dentro ognuno di noi. I saggi insegnano che essa è l’origine di tutte le anime. È l’archetipo del femminile e dell’accoglienza: non esprime aspetti del divino che possono intimorirci; è come una madre che si prende cura di noi e ci indica la strada dell’elevazione spirituale.

וְעָ֥שׂוּ לִ֖י מִקְדָּ֑שׁ וְשָׁכַנְתִּ֖י בְּתוֹכָֽם 

(Ve’asù li mikddàsh veshachanttì betochàm).

«E faranno per Me un Santuario e Io DIMORERÒ in mezzo a loro. (letteralmente: “dentro di loro”)». 

La Presenza divina aspetta pazientemente e tranquillamente che Le si faccia posto e La si lasci entrare.

Il מִשְׁכָּן (Mishccàn) TABERNACOLO è legato alla tenda del Convegno come dimora sacra.

Le parole שְׁכִינָה, מִשְׁכָּן e שָׁכַנְתִּי derivano dalla stessa radice ש כ ן che ci conduce nei significati del DIMORARE, ALLOGGIARE, STABILIRE, STABILIRSI, RISIEDERE.

Il suo valore semantico-energetico 370 è lo stesso della radice ש ל ם, il cui tema è quello della completezza che viene espressa insieme all’armonia, alla PACE שָׁלוֹם e alla salute. Scopriamo un’espressione di forte impatto evolutivo e di crescita coscienziale con le due esperienze radicali insieme:

METTERE PACE לְהַשְׁכִּין שָׁלוֹם (Lehashcchìn shalòm). 

Seminare zizzania fra le persone e coltivare contrasti, porta grave disagio e fa danni enormi prima di tutto in colui che li crea: si aiuta così l’avanzamento entropico del nostro universo.  

Lo שָׁכֵן (Shachèn) è anche il VICINO di casa. Quando abitiamo i cuori dei “vicini”, ci troviamo sempre al cospetto della שְׁכִינָה, della Sua Presenza.

Buon fine anno 2025!  

שלום לכולם! 

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(Libro in favore dei bambini di Milev Layeled, si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/) 

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Todàh 

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GRAZIE תּוֹדָה (Todàh)! Una parola gentile che riconosce la generosità della vita in tutti i suoi aspetti. Una parola che apre il cuore in ogni occasione perché in quell’istante ci fa tutti UNO.  

GRAZIE 415 come הוֹדָיָה לַבּוֹרֵא עוֹלָם (Hodayàh labborè ‘olàm) LODE (GRATITUDINE) AL CREATORE DEL MONDO! תּוֹדָה : la realizzazione della ת nel suo progetto di verità apre questa parola e la fa vibrare nel desiderio di sentirsi liberi. 

 La ו ricorda l’unione e dà l’avvio alla trasformazione che con l’aiuto di un sorriso naturale completa. La ד apertura-porta non poteva mancare con la sottile energia che esprime quando si è in relazione. La ה finale narra non solo l’aspetto femminile ma ci regala il suono del respiro che si addolcisce e si scalda allo scandire di tutte le lettere anche se quiescente: תודה !

 Con la stessa gematria di תּוֹדָה 415 troviamo insieme אַהֲבָה, אַחֲוָה וְשָׁלוֹם 415 (Ahavàh, achavàh veshalòm) AMORE, FRATELLANZA E PACE.

 UN POZZO DI LUCE בְּאֵר אוֹרָה (Beèr oràh)415.

Ogni mattina le labbra si schiudono da sole e dicono "Modèh (מוֹדֶה)....” (Le donne מוֹדָה Modàh)” RINGRAZIO... e solo dopo IO אֲנִי (Anì)" 

La preghiera del mattino si dice quando ancora godi del riposo notturno e rinasci al nuovo giorno. Quale parola diversa poteva essere pronunciata per prima se non questa!? 

12 parole per rispettare i 12 secondi necessari per riprendere coscienza. 

La radice di תּוֹדָה è la stessa di יְהוּדָה (Giuda) YEHUDÀH י ד ה/ה ד ה , il quarto figlio di Lea che desiderava tributare omaggio al Signore e RINGRAZIARLO! Anche tutta la zona intorno a Gerusalemme si chiama così.

Nella parola יְהוּדָה (YEHUDÀH) troviamo per intero il Tetragramma con una ד (Dàlet) in più. Essa è la porta che l’ebreo può varcare nella conoscenza intima della Legge di Hashèm.

Da questa radice hanno origine parole importanti come יְהוּדִים (Yehudìm) Giudei, abitanti della Giudea. Oggi יְהוּדִים è usato per denominare gli ebrei. Nel nome è inscritto lo spirito di questo popolo che “Ringrazia e attribuisce onore al Signore”.

EBRAISMO יַהֲדוּת (Yahadùt). Che sia sempre pronta dentro di noi questa parola così preziosa. Grazie!

שבוע טוב!

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Bechìràh 

SCELTA בְּחִירָה (Bechìràh)!

וּבָחַרְתָּ בַּחַיִּים! 

(Uvacharttà bachayyìm! 

<> Insegna Deuteronomio 30,19. (Nel post "E sceglierai (Lett.) la vita affinchè vivrai tu e la tua generazione".)

La radice di SCELTA בְּחִירָה (Bechìràh) è ב ח ר (ch gutturale). Una parola per assonanza molto simile a בְּכוֹרָה (Bechoràh) PRIMOGENITURA anche se troviamo la כ al posto della ח, sicuramente il significante sotteso è qualcosa di “SCELTO” מֻבְחָר (Muvchàr) da parte del Signore. SCEGLIERE לִבְחֹר (Livchòr) infatti ci porta nel tema della הַעְדָּפָה (Ha’dafàh) PREFERENZA oltre ovviamente a quello della הַחְלָטָה (Hachlatàh) DECISIONE. בַּחֲרוּת (Bacharùt) è (il TEMPO DELLA) FANCIULLEZZA, GIOVINEZZA come si usa esprimere con נְעוּרִים (Ne’urìm) e ognuno SCEGLIE בּוֹחֵר (Bochèr Scegliente) in quell’epoca il suo בָּחוּר (Bachùr) RAGAZZO o בַּחוּרָה (Bachuràh) RAGAZZA. Nel libro di Isaia 42,1, il popolo ebraico, <>, viene chiamato (Bechirì) בְּחִירִי IL MIO PRESCELTO. Ogni giorno della nostra vita facciamo delle SCELTE בְּחִירוֹת (Bechiròt) e prendiamo decisioni, “tagliando” per crescere e procedere nella nostra vita. Anche il termine VOTAZIONI si traduce in ebraico בְּחִירוֹת. A volte ci si confonde ma l’importante è non darci alla FUGA בְּרִיחָה (Berichàh), anagramma di בְּחִירָה. La percezione positiva interiore della ב non teme la conflittualità della ח che a volte si trova nell’impossibilità di agire eticamente ed accoglie in sé la luce divina. La י le raccorda e le realizza con l’approvazione della ר che impone in ogni momento della nostra esistenza un rinnovamento continuo. La ה, evidenziando la forma femminile, aggiunge quel senso della domanda innato che accompagna ogni scelta. La בְּחִירָה (225) è come mantenere una הַבְטָחָה לִפְנֵי ה'PROMESSA (DAVANTI) AL COSPETTO DI HASHÈM (Havtachàh lifnè Hashèm 225 (ה 26 perché rappresenta il Tetragramma)). La בְּחִירָה חָפְשִׁית (Bechiràh chofshìt) LIBERO ARBITRIO è il più grande dono che abbiamo ricevuto!! Essere טוֹב o רָע (Tov o Ra’) BUONO o CATTIVO?

(Yona ‘Armonì) יוֹנָה עַרְמוֹנִי si chiede cosa sia la בְּחִירָה (ב ח ר ) e risponde, giocando con le parole חָבֵר (Chavèr) AMICO e חֶרֶב (Chèrev (suono gutturale)) SPADA. Questa è la vera scelta! Assumere un atteggiamento amicale e gentile può offrire tante opportunità di incontro e di serenità mentre essere per lo più critici e sospettosi può solo amareggiare la nostra vita. Come suggerisce il kabbalista Rav Berg in funzione del sessantaquattresimo Nome di Dio מ ח י, mettiamoci in buona luce e facciamo vedere agli altri solo la parte buona della nostra anima. Scegliamo di essere degli specchi sempre più puliti così proietteremo sugli altri solo quegli aspetti positivi che molte volte vengono falsati dal nostro ego. Infine non dimentichiamo che ב ח ר si muove anche nel tema del CHIARIRE e METTERSI ALLA PROVA. Proviamoci con Gioia e con la certezza di essere amati.

Buone feste a tutti colori che credono nell’amore e nella pace.

שלום לכולם!

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Maràh 

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SPECCHIO מַרְאָה (Maràh)! Anche רְאִי (Reì), condividendo la stessa radice ר א ה del VEDERE. Le parole di Rambam mi risuonano immediatamente:

«Sappi che i tre verbi ‘vedere’ [raàh’], guardare [hibbit] e avere una visione [hazah] designano la visione oculare, ma tutt’e tre sono usati metaforicamente per designare la percezione intellettuale».

Nell’iniziazione di Mosè la radice ר א ה si ripete per ben 6 volte in soli 3 versi (Esodo 3, 2-4) e troviamo il termine מַרְאֶה (Marèh) VISIONE che viene scritto esattamente come SPECCHIO מַרְאָה (Maràh) col solo scambio di una vocale. Il merito di Mosè di fronte alla grande visione del roveto fu proprio quella di avvicinarsi a VEDERE לִרְאוֹת (Liròt). Si! E VIDE וַיַּרְא (Vayyàr) il Signore il suo movimento e lo chiamò due volte per nome!

Nel Tanàch appare 12 volte מַרְאָה (Maràh) con il suo plurale מַרְאוֹת (Maròt) SPECCHI con il significato di VISIONI PROFETICHE e solo una volta in Esodo (38,8) mantiene il suo significato primario, quando le donne donarono i loro specchi per costruire la CONCA DI RAME כִּיּוֹר נְחֹשֶׁת (Chiyyòr nechòshet) e il suo piedistallo per il Santuario. Per questa ragione lo SPECCHIO מַרְאָה (Maràh) diventerà strumento di PURIFICAZIONE טִהוּר (Tihùr) dopo l’episodio del vitello d’oro. Rashì ci dona un bel commento sul fatto che le donne che usavano gli specchi per essere belle e quindi vanitose sono diventate portatrici di desiderio vitale durante la schiavitù d’Egitto e hanno reso le מַרְאוֹת (Maròt) SPECCHI simbolo di «PACE TRA L’UOMO E SUA MOGLIE שָׁלוֹם בֵּין אִישׁ לְאִשׁתּוֹ (Shalòm ben ish leishttò».

La chiarezza riflettente dell’acqua diventa anche מ – domanda. Essa apre la parola come a chiedere cosa si veda ר א ה in effetti in questo congegno “magico”. La ר ci sprona a reinventarci continuamente e a vederci sempre più chiaramente piuttosto che negativamente. La א s’impone con la sua forza equilibrante e ci insegna a conquistare la nostra unità interiore ed esteriore, accompagnata dalla divina ה che “è la porta attraverso cui si penetra nella forma”.

Tutta la nostra realtà relazionale si muove su un sistema di “specchi” מַרְאוֹת (Maròt) che ci insegna a conoscerci e a riconoscere le emozioni e le vere motivazioni dell’altro. LO SPECCHIO הַמַּרְאָה (Hammaràh) è il mezzo per eccellenza per il bambino nel suo gioco di conoscenza corporale e identificativo. Il bambino del racconto di Kushnèr immagina con chiarezza che nell’arca «dietro le cortine» nel Tempio ci sia un grande specchio! 

Lo specchio dell’anima!

Infine entriamo anche noi a rispecchiarci nel grande specchio della gematria: מַרְאָה esprime il valore energetico semantico di 246. Come prima espressione scelgo מִקְוֵה הַמַּיִם (Mikvèh hammayìm) RACCOLTA D’ACQUA (246) e l’accompagno con il desiderio che ognuno di noi sappia amare e vedere l’amato: אוֹהֵב וְרוֹאֶה אָהוּב (Ohèv veroèh ahùv) AMO E VEDO (L’)AMATO. Ricercare nel nostro specchio personale LA LUCE NEL CUORE הָאוֹר בַּלֵּב (Haòr ballèv 246) ci permetterà di scoprire צֶלֶם אֱלֹקִים (Tzèlem Elokìm conto 5 per la ה che ha sostituito la ק) (L’) IMMAGINE DI DIO dentro di noi. 

(In copertina suggerimento di Lorella Fornaro: Il Corpo specchio dell’anima.)

שבוע טוב לכולם!

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Shalòm

PACE שָׁלוֹם (Shalòm) Questa parola così famosa viene usata come saluto ebraico. La sua radice ש ל ם (Shin-Làmed-Mem) include il senso di COMPLETEZZA, ARMONIA, PERFEZIONE, PACE e SALUTE. Quando ci si saluta in effetti si chiede:- Come stai? מַה שְֹּלוֹמְךָ (Mah shelomchà? al maschile), מַה שְֹּלוֹמֵךְ (Mah shelomèch? Al femminile). Di fatto ci interessiamo della salute dell’altro-altra.  

 Se si elabora la radice ש ל ם si incontrano i cardini dell’ebraismo: l’UNITÀ e l’AMORE per lo STUDIO delle manifestazioni del NOME di Dio. Provo a spiegare i due significanti nascosti: metto in evidenza il pungolo ל (Làmed) di ש ל ם (Shin-Làmed-Mem) il cui nome denomina la radice ל מ ד (Làmed-Mem-Dàled) che, come già evidenziato, introduce sia il tema dello STUDIARE e dell’APPRENDERE che quello dell’ INSEGNARE. È il tema dell’apprendimento tout court. Unisco poi la prima e l’ultima lettera ed ottengo la parola שֵׁם (Shem) che significa NOME. In ebraico questa parola שֵׁם (Shem) unisce in sé 2 polarità: אֵשׁ (Esh) FUOCO e מַיִם (Màyim) ACQUA, rappresentate dalla שׁ (Shin) e dalla מ (Mem). Questa parola rappresenta l’aspirazione dell’uomo a tornare all’UNITA’ ORIGINARIA di cui godeva nel גַן (Gan) GIARDINO dell’Eden.

Per tornare ai nomi del Signore, il Tetragramma è impronunciabile: se si vuole far riferimento a questo nome fuori delle funzioni religiose, si usa l’espressione הַשֵּׁם (Hashèm): הַ (Ha) è l’articolo determinativo. (La consonante dopo l’articolo acquista il puntino (דָגֵשׁ Daghèsh). (Hashèm) IL NOME. Se leggo al contrario questo vocabolo, trovo il nome di מֹשֶׁה (Moshèh): il personaggio storico più vicino a Dio e al popolo ebraico nel deserto. Il valore gematrico di SHALOM שָׁלוֹם 376 è lo stesso di מִדְבָּר סִנַי (Midbàr Sinày) il deserto del Sinai (Scrittura non piena). È bello pensare che dietro questo saluto, non si dica solo “ciao” ma si esprimano desideri e progetti che uniscono profondamente.

שבת שלום וחג חנוכה שמח לכולם!

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Shèmen

OLIO שֶׁמֶן (Shèmen)! In questi giorni di Chanuccàh l’OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) è il vero protagonista! Questa parola mi ispira grande abbondanza come se fosse una manna: שֶׁ מַן (She man) Che (è) MANNA! La prima volta che appare questo vocabolo nella Toràh è per descrivere l’atto sacro di Giacobbe che versa OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) sulla PIETRA אֶבֶן (Éven) sulla quale si era coricato. Era stato un vero risveglio quello! Forse era OLIO di NOCCIOLA שֶׁמֶן לוּז (Shèmen luz) o secondo la tradizione, OLIO DI MANDORLE שֶׁמֶן שְׁקֵדִים (Shèmen shekedìm) perché in quella zona dove Ya’akòv ha incontrato Hashèm, crescevano in quantità questi frutti tanto da denominare quella città Luz. Non è un caso che le cambierà nome e chiamerà quel LUOGO מָקוֹם (Makòm) BET-EL בֵּית אֵל CASA del SIGNORE. La mistica insegna che לוז Luz è anche descritto come l’osso dell’immortalità, situato alla base del cranio e sopra le vertebre cervicali: la vertebra cervicale può anche prendere il nome di לוּז הַשִּׁדְרָה (Luz hashshidràh). OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) ci collega d’istinto alla spiritualità: שָׁם ן (Sham nun) LÀ (è) LA NUN! È la rettificazione del nostro essere per trascendere il nostro ego e contattare il Sé! L’OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) è l’elemento scelto dall’uomo per santificare ma anche ordinato dal Signore a Mosè (Esodo 27,20):  

וְאַתָּ֞ה תְּצַוֶּ֣ה | אֶת־בְּנֵ֣י יִשְׂרָאֵ֗ל וְיִקְח֨וּ אֵלֶ֜יךָ שֶׁ֣מֶן זַ֥יִת זָ֛ךְ כָּתִ֖ית לַמָּא֑וֹר לְהַֽעֲלֹ֥ת נֵ֖ר תָּמִֽיד: 

(“Veattàh tetzavvèh | et-benè Yisraèl veyikechù elècha shèmen zàyit zach catìt lammaòr; leha’alòt ner tamìd)”.  

«E tu ordinerai ai figli d’israele che ti portino dell’olio puro (limpido) premuto per (la lampada) illuminare; per far salire (la luce della Menoràh) la lampada perenne». 

C’è anche un OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) conosciuto come שֶׁמֶן הַַמִּשְׁחָה (Shèmen hammishchàh) l’OLIO DELL’UNZIONE per la consacrazione dei Grandi Sacerdoti, dei Re e del Tempio. Esso conteneva: olio d’oliva, mirra, cinnamomo, cassia e calamo aromatico. È interessante rilevare che il valore numerico di OLIO שֶׁמֶן 390 infatti è lo stesso di אַהֲרוֹן הַכֹּהֵן הַגָּדוֹל 390 (Aharòn haccohèn haggadòl) ARONNE, il GRANDE SACERDOTE: colui che אוֹהֵב שָׁלוֹם (Ohèv shalòm) 390 AMA LA PACE. Anche הַשְּׁכִינָה LA SHECHINÀH, la Presenza divina (ch gutturale) vale 390. L’OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) con la sua radice ש מ ן ci porta nel territorio dell’opulento: GRASSO שָׁמֵן (Shamèn) e del FERTILE דָשֵׁן (Dascèn). Il numero 8 שְׁמוֹנָה (Shemonàh m.) שְמוֹנֶה (Shemòneh f.) è molto assonante con la parola שֶׁמֶן (non se ne conosce la radice). 

 La generosità di Hashèm regna su di noi e si manifesta in innumerevoli forme, riconoscerla ci nutre e ci rende sani!

!שלום לכולם וחג שמח 

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Chanuccàh

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CHANUCCÀH חֲנֻכָּה INAUGURAZIONE!

La festa חַג (Chag) di Chanuccà חֲנֻכָּה ricorda la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme, sconsacrato dagli elleni-siriani al tempo dei valorosi מַכָּבִּים (Maccabim) Maccabei . Yehudàh, il figlio più famoso del sacerdote Mattatiàh della famiglia dei chashmonayìm, acquistò il famoso appellativo di מַכַּבִּי Maccabì da (Makkèvet) מַקֶּבֶת grande MARTELLO nella guerra contro i conquistatori. L’acronimo del nome Maccabì מַכַּבִּי è: ? מִי כָמוֹךָ בָּאֵלִים יי (Mi Chamòcha baelìm Hashèm? Qui la י viene a denominare 'ה) CHI É COME TE HASHÉM?

La radice di Chanuccàh חֲנֻכָּה è ח נ ך (Chet-Nun-Caf) che esprime il tema dell’INAUGURAZIONE ma anche dell’ EDUCARE , INSEGNARE e ALLENARE nonché dell’APRIRE.

EDUCAZIONE (Chinùch) חִנּוּךְ infatti deriva da questa radice. 

Tutti questi significanti accrescono ancora di più il messaggio delle LUCI che accompagnano questa festa. Si accende la חֲנֻכִּיָה CHANUCCHIÀH in ricordo del נֵס (Nes) MIRACOLO. 

L’ampolla dell’OLIO שֶׁמֶן (Shèmen) sacro ritrovato, era sufficiente per ardere un solo giorno ma durò otto giorni, necessari per preparare del nuovo olio sacro. Essa è una lampada che ha nove bracci con lo שַׁמָּשׁ (Shammàsh) SERVITORE in genere in mezzo. Due in più della MENORÀH מְנוֹרָה il CANDELABRO ebraico. Ogni giorno si accende un (Ner) נֵר, un LUME in più fino all’ottavo giorno in cui si accendono tutti e otto i LUMI נֵרוֹת (Neròt). Stasera 14 dicembre si accenderà la prima candela nella più grande gioia. La radice ח נ ך vale 78 come la parola PANE לֶחֶם (Lèchem): educare nutre. Essa ח נ ך è anche l’anagramma della radice del combattere ל ח ם. I valorosi מַכָּבִּים (Maccabìm) Maccabei hanno combattuto per la loro salvezza ma anche per poter tornare ad osservare i precetti divini in libertà. SE ESSI SI FOSSERO ELLENIZZATI, OGGI NON ESISTEREBBERO LE TRE RELIGIONI MONOTEISTE!

תּוֹדָה!

Stasera si accenderà la prima candela. Accendiamola con la speranza che si raggiunga una pace giusta e duratura per tutti i popoli.

שבוע טוב לכולם וְחַג חֲנֻכָּה שָֹמֵחַ!   

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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).

Yosèf

GIUSEPPE יוֹסֵף (Yosèf)! Questo nome nasce fin da subito, accompagnato dall’auspicio di aggiungere un’altra vita (Genesi 30,24):

וַתִּקְרָא אֶת שְׁמוֹ יוֹסֵף לֵאמֹר יֹסֵף ה' לִי בֵּן אַחֵר

(Vatikrà et shemò Yosèf lemòr yosèf Hashèm lì ben achèr)

«E chiamò (Rachele) il suo nome Giuseppe, dicendo: - Che aggiunga l’Eterno a me un altro figlio»! 

La radice di questo nome è proprio י ס ף (Yod-Sàmech-Pe’) che introduce al tema dell’AGGIUNGERE, CONTINUARE, INGRANDIRE, MOLTIPLICARE, AGGIUNGERSI, NON ARRESTARSI. È in campo un’energia che non si arrende. Il percorso esistenziale di יוֹסֵף ne è la testimonianza più evidente. Anche Giacobbe lo percepì subito e dopo la sua nascita informò Labano, suo zio, che sarebbe tornato a casa nella terra di Canaan. La י, oltre ad essere la testimonianza della realtà fisica, è il segno del futuro, sostenuto dal conforto della ס nella interpretazione della פ, parola divina. La ו impedisce fratture e rende mobile l’espressione del tempo. יוֹסֵף è l’uomo della CONCILIAZIONE פִּיּוּס (Piyyùs). Se spostiamo le lettere della radice י ס ף in פ י ס infatti ci troviamo in un moto mediatore: TROVARE SITUAZIONI PACIFICHE, CONCILIARE, PERDONARE, DARE QUIETE ALLA CONFLITTUALITÀ E RAFFORZARE LEGAMI. La gematria AGGIUNGE (aggiungente) מוֹסִיפָה (Mosifàh) puntualmente riflessioni interessanti: la parola קִנְאָה (Kinàh) GELOSIA ha un valore numerico 156 uguale al nome יוֹסֵף (156). Giuseppe, il “padrone dei sogni”, denominato “il giusto” fu un uomo di successo ed è naturale che abbia suscitato questo sentimento che fa soffrire in primis chi lo prova. La verità è che la sua “individuazione” come strumento divino non sviluppò il suo orgoglio ma la sua umanità e umiltà. L’allineamento spirituale e l’agire in confluenza della volontà divina non dovrebbe suscitare gelosie ma essere di stimolo per migliorare. Questo è il vero successo! Dall’esteriorità, dal suo bel VISO (FACCIA) פָּנִים (Panìm) ci si volga all’INTERNO, all’interiorità פְּנִים (Penìm). 

Anche אֹהֶל מוֹעֵד (la) TENDA (del) CONVEGNO ha un peso gematrico di 156! Cerchiamo dentro di noi la forza aggregante e unificante di Giuseppe che opera per il bene di tutti e che si RIALZERÀ sempre יָקוּם 156 (Yakùm). HASHEM (È) CON TE! ה' עִמְּךָ (Hashèm ‘immechà ( Tetragramma 26+130=156 ))!

שבת שלום!

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H. Aboaf,” עַתָּה (‘Attàh). Il Tempo delle parole ebraiche”, Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2024. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled. Per ordinarlo : alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/).  

Da: H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

(Libro in favore dei bambini di Milev Layeled, si trova nelle librerie e si può ordinare su Amazon e alla libreria ebraica di Roma Keriat Sefer: http://www.Kiryatsefer.it/) 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche” Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. (Libro in favore dei bambini di Milev Layeled). Per ordinarlo:

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Per inviare una donazione a Milev Layeled onlus: https://www.paypal.com/donate?hosted_button_id=Q9RD56BDELQVC

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Beghidàh

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TRADIMENTO בְּגִידָה (Beghidàh)! Un agito che produce un grande DOLORE כְּאֵב (Cheèv) perché è in campo una totale FIDUCIA בִּטָּחון (Bittachòn) che traduce anche CERTEZZA e SICUREZZA. Chi בּוֹגֵד (Boghèd) TRADISCE è proprio una persona che non sa amare perché vede TRADIMENTI בְּגִִידוֹת (Beghidòt) ovunque e non si fida di nessuno. La GELOSIA קִִנְאָה (Kinàh), vero volano di questo comportamento, rende cieco e solo. È ovvio che questi sentimenti allontanano in primis dalla FEDE אֱמוּנָה (Emunàh) perché non si riesce a percepire l’abbondanza della vita e il SOSPETTO חַשְׁדָנוּת (Chashdanùt) la fa da padrone in ogni relazione. Il TRADIMENTO בְּגִידָה (Beghidàh) evidenzia anche una inabilità a mantenere la parola data per superficialità e narcisismo nonché una incapacità ad essere FEDELE נֶאֱמָן (Neemàn) a se stesso. La LEALTÀ che si esprime come la parola FEDE diventa impossibile da realizzare.

כִּי יָדַעְתִּי בָּגוֹד תִּבְגּוֹד וּפֹשֵׁעַ מִבֶּטֶן קֹרָא לָךְ

(Chi yada’ttì bagòd tivggòd ufoshèa’ mibbèten kerà lach.)

«Perché sapevo che avresti tradito, e peccatore fin dalla nascita (dal ventre materno) sei stato chiamato». Questa forma rafforzata della radice ב ג ד appare al verso 8 del capitolo 47 di Isaia.

Si usa anche il termine בֶּגֶד (Bèghed) per tradurre TRADIMENTO che significa anche VESTE e ABITO. Quante VESTI, ABITI בְּגָדִים (Begadìm) diversi indossiamo tutti i giorni!

וּפָשַׁט אֶת־בְּגָדָיו וְלָבַשׁ בְּגָדִים אֲחֵרִים

(Ufashàt et-begadàv velavàsh begadìm acherìm (Ch suono gutt.).)

«E si spoglierà delle sue vesti e ne indosserà altre» (Levitico 6,4).

Esploriamo בְּגִידָה : la ב, lettera della duplicità e della pluralità s’introietta con forza e subisce l’influenza di una ג inflazionata da un io troppo “grande” che non si permette di dire: דַי (Day) BASTA, prendi contatto con la tua consapevolezza e responsabilità verso l’altro. La ה rimane inascoltata per una perdita di senso e uno spasmodico bisogno di realizzare semplicemente le proprie necessità del momento. Essere in un’impellenza ci scaraventa in uno spazio egosistemico che provoca grande sofferenza.

TRADIMENTO בְּגִידָה (Beghidàh) ha un valore numerico 24 e l’altro diventa IL NEMICO הָאוֹיֵב (Haoyèv) col valore energetico-semantico 24 da combattere e da sfidare per sentirsi al sicuro. Il “suo” male diventa illusoriamente il mio bene. In effetti è strano perché nella piccola numerazione queste parole valgono 6 come la lettera ו che per antonomasia è la lettera della congiunzione E וְ (Ve). Quanto sarebbe giusto un mondo dove regnasse il paradigma E E piuttosto che O O. Tu e io, noi con tutto l’amore possibile da condividere!

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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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H. Aboav, “Crescere con le radici delle parole ebraiche”, Castelvecchi, 2020. 

H. Aboav, “Le voci delle parole ebraiche“ Edizioni Nadir Media, Prefazione di Annalisa Comes, 2022. Per ordinarlo:

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Cuttònèt

TUNICA כֻּתֹּנֶת (Cuttònèt)! Anche אִצְטָלָה (Itztalàh o אִצטְלָה Itztelàh) che metaforicamente rappresenta גְדוּלָה (Ghedulàh) GRANDEZZA e DIGNITÀ. Una parola legata al racconto di Giuseppe (Genesi 37,3):

וְיִשְׂרָאֵל אָהַב אֶת־יֹוסֵף מִכָּל־בָּנָיו כִּי־בֶן־זְקֻנִים הוּא לֹו וְעָשָׂה לֹו כְּתֹנֶת פַּסִּים

(VeYisraèl ahàv et –Yosèf miccòl-banàv chi-ven-zekunìm hu lò; ve’asàh lo chetònet passìm.)

«E Israele amava Giuseppe più di tutti i fratelli poiché il figlio della vecchiaia (lett. vecchiaie) egli (era) per lui; e fece per lui una tunica a strisce».

Vorrei elaborare l’espressione כְּתֹנֶת פַּסִּים che io ho tradotto letteralmente TUNICA A STRISCE poiché si trovano diverse traduzioni: 

Sul vocabolario ebraico-ebraico מִלּוֹן עִבְרִי-עִבְרִי (Millòn Yivrì-yivrì) si può leggere TUNICA SULLA QUALE (vi sono) STRISCE VARIEGATE (con diversi colori) שֶׁעָלֶיהָ פַּסִּים מְגֻוָּנִִים (She’aleha passìm meguvvanìm); TUNICA DI SETA כְּתֹנֶת מֶשִׁי (Chetònet meshì); TUNICA LUNGA FINO AI PALMI DEI PIEDI עַד פַּסֵּי הָרֶגֶל כְּתֹנֶת אֲרֻכָּה (Chetònet aruccàh ‘ad passe’harèghel). Rashì prende in considerazione l’espressione כְּלֵי מֵילַת (Clè milàt) ABITI DI LANA FINE come sinonimo di פַּסִּים (Passìm) e descrive quindi la tunica di lana fine. Egli elabora l’acronimo della parola פ ס י ם che rivela le disgrazie future di Yosèf: פ פּוֹטִיפָר (P Potifàr) POTIFAR, ס סוֹחָרִים (S Socharìm) MERCANTI, י יִשְׁמְעֵאלִים (Y Yishme’elìm) ISMAELITI, מ מִדְיָנִים (M Midyianìm) MIDIANITI. Interessante la traduzione di S. D. Luzatto: TUNICA TALARE. Anche D. Disegni traduce כְּתֹנֶת פַּסִּים “tunica talare” quando si parla di Tamar nel secondo libro di Samuele nel capitolo 2 nel verso 18. Bella questa versione che ci porta nel Sacerdozio perché è proprio questo vocabolo che si usa per la tunica dei sacerdoti. 

La כֻּתֹּנֶת (Cuttònèt) traduce anche SOTTOVESTE, l’abito leggero che si indossa sulla pelle sotto gli abiti. Di notte diventa כְּתֹנֶת לַיְלָה (Chetònet laylàh) CAMICIA DA NOTTE.

Un sinonimo importante è גְלִִימָה (Ghelimàh) che si usa anche per la TONACA DEL GIUDICE. Abbiamo già elaborato la radice ג ל ם con la parola גוֹלֵם (Golèm) BOZZOLO che è la VESTE del bruco prima che diventi FARFALLA. Ricordiamo che il nostro corpo è la veste per la nostra anima e che per questo ha bisogno di tutto il nostro rispetto.

!שבוע טוב לכולם


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H. Aboav – A. Comes, La notte dei ricordi, Castelvecchi, 2025. 

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Ya'akov

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GIACOBBE יַעֲקֹב (Ya’akòv) – ISRAELE יִשֹרָאֵל (Israèl)!

É interessante scoprire il significato dei nomi propri nel testo sacro: esso è testimone della storia di quel personaggio.

Un esempio eclatante è quello del nome di Giacobbe יַעֲקֹב (Ya’akov) la cui radice ע ק ב esprime il tema dell’andare dietro, seguire le orme, afferrare l’עָקֵב (‘Akèv) CALCAGNO come egli fece alla nascita nei confronti del fratello gemello Esaù. In breve עָקֹב (‘Akòv) diventa sinonimo di עָקֹם (‘Akòm) STORTO e significa così anche INGANNARE. Tutti ricordano l’episodio della primogenitura anche se va letto come un atto di responsabile consapevolezza della propria missione. 

Dopo di questo Giacobbe scappa e fa il famoso sogno della scala.

É l’inizio del “RISVEGLIO”. Giacobbe combattè con l’”Uomo” fino al sorgere dell’alba. Questi gli annunciò che da quel momento il suo nome sarebbe stato יִשֹרָאֵל (ISRAEL): “…perché hai combattuto con il Signore e gli uomini, e hai (potuto) vinto.”(Genesi 32,29)

Israele יִשֹרָאֵל (Israel) è il simbolo della nostra lotta interiore alla conquista della vera percezione del divino! 

Possiamo leggere questa parola anche come יָשָׁר אֵל di fronte a Dio (Yashàr El).

Le lettere della parola יִשֹרָאֵל possono comporre anche l’espressione לִי רֹאשׁ (Lì Rosh) Ho una testa! (Letteralmente A me la testa, capo.) Altra traduzione: “Il capo è mio”( Rabbi M. M.Shneerson). Tutto il mio essere fino alle più alte facoltà è permeato dalla consapevolezza di Dio.

Israele יִשֹרָאֵל ci ricorda di elevare un canto di ringraziamento in ogni istante della nostra vita: שִׁיר אֵל (Shir –canto, El è una delle accezioni del nome di Dio che si traduce anche “verso” e “forza”) Il Talmud assegna ad יִשֹרָאֵל un compito importantissimo: 

“כָּל יִשֹרָאֵל עֲרֵבִים זֶה בֶָּזֶה” 

“Tutto Israele è responsabile l’uno dell’altro”. (Col Israel ‘arevim zè bazè).

Ogni essere umano è responsabile del mondo che il Signore ha donato ad ognuno di noi.

Solo dopo la lotta con l’angelo Giacobbe si chiamerà Israele יִשְֹרָאֵל e cambierà il suo destino. L’energia dell’ombra viene sempre più resa innocua e sostituita da una duratura luce di consapevolezza e di purezza di cuore. 

Non scomparirà nel testo il nome יַעֲקֹב (Ya’akov) perché ormai Israele riconosce e sa gestire la sua parte meno elevata e più materiale anzi ciò insegnerà a tutti noi che questa non deve essere distrutta ma riconosciuta, amata e usata. Siamo carne e spirito. Anche nella materia ci sono scintille di Santità come ci insegnano i nostri Maestri.

שבת שלום לכולם!

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Kesher 

LEGAME קֶשֶׁר (Kèsher)! Apre la parola la ק, lettera della comunione e dell’energia sacra dell’unione, accompagnata dal calore della ש che si rinnova ogni istante con la forza augurale della ר . Una parola che ci pone all'istante una domanda: - È sincero? A volte abbiamo legami abitudinari con le persone con le quali condividiamo spazi affettivi importanti. Non dovremmo dare tutto per scontato. È facile cadere nella FALSITÀ שֶׁקֶר (Shèker) che (è) FREDDA שֶׁקַר (Shekàr: she- che kar- freddo). Stesse lettere in ordine diverso!! La ש può essere anche “corruzione”! Curare i nostri LEGAMI קְשָׁרִים (Kesharìm) in piena integrità di cuore diventa un imperativo. LEGAME קֶשֶׁר (Kèsher) si traduce anche NODO ed ha lo stesso valore numerico 600 di una parola che ha con essa un grande rapporto di contiguità צִיצִית (Tzitzìt nella scrittura piena) FIOCCO, FRANGIA 600. La sua radice nasce צ ו ץ ma si è trasformata in צ י ץ LEGARE (ק ש ר) IL FIOCCO, FRANGIA AGLI ANGOLI DEL TALLÌT טַלִּית il MANTO di PREGHIERA. I maestri insegnano: צִיצִית (tzitzit) 600 + 8 fili e i 5 nodi = 613 come il numero delle MITZVÒT מִצְווֹת PRECETTI. É scritto:

וְהָיָ֣ה לָכֶם֮ לְצִיצִת֒ וּרְאִיתֶ֣ם אֹת֗וֹ וּזְכַרְתֶּם֙ אֶת־כׇּל־מִצְוֺ֣ת ה' וַעֲשִׂיתֶ֖ם אֹתָ֑ם

(Vehayàh lachèm letzitzìt uritèm otò uzcharttèm et-col-mitvòt Hashèm va’asitèm otàm. (Numeri 15,39))

 «Esso sarà per voi Tzitzìt; e lo guarderete e ricorderete tutte le Mitzvòt dell’Eterno e le eseguirete».

 "E chi avrà questo merito, vedrà la Sua Presenza, la שְׁכִינָה (Shechinà)" - affermano i Maestri.

É importante anche e soprattutto il nostro LEGAME קֶשֶׁר (Kèsher) interiore con noi stessi. Scoprire, riconoscere e guardare i NODI קְשָׁרִים (Kesharìm) ci libera dalle nostre maschere e ci permette di realizzare la nostra vera natura divina unificante. Risolvere la FALSITÀשֶׁקֶר (Shèker) è ridare legittimità e GIOIA שִֹמְחָה (Simchàh) alla nostra vita. Non dimentichiamo, però, di farlo in amore! 

Perseguiamo la FELICITÀ אֹשֶׁר (Òsher).

!שבוע טוב

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Luogo 

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LUOGO מָקוֹם (Makòm)! Pur essendo maschile, il suo plurale acquista la forma femminile מְקוֹמוֹת (Mekomòt). Naturalmente questo termine ispira un’esperienza percepita come se fosse una cartolina illustrata che ci fa rivivere ricordi ma è legato a una sorta di staticità risolta. In ebraico מָקוֹם deriva da una radice ק ו ם che è nel movimento vero e si muove nel tema dell’ALZARSI, ESSERE SULLE PROPRIE GAMBE, SVEGLIARSI, VENIRE, AIUTARE, EDIFICARE, RICOSTRUIRE, RIBELLARSI, INSTAURARE e molti altri significanti che denotano impegno sia a livello personale che sociale. La מ inizia e conclude questa parola: è in campo il mistero che si esprime nelle due forme grafiche e accompagnano il moto spontaneo vitale della domanda: Chi?מִי Che cosa? מַה . Esse sono presenti, in attesa della realizzazione di progetti interiori in iter e circondano קו che è la porta dello sperare ק ו ה. La prima volta che appare questo vocabolo nella Torà è per descrivere il raccoglimento delle acque in UN solo LUOGO אֶל מָקוֹם אֶחָד (El Makòm echàd). La parola LUOGO מָקוֹם (Makòm) viene usata dai nostri Maestri anche per denominare Dio. Perché? Il midrash insegna perché Hashèm è il LUOGO מָקוֹם del mondo e il mondo non è il luogo di Dio. L. Kushnèr approfondisce: “Dio, il Santo, è più che in ogni luogo: Dio è il grembo in cui la creazione avviene giorno dopo giorno, è il fondamento e l’origine di tutto ciò che esiste, è proprio il LUOGO dell’Essere stesso.” Prima del sogno della SCALA סֻלָּם (Sullàm) Giacobbe s’imbatté NEL LUOGO בַּמָּקוֹם (Bammakòm), la preposizione articolata בָּ suggerisce a Rashì che il luogo sia già conosciuto: lo stesso che il nonno Abramo e il padre Isacco avevano incontrato con l’”elevazione” dei loro occhi prima della legatura sul monte Moriàh? Potremmo a questo punto riconoscere che Giacobbe si era incontrato con Dio? Al suo vero risveglio Giacobbe non ha dubbi (Genesi 28,16):

אָכֵן֙ יֵ֣שׁ ה' בַּמָּקוֹם הַזֶּ֑ה וְאָנֹכִ֖י לֹ֥א יָדָֽעְתִּי׃….

(…Achèn (ch s. gutt.) yesh Hashèm bammakòm hazzèh; veanochì (s. gutt.) lo yadàttì:)

<<…CERTAMENTE c’è Hashèm in questo LUOGO e io non lo sapevo!>>

Nel verso 11 dello stesso capitolo la parola מָקוֹם si ripete per 3 volte (Leggete sul post).

La piccola numerazione di מָקוֹם è Vav 6 = ו la lettera della congiunzione e del contatto. Non ci si incontra se non c’è un מָקוֹם che ci accolga e ci venga incontro sia dentro che fuori di noi. Anche il valore energetico semantico 186 di מָקוֹם ce lo conferma con l’espressione dello stesso valore אֲנַחְנוּ כָּאן (Anachnù can) NOI SIAMO QUI!

וַיִּפְגַּ֨ע בַּמָּקֹ֜ום וַיָּ֤לֶן שָׁם֙ כִּי־בָ֣א הַשֶּׁ֔מֶשׁ וַיִּקַּח֙ מֵאַבְנֵ֣י הַמָּקֹ֔ום וַיָּ֖שֶׂם מְרַֽאֲשֹׁתָ֑יו וַיִּשְׁכַּ֖ב בַּמָּקֹ֥ום הַהֽוּא

(Vayyfggà’ bammakòm vayyalèn sham chi-va hashèmesh vayyikkàch meavnè hammakòm vayyasèm meraashotàv; vayyishcàv bammakòm hahu.)

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